round robin

Posts Tagged ‘racconto’

La svolta

In racconti (e ultimi round) on Aprile 17, 2009 at 12:11 pm

Oggi ho dato una bella svolta alla mia vita: sono andato a tagliare i capelli e ho portato a lavare la macchina.

E’ stato importante, sarebbe stato davvero un delitto se fosse rimasto, come ultimo ricordo (e di questi tempi non si sa mai, con tutti quei romeni che impazzano per le strade), l’immagine del mio volto incorniciato da quella zazzera inconcludente ed erratica.

I miei capelli sono tornati, come direbbero, anzi come in effetti dicono quei due simpatici individui che parrebbero essere i miei genitori, ad avere un aspetto civile, che indica evidentemente un grado di anonimia dell’aspetto esteriore compatibile con i parametri estetici della brava gente di questo paese meraviglioso.

Ora che la mia testa non è più infestata di vorticosi boccoli dal discutibile impatto ambientale, i miei capelli si piazzano sul podio nella speciale classifica delle parti del corpo che creano un minore senso di imbarazzo nei confronti del mondo esterno.

Ma andiamo con ordine. Read the rest of this entry »

Il calzolaio

In racconti (e ultimi round) on Aprile 4, 2009 at 3:02 pm

Io son scarpolino, aggiusto le scarpe. Di gente che aggiusta le scarpe non ce ne più al giorno d’oggi. Se ne compra un paio nuovo ogni anno, e quelle vecchie si buttano via. Così tutti gli scarpolini hanno lasciato lì di fare sto mestiere. Ma io non lascio mica lì finché non crepo! Adesso sono in pensione, ma con 600.000 lire al mese, non ci campo, allora continuo a fare il mestiere che ho fatto per cinquant’anni, così per arrotondare la pensione. Ma più che altro lo faccio per passare il tempo. Da quando è morta la Fernanda, la mia povera moglie, la mattina è lunga come la quaresima. Mio figlio, che ha studiato da dottore, mi dice che dovrei leggere, tenermi informato. La fa facile lui, ma oramai mi son scordato di come si fa a leggere, e faccio una fatica dell’ostia, e non capisco mai quello che vogliono dire. Poi mi è calata la vista, e dopo un po’ mi bruciano gli occhi.
Il pomeriggio però mi passa alla svelta anche se non lavoro, perché quando non vado a giocare a briscola al bar, suono la fisarmonica. Mi piace suonare la fisarmonica, soprattutto d’estate. Quando l’aria è calda come il brodo, dormo un po’. Poi quando vien più fresco, mi metto davanti a casa mia, all’ombra, e suono.
Delle volte vengono delle persone a sentirmi, non perché sia tanto bravo, ma per stare in compagnia e sentire le canzoni di una volta. Read the rest of this entry »

L’Uomo Atomico – Attacco a Elder Town

In racconti (e ultimi round) on Marzo 19, 2009 at 9:20 am

racconto di Massimo Zanettini

Parte prima

Più veloce del suono, più potente della locomotiva, al servizio dell’umanità e del progresso, contro i nemici della sicurezza e del benessere: è l’Uomo Atomico.

All’interno del loro cupo rifugio, nelle fogne di Elder Town, i nemici della sicurezza e del benessere, i Fratelli della Crisi, tramavano il ritorno e la loro vendetta contro le forze del bene. Un enorme Robot dall’aspetto mostruoso era circondato da decine di tecnici che, perfettamente coordinati, terminavano le operazioni di assemblaggio. -È straordinario, – disse Nopil, il capo della setta. -Questa volta la città sarà nostra, – rispose il viscido e più stretto suo collaboratore, Stag Flag. -Attaccheremo direttamente la città e una volta preso il municipio, con il sindaco in ostaggio, nessuno oserà ostacolarci. Elder Town sarà nostra! Una risata satanica interruppe per alcuni attimi il lavoro dei tecnici che guardarono intimoriti verso i due. Nel frattempo, al di sopra del manto stradale, nel suo appartamento nella prima periferia di Elder Town, un uomo di una settantina d’anni seduto su una poltrona di cuoio, tisana fumante lì accanto, leggeva. Un suono elettrico destò la sua attenzione. Read the rest of this entry »

La fine del giorno

In racconti (e ultimi round) on Marzo 1, 2009 at 11:49 am

Ho letto il tuo nome oggi, sul giornale. L’occhio ci è inciampato sopra mentre scorreva le pagine, e si è ritratto di colpo come un animale ferito. Ero seduto sull’erba, sotto l’acero rosso: intorno a me qualcuno andava in giro cercando di afferrare gli ultimi brandelli d’estate. Mi sono alzato in piedi, ho salito le scale di fianco al casino, salutando le papere grasse che starnazzavano al di là del cancello. Sono andato verso il laghetto. Ci ho girato intorno tre volte, camminando lentamente col giornale tra le mani e le mani dietro la schiena. Sull’acqua, che diventava sempre più scura, galleggiava qualche ramo secco. Quanto tempo è passato? Non ero più giovane, nemmeno allora, ma ancora abbastanza ingenuo da prendermi in giro da solo, credendo che l’amore per te avrebbe cambiato tutto, aggiustato tutto, una volta per sempre. Era una giornata come questa, piena di sole ma già con un piede sulla soglia rugginosa dell’autunno. Read the rest of this entry »

La festa

In racconti (e ultimi round) on Febbraio 20, 2009 at 10:14 am

Stamattina ho voglia di un toast, uno di quelli un po’ bruciacchiati che si vedono nei film americani; toast, burro (meglio se salato) succo d’arancia, uova strapazzate. Sento in bocca il pane sottile che si sbriciola, la viscosità del burro che impasta il boccone: arriverebbe poi l’aranciata a riequilibrare il tutto e le uova mi sazierebbero. Andrei al lavoro al massimo delle mie forze. Invece il caffè riempie già la mia tazzina. Lo bevo forzandomi: mi viene da vomitare come se ne avessi presi dieci a digiuno. Ho un buco nello stomaco. Le fette biscottate che stanno sul tavolo non sono per niente invitanti, così secche e faticose, insapori: non c’è miele in casa né marmellata. Niente. Ma che mangiamo a colazione? Mia moglie entra in cucina e mi sorride: è carina anche alle sette, beata lei. Non mi parla perché sa che di mattina non ho voglia di ascoltare né di rispondere, che sarò gentile con lei solo quando sarò uscito dal bagno rasato e pulito. Come fa a ricordarsi tutte queste cose? Intanto ho fame e anche freddo, mi sento i piedi gelati, totalmente estranei alle pantofole. Pantofole schifose che odio: sottili, deformate, a quadrettoni, da vecchio. Le butterei all’istante, ma non ho proprio voglia di prendere decisioni, di agire e sprecare energie. Striscio via dalla sedia e mi vado a lavare. Read the rest of this entry »

Diamoci del tu

In racconti (e ultimi round) on Febbraio 19, 2009 at 12:48 am

Visto che ci conosciamo già da un po’ e che ci diamo ormai del tu, voglio essere sincero: sto molto faticando a terminare questo post.
Vorrei scrivere di qualcosa di attuale, che faccia riferimento agli argomenti di Chiuso per turno, e che racconti brevi vicende di persone che abbiano avuto il proprio quarto d’ora di celebrità. Il tutto coronato da una citazione.
Ho tutti gli elementi:
1.    La morte e la libertà di scelta sono argomenti trattati nel libro e sono di grande attualità.
2.    Il personaggio, non ha avuto un quarto d’ora di celebrità e forse mai lo avrà, ma è una persona che ammiro e non mi posso far sfuggire l’occasione di parlarne.
3.    Una citazione dal Don Giovanni di Mozart/Da Ponte, funzionale anche per introdurre la lirica, importante elemento di Chiuso per turno.
Quello che mi manca è il collante tra i tre fattori. O meglio nella mia testa il collante c’è. È più un legame poetico, spirituale, che logico. Ecco il perché di questo cappello, devo spiegare l’illogicità di quanto sto per scrivere: questo post è una specie di flusso di coscienza. E forse neanche questo. Read the rest of this entry »

Gradito agli dei

In racconti (e ultimi round) on Febbraio 15, 2009 at 11:12 am

C’era un tizio abbronzato e bello, devo ammetterlo. Aveva i capelli tipo Sandy Marton, portava l’orologio al polso destro e indossava una camicia soffice, appena sbottonata, e si vedevano i peli del petto. Questo per descrivere l’ambiente. Con la mia fidanzata siamo una coppia stramba, soltanto che lei non lo sa. Facciamo l’amore ogni sera, ma il sesso non è importante. E poi le piace sciare, sicché San Valentino non lo abbiamo festeggiato. Lo festeggeremo stasera, forse, dopo essere stati a casa dei gemelli. Ad ogni modo ieri sono andato con una mia amica che si chiama Luisa, siamo stati a cena con dei suoi amici e delle amiche in un posto che si chiama Motonautica. La Motonautica si trova in corso Italia. Corso Italia si trova in riva al mare, nel quartiere genovese di Albàro. Albàro è come dire i Parioli a Roma, e il Lido d’Albàro, proprio vicino alla Motonautica, è citato anche dal gran lombardo nel Pasticciaccio. In Albàro ci sono nato, ma ora non ci abito più. Io non sono ricco, sono uno straccione. Alla Motonautica ieri sera ho dato il peggio di me. C’erano un sacco di ricchi di età diverse. Ce n’era uno con la faccia da ricco idiota, ed era piuttosto ubriaco. Tanto è vero che si è alzato dal tavolo, era il tavolo vicino al nostro, ed è caduto per terra. Anche questo per descrivere l’ambiente. Al mio tavolo medici, ingegneri, avvocati. I medici stavano andando a soccorrere il ricco con la faccia da idiota che è caduto dal tavolo. Read the rest of this entry »

Buio

In racconti (e ultimi round) on Febbraio 9, 2009 at 1:20 pm

Vattene! Lasciami stare qui, al buio. Non voglio vedere niente. Neanche il dolore che mi mangia dentro. Vattene ho detto: vattene. Allontanati dall’arco della porta, chiudila dietro di te, togliti da quella cornice di luce gialla. È il neon della cucina, lo so. Ti ho sempre detto che avremmo dovuto cambiarlo; non ho mai sopportato quella luce che stenta ad accendersi e poi esplode maleducata su quelle piastrelle vecchie e verdoline, sul tavolo con le gambe di metallo sottili. Sugli odori rimasti nell’aria. Non voglio vedere niente. Tu taci e mi guardi ma, nel buio che mi assorbe, non sono niente, neanche una sagoma. Non sai neanche dove io sia: se ditesa sulla tua parte di letto o accovacciata accanto al termosifone. Te lo voglio dire: sono accanto al termosifone. C’era più caldo fino a poco fa, ma ora l’hanno spento. È appena tiepido, come il tuo cuore duro. Allora rimani dove sei, se proprio non vuoi andartene; tanto con la faccia affondata sulle ginocchia, non ti vedo. Devo chiederti alcune cose. Ad esempio se mi lascerai la macchina. A me serve. Serve, capisci?! Come faccio a fare la spesa? Come faccio? Le mie braccia non sono abbastanza forti per sopportare il peso di quelle buste. La plastica mi taglia le dita. Tanto a te non può servire. E poi tu te la sai cavare. Io no. Io ho bisogno di tutto. Anzi, ora ho bisogno di una camomilla: puoi farmela, per favore? Sì, ecco, grazie. Ne ho bisogno. Read the rest of this entry »

Milano

In racconti (e ultimi round) on Dicembre 15, 2008 at 11:02 pm

Era Milano, ed era veleno, all’inizio.
Un tram affollato, io e Marco, scintille sui fili, e rotaie lucide riflettono immagini scolorite. Cielo color ghisa e chissà dove stavamo andando.
Poi scoppia qualcosa per strada, come un fuoco d’artificio, mi affaccio ed è una bomba, cazzo, c’è la guerra qui. C’è la guerra.
Scappiamo tutti in una nuvola di polvere e mi sembra di essere solo, qualcuno viene colpito, credo, perché sento qualcosa che sibila vicino a me, alle mie spalle, e si arresta con un atterraggio morbido ed un rumore sordo. Come una freccia che centra il bersaglio, o un colpo di pistola silenziato.

[le piazze sono vuote
le piazze sono mute]

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jam session – 4

In racconti (e ultimi round) on Ottobre 9, 2008 at 12:59 pm

di Vita/Calvisi

…E così torno a te, mi proietto negli abissi del tempo. La mia pelle si è disfatta al sole, e mentre il mio scheletro biancheggia e digrigna, con la mia canna armata io resto qui: schiavo del tuo arcipelago…

****

…e frantumi dell’arcipelago erano anche le parole ormai, crinate, spezzettate, imbastardite, dimenate e perdute nella babele della migrazione, suoni inauditi, bestemmie, sensi preclusi alla cognizione, fonemi baluginanti privi di significato, simboli accostati casualmente dai nuovi bambini quindicenni che non si raccapezzano più:!+=Ç @:D ;-) °#߀®-–_ Q€ƒ∂;,.:![][`´~¥‘‹LOL“«*§ .. eppure dell'ansia del disfacimento, e della furia per questa biblica partenza non percepisco nulla, riesco a godermi il pavimento di una novecentesca sontuosa magione, lastre di vetro sotto alle quali nuotano pesci e come in sogno rivedo mia sorella e mio padre nei mari greci, vivi perché abitati dalle creature che ci sfiorano le membra, e nel caos sento un fulgore, una serena ovatta di felicità, quindi lascio la canna, eccoti sei qua... Read the rest of this entry »

Intervista ad Alessandro Salas

In Senza Categoria on Luglio 15, 2008 at 9:21 am

Schizoamore. Palpiti, ossessioni e travasi di cuore (Giulio Perrone editore) è il secondo libro dello scrittore siciliano Alessandro Salas. Dopo il romanzo di esordio Nella terra di nessuno c’erano tutti. Venti racconti assurdi sulle sfaccettature grottesche dell’amore. Venti casi clinici, l’amore come la schizofrenia con l’aggiunta del prefisso Schizo. Schizoamore quindi, una parola “spaventosa” capace di rendere “la follia intrinseca di quell’emozione, l’assurdità e lo smarrimento”. Da qui la nostra intervista assurda.

Salve Salas, ho letto il suo libro, in un vagone della metropolitana, le dispiace?
No, non mi dispiace affatto. Anzi trovo che sia un libro, per così dire, da “asporto”, da leggere in treno, in bagno, in ascensore, dal dentista, in palestra, in farmacia, in motorino … L’utilizzo più bello (fatto vero) è stato quello di una mia amica che se l’era portato in treno mentre andava a manifestare a Vicenza contro la base Nato. A un certo punto si è trovata in mezzo a una carica e lo ha tirato contro un cellerino. Per la serie “ferisce più la penna…” Read the rest of this entry »

dalla mano dell’angelo

In racconti (e ultimi round) on Luglio 14, 2008 at 11:22 am

Fui sorpreso dall’improvvisa e violenta erezione mentre defecavo. Ero appena tornato dalla passeggiata domenicale con Camillo, il mio botolo, e veramente, veramente, non c’era motivo, no. Certo, in corso Italia avevo visto qualche bella signora, e a un certo punto mi parve addirittura di averne sentita una sussurrare lievemente il mio nome. Marco, Marco… Mi ero sbagliato, è naturale, e la scarica di adrenalina che, sul momento, mi aveva attraversato, una volta giunto a casa faceva già parte del mio archivio mentale. Insomma, nessun motivo. Ma mentre mi apprestavo ad evacuare, voilà. Ascoltavo distrattamente la voce di mia moglie, che in cucina canticchiava preparando il pranzo, e il pene mi si fece di pietra. Provai a dargli due schiaffi, ma lui macché. Se ne stava col capino imbizzarrito, superbo, tracotante. E allora cominciai ad adoperarmi per la sua soddisfazione, e più mi adoperavo più il pensiero sfuggiva. Dove andasse, non so, ma andava, andava, interminabili spazi, sovrumani silenzi… Mi venne una tale nostalgia… E il cazzo non accennava a pacificarsi. Menavo, smenazzavo, e intanto decidevo di non aver mai amato mia moglie, mio figlio. Era il momento di cambiare vita. Uscii dalla toilette, salutai la famiglia, e con l’uccello di pietra nella mano, m’incamminai fiducioso per le strade del mondo.

Racconto di Angeo Calvisi, autore de Il geometra sbagliato.

Lo squarcio

In racconti (e ultimi round) on Luglio 7, 2008 at 10:38 am

Stiamo, io e Phoebe, in camera mia. Ridiamo di cose cretine: abbiamo bevuto a cena, e ora ogni cosa ci scatena il riso e non ci tratteniamo. Phoebe appena varcata la soglia della stanza si è buttata all’indietro sul letto e ha cominciato a ridere. Io per un po’ l’ho guardata divertito  dallo stipite della porta. Addirittura mi fanno male i muscoli della faccia: sento come due solchi scalare gli angoli della bocca fino al naso. Di sotto ci sono i miei. Eravamo a cena tutti insieme, poi mia madre non ha voluto che Pohebe la aiutasse a sparecchiare, così siamo saliti di sopra. Phoebe è ancora sul letto e io seduto in terra: iniziamo a calmarci solo quando le ricordo che alle 11 abbiamo appuntamento con gli altri. Phoebe si impigrisce, finge di essere morta. Ho trovato accanto a me un libro e inizio a sfogliarlo perché all’improvviso mi interessa: ho la vista non molto chiara e strizzo gli occhi, mi fa anche un po’ male la testa. Non voglio che Phoebe pensi che sia ubriaco, concentro i miei sforzi nel contegno della lettura. Phoebe mi chiede di controllare la sua posta dal mio computer e scende dal letto: non le rispondo neanche perché ora sento freddo e dovrei andare in bagno, ma non voglio lasciarla sola. Read the rest of this entry »

L’arte di tagliare la carta

In racconti (e ultimi round) on Giugno 30, 2008 at 11:19 am

Guardò passare l’ultima della giornata: era di cuoio nero con il manico d’osso e cerniere cromate. Valigetta da piani alti, cuciture eseguite con amorevole cura, quasi invisibili. Lo schermo era luminoso ed eccessivamente bianco e del tutto privo d’odore, come i fogli dentro i computer; la valigetta somigliava ad un disegno infantile, tutto contorni e colori sbagliati. Erano perfettamente visibili all’interno il portatile, un paio di telefoni cellulari, le penne stilografiche, i libri. Li riconobbe. Il titolo sul dorso non poteva essere letto dalla macchina per radiografie nell’ingresso dell’Azienda, come la marca delle penne o la tinta del loro inchiostro. Pensò ai finti libri e ai televisori e ai frutti di cera usati nei negozi d’arredamento per simulare la vita mentre la valigetta scivolava oltre lo schermo. Read the rest of this entry »

Retorno 201

In Senza Categoria on Giugno 29, 2008 at 10:50 am

di Guillermo Arriaga

recensione di Francesca Iannilli

Dallo sceneggiature di pellicole importanti quali Amores perros, 21 grammi e Babel, ecco una raccolta di racconti frutto dei suoi tormenti giovanili.
Lo scenario delle vicende è sempre lo stesso: il Retorno messicano, una strada a doppio senso che conduce ad una serie di grandi condomini, lungo la quale si consumano episodi di vita segnati da un unico filo conduttore: la violenza…

Leggi il resto su rivist@.

Certo non sai 

In racconti (e ultimi round) on Giugno 23, 2008 at 9:53 am

Questa breve notte lenta si frantuma
ed il nuovo giorno piano sta arrivando,
già sull’est albeggia, non c’è più la luna;
sveglia ti alzi e chiedi: “Cosa stai guardando?”
(F. Guccini)

Stamattina ho trovato lo sportello della macchina aperto. In realtà sono entrati dal portellone posteriore. Hanno rubato altoparlanti e autoradio. Un lavoro pulito si direbbe. Poi sono usciti comodamente dallo sportello lato guidatore. Dentro al cruscotto c’erano una decina di cd. Roba che mi piace ascoltare in macchina: Guccini, De Andrè, De Gregori e alcuni rock blues anni ’70. Hanno preso pure quelli. “Un ladro dal buon gusto”, è la prima cosa che ho pensato. La seconda è stato ridere e pensare immediatamente che stavo ridendo. La terza deve esser stata una bestemmia o una imprecazione qualsiasi, non lo ricordo. Read the rest of this entry »

flickr.com

In racconti (e ultimi round) on Maggio 1, 2008 at 11:14 am

“Entra, entra, ti stavo aspettando. Scusa i colori, sono molto forti, molto molto forti”.
La testa reclina sul braccio sinistro, il braccio posato sul tavolo, una maglia a righe. La fiamma dei capelli rossi a scomparire il viso, mi aspetta così, con un bicchiere.
“Vieni vieni, ma fermo, io sono immobile. Vieni, guarda, di qua c’è un cumulo di fieno, una capanna, un prato”.
“È l’Inghilterra?”
“È l’Inghilterra… non è l’Inghilterra: è un compromiso. Comunque entra, passa di qua”.
Ora siamo in un bar, c’è una boccetta di vetro con un tappo rosso sul bancone, fa un guizzo di luce: olio agliato.
“Posso prenderne? No?”
“Non c’è”.
“È finito?”.
“Non c’è nessuna boccetta sul bancone. Nessun bancone e nessuna maglia a righe”. Read the rest of this entry »

Il buio 

In racconti (e ultimi round) on Aprile 26, 2008 at 5:58 pm

Facevano dieci anni dal giorno in cui l’avevo buttato fuori casa, stanca del suo comportamento da screanzato. Per dieci anni avevo cresciuto da sola i nostri figli. Tante volte mi ero agitata per loro, gli avevo lavato le ginocchia sbucciate, e intanto le loro braccia si facevano forti. Frugandoli, nell’ora del sonno, all’attaccatura dei capelli, mi accorgevo che la fioritura degli esili peluzzi della prima età pian piano si irrobustiva. Dieci anni a domandarmi se li trattavo troppo da grandi o troppo da piccoli.
In momenti di grazia desideravo molto farglieli vedere: eravamo una coppia confusionaria, forse neppure una coppia, ma guarda che cosa siamo stati capaci di fare! Chissà perché, questo pensiero si dissolveva ogni volta, prima che potesse diventare progetto. Read the rest of this entry »

Il focolare

In racconti (e ultimi round) on Aprile 22, 2008 at 4:43 pm

Quando scende la sera sulla città, e i rumori della strada si diradano come gatti impauriti al sopraggiungere dell’uomo, una fitta mi torce il cuore al pensiero che tu non sei più qui. Il ricordo di sere come queste, in cui tornavo a casa con l’amaro in bocca di una giornata trascorsa nel mondo, e ritrovavo il conforto luminoso del tuo sorriso, la premura discreta dei tuoi gesti… Se ripenso a quello che è stato una lingua di ghiaccio mi si posa sul collo, bloccandomi in un terrore così profondo da negare anche le lacrime. Eppure ricordo: quando tutte le persone che si agitavano intorno a me, come uccelli impazziti nell’orribile voliera metropolitana, erano tanti nemici, tanti ostacoli da fronteggiare e abbattere per garantirmi il diritto di rivedere i tuoi grandi occhi, intenti a sorvegliare amorosamente i bambini che studiavano sul tavolo della cucina; quando alzarsi dal letto nell’alba gelida, con la faccia rappresa dal poco riposo, voleva dire tornare al lavoro e guadagnare il denaro che vi avrebbe nutrito e riscaldato; quando la vita dimidiata e offesa a cui siamo condannati aveva ancora un senso, perché c’eri tu a darglielo, io ricordo – la penna trema nella mano solo a pensarlo – di essere stato felice. Read the rest of this entry »