La promessa di un graffito su uno dei tanti muri di Camden Town.
E’ così che inizia il nostro breve viaggio. Carla parte da Napoli per Londra, dopo la promessa fatta al suo ragazzo Piero, in fin di vita, che le chiede di tornare nel luogo in cui si sono conosciuti ed innamorati un po’ di anni prima. Sembra un percorso precostituito quello della nostra protagonista, ma tutte le vite hanno misteri e segreti che le sconvolgono. Read the rest of this entry »
Posts contrassegnato dai tag ‘Londra’
Legami forti e complicità inaspettate: segreti e misteri di una vita appena svelata – Le Rimesse
In our books on Agosto 24, 2009 at 9:33 amCamden town: promessa, viaggio, ricerca – Il Recensore
In our books on Giugno 23, 2009 at 8:07 am
Camden Town (Round Robin, 2007) è un libro che inizia con una promessa, anzi con una richiesta di promessa. “Prometti” viene sussurrato, “prometti” viene urlato immediatamente dopo. L’autrice, la giovane e brava Diana Letizia, ci introduce di colpo nel microcosmo che ha tentato di disegnare attraverso il desiderio di dare ordine alla cose, all’universo circostante.
Questo romanzo o racconto breve è l’appassionante ricerca di se stessi e di una verità taciuta, sommersa, apparentemente invisibile. Ci sono, poi, cose che cambiano tutto, ci sono momenti, attimi, persone che con il solo “passaggio” in questa vita modificano la realtà precostituita. E c’è la memoria, individuale e collettiva, che si rifà storia o ricordo.
Il momento di rottura, qui una malattia, quella del proprio ragazzo, si fa punto di partenza di un viaggio metaforico e di un viaggio reale, quella della protagonista che da Napoli sale su verso Londra, per raggiungere il quartiere di Camden Town, loro primo luogo d’incontro. Partenza e arrivo si mescolano, si rovescia la storia e il ricordo innesca un processo che condurrà ad un nuovo futuro. Read the rest of this entry »
Rain, steam, and speed
In racconti (e ultimi round) on Novembre 3, 2008 at 10:12 amQuello che amo di te è il mare. Il modo in cui ti sgorga dagli occhi, come un getto di luce, prima di riversarsi sulla distesa di sabbia della tua fronte. Pensavo a questo, oggi, mentre cercavo di mandare giù il caffè insapore preso al bar della Galleria. Mi ero aggirato per ore tra le sale, senza un percorso preciso, seguendo il richiamo dei dipinti come qualcuno che spera di trovare ciò di cui ha bisogno. L’istinto mi ha allontanato dai fiamminghi, dalla gelida precisione del loro sole infermo, ed è restato indifferente all’opulenza del seicento francese, così simile alla nostra epoca nella sua ansia di feste senza gioia. Persino lo stupore per Raffaello e Leonardo è rimasto qualcosa di astratto, distante: un’ammirazione senza vero trasporto. Camminavo tra migliaia di persone, da solo, e mentre fissavo un quadro mi distraevo sbirciando a lato, cercando di guardarti, perché sentivo che tu eri accanto a me, e che sarebbe bastato allungare la mano per toccarti. Read the rest of this entry »
Il tramuezzin
In racconti (e ultimi round) on Ottobre 18, 2008 at 11:24 pmNon so se tra voi raffinati gourmet c’è qualcuno abbastanza perverso da ricordare la Casa del tramezzino, il glorioso locale, ormai definitivamente estinto, che per anni ha ammannito le sue delizie ai palati più audaci, allietando le serate trasteverine di molti di noi. Situato dirimpetto alla sede della polizia municipale di viale Trastevere, il bar si distingueva appunto per la vastissima, abnorme e vagamente morbosa varietà di tramezzini che proponeva al pubblico. I puristi avrebbero certamente trovato i tradizionali prosciutto-formaggio, spinaci-mozzarella, tonno-carciofini etc, ma chi disprezzava la banalità di simili accostamenti non aveva che da scegliere: si andava dal messicano (l’unico tramezzino al mondo ad ospitare mezzo etto di fagioli) al calabrese (una teoria infinita di vegetali sott’olio, rigorosamente piccanti fino all’abrasione delle papille gustative), dal quattro formaggi (ma a dominare era sempre e comunque il gorgonzola) allo schifoso (a base di salame, capperi e maionese). Il tutto generosamente fornito dal vecchio, segaligno proprietario – un anziano scorbutico, sigaretta perennemente accesa tra le dita, ruvido e tignoso come un ceppo di legno d’Aspromonte – o dal suo commesso mediorientale, che invece rideva sempre sotto i grandi baffi, per nulla infastidito – pare – dalle sommesse maledizioni random mandategli dal vecchio in uno dei tanti, incomprensibili dialetti dell’ex regno borbonico. Read the rest of this entry »
Supposte londinesi – Coleridge e gli Iron Maiden
In (p)Recensioni & vanità on Luglio 17, 2008 at 10:54 am
Gironzolando per negozi di musica, il vostro Editor a Londra approda in un SuperMegaMaxiIperStore nel centro città e si ricorda di un barlume di letterarietà musicale decisamente fuori dagli schemi. Supera il reparto novità, R’n’b e Pop e va nel ghetto buio del metal, reparto notoriamente frequentato da pochi eletti non propriamente fun di Arlecchino. Il vostro affezionatissimo occhieggia alle copertine sotto la lettera “I” e precisamente nello scaffale degli Iron Maiden. Tra tanti teschi, ragnatele e pattume vario trova la copertina che lo chiama, una futuristica reinterpretazione delle piramidi egiziane con (ovviamente) svariati teschi sparsi qua e là. I fedelissimi del gruppo avranno capito che sto parlando di “Powerslave”. 14 anni fa l’insospettabile gruppo inglese pubblicava in questo album una rivisitazione musicale della “Rime of the ancient mariner”, capolavoro del poeta inglese Samuel Taylor Coleridge. 13 minuti di potenza e poesia.
E’ proprio vero, le vie della letteratura sono infinite…
Alessio Lana
Supposte londinesi – In metro
In (p)Recensioni & vanità on Luglio 2, 2008 at 11:32 pm
Prendere la metro a Londra è come fare un viaggio. Si va da una parte all’altra della città e cambia tutto: architettura, usi e costumi. Il vostro Editor a Londra è così preso da quest’idea che si prepara alla metro come se dovesse intraprendere un viaggio. Tralascia la parte culinaria, niente panini imbottiti né acqua in bottiglia, ma ogni volta perde dai 5 ai 15 minuti per decidere cosa leggerà. È difficile scegliere e come un buon libro di viaggio, il libro da metro deve essere scorrevole, poco impegnativo, se in inglese non deve avere troppi vocaboli antichi/obsoleti/sconosciuti e soprattutto deve essere maneggevole.
Solo ora che lo scrive il vostro Editor si accorge quanto è difficile prepararsi alla metro. La prossima volta sceglierà il più comodo bus.
Alessio Lana
Supposte londinesi – Per un editore Joanne aggiunse una K
In (p)Recensioni & vanità on Giugno 26, 2008 at 9:16 amParlare male della Rowling è troppo facile, ma rimane uno dei divertimenti preferiti del vostro Editor a Londra. Fuori dai circuiti mondani, il vostro sottoposto trova una notiziola interessante: la Rowling si chiama Joanne Rowling. Stupiti? Credo di no, ma il gossip risiede nella K, la kiave di ogni risposta.
Secondo il suo editore pubblicare un libro come “J. Rowling” non era adatto, non faceva abbastanza chic e così ha deciso di aggiungere il famigerato “K”.
Un matematico direbbe che quella lettera (per lui simbolo di costante) ha influenzato la scrittura di J. K. rendendola priva di inventiva, piana ed inutile. In una parola: costante.
Povera Joanne, oh pardon, Joanne Konstance.
Alessio Lana
Supposte londinesi – Mark Twain VS Harry Potter
In (p)Recensioni & vanità on Giugno 19, 2008 at 12:56 pmIl vostro affezionatissimo Editor a Londra è ormai un consolidato fan della letteratura umoristica inglese e naviga a vista tra flutti di libri e input alla ricerca di letture. Questa settimana decido per Mark Twain. In libreria Mark è generalmente silenzioso, qui è considerato un classico DA leggere, un testo scolastico, come Manzoni da noi. Osannato da critica ed intellighenzia, bistrattato dal pubblico, se ne sta sullo scaffale cosciente del suo valore e della sua condizione di perla per pochi eletti.
Mi decido per “il diario di Adamo ed Eva”, opera a dir poco geniale. Alla ricerca di spunti di riflessione, internetto “Mark Twain” e mi imbatto su un post in italiano che mi lascia basito. Ad una prima, disattenta, lettura appare una cretinata sparata lì per caso, ma analizzandolo più attentamente mi accorgo che è una vera e propria idiozia ed il suo autore la prova che la mamma di una famosa categoria è sempre incinta.
Non posso che citare testualmente il post: “Twain Mark non è poi così bravo se si pensa a J.K.Rowling!!! Non consiglio di comprarlo”.
Scusate ma non ho più parole, quei tre punti esclamativi mi hanno dato il voltastomaco…
Alessio Lana
Supposte londinesi – Fiction
In (p)Recensioni & vanità on Giugno 7, 2008 at 8:30 amL’Editor a Londra vole fa’ l’americano e si è dimenticato di una parola chiave che lega la cultura anglosassone e quella italiana, la mitica Fiction. Visto che le parole sono frutto della cultura, in questa parola si racchiude tutta la nostra decadenza. Se Mister Brown parla di fiction, sta descrivendo un romanzo o un racconto, sta parlando di letteratura, di Hemingway e Orwell. Ce la vedete voi la Signora Orietta che parla di fiction, anzi fiscion, con questi connotati? Io no. Mi vado a fare una birra che è meglio.
Alessio Lana
Supposte londinesi – Charity shops
In (p)Recensioni & vanità on Maggio 22, 2008 at 10:14 amI libri sono cari a Londra? Sì, anzi no. Dipende. Le librerie offrono numerosi sconti, offerte, saldi ma il prezzo di copertina anche dei tascabili rimane alto. E allora il vostro Editor a Londra con italico acume trova l’escamotage: qualcuno azzarderebbe l’ipotesi delle bancarelle dell’usato ma sarei costretto a contrariarlo. Anche i prezzi dei libri di seconda mano sono improponibili. La soluzione dell’enigma risiede nei Charity shops, negozietti che ricevono gratuitamente da uomini di buona volontà tutto ciò che viene considerato inutile in casa, non da ultimi i libri. Vi si trova di tutto e, a seconda della gestione, sono più o meno ordinati e puliti. Io preferisco quelli più sporchi, dove i libri sono considerati come carta da imballaggio ed è più facile incontrare il salumiere alla ricerca di carta da uova che intellettuali. Qui si trovano prime edizioni, libri vecchissimi, rari, di pregio, all’incredibile cifra di 50 pence, l’equivalente di due caramelle. Certo, non si trova tutto ma chi si accontenta gode!
Alessio Lana
84, Charing Cross Road
In Senza Categoria on Maggio 6, 2008 at 3:16 pmdi Helen Hanff
recensione di Alessio Lana
Nel 1949 Helen Hanff non era ancora una nota scrittrice americana ma solo un’appassionata di letteratura alla ricerca di grandi classici inglesi a buon mercato. Siamo all’indomani della seconda guerra mondiale, gli Usa sono in buona salute economica, lei è a corto di denaro e non può permettersi di comprare libri nelle costose librerie antiquarie di New York. La sua voglia di letteratura la spinge a rivolgersi ad una libreria antiquaria londinese, la Marks & Co. sita all’84 di Charing Cross Road…
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