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	<title>rred-blog &#187; libri</title>
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		<title>Intervista a Brock Adams &#8211; autore di Cose che puoi fare con un barattolo di zuppa Campbell</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 18:13:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il tuo è uno stile molto particolare: ha qualcosa della scabra eleganza di Hemingway, del misurato equilibrio di Carver. Ti ci è voluto molto per trovare il giusto &#8220;tono&#8221;, o è stato in qualche modo naturale, per te, scrivere così? Quali sono gli autori che ti hanno influenzato di più?
È interessante il paragone tra il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3581&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>Il tuo è uno stile molto particolare: ha qualcosa della scabra eleganza di Hemingway, del misurato equilibrio di Carver. Ti ci è voluto molto per trovare il giusto &#8220;tono&#8221;, o è stato in qualche modo naturale, per te, scrivere così? Quali sono gli autori che ti hanno influenzato di più?</strong><br />
È interessante il paragone tra <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731117" target="_blank">il mio stile</a></strong> e quello di Hemingway e Carver, dato che entrambi hanno avuto un influsso molto rilevante sulla mia scrittura.<br />
Trovo che ci sia qualcosa di bellissimo nel diradamento della scrittura di Hemingway. Anche se ammiro l&#8217;eloquenza di alcuni autori più ricchi di parole &#8211; Faulkner è uno dei miei preferiti &#8211; penso sia ancora più notevole un autore che ha la capacità di scatenare una reazione emotiva da poche semplici parole, scelte con la massima cura.<span id="more-3581"></span> La frase da <em>Il vecchio e il mare</em> che ho messo in epigrafe ne è un perfetto esempio: &#8220;L&#8217;acqua scura dell&#8217;autentico Golfo è la più grande fonte di cura che ci sia.&#8221; Ogni parole è essenziale; ogni parole è esattamente al posto giusto. Provo a tenerlo sempre a mente quando do forma alle mie frasi.<br />
Amo la sobrietà della prosa di Carver. Non sono mai stato uno che prende le cose alla larga &#8211; la vita è troppo corta &#8211; e per questo apprezzo il fatto che i cinici narratori di Carver parlino quasi sempre senza mezzi termini. I miei personaggi, di conseguenza, indossano meno corazze rispetto alle persone vere. Credo che questo renda più facile, per i lettori, entrare in empatia con loro.<br />
I miei gusti in fatto di autori non sono molto cambiati, negli anni, e dunque il tono generale dei miei racconti è rimasto simile nel suo sviluppo. Quando rileggo il primo racconto che ho scritto all&#8217;università, circa sei anni fa, ha ancora il suono della mia voce. È solo una versione più cruda e meno rifinita di ciò che scrivo adesso.</p>
<p><strong>Ho menzionato il tuo stile, ma avrei fatto meglio a usare il plurale, perché nella tua raccolta esplori diverse aree e diversi linguaggi. Spesso passi dalla prima alla terza e anche alla seconda persona, nei vari racconti. Vai da una sorta di monologo interiore (&#8220;Fragile&#8221;) a una descrizione più oggettiva degli eventi. Ti trovi a tuo agio nello sperimentare diversi stili, registri e punti di vista?</strong><br />
Più uno stile è lontano dai miei pensieri, più mi risulta difficile metterlo su pagina. Così, le cose sono molto facili per me quando scrivo in prima persona, al presente, spesso in forma di flusso di coscienza. Quando scrivo così è come se le parole fluissero, e spesso mi sorprendo della bellezza delle immagini e delle frasi che ne escono.<br />
Ho imparato in fretta che, sfortunatamente, questo stile non si adatta bene a ogni storia. Ho dovuto costringermi a imparare a indietreggiare, ad osservare le cose da un punto di vista esterno. Mi ci vuole un grosso lavoro per andare da una cosa che mi viene del tutto naturale &#8211; &#8220;Fragile&#8221;, ad esempio &#8211; ad una storia oggettiva e formalmente convenzionale come &#8220;Audace&#8221;, ma so che &#8220;Audace&#8221; non avrebbe funzionato in nessun altro modo. Questo è stato probabilmente lo sviluppo più significativo nel mio modo di scrivere, durante questi anni: l&#8217;abilità di mettere la storia sulla carta, anche quando non sento quella sorta di ispirazione magica che c&#8217;è quando le parole scorrono dritte dal cervello alla pagina.</p>
<p><strong>Ti sei laureato in Scrittura creativa qualche anno fa. In Italia, l&#8217;idea di insegnare alle persone a scrivere narrativa (e anche altre tipologie di scrittura, a volte) è vista ancora come una cosa bizzarra. Ci sono delle scuole, dei corsi, ma non hanno mai raggiunto un ampio riconoscimento, e sicuramente è dura immaginare che le università acquisiranno la Scrittura creativa come materia di laurea nei prossimi anni. Probabilmente c&#8217;è ancora l&#8217;idea che lo scrittore, come ogni altro artista, debba avere qualità innate che nessuna scuola può insegnare. Pensi che saresti diventato uno scrittore, se non avessi studiato Scrittura all&#8217;università? Qual è il valore aggiunto che questi corsi danno agli aspiranti scrittori? Credi che la buona salute della narrativa americana degli ultimi decenni possa essere correlata al fiorire di corsi universitari di Scrittura creativa?</strong><br />
L&#8217;idea che la buona scrittura non possa essere &#8220;insegnata&#8221; ha &#8211; credo &#8211; qualche fondamento, ma ciò non significa che non ci sia posto al mondo per corsi di Scrittura creativa.<br />
Il talento, quella qualità innata che non si può insegnare, è necessaria per avere successo come scrittore, ma il talento non si sviluppa se non viene nutrito. Allo stesso modo, una persona senza quel talento può essere nutrita per sempre, senza mai veramente sbocciare. Si può fare il paragone con lo studio della musica: se Mozart avesse passato tutta la vita lavorando nei campi o come fabbro, non sarebbe mai diventato il genio musicale che era, benché il seme del genio esistesse dentro di lui. E anche se io potrei allenarmi al pianoforte per il resto della mia vita e diventare bravino, non potrei mai e poi mai diventare un Mozart.<br />
È qui che sta il valore aggiunto dei corsi universitari di Scrittura creativa. Se non avessi mai seguito uno di questi corsi, forse non avrei mai scoperto di avere del talento. Probabilmente sarei diventato un avvocato o un uomo d&#8217;affari, invece che uno scrittore e un insegnante. I miei corsi nel triennio mi hanno fatto capire quanto mi piaceva scrivere racconti, e i miei studi specialistici hanno affinato le mie abilità e mi hanno dato la fiducia in me stesso necessaria a sviluppare uno stile personale. Forse la cosa più importante che un corso di Scrittura creativa può fornire è l&#8217;opportunità di immergersi in un campo. Tutti i grandi autori paiono aver attraversato una sorta di apprendistato indiretto attraverso lo studio costante della letteratura e l&#8217;interazione con i loro contemporanei. I corsi di Scrittura creativa di fatto ti costringono a sottoporti allo stesso apprendistato; le letture in classe mettono gli studenti di fronte a un&#8217;enorme varietà di autori e stili, mentre i laboratori offrono un riscontro costante agli scrittori in erba che sperimentano e sviluppano la propria voce.<br />
Questa probabilmente è una delle ragioni del buon stato di salute della narrativa americana. Quando guardi i curriculum dei più promettenti autori americani, sta diventando sempre più raro trovarne uno che non abbia fatto studi specifici di scrittura. Non è che l&#8217;America abbia più scrittori validi degli altri paesi, è che in America più persone hanno l&#8217;opportunità di scoprire e alimentare il loro talento naturale. L&#8217;abbondanza di corsi di Scrittura creativa permette questa scoperta.</p>
<p><strong> Come hai detto altrove, &#8220;le correnti curative del Golfo trascinano i personaggi lontano dal caos, verso la pace&#8221;. Le tue storie hanno, a mio avviso, la rara qualità di ritrarre momenti e azioni di vera riconciliazione e rappacificazione (penso, ad esempio, a &#8220;Luce nel freddo&#8221; e &#8220;Ceneri su St Andrew&#8221;) senza diventare retoriche. Al contrario, i tuoi racconti, anche quando parlano di ritrovare l&#8217;armonia e la pace, portano il segno di una sensibilità speciale per &#8220;l&#8217;inspiegabile&#8221; (come dici tu), la sofferenza e la disperazione di cui il mondo è necessariamente composto, almeno per metà. Il lato oscuro dei tuoi personaggi, in altre parole, è molto forte e vivido, anche nei momenti più felici e pacifici. Questo lato più buio, più selvaggio, è destinato ad avere il sopravvento?</strong><br />
È interessante che tu scelga di chiedermi se questo lato più selvaggio avrà o meno il sopravvento. Personalmente vedo lo scontro tra gli impulsi morali dell&#8217;uomo e i suoi desideri come una lotta per l&#8217;equilibrio, e la &#8220;vittoria&#8221; di uno dei due lati (nel senso di una sopraffazione dell&#8217;altro lato) avrebbe come risultato una sconfitta per tutti. Io la vedo così. Chiunque ha una parte, dentro, che lo spinge a desiderare di dar sfogo ai propri desideri senza freno, facendo uscire il lato oscuro. Ci vuole solo l&#8217;occasione giusta &#8211; una festa con molto alcol, una rivolta, ecc &#8211; e le persone più civilizzate possono perdere ogni controllo. Credo che, a un certo livello, noi vogliamo agire in questo modo sempre. Vogliamo fare sesso con chiunque. Vogliamo prendere a pugni chi ci fa arrabbiare. Vogliamo dormire fino a tardi, fregarcene del lavoro e ignorare i bisogni di tutti gli altri. Ma non lo facciamo, ed è per questo che il mondo può andare avanti. La società non esisterebbe se non ci trattenessimo, se non permettessimo ai nostri valori e alla nostra etica di tenere sotto controllo i nostri Io selvaggi.<br />
D&#8217;altra parte, una persona che segue ciecamente e rigidamente tutte le regole che si trova davanti risulterà molto noiosa, e sarà probabilmente anche infelice. Controllare l&#8217;Es è, per molti versi, completamente innaturale. Per questo i miei personaggi sono spesso frustrati, anche quando sembrano ritrovare la pace. Hanno trovato il terreno di mezzo che consente loro di portare avanti le loro vite, ma sono pienamente consapevoli di ciò a cui hanno rinunciato per ottenere questo. Hanno trovato un equilibrio &#8211; la giusta quantità di morale e autocontrollo necessaria a tenere a bada il lato selvaggio &#8211; ma camminano sul filo di una linea molto sfocata. I miei personaggi sanno che è doloroso vivere la vita giusta, ma è comunque meglio del contrario.<br />
<strong><br />
Sembra di cogliere un particolare senso di perdita, di lamento, di crescente disordine, nel modo in cui quasi tutti i tuoi personaggi vedono il mondo e la società contemporanea. Può suonare un po&#8217; strano, in un autore che non ha ancora compiuto trent&#8217;anni, trovare frasi di rimpianto per il passato, per una vita e uno stile di vita che teoricamente non dovrebbe aver conosciuto. Questo fa sicuramente parte della tua eccezionale abilità di creare personaggi a tutto tondo, vivi, ma non si riesce a non pensare che debba esserci una parte (e forse una buona parte) di te in tutto questo. Ce lo confermi?</strong><br />
Temo che non ci sia un modo per rispondere a questa domanda senza apparire arrabbiato e stanco di come funziona il mondo, ma a quanto pare questo modo di vedere le cose emerge lo stesso da ciò che scrivo, quindi tanto vale essere diretti. Poco ma sicuro, non c&#8217;è alcun modo di tornare a una vita o a uno stile di vita che ci permetta di evitare i compromessi, le lungaggini, l&#8217;impossibilità di agire direttamente sulle cose. Sono problemi che la gente si trova ad affrontare da quando è nata la civiltà. Ma credo che tutti, ogni tanto, sentano il desiderio di fuggire da questa strutturazione dell&#8217;esistenza e di vivere in modo semplice. È quello che vediamo nel protagonista di &#8220;Azzurra oscurità del mattino&#8221;: un personaggio si allontana letteralmente dalla propria vita, con lo scopo di &#8220;entrare in comunione con la natura&#8221;. Ci riesce, ma solo morendo in modo bizzarro. Ed ecco da dove viene questo senso di perdita, credo. Possiamo detestare il modo in cui il nostro mondo è organizzato, e lamentarcene quanto vogliamo, ma non possiamo liberarcene. La vita che vogliamo si è persa, e al suo posto c&#8217;è la vita che ci viene richiesto di vivere. E l&#8217;unica alternativa &#8211; la fine della vita &#8211; non è in realtà un&#8217;alternativa.</p>
<p><strong> Hai dimostrato di avere un gran talento nel costruire e sviluppare racconti: cosa ti ha spinto verso questa forma narrativa? Hai mai provato a scrivere qualcosa di più lungo?</strong><br />
Allo stesso modo in cui ammiro Hemingway per la sua capacità di creare una prosa elegante usando gli elementi più semplici, ammiro gli scrittori che riescono a raccontare una storia in pochissime parole. Ai miei occhi, se uno scrittore riesce a sollecitare in tre pagine una reazione emotiva altrettanto potente quanto quella sollecitata da venti o duecento pagine, allora quello scrittore possiede una qualità a cui io do il massimo valore: l&#8217;efficacia.<br />
Oggi, specialmente in America, siamo spinti ad agire con la massima efficacia in ogni occasione. Senza farlo consapevolmente, ho introiettato questa tendenza rendendola parte integrante del mio stile; cerco di non mettere nulla, in un racconto, che non sia assolutamente necessario. Se la storia funziona senza che il lettore sappia che aspetto ha un personaggio, non lo descrivo. Se qualcosa può essere spiegato in una frase, non scrivo mai un paragrafo. Se la frase funziona senza un aggettivo o un avverbio, lo elimino sempre.<br />
Quando scrivo, di solito, ho in mente un singolo concetto che voglio comunicare al pubblico. Che sia un&#8217;emozione, un&#8217;idea, una domanda, o qualsiasi altra cosa, la storia è semplicemente uno strumento per portare quella cosa al pubblico, e più velocemente ci arriva meglio è. Questo mi ha aiutato tantissimo nello scrivere racconti, ma mi ha reso difficile scrivere cose più lunghe. Ho provato più volte a scrivere un romanzo, ma dopo una dozzina di pagine comincio a perdere la concentrazione. È come se la scrittura si spuntasse. Mi annoio dei personaggi e perdo interesse per la trama. Ho l&#8217;impressione che le più grandi opere di narrativa lunga siano basate sui personaggi, mentre i miei racconti sono generalmente basati su singole idee. Un&#8217;idea, da sola, può reggere un racconto, ma ho scoperto che non basta a reggere un romanzo. Un romanzo, comunque, è il mio prossimo obiettivo, per questo sto lavorando duramente per trovare un modo di gestire la forma più lunga. Provo a confortarmi pensando che ho ancora circa mezzo secolo per fare pratica.</p>
<p><strong>Hai detto che i tuoi racconti di solito sono basati su delle idee. Ti ritieni, in qualche modo, uno scrittore &#8220;filosofico&#8221;? Voglio dire, uno che non racconta semplicemente delle storie, ma che offre una prospettiva profondamente etica sul mondo? È vero, questo è ciò che, fino a un certo punto, ogni scrittore fa. Ma si potrebbe dire che nelle tue storie questo tipo di prospettiva è tanto forte quanto la pura urgenza narrativa, se non più forte?</strong><br />
Credo, sì, di potermi considerare uno scrittore &#8220;filosofico&#8221;. Sono sempre stato naturalmente attratto dal racconto breve, e &#8211; per come la vedo io &#8211; il principio guida è <em>più corto è, meglio è.</em> Questo non lascia molto spazio ad altri generi, oltre al filosofico. Ovviamente è anche una questione di gusto; amo le buone storie e i personaggi ben modellati come chiunque altro, ma i racconti che hanno significato di più per me sono quelli che mi hanno fanno riflettere sulla vita. Le storie che preferisco mi fanno mettere in discussione le mie scelte e mi mettono di fronte alle mie emozioni. Per me sono più che storie: sono specchi, un modo di vedere me stesso in un altro personaggio.<br />
Voglio far provare ad altre persone questa esperienza. Ho un milione di cose che mi passano per la testa &#8211; infiniti dubbi e insicurezze &#8211; e so che la stessa cosa succede a tutti gli altri. Inoltre, prendere questi pensieri e levarmeli dalla testa per metterli sulla carta è catartico; creando personaggi che trasmettano un messaggio, sento di condividere le mie esperienze con un pubblico, di sapere che le mie paure non sono strane, ma sono parte di una certa comune esperienza umana.<br />
Ho scritto questa raccolta di racconti in un periodo in cui ero molto insicuro sulla direzione che la mia vita avrebbe preso, per questo ci sono molte storie su personaggi in lotta per trovare sé stessi, o per far funzionare una relazione. Molti degli argomenti che affronto possono giustamente essere considerati filosofici, ma io non cerco di impartire una lezione a nessuno. Voglio solo che i miei lettori sappiano che altre persone si sentono o si sono sentite come loro.</p>
<p><strong>Hemingway, nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel, disse che &#8220;Scrivere, nel migliore dei casi, significa vivere in solitudine&#8221;. Come sei riuscito a conciliare (se lo hai fatto) questa necessità di solitudine, che è inseparabile dal lavoro dello scrittore, e il naturale desiderio di avere una vita piena, con i tuoi amici e la tua famiglia?</strong><br />
Non ho problemi a vivere quella che Hemingway chiama &#8220;una vita di solitudine&#8221;; sin dall&#8217;adolescenza mi è capitato raramente di voler passare molto tempo con più di una sola persona. Quand&#8217;ero più giovane, avevo in genere un migliore amico con cui facevo tutto. Crescendo ho sostituito questo amico con una ragazza. Oggi passo quasi tutto il mio tempo libero da solo con mia moglie, che è anche lei un tipo introverso. Entrambi insegnamo all&#8217;università, quindi il nostro lavoro è tutt&#8217;altro che solitario; al contrario, ho contatti personalmente con un centinaio di studenti ogni giorno. È una costante interazione umana, e può essere molto stancante. Quando torno a casa, l&#8217;ultima cosa che voglio è uscire e vedere altra gente. Anche mia moglie scrive. Quindi, quando la giornata lavorativa è finita, niente ci rende più felici che tornare a casa alla nostra vita tranquilla, rilassarci scrivendo, leggendo, parlando. Pur vivendo una vita solitaria, non sono mai solo.</p>
<p><em>Mea culpa editoriale: per disguidi tipografici la pagina iniziale, contenente l&#8217;epigrafe, è andata persa. Ci scusiamo con l&#8217;autore e con i lettori, e promettiamo di rimediare alla prima ristampa.</em></p>
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: america, brock adams, carver, cose che puoi fare ocn un barattolo di zuppa campbell, faulkner, hemingway, libri, narrativa, racconti, scuole di scrittura <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3581/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3581&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Corsari</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Nuovi modi per raccontare il Sud
-
[presentazione della nuova collana della Round Robin editrice]
-

UNA COLLANA
Una collana “fuori dai generi”. Un percorso letterario e civile alla ricerca di nuovi modi di raccontare. Uno strumento per costruire – daSud &#8211; un immaginario nuovo sul Mezzogiorno. Si chiama Corsari, è la nuova avventura di Round Robin Editrice, nata in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3493&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">
<h5 style="text-align:center;">Nuovi modi per raccontare il Sud</h5>
<p><span style="color:#ffffff;">-</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>[presentazione della nuova collana della Round Robin editrice]</strong></span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">-</span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/11/pagina01-collana-corsari1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3495" title="pagina01 collana corsari" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/11/pagina01-collana-corsari1-e1258968727849.jpg?w=115&#038;h=300" alt="" width="115" height="300" /><span id="more-3493"></span></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>UNA COLLANA</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Una collana “fuori dai generi”. Un percorso letterario e civile alla ricerca di nuovi modi di raccontare. Uno strumento per costruire – daSud &#8211; un immaginario nuovo sul Mezzogiorno. Si chiama <strong>Corsari</strong>, è la nuova avventura di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin Editrice</a>, nata in collaborazione con l’associazione <a href="http://www.dasud.it/" target="_blank"><strong>daSud onlus </strong></a>e diretta da Danilo Chirico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>CORSARI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Corsari</strong> è innanzitutto un’ambizione: essere strumento per la (ri)costruzione di un nuovo modo di immaginare, pensare, praticare il Sud. E’ un progetto culturale fondato sul gusto del blitz creativo, un luogo di scritti irregolari e irrituali, che si lascia attraversare e modificare. È il ritratto incompleto delle storie, le persone, i luoghi e i luoghi comuni del Mezzogiorno. <strong>Corsari</strong> è passione civile e avventura letteraria, rilettura delle tradizioni e superamento delle incrostazioni. <strong>Corsari</strong> è letteratura e testi teatrali, iconografia e blog, racconti e reportage, ritratti e saggi, lettere e invettive, comunicazione non formale e sperimentazione, rotture e interruzioni, stop e ripartenze. <strong>Corsari</strong> è una collana tascabile, è un progetto che serve a comporre, voce dopo voce, un inedito vocabolario di parole e immagini per descrivere un Sud alla ricerca di sé.</p>
<p><strong>LA CASA EDITRICE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank"> Round Robin</a> nasce nell&#8217;autunno del 2004 dall&#8217;idea di giovani studenti universitari con l&#8217;idea di costituire un nuovo soggetto indipendente in grado di entrare nel mondo dell&#8217;informazione, con un giornale on line, rivistonline.com, e dell’editoria con la pubblicazioni di romanzi e saggi di giovani promesse della letteratura italiana e straniera. La Round Robin, con sede a Roma, s’è costituita come società editrice nel maggio del 2005. Da allora, grazie alla produzione di un catalogo con titoli di narrativa, saggistica e graphic novel, si sta affermando come una delle più originali e interessanti realtà editoriali. Con il fumetto <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731100" target="_blank">Don Peppe Diana – Per amore del mio popolo</a></strong> ha vinto il <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/iniziative.aspx?i=20090923175139" target="_blank">Premio Siani 2009</a></strong>.</p>
<p><strong>L’ASSOCIAZIONE PARTNER: daSud onlus</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ricostruire memoria, condivisa dal basso e non riconciliata dall’alto. Mettere in rete le competenze, del Sud e per il Sud. Elaborare idee innovative, di resistenza e di futuro sostenibile per il Mezzogiorno. Ragionare attorno a un’originale identità meridionale, trasparente e scevra dall’idea dell’ineluttabilità. Nasce in Calabria, nel 2005, con queste ambizioni l’associazione antimafie daSud onlus. Nasce dalla volontà di un gruppo di donne e uomini che sono partiti dal Mezzogiorno, ma non intendono lasciarlo nelle mani di &#8216;ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona unita. E che, per questa ragione, mettono in piedi percorsi di comunicazione, arte, cultura, memoria, identità e ricercano, attorno a progetti concreti, alleanze possibili tra cittadini, intellettuali, artisti e buona politica.</p>
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		<title>Pensieri sui libri di Angelo Calvisi (Jacopo Nacci &#8211; NewClearWordz)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calvisi ha scritto una trilogia: Maledizione del sommo poeta, Il geometra sbagliato, Il Principe di Persia. Maledizione del sommo poeta cambia completamente se, dopo averlo letto, si legge Il geometra sbagliato e si ripensa il primo libro alla luce del secondo. Perché Maledizione del sommo poeta è un libro che lì per lì si prende [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3473&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/11/principe-di-persia-blog3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3472" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/11/principe-di-persia-blog3.jpg?w=147&#038;h=211" alt="" width="147" height="211" /></a><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=angelo_calvisi" target="_blank"><strong>Calvisi</strong></a> ha scritto <a href="../2009/05/27/la-trilogia-di-angelo-calvisi/" target="_blank">una trilogia</a>: <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><strong><em>Maledizione del sommo poeta</em></strong></a>, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank"><strong><em>Il geometra sbagliato</em></strong></a>, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731094" target="_blank"><strong><em>Il Principe di Persia</em></strong></a>. <em>Maledizione del sommo poeta</em> cambia completamente se, dopo averlo letto, si legge <em>Il geometra sbagliato</em> e si ripensa il primo libro alla luce del secondo. <span id="more-3473"></span>Perché <em>Maledizione del sommo poeta</em> è un libro che lì per lì si prende a ridere: perché la figura del visionario, del rimastone, del tipo che si fa i viaggi, ottiene, come risposta automatica della cultura diffusa, il riso. Ma poi la lettura del <em>Geometra sbagliato</em> agisce retroattivamente sul lettore: ci si vergogna di aver riso. Perché ci si rende conto che in realtà non c’è alcuna differenza – nell’universo di Calvisi – tra la fenomenologia del rimastone e quella della persona affetta da disagio mentale, cambia solo lo schema culturale di riferimento, nel primo caso la reazione è il riso, nel secondo la tristezza e la compassione. È vero che, man mano che si cresce, i rimastoni fanno sempre meno ridere e mettono sempre più malinconia. Ma c&#8217;è qualcosa che rimane, anche solo a livello di consuetudine sociale, di aspettative altrui alla fine del racconto degli aneddoti del paesello, che si fatica sempre a eliminare del tutto. Ecco, forse bisogna pensarci. Perché poi tu leggi <em>Maledizione del sommo poeta</em> e pensi che insomma, è un libro, è fatto apposta, è fatto apposta perché tu rida, nessun matto è stato preso in giro per scrivere questo libro, niente di tutto ciò è successo. Allora ridi. E poi, quando leggi il secondo e capisci qual è il tema della trilogia, pensi: cacchio, non c&#8217;era niente ridere. E allora pensi a tutte le altre volte che non c&#8217;è niente da ridere, pensi che non c&#8217;è da ridere nemmeno per scherzo, nemmeno dell&#8217;idea platonica.</p>
<p style="text-align:justify;">Perché poi in Calvisi non c’è alcuna immagina romantica del matto. Il matto non è un genio, il matto non è oracolare, il matto ha anche visioni grette, provinciali, imprecise, deragliate dall’immaginario più banale: Dante al reparto reggae del negozio di dischi che “ha i rasta” (cioè i dreadlock) e si fa una canna.</p>
<p style="text-align:justify;">Da <em>Principe di Persia</em>:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>E così siamo montati a cavallo, anzi sono montati Geeva e gli uomini in nero. Sulla groppa di questi fantastici animali, che la mia vista non può contenere con un’unica occhiata, galoppiamo verso la destinazione definitiva. Sono ripiegato su me stesso dentro lo zaino che Geeva porta sulla schiena. La corsa dei cavalli si distende tra i sentieri di una foresta dove la terra è fatta di terra, e l’acqua del fiume non è altro che acqua, e tutto è quello che è, solamente quello che è.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Gli animali fantastici che la vista non può contenere con un’unica occhiata mi hanno ricordato la <em>Poetica</em> di Aristotele, è la stessa immagine che Aristotele usa quando dice che la narrazione deve poter essere abbracciata da un solo sguardo della memoria, che il racconto deve essere fatto in modo che il lettore se lo ricordi tutto, mentre legge. Allora ho pensato che, sempre nella <em>Poetica</em>, Aristotele dice che la causalità del racconto deve essere più forte di quella della realtà, in cui tra molti eventi non c’è concatenazione. Nella trama no, nella trama gli eventi devono essere collegati da una causalità forte. Invece il <em>Principe di Persia</em> dice che “la terra è fatta di terra, e l’acqua del fiume non è altro che acqua, e tutto è quello che è, solamente quello che è”. Calvisi registra la realtà, le sue narrazioni sono piene di azioni che non si possono ricordare con un solo sguardo della memoria perché la causalità è debole, perché Calvisi riporta la realtà (anche se è una realtà che ha inventato lui) esattamente come è, con la sua frammentarietà, la sua causalità debole, la contingenza degli eventi. Non è detto che questo sia un bene per il lettore, cognitivamente è abbastanza pesante e dispersivo, ma sembra un’operazione concettuale e mi sembra interessante.<br />
Se nella causalità forte della narrazione noi, per un patto tra autore e lettore, vediamo l’imitazione della realtà, quando in realtà la realtà è fatta di contingenze decisamente più slegate, e se nella follia, rispetto alla realtà, noi vediamo una minor capacità di comprendere i legami tra le cose che popolano la realtà, allora un modo per rappresentare la follia nella narrazione è quello di registrare la realtà: l’effetto, stante il patto tra autore e lettore, è quello di assistere alla visione del mondo di un folle, con un focus d’attenzione che si sposta continuamente su cose che non hanno una stretta correlazione con la coerenza del racconto, ma come se ce l’avessero (perché è un racconto e ce lo aspettiamo).</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Principe di Persia</em>, poi, almeno nella prima parte, è narrato come un romanzo d’avventura, solo che il protagonista è matto. Anche la parte persiana, quella presa di peso dal videogioco, è narrata come un romanzo d’avventura, ma accade come un videogioco: nel videogioco la grafica è funzione dell’ambientazione, ma l’azione non è correlata in modo forte alla trama, si può pensare anzi che la trama di un videogioco è concepita come pretesto per stressare l’abilità manuale del videogiocatore; anche le sottotrame, i piccoli schemi, le microsequenze, sono relativamente libere dalla trama generale: quindi se l’ambientazione dà atmosfera, spesso, di contro, le azioni non danno vita a una struttura narrativa coerente o anche solo interessante, evolvente: la prima parte <em>Principe di Persia</em> narra con il piglio di un romanzo d’avventura accadimenti che hanno una non-trama da videogioco, e vi regna tutta la plurivocità e multidirezionalità – che si risolve nell’immobilità – del disagio mentale, una frenesia circolare, senza futuro.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel <em>Principe di Persia</em>, rispetto agli altri due romanzi, della trilogia, il protagonista è più attivo, si lascia meno vivere, interagisce con il contesto in maniera più decisa, dà addirittura vita a una rivolta. Filippo La Porta, in riferimento al <em>Geometra sbagliato</em>, scrive che la malattia nega l’altro e la sua diversità, più precisamente <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/rassegna.aspx?bk=9788895731001/20080725092719/La+strana+allegrezza+di+Tito%2c+di+Filippo+La+Porta+-+/" target="_blank">scrive</a> di <em>immaginazione masturbatoria, autoreferenziale, che nega l’altro e la sua diversità</em>. Noi, in ambito morale, biasimiamo chi sente poco o male, trattiamo l’iposensibilità come fosse un atto volontario, imputiamo una colpa, non ci viene mai in mente che essere iposensibile possa essere un handicap. Mi pare che invece <em>Il geometra sbagliato</em> riesca a fare questo: a portare empatia e compassione verso uno che, per dire, non riconosce la moglie e l’assimila ad altre donne. Di questo personaggio, e di quello di <em>Maledizione del sommo poeta</em>, nei due romanzi c’è tutta la passività. Invece, nel <em>Principe di Persia</em>, il protagonista è attivo, ma è talmente attivo da trovare una sua via d’uscita. Quindi nei romanzi di Calvisi c’è o la compassione per una situazione involontaria (<em>Sommo poeta</em>, <em>Geometra</em>), o l’apprezzamento per una capacità di autoredenzione spinta dalla volontà (<em>Principe di Persia</em>). Calvisi sembra dire che dove c’è una deficienza del sentire non c’è volontà (<em>Sommo poeta</em>, <em>Geometra</em>), e dove c’è volontà vedrai che c’è una via d’uscita, dove c’è volontà c’è redenzione (<em>Principe di Persia</em>), perché il male è un handicap non una colpa.</p>
<p style="text-align:justify;">C’è un’ambiguità nel <em>Principe di Persia</em>, nella figura demiurgica di Mechner, il programmatore del videogioco, e nell’incontro tra il protagonista e il demiurgo Mechner. Nell’ultima parte il protagonista sembra essere per la prima volta cosciente di essere in un videogioco. Dopo un crescendo, nel quale il protagonista esce dal videogioco e si ritrova nel reale, il protagonista torna nel videogioco ma rendendosi conto che è un videogioco: ha la lucidità – per la prima volta – di comprendere dove si trova. A quel punto viene bersagliato, minato nella mente, c’è un deragliamento linguistico e uno si chiede “ma non era arrivato alla lucidità”? Poi capisci che c’è un’attività che non dipende da lui, è un’attività di cui la sua mente è vittima, e appare il padre eterno, Mechner, la matrice: è lui che lo sta attaccando. Alla fine Mechner lascia al protagonista la possibilità di scegliere di quale memoria (reale) vuole vivere, da dove ricominciare. Mi pare ambiguo questo demiurgo che ti chiude in un videogame e poi compare come un guardiano di fine ultimo livello e ti lascia la possibilità di vivere nel reale, ma a pensarci bene è il videogioco stesso che è fatto così: se porti a termine la missione hai vinto, sei libero. La volontà del protagonista, che si muove autonomamente e in rivolta, è premiata con la grazia del demiurgo Mechner.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Jacopo Nacci, <a href="http://newclearwordz.splinder.com/post/21663611/Pensieri+sui+libri+di+Angelo+C" target="_blank">NewClearWordz</a></p>
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		<title>quello che manca &#8211; [se manca]</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[(p)Recensioni & vanità]]></category>
		<category><![CDATA[34 anni]]></category>
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		<description><![CDATA[Indice dei libri importanti usciti negli ultimi 34 anni
(da stilare con i lettori, in Rete)
2 nov 1975 &#8211; 2 nov 2009

importante agg. Che è opportuno o necessario tenere in considerazione, spec. per quanto ne può derivare.
importanza s.f. Possibilità o capacità di influire sull&#8217;equilibrio o sullo svolgimento delle persone o degli ambienti.
[Devoto-Oli, 1967].
.


34 anni dalla morte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3358&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><span style="color:#800000;"><strong>Indice dei libri <em>importanti</em> usciti negli ultimi 34 anni<br />
(da stilare con i lettori, in Rete)</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>2 nov 1975 &#8211; 2 nov 2009</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>importante</em></strong> agg. Che è opportuno o necessario tenere in considerazione, spec. per quanto ne può derivare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>importanza</em></strong> s.f. Possibilità o capacità di influire sull&#8217;equilibrio o sullo svolgimento delle persone o degli ambienti.</p>
<p style="text-align:right;">[Devoto-Oli, 1967]<span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ffffff;">.<br />
</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">34 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini. <span id="more-3358"></span>Quali e quanti sono i libri prodotti dal nostro Paese, in questi 34 anni, che si possono definire importanti? Quali i libri dei quali non avremmo potuto fare a meno? Quali quelli che hanno influito sull&#8217;equilibrio del nostro mondo?</p>
<p style="text-align:justify;">Quali &#8211; seguendo l&#8217;etimo (<em>in-</em> e <em>portare</em> = stabilire quali cose non esistono nel proprio Paese, e introdurle, portarle dentro) -   quelli che dovremmo portarci a casa, se dovessimo portare a casa solo ciò che a casa non c&#8217;è, manca?</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><em>[ciascuno è libero di indicare il numero di titoli che vuole, sia di narrativa che di saggistica, non ci sono altri vincoli oltre a quello temporale: devono essere usciti dopo il 2 novembre 1975]</em></p>
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: 34 anni, importante, indice, Italia, letteratura, libri, narrativa, necessario, saggistica <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3358/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3358&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Discorso sugli e-book (e sondaggio)</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/10/29/discorso-sugli-e-book-e-sondaggio/</link>
		<comments>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/10/29/discorso-sugli-e-book-e-sondaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Si fa sempre più pressante, dal punto di vista di una piccola casa editrice come la nostra, un discorso integrato &#8211; organico &#8211; sull&#8217;eventuale necessità di proporre i nostri testi anche in forma digitale. Di consentire cioè ai nostri lettori &#8211; anche a voi che state leggendo questo post &#8211; di poter scaricare i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3292&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="size-full wp-image-3294 alignright" title="images" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/10/images.jpeg?w=120&#038;h=119" alt="images" width="120" height="119" /><img class="size-full wp-image-3293   alignleft" title="images-1" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/10/images-1.jpeg?w=122&#038;h=129" alt="images-1" width="122" height="129" /> Si fa sempre più pressante, dal punto di vista di una piccola casa editrice come la nostra, un discorso integrato &#8211; organico &#8211; sull&#8217;eventuale necessità di proporre i nostri testi anche in forma digitale. <span id="more-3292"></span>Di consentire cioè ai nostri lettori &#8211; anche a voi che state leggendo questo post &#8211; di poter scaricare i nostri libri direttamente dal sito, pagandoli molto meno che in libreria (i prezzi ragionevolmente oscillerebbero tra i 4 e i 5 €), e di poterli quindi leggere per mezzo dei cosiddetti e-book (cerco di essere comprensibile anche a tutti quanti non conoscano perfettamente i termini della questione: si tratta di quei dispositivi portatili sui quali è possibile scaricare e leggere migliaia di libri contemporaneamente, dispositivi che riproducono la pagina su uno schermo non retro-illuminato &#8211; diverso da quello del computer per intenderci &#8211; pensato per simulare l&#8217;effetto carta e per non stancare lo sguardo durante la lettura).</p>
<p style="text-align:justify;">Il fenomeno degli <em>e-book-reader</em> è già molto diffuso negli Stati Uniti, dove anche grandi giornali come il New York Times dispongono e incoraggiano i lettori a servirsi della versione digitale del quotidiano. Al di là degli innegabili vantaggi che la penetrazione degli e-book garantirebbe a livello di eco-sostenibilità (si pensi al risparmio di carta cui si andrebbe incontro anche solo se il fenomeno fosse &#8216;limitato&#8217; all&#8217;ambito giornalistico), quello che mi preme proporre in questo post è un dibattito interno ed esterno ai membri della stessa <a href="http://www.roundrobineditrice.it/" target="_blank">Round Robin</a> sull&#8217;eventuale impiego dell&#8217;evoluzione digitale da parte nostra (scrivo a titolo personale, la casa editrice a riguardo non ha preso al momento alcuna risoluzione).</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3295" title="kindle" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/10/kindle.jpg?w=250&#038;h=267" alt="kindle" width="250" height="267" />Più diffusamente l&#8217;argomento e-book-reader è trattato in un articolo di Antonio Tombolini recentemente rilanciato da <a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/10/21/editoria-digitale-ebook-e-mercato-italiano/" target="_blank">Nazione Indiana</a>, copio qui sotto due delle idee che suggerisce Tombolini:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3 &#8211; un’idea per gli editori, <em>anzi due</em>:</strong> la prima, rilasciate subito tutto il vostro catalogo in formato ePub, cribbio, cosa state ancora aspettando? E se avete il fegato per farlo, <em>senza</em> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management" target="_blank">DRM</a>, ché tanto sappiamo già tutti che tra due anni, forse meno, saremo lì a toglierli (noi di Simplicissimus vi suggeriamo <a href="http://blog.simplicissimus.it/2009/10/ebook-ok-ma-come-venderli-sbf-stealth/" target="_blank">SBF STEALTH</a>, con i <a href="http://blog.feedbooks.com/?p=82" target="_blank">Social DRM</a>, col nostro tool di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_watermarking" target="_blank">watermarking</a>, che consente una personalizzazione dell’ebook aggiungendo sul frontespizio del libro un vero e proprio ex-libris digitale, col nome e cognome dell’acquirente); se però non ne avete il fegato, metteteci pure i DRM (tanto tra due anni, forse meno, li toglierete), e <em>rilasciate</em> <em>subito ’sto benedetto catalogo!</em> <strong>Seconda idea</strong>, smettetela di dire agli autori che il vostro ruolo non morirà mai perché siete voi a dare autorevolezza ai loro libri appiccicandoci il vostro <em>brand</em>. Già oggi nessun lettore cerca un libro in base al marchio dell’editore (ma semmai autore, titolo, argomento, prezzo… tutto tranne che l’editore!). Concentratevi invece in quello che era il vero mestiere dell’editore, e di cui ci sarà sempre più bisogno nell’epoca dell’abbondanza digitale: l<em>a ricerca e scoperta di talenti nuovi</em>, <em>e la loro cura</em>, offrendo piattaforme di scrittura innovative, in grado di dare all’autore la padronanza di tutte le possibilità che la rete offre fin dalla ideazione del suo libro, offrendo piattaforme ricche di interazione e condivisione diretta coi lettori, … imparando insomma un nuovo-vecchio mestiere: quello di <em>padroneggiare la tecnologia</em> per cavarne tutti i tool, gli attrezzi del mestiere, più adatti a coltivare i talenti di un autore e il suo rapporto coi lettori.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>8 &#8211; un’idea per i lettori:</strong> smettetela di fare i bambini capricciosi, <em>ah ma vuoi mettere la carta e l’inchiostro e il profumo</em>… <strong>tutte balle</strong>, il 95% della carta stampata che maneggiate fa schifo, è stampata male, puzza, vi sporca le dita, i caratteri sono troppo piccoli e da una pagina vedete in trasparenza quella successiva. E pesa. E… insomma, piantatela: date soddisfazione al vostro feticismo spendendo dei bei soldoni in qualche <em>realmente bella </em>edizione cartacea, e correte a comprarvi un ebook reader, e cominciate a rompere le scatole a librai ed editori perché si decidano a pubblicare tutti i loro libri anche in formato ebook. Cosa ne otterrete facendo così? Che <strong>leggerete di più</strong>, come, guarda un po’, da quando c’è il lettore mp3, ascoltate più musica.</p>
<p style="text-align:center;">****</p>
<p style="text-align:justify;">Al di là delle considerazioni personali di Tombolini (io per esempio mi fido, eccome!, del marchio di alcuni editori) le sue valutazioni meritano un approfondito dibattito. Dovremmo rendere disponibile il nostro catalogo in forma digitale? Se sì dovremmo proteggere i singoli file tramite dei dispositivi (i DRM) che ne rendano difficoltosa (non certo impossibile) la riproducibilità? Oppure dovremmo rilasciarli, come suggerisce l&#8217;autore dell&#8217;articolo, senza alcuna protezione, tanto se qualcuno volesse clonarli e renderli disponibili, che ne so, su eMule potrebbe comunque farlo &#8211; senza contare che una trasmissione pirata dei nostri testi oltretutto ci garantirebbe una discreta forma di pubblicità a costo zero (sinceramente io mi sentirei lusingato se trovassi un nostro titolo &#8216;piratato&#8217; in rete). La questione è articolata e complessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto mi riguarda io non solo pubblicherei il nostro catalogo in forma digitale, ma cercherei di farne delle belle edizioni (magari personalizzate) e non mi preoccuperei di bloccare i file tramite i dispositivi DRM. Perché? Perché, come dicevo sopra, se qualcuno li piratasse più che altro ci farebbe pubblicità, in secondo luogo perché bloccarli tramite i dispositivi DRM al momento ridurrebbe il pubblico dei potenziali lettori di testi digitali al numero (in Italia davvero esiguo) dei possessori degli e-book reader (capaci di decrittare i DRM), mentre rilasciando i testi in una qualche forma di PDF saremmo da subito in grado di proporci al pubblico di tutti coloro i quali sono in possesso di un pc, di tutti coloro i quali siano insomma già in grado di leggere questo articolo. Non male eh? Concludo con un&#8217;ultima considerazione: io non credo che la diffusione degli e-book sia un grosso rischio per l&#8217;editoria come la conosciamo noi, credo che ancora per lungo tempo i due mercati (cartaceo e digitale) continueranno a convivere e saranno di fatto due scenari per lo più paralleli e non in vera concorrenza, anzi, se ne saremo capaci, in grado di sostenersi l&#8217;un l&#8217;altro, di fare sistema. Per essere chiaro: se io da un libro fossi solo incuriosito sarei probabilmente disposto a spendere 4 o 5 € per acquistarlo in versione digitale, mentre invece forse nel dubbio eviterei di acquistarlo a prezzo pieno in formato cartaceo&#8230;</p>
<p style="text-align:right;">FdV</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Propongo di seguito un sondaggio, puramente indicativo.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a name="pd_a_2183698"></a><div class="PDS_Poll" id="PDI_container2183698" style="display:inline-block;"></div><script type="text/javascript" language="javascript" charset="utf-8" src="http://static.polldaddy.com/p/2183698.js"></script>
		<noscript>
		<a href="http://answers.polldaddy.com/poll/2183698/">View This Poll</a><br/><span style="font-size:10px;"><a href="http://www.polldaddy.com">online surveys</a></span>
		</noscript></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: catalogo digitale, e-book reader, editoria, editoria digitale, kindle, libri, nuovi mercati, round robin <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3292/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3292&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Maledizione del Sommo Poeta di Angelo Calvisi &#8211; Lungotevere.net</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[(p)Recensioni & vanità]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Calvisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Il geometra sbagliato]]></category>
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		<category><![CDATA[trilogia sulla follia]]></category>

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		<description><![CDATA[ Roma, 21 ott 2009 - Angelo Calvisi è il protagonista e anche l&#8217;autore di una storia a tratti surreale ma anche molto vera, che rispecchia il malessere dell&#8217;uomo contemporaneo, la sua difficoltà ad affermarsi, ad essere qualcuno, a lasciare un segno nella vita. La storia di cui stiamo parlando è quella raccontata in Maledizione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3199&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3200" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/10/maledizione-del-sommo-poeta.jpg?w=170&#038;h=243" alt="chiuso per turno" width="170" height="243" /> <strong>Roma, 21 ott 2009 </strong>- Angelo Calvisi è il protagonista e anche l&#8217;autore di una storia a tratti surreale ma anche molto vera, che rispecchia il malessere dell&#8217;uomo contemporaneo, la sua difficoltà ad affermarsi, ad essere qualcuno, a lasciare un segno nella vita. <span id="more-3199"></span>La storia di cui stiamo parlando è quella raccontata in <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><strong>Maledizione del Sommo Poeta</strong></a>, edito da Round Robin (<a href="http://www.roundrobineditrice.it/">www.roundrobineditrice.it</a>). Il libro è il secondo volume di una trilogia che parte con <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank"><strong>Il Geometra Sbagliato</strong></a> e si concluderà con <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731094" target="_blank"><strong>Il Principe di Persia</strong></a> (che verrà, tra l&#8217;altro, presentato venerdì 23 ottobre alle 21.30 all&#8217;Altroquando, in via del governo vecchio, 80).</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Maledizione del sommo poeta&#8221; è la storia di un 35enne ossessivo e mentalmente instabile, perseguitato dal desiderio di lasciare un segno nella letteratura, proprio come il Sommo Poeta Dante Alighieri, la cui ingombrante presenza pesantemente si impone nella vita del protagonista dalla più tenera età. Da allora in poi la vita di Angelo Calvisi diventa compromessa per sempre, oppressa dal senso di sconfitta generato da quella volontà continuamente delusa. E la maledizione di Angelo Calvisi è quella di crescere rimanendo però sempre un po&#8217; bambino e un po&#8217; inetto, di non riconoscere i propri limiti, di volersi elevare al di sopra delle masse, non rassegnandosi all&#8217;anonimato, senza arrendersi all&#8217;idea di non essere in grado di farlo. Tra l&#8217;altro il protagonista deve fare i conti con tutta una serie di personaggi che affollano la sua mente dialogando tra loro e intralciando le sue azioni quotidiane. Su tutti campeggia il Sommo Poeta, che ritroviamo appollaiato sul camino a ricordare costantemente al protagonista la sua inadeguatezza, a fumare marijuana o a giocare a ruba bandiera con la propria cuffietta. Divertentissimo l&#8217;abbassamento grottesco di questo personaggio, eterno compagno di viaggio del protagonista e l&#8217;ironia con cui è giocata tutta la narrazione che si snoda entro un arco temporale di tre giorni, essenzialmente al di dentro della mente del protagonista, che tenta di far fronte agli eventi, spesso non riuscendo a gestirli, trascinandosi nella vita, lasciandosi vivere passivamente preparandosi al meglio ad attendere la morte. Il tutto in uno stile veramente spassoso, che da subito coinvolge il lettore fino a farlo scoppiare dalle risate di fronte alla pagina.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">L&#8217;andamento sintattico sgrammaticato ricalca esattamente i ritmi e le strutture del parlato e dà vita ad una serie di vicende esilaranti che riflettono perfettamente il mondo caotico e pieno di fantasia del personaggio protagonista.</p>
<p style="text-align:justify;">I flussi di coscienza, le ossessioni, i dialoghi con gli strampalati personaggi, le vicende che non si comprendono quanto siano vere o finte creano un impasto veramente variegato di immagini e colori che ci fanno calare in un turbine mentale del tutto diverso dal solito modo di guardare il mondo. Il romanzo nella sua brevità e scorrevolezza è del tutto godibile. Divertente ma anche in grado di far riflettere. Al di là del gioco, che riesce a far si che il lettore si diverta moltissimo, rimane infatti la percezione di una dimensione più problematica, di un&#8217;angoscia esistenziale, di una difficoltà ad entrare in contatto con il mondo. Una condizione dolorosa che si fa sempre più strada nel racconto, che si percepisce sempre di più dietro l&#8217;umorismo. Un testo spassosissimo eppure amaro che concretizza e riflette le sfaccettature della follia.</p>
<p style="text-align:right;">Benedetta Casaretti,<a href="http://www.lungotevere.org/news.asp?id=5385&amp;s=3&amp;a=20" target="_blank"> lungotevere.net</a></p>
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: Angelo Calvisi, dante, genova, Il geometra sbagliato, il principe di persia, letteratura, libri, maledizione del sommo poeta, narrativa, round robin, trilogia sulla follia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/3199/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=3199&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>j&#8217;ai rencontré l&#8217;homme* de ma vie</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/07/24/tutti-i-nostri-contatti/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 10:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[(p)Recensioni & vanità]]></category>
		<category><![CDATA[contatti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[
Riassumiamo prima dell&#8217;estate tutti i modi che avete di cercarci, per i più svariati motivi, e come quindi agevolmente seguirci.
Su internet siamo presenti con il nostro sito e questo blog, oppure è possibile sapere qualcosa di noi attraverso il nostro account su Twitter e/o quello su facebook (dove c&#8217;è anche un gruppo a noi dedicato, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2453&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">Riassumiamo prima dell&#8217;estate tutti i modi che avete di cercarci, per i più svariati motivi, e come quindi agevolmente seguirci.</span></p>
<p style="text-align:justify;">Su internet siamo presenti con il nostro <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank"><strong>sito</strong></a> e questo <a href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/" target="_blank"><strong>blog</strong></a>, oppure è possibile sapere qualcosa di noi attraverso il nostro account su <a href="http://twitter.com/RoundRobined" target="_blank"><strong>Twitter</strong></a> e/o quello su <a href="http://www.facebook.com/reqs.php#/roundrobin?ref=name" target="_blank"><strong>facebook</strong></a> (dove c&#8217;è anche un <a href="http://www.facebook.com/reqs.php#/group.php?gid=17515156486" target="_blank">gruppo</a> a noi dedicato, wohhh). Inoltre potete iscrivervi alla nostra <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/newsletter.aspx" target="_blank"><strong>newsletter</strong></a>, grazie  alla quale vi arriveranno tutte le nostre aziendalmente deliranti promozioni, o potete  comodissimamente <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/carrello.aspx" target="_blank"><strong>ordinare on-line</strong></a> i nostri libri, che altrimenti potete trovare in tutte le librerie d&#8217;Italia &#8211; e non è detto che già ci siano (le migliori, proverbialmente, ce li hanno) &#8211; ma potete comunque ordinare qualunque nostro libro da tutto il territorio del reame, che è ben servito dai seguenti distributori (a cui qualunque libraio può ordinare i libri, anche, volendo, in conto vendita):</p>
<p><span id="more-2453"></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>NAZIONALE</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="www.ediq.it" target="_blank">ediQ Distribuzione</a><br />
Casella postale 56, 21040 Gerenzano, Varese<br />
Tel. 02 9689323<br />
Fax 02 9689323</p>
<p style="text-align:center;"><strong>SICILIA, CALABRIA, BASILICATA</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="www.jancome.it" target="_blank">Janco Diffusione Editoriale</a><br />
Via Saponara Res. 13, 98010 Messina<br />
Tel. 090 359444<br />
Fax 090 359443</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:justify;">Qualora invece voleste<strong> inviarci un manoscritto</strong> fatelo seguendo le <strong>istruzioni</strong> che si trovano sul nostro sito, infatti:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>La <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/contatti.aspx" target="_blank">Round Robin editrice è lieta di ricevere il tuo manoscritto</a>. Prima però visiona il nostro catalogo: raccolte di poesie, romanzi storici, libri per l&#8217;infanzia e di fantascienza non saranno presi in considerazione. Allega al manoscritto una breve presentazione dell&#8217;autore con tutti i recapiti personali e una presentazione dell&#8217;opera. Invia il materiale esclusivamente per posta nel doppio formato cartaceo e digitale a:</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>Round Robin Editrice</strong><br />
Via Malaga 14, int. 24<br />
00144 Roma</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><em>alè</em></span></p>
<p style="text-align:center;"><em><span style="color:#000000;">per chiudere questo post tecnico vi regaliamo </span></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><span style="color:#000000;">un video di un film che incredibilmente</span></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><span style="color:#000000;">incredibilmente esiste</span></em></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/07/24/tutti-i-nostri-contatti/"><img src="http://img.youtube.com/vi/fKccsrwUE2s/2.jpg" alt="" /></a></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><em>davvero, eh!</em></span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:right;"><em><span style="color:#000000;"><strong>* éditeur</strong><br />
</span></em></p>
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: contatti, libri, manoscritti, round robin editrice <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2453/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2453&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perché comprare i libri on-line</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/07/07/perche-comprare-i-libri-on-line/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 20:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[(p)Recensioni & vanità]]></category>
		<category><![CDATA[acquisto on-line]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[round robin]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo per segnalare quella che secondo me è la modalità migliore e più comoda di ricerca e reperimento dei libri: l&#8217;acquisto on-line.
Chiunque pubblichi ha la giusta ambizione e la necessità di vedere i propri libri esposti nelle librerie della propria città, necessità quasi fisica, di presenza dell&#8217;anima nel mondo.
Ma se si esce con un piccolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2315&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Scrivo per segnalare quella che secondo me è la modalità migliore e più comoda di ricerca e reperimento dei libri: l&#8217;acquisto on-line.</p>
<p style="text-align:justify;">Chiunque pubblichi ha la giusta ambizione e la necessità di vedere i propri libri esposti nelle librerie della propria città, necessità quasi fisica, di presenza dell&#8217;anima nel mondo.<br />
Ma se si esce con un piccolo editore si sa &#8211; io lo so per esperienza &#8211; che la presenza in libreria è saltuaria, discontinua, inaffidabile e ostacolata dalle scelte degli stessi librai (ancora di più in verità la presenza dei libri è messa a repentaglio dall&#8217;atteggiamento dei distributori che cercano letteralmente di tagliare i piccoli editori, per loro inutile peso: con lo stesso ingombro di pratiche burocratiche ottengono infatti un giro d&#8217;affari molto inferiore con un libro di un editore piccolo rispetto a quello di uno più grande e pubblicizzato).<br />
I libri vengono quindi dapprima esposti per un breve periodo se si è fortunati a banco, poi, poco dopo (una settimana, se va bene), passano a scaffale, e poi vengono spinti fisicamente indietro dai nuovi arrivati, prima di finire in magazzino o peggio resi. <span id="more-2315"></span>Perché un libro si noti però ci vorrebbe del tempo, e le dinamiche commerciali delle grandi librerie questo tempo non lo concedono ai libri dei piccoli editori, non adeguatamente promossi e quindi ai loro occhi &#8216;inutili&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è una soluzione a questa emorragia dell&#8217;anima, a questa dolorosa mancanza di visibilità: è la visibilità on-line. Alcuni piccoli e medi editori riescono a farsi notare di più e meglio on-line che in libreria. Alla visibilità on-line dovrebbe seguire però, coerentemente con il metodo di accesso multimediale all&#8217;informazione, un tipo di acquisto che in Italia è purtroppo poco diffuso: l&#8217;acquisto on-line. Oltre ad essere il metodo più comodo &#8211; i libri se ordinati sul sito degli editori di solito arrivano in pochi giorni a casa del compratore senza spese di spedizione aggiuntive &#8211; è anche quello che ti permette di accedere facilmente a una galassia di letterature e di autori altrimenti di difficilissima reperibilità. Galassia che in alcuni casi merita assolutamente di essere esplorata.</p>
<p style="text-align:justify;">C&#8217;è una casa editrice che è nata 15 anni fa, la minimumfax, ormai di indiscusso rilievo nazionale, che è riuscita a vendere moltissimo on-line, più di metà del proprio introito proviene da questo tipo di vendita. Minimumfax, con merito, è  riuscita a educare un mercato.</p>
<p style="text-align:justify;">Il problema è che in Italia c&#8217;è un infondato timore riguardo a questo sistema di acquisto. Negli Stati Uniti infatti, e anche nei principali paesi europei, l&#8217;acquisto on-line è la norma, ovunque molto più diffuso che da noi. Coerentemente del resto. Gli utenti trovano notizia di un testo su internet e lì lo comprano.</p>
<p style="text-align:justify;">La presenza in libreria è importante, ma anche, e più di quanto si possa immaginare, a livello psicologico, e di vetrina, sia per l&#8217;autore che per la casa editrice. Il mercato invece andrebbe spostato, per non cadere nella rete dei distributori, anche on-line. Per far sì che il lavoro onesto di migliaia di persone che si prodigano nel campo della piccola editoria con passione e dedizione non vada perduto, sarebbe giusto cominciare a comprare più libri on-line. È un modo di rivitalizzare la cultura fuori dai grandi circuiti promozionali, la cultura non main-stream, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/catalogo.aspx" target="_blank"><strong>spesso la migliore</strong></a>.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Davide Tricefio</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;">
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: acquisto on-line, libri, round robin <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2315/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2315&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>avviso ai naviganti</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/06/19/messaggio-ai-naviganti/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 09:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre a gran parte di voi, gentilissimi lettori di questo blog e, si spera, di qualche libro, consigliamo sempre l&#8217;acquisto on-line, con i nostri romanzetti o saggetti o fumetti che freschi freschi e senza alcuna spesa spedizioniera vi portiamo direttamente a casa; ad alcuni altri, che immaginiamo pochi ma speriamo non pochissimi (parliamo dei librai), [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2185&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Mentre a gran parte di voi, gentilissimi lettori di questo blog e, si spera, di qualche libro, consigliamo sempre l&#8217;<strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/carrello.aspx" target="_blank">acquisto on-line</a></strong>, con i nostri romanzetti o saggetti o fumetti che freschi freschi e senza alcuna spesa spedizioniera vi portiamo direttamente a casa; ad alcuni altri, che immaginiamo pochi ma speriamo non pochissimi (parliamo dei librai), interesserà sapere che ospitare dal vivo nei begli scaffali delle vostre librerie i nostri <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/catalogo.aspx" target="_blank">splendenti volumetti</a></strong> è ora possibile e agevole da ogni zona d&#8217;Italia, avendo noi finalmente una <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/dove.aspx" target="_blank">distribuzione</a></strong> capace di coprire l&#8217;intero e più che largo lungo territorio nazionale:</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><strong>NAZIONALE</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="www.ediq.it" target="_blank">ediQ Distribuzione</a><br />
Casella postale 56, 21040 Gerenzano, Varese<br />
Tel. 02 9689323<br />
Fax 02 9689323</p>
<p style="text-align:center;"><strong> ROMA, TERNI, CITTA&#8217; DEL VATICANO</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="www.pde.it" target="_blank">PDE Roma S.r.l.</a><br />
Via del Podere Cesare Battisti 22, 00166 Roma<br />
Tel. 06 6241857<br />
Fax 06 6247397</p>
<p style="text-align:center;"><strong>SICILIA, CALABRIA, BASILICATA</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="www.jancome.it" target="_blank">Janco Diffusione Editoriale</a><br />
Via Saponara Res. 13, 98010 Messina<br />
Tel. 090 359444<br />
Fax 090 359443</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-2185"></span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><em>con fare da pirati&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2188" title="logoRRED" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/06/logorred.gif?w=100&#038;h=100" alt="logoRRED" width="100" height="100" /></p>
Posted in our books Tagged: distribuzione, ediQ, Janco, libri, nazionale, PDE, round robin <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2185/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2185&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>round round get &#8217;round we get &#8217;round, yeah:</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/06/15/round-round-get-round-we-get-round-yeah/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 21:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

16 &#38; 17
round robin strikes again

domani, esattamente (per chi lo legge poi specifichiamo), domani, si diceva quindi e cioè intendo martedì, martedì 16 giugno 2009 alle ore 17:00, in quel del Porto antico (invero nuovo), e proprio lì, dentro quel mazzo di museo, e cioè il mitico, fantomatico Luzzati di Via Porta Siberia, sì, proprio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2128&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><strong><em>16 &amp; 17</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>round robin strikes again</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">domani, esattamente (per chi lo legge poi specifichiamo), domani, si diceva quindi e cioè intendo martedì, martedì 16 giugno 2009 alle ore 17:00, in quel del Porto antico (invero nuovo), e proprio lì, dentro quel mazzo di museo, e cioè il mitico, fantomatico Luzzati di Via Porta Siberia, sì, proprio in Liguria, nella fiera città di Genoa (sic) veniamo a presentar, maledizione!, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><strong>Maledizione del sommo poeta</strong></a> del, per altro già noto come sampdorian, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=angelo_calvisi" target="_blank">Calvisi</a> <strong>&gt;&gt;</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2129" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/06/maledizione-del-sommo-poeta.jpg?w=180&#038;h=258" alt="chiuso per turno" width="180" height="258" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2128"></span>e poi mercoledì, ossia dopodomani (che se i conti non m&#8217;ingannano fanno 17, sempre di giugno, sì), sempre noi, i mitici alfieri roundrobini, i campioni del girone all&#8217;italiana, i principi del turno di regata, ci paleseremo nel centro emiliano di Bologna, alle 21:00, nella <a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/eventi/Bologna/2009/Giugno2009/GiugnoEventi18.html" target="_blank">Feltrinelli di Via dei Mille</a>, quella di Via dei Mille sì, al 12/a, non l&#8217;altra, che manco sappiamo dove sta quell&#8217;altra, sempre se esiste, ma non divaghiamo&#8230; Veniamo a Bulogn che assai ci preme, francamente, rivelare alla porticata capitale del tortello<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank"><strong> Chiuso per turno</strong></a>, romanzo, in parte, mangereccio di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=massimo_zanettini" target="_blank">Zanettini</a>, compratelo, come un raviolo, vi piacerà <strong>&gt;&gt;</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2130" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/06/chiuso-per-turno-blog1.jpg?w=180&#038;h=258" alt="chiuso per turno" width="180" height="258" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><strong>****</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>a voi convien tenere altro viaggio&#8230;</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank"><strong>round round</strong></a> get &#8216;<strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank">round</a></strong> we get &#8216;<strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank">round</a></strong>, yeah!</em></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">ps. qualcuno ha idea del perché la nazionale italiana*, nel mondo proverbialmente conosciuta come &#8220;azzurri&#8221;, abbia preso a schierarsi con una maglia celeste da vergognarsi quanto è brutta, cristo?</p>
<p style="text-align:justify;">* Campione del mondo in carica. Che è un&#8217;aggravante in questo caso, sia chiaro.</p>
Posted in our books Tagged: 16 giugno, 17 giugno, Angelo Calvisi, bologna, chiuso per turno, genova, libri, maledizione del sommo poeta, massimo zanettini, museo luzzati, narrativa, presentazione, round robin <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2128/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2128&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Chiuso per turno di Massimo Zanettini &#8211; rivist@</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 13:05:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Chiuso per turno, romanzo d&#8217;esordio di Massimo Zanettini, ruota attorno alla figura di Michelangelo Bricoli, cuoco di un lussuoso e rinomanto ristorante nel centro dell&#8217;opulenta città di Parma. Michelangelo è un uomo come ce ne sono tanti, pavido, indolente, abitudinario. Il protagonista, che nella conduzione del &#8220;Mangione&#8221; succede al padre, vive del suo lavoro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2065&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2066" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/06/chiuso-per-turno-blog.jpg?w=169&#038;h=242" alt="chiuso per turno" width="169" height="242" /> <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank"><strong>Chiuso per turno</strong></a>, romanzo d&#8217;esordio di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=massimo_zanettini" target="_blank">Massimo Zanettini</a>, ruota attorno alla figura di Michelangelo Bricoli, cuoco di un lussuoso e rinomanto ristorante nel centro dell&#8217;opulenta città di Parma. Michelangelo è un uomo come ce ne sono tanti, pavido, indolente, abitudinario. Il protagonista, che nella conduzione del &#8220;Mangione&#8221; succede al padre, vive del suo lavoro di chef, del bip-bip di saluto della Mercedes, delle vacanze a Forte che &#8220;ci trovi tutta Parma&#8221;, e ha una passione smodata, indecente, per il cibo, maledizione di famiglia già pagata con la vita da suo padre (&#8220;La ragione per cui mio padre chiamò il ristorante &#8216;Il mangione&#8217; è fin troppo ovvia: mio padre era obeso. Non amava il cibo, lui viveva per il cibo&#8221;). A queste istanze sembra ridursi l&#8217;esistenza di Michelangelo, personaggio emblematico dell&#8217;evo moderno, fino a che la scossa della morte non tenta di strapparlo con violenza al quieto cortocircuito dell&#8217;abitudinarietà. Tre morti cadenzano il ritmo narrativo del romanzo. La prima, quella del padre, apre il libro. Sull&#8217;onda degli accadimenti emotivi Michelangelo, quarantenne, si lascia convincere dalla sua eterna fidanzata a partire finalmente per l&#8217;Africa. Tra la lotta contro la sua stessa natura, e una serie di surreali dialoghi con Sandokan, <span id="more-2065"></span>che, secondo le stesse parole dell&#8217;autore è &#8220;l&#8217;aspirazione di Michelangelo ad essere migliore, libero, temerario, selvaggio, esotico, profondo, generoso, feroce. Sandokan è l&#8217;eroe per antonomasia, il condottiero carismatico per cui la gente si farebbe ammazzare, il giustiziere implacabile, l&#8217;innamorato che abbandona tutto per la donna che ama. […] E Michelangelo nemmeno nei sogni più inconfessati aspira ad essere Sandokan, ma nemmeno Janez de Gomera. […] A lui basterebbe non essere ciò che è, ma non sa come fare, ecco perché interviene il più grande di tutti gli eroi.&#8221; Tra la lotta contro la sua natura e la possibilità di riscatto, si gioca la partita di &#8220;Chiuso per turno&#8221;, dicevamo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il piacevole romanzo è intessuto anche di una fitta rete di nascosti riferimenti cinematografici che lo consolidano arricchendolo: da &#8220;Fantozzi&#8221; alla &#8220;Tragedia di un uomo ridicolo&#8221; di Bertolucci, a &#8220;La grande abbuffata&#8221; o &#8220;Amici Miei&#8221; di Monicelli, ma soprattutto, per ammissione dell&#8217;autore, &#8220;Spaghetti a Mezzanotte&#8221; di Martino. &#8220;Chiuso per turno&#8221; rappresenta una riuscita (amara) declinazione dell&#8217;esistenzialismo classico nella grassa Emilia contemporanea.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Tommasina Rodano, <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5794" target="_blank">rivist@</a></p>
Posted in our books Tagged: africa, bologna, chiuso per turno, forte dei marmi, goutmet, janez de gomera, libri, massimo zanettini, Michelangelo Bricoli, musica classica, narrativa, obesità, parma, ristorante, romanzo, sandokan <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2065/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2065&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cronache da Siviglia, sulle tracce di D.F. Wallace</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:45:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A volte capita d&#8217;incontrare dei libri di difficile definizione, sulla cui natura la domanda proposta dalla lettura continua a rimanere aperta.
L&#8217;ultimo di questi che mi sia finito tra le mani è Cronache da Siviglia, di Federico di Vita, esordiente scrittore romano edito da Round Robin, piccola ma fantasiosa realtà editoriale.
È difficile definire “Cronache da Siviglia”, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2004&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2005" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/05/cronache-da-siviglia.jpg?w=164&#038;h=236" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="164" height="236" />A volte capita d&#8217;incontrare dei libri di difficile definizione, sulla cui natura la domanda proposta dalla lettura continua a rimanere aperta.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ultimo di questi che mi sia finito tra le mani è <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank"><strong>Cronache da Siviglia</strong></a>, di Federico di Vita, esordiente scrittore romano edito da <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a>, piccola ma fantasiosa realtà editoriale.</p>
<p style="text-align:justify;">È difficile definire “Cronache da Siviglia”, più volte durante la lettura ci si domanda che cosa questo volumetto sia. Un libro di viaggio, un epistolario amoroso, uno spaccato d&#8217;autobiografia, un romanzetto generazionale, una guida turistica, un manuale atipico di un&#8217;esperienza Erasmus? In definitiva “Cronache da Siviglia” rappresenta un&#8217;eccentrica shakerata miscela di tutto questo. Dalla sua certamente l&#8217;autore ha la vocazione del viaggiatore settecentesco, una predilezione che il lettore avverte, ama parlare minuziosamente di Siviglia, dei suoi vicoli, dei suoi giardini, e lo fa con passione: le sue descrizioni hanno poco della cartolina turistica e molto “della vista del cuore”. Si sente che Siviglia è una città che ama ed è capace di farla amare anche al lettore. <span id="more-2004"></span>Nel descriverne le bellezze usa una lingua controllata, fluente. Ma d&#8217;altro canto quella del viaggio è solo una delle note, delle sfumature testuali. La struttura del breve romanzo è tenuta insieme da una corrispondenza amorosa corsiva (corsara?) tra un lui e una lei innominati, in cui è difficile stabilire con certezza chi o cosa l&#8217;autore intenda rappresentare: a tal proposito lui stesso dichiara &#8220;all&#8217;inizio pensavo di poter rileggere quegli antichi stralci come la proiezione di un dialogo tra un uomo e la città. Poi era evidente che lo sdoppiamento fornito da questa corrispondenza al mio libretto poteva raddoppiare la storia d&#8217;amore mancata che vi è accennata&#8221;. Ma ancora non mi risolvo a collocare il testo in questa o in quella cella nella grata della classificazione letteraria. Romanzo breve sì, grazie al mistilinguismo (vi sono parti in cui la lingua vira verso un fresco e scanzonato dialetto romanesco, altre in spagnolo, accenni in portoghese), ma anche, a nostro avviso soprattutto, questo testo rappresenta un nuovo modo espressivo di quella che viene chiamata letteratura di viaggio. Ecco, nella mia ideale libreria “Cronache da Siviglia”, pur con tutte le dovute riserve del caso, lo metterei tra i libri di viaggio. E fa parte, se mi si passa il paragone, di quel particolare tipo di scrittura insieme personale e saggistica, cui come riferimento potremmo prendere i saggi di David Foster Wallace. Di Vita (che magari in futuro in alcuni punti dovrebbe forse rifinire parti del testo) potrebbe prendere spunto proprio dal compianto scrittore americano e &#8211; considerando la sua naturale inclinazione (inconsapevole?) verso quel tipo di scrittura, insieme leggera e profonda &#8211; farebbe bene a seguire insieme la sua indole di sognante e divertito viaggiatore dallo sguardo medievale, tenendo al contempo presenti gli esiti del modello proposto. Se dovesse farcela lo dirà il tempo, per ora ci accontentiamo di suggerire la lettura di queste &#8220;Cronache&#8221;, che sono un libro divertente e piacevolmente sperimentale.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Martina Rocchi, <a href="http://www.looponline.info/index.php/libri/106-cronache-da-siviglia" target="_blank">loop</a></p>
Posted in our books Tagged: andalusia, cronache da siviglia, erasmus, federico di vita, ironia, letteratura di viaggio, libri, narrativa, Portogallo, racconto di viaggio, Siviglia, spagna, viaggio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/2004/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2004&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La trilogia di Angelo Calvisi</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 08:12:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova!&#8221;



È da poco uscito per la casa editrice romana Round Robin Maledizione del sommo poeta, secondo capitolo della trilogia sulla follia di Angelo Calvisi, scrittore genovese. Questo &#8220;Sommo Poeta&#8221; segue Il geometra sbagliato e precede Il principe di Persia, la cui uscita è prevista per settembre. L&#8217;autore, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1999&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong>&#8220;Perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova!&#8221;</strong></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:justify;">È da poco uscito per la casa editrice romana <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a> <em><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070/Maledizione+del+Sommo+Poeta/" target="_blank">Maledizione del sommo poeta</a></strong></em>, secondo capitolo della trilogia sulla follia di Angelo Calvisi, scrittore genovese. Questo &#8220;Sommo Poeta&#8221; segue <em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001/Il+geometra+sbagliato/" target="_blank"><strong>Il geometra sbagliato</strong></a></em> e precede <span style="color:#ff0000;"><em><strong>Il principe di Persia</strong></em></span>, la cui uscita è prevista per settembre. L&#8217;autore, come suggerisce Filippo La Porta, &#8220;Con modi naif e lo stile del parlato, tenta di dare una voce alla follia&#8221;, riuscendo al contempo a rappresentare &#8220;l&#8217;esito esistenziale, oltreché letterario, dell&#8217;uomo precario contemporaneo&#8221;. Nella presentazione alla trilogia presente nel catalogo della Round Robin lo stesso Calvisi dice che &#8220;Ci sono tre libri, tre sofferenze diverse ma uguali, c&#8217;è la lingua dell&#8217;inferno e quella del paradiso, e poi il buio del dolore e la luce del riscatto. C&#8217;è Dante Alighieri, il suo fantasma dispettoso, e da qualche parte un Virgilio privo di senno e di memoria che guida un geometra sbagliato nei sentieri che conducono non tanto alla sommità del monticello purgatoriale, ma a un abisso dove la ragione si arrende. C&#8217;è una certa continuità stilistica, e molti temi che ritornano&#8221;. L&#8217;autore, evidentemente consapevole del suo lavoro, si serve di una lingua pulita, di uno stile cadenzato da anacoluti e ricco di formule tipicamente parlate, perché, come dichiara lui stesso &#8220;ho sempre scritto testi che, almeno inizialmente, avevo intenzione di portare in scena, e quindi di rendere <em>orali</em>&#8220;. <span id="more-1999"></span>Calvisi, che simula il &#8220;parlare un po&#8217; dinoccolato dei matti&#8221;, e che ricorda lo stile di Paolo Nori e di Gianni Celati, seppur con evidenti tratti distintivi &#8211; il Nostro infatti è, se mi è concessa quest&#8217;espressione, una versione Pop di Celati, e, aggiungo, più godibile &#8211; Calvisi, dicevo, è stato attratto dal tema della follia da una precisa circostanza biografica, la malattia di un amico d&#8217;infanzia (esperienza che peraltro ha dichiaratamente ispirato la vicenda del primo romanzo), malattia che lo ha portato nel tempo a frequentare concretamente il mondo delle comunità dei presìdi, &#8220;e &#8211; come rivela lui stesso &#8211; di tutte quelle strutture che faticosamente cercano di sostenere le persone in difficoltà. Tra i venti e i trent&#8217;anni ho conosciuto molta gente, e ho maturato l&#8217;idea che per certi versi la visione della realtà di un matto sia molto più lucida di quella dei cosiddetti normali&#8221;. Nei primi due libri della trilogia infatti, tra loro più vicini (&#8220;la trilogia doveva in partenza essere una <em>bilogia</em>&#8220;), entrambi costruiti per mezzo di una sorta di sfogo monologico del protagonista narratore (Tito Pozzi, nel &#8220;Geometra sbagliato&#8221; e, autobiograficamente, Angelo Calvisi, nel &#8220;Sommo poeta&#8221;), vengono rappresentati due percorsi per certi versi opposti di visualizzazione della follia: Tito Pozzi è infatti un matto che cerca disperatamente di costruirsi e immaginarsi un&#8217;esistenza &#8220;normale&#8221;, mentre Angelo Calvisi è una sorta di alienato, sulla falsariga di iconici personaggi fumettistici come il Colombo o il San Francesco di Altan, che, incapace di accettare i propri limiti aspira fortemente a distinguersi dagli altri senza sapersi rassegnare all&#8217;anonimato: &#8220;A partire da quando ho undici anni dico ai miei amici: da grande diventerò famoso e lascerò un segno. I miei amici suggeriscono di non dire cazzate&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">La godibilità dei ritmicamente cadenzati flussi di coscienza calvisiani è arricchita, in questi primi due casi, dalla presenza di singolari quanto strampalati compagni di viaggio, nel Geometra &#8211; seguendo la nota in seconda di copertina &#8211; Tito Pozzi è accompagnato da un &#8220;Virgilio privo di senno e di memoria&#8221; ossessionato da oscuri quanto improbabili complotti, il ragionier Bodoni; mentre nel Sommo Poeta, il fantasma a pungolare l&#8217;invidia copiosamente distillata dai pensieri del protagonista è la stessa immagine di Dante Alighieri, un &#8220;giustiziere maledetto&#8221; e dispettoso che compare appollaiato sul camino, o fumando marijuana con cappello rastafariano, sempre pronto a ricordare al protagonista la propria inadeguatezza. Per quanto riguarda il terzo capitolo della trilogia (che forse sarebbe più corretto definire trittico, non essendoci nei tre libri alcuna continuità dal punto di vista della narrazione nè da quello dei personaggi), &#8220;Il principe di Persia&#8221;, che uscirà in autunno, e il cui progetto è ampiamente anticipato per mezzo di un corposo estratto nel catalogo dell&#8217;audace casa editrice, ci affidiamo ancora una volta alle stesse parole dell&#8217;autore che ammette di muoversi sempre nell&#8217;ambito della descrizione di una patologia, &#8220;ma, in questo caso, il tema della malattia mentale è secondario rispetto ad altri, segnatamente a quello della memoria&#8221;. L&#8217;idea del <em>Principe di Persia</em>, nasce invece con un&#8217;intenzione diversa: &#8220;all&#8217;inizio volevo scrivere un libro di avventure ispirate al protagonista della celebre serie di videogiochi [...], poi il racconto a un certo punto ha deragliato e si è trasformato nella storia di una memoria guasta, di frammenti che faticosamente si ricompongono nella psiche e, forse, di uno spiraglio di salvezza che improvvisamente appare tra i bagliori&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Di Calvisi, tra i più fantasiosi autori che si stiano attualmente muovendo nel panorama narrativo nazionale, si è detto che ricorda i monologhi di Benji, o l&#8217;idiota nell&#8217;<em>Urlo e il furore </em>di Faulkner, così come il protagonista della <em>Macchina mondiale </em>di Volponi, o gli ambienti surreali e verosimili di Gogol, o anche che fa pensare a una sorta di &#8220;Bulgakov bonaccione&#8221;, noi preferiamo concludere rimandando al già citato Altan dei fumetti di San Francesco e di Colombo, e parafrasando una vignetta del navigatore vi consigliamo di stare attenti a Calvisi &#8220;perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova&#8221;!</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Francesco Fanti, <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5776" target="_blank">rivist@</a></p>
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		<title>Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi &#8211; Mille anni che sto qui</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 09:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo lo straordinario successo della parte della tesi di Wu-Ming-F dedicata a Interno con rivoluzione di Maria Laura Bufano, abbiamo chiesto allo stesso autore la possibilità di pubblicare anche la sezione in cui tratta di Mille anni che sto qui, di Mariolina Venezia.
 Dalla tesi Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi con la quale Wu [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1816&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Dopo lo straordinario successo della <strong><a href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/04/25/forme-della-scrittura-autobiografica-tre-esempi-estratto-su-interno-con-rivoluzione/" target="_blank">parte della tesi di Wu-Ming-F</a></strong> dedicata a <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a></strong> di Maria Laura Bufano, abbiamo chiesto allo stesso autore la possibilità di pubblicare anche la sezione in cui tratta di <em>Mille anni che sto qui</em>, di Mariolina Venezia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"> Dalla tesi <em>Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi</em> con la quale Wu Ming-F si è laureato in Scienze del testo, presso la facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università La Sapienza di Roma. Relatore della tesi il professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea Aldo Mastropasqua, correlatore il prof. Rocco Paternostro (Critica letteraria). Si avvertono i lettori che  data l’estesa trattazione tesistica (comprendente anche un corposo riassunto del romanzo), si consiglia la conoscenza del testo. Si sconsiglia altresì la lettura a chi avesse intenzione di leggere il romanzo di Mariolina Venezia e non l’avesse ancora fatto: vengono anticipati completamente trama e motivi.</span></p>
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<p style="text-align:center;"><strong>2.2 Mille anni che sto qui </strong></p>
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<p style="text-align:justify;"><em>Mille anni che sto</em> qui di Mariolina Venezia <strong>[1]</strong> &#8211; <span id="more-1816"></span>certamente il più noto tra i romanzi analizzati in questa tesi &#8211; ricostruisce, attraverso le travagliate vicende della famiglia Falcone, la storia di Grottole, nei pressi di Matera, dall’Unità d’Italia alla caduta del muro di Berlino. Le vicissitudini e la storia della famiglia lucana “cui il destino dona tutto e non risparmia niente” ricostruiscono in forma di quella che comunemente viene chiamata saga familiare le vicende dei Falcone distese su cinque generazioni e quasi centocinquant’anni, riproponendo di fatto e con esuberante prepotenza lo schema (seppure giocato tutto a posteriori, e non quindi attraverso stratificazione narrativa capace di crescere in fieri) di quelli che abbiamo visto essere i libri di famiglia.<br />
Il romanzo, pubblicato nel 2006 da Einaudi, si è aggiudicato l’anno successivo il prestigioso Premio Campiello.</p>
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<p style="text-align:center;"><strong> Riassunto dell’opera</strong></p>
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<p style="text-align:center;">PRIMA PARTE</p>
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<p style="text-align:justify;">CAP 1 – Rocchino, accompagnato dalla sua scrofa, trova una sostanza untuosa che gorgheggia dal terreno, la assaggia: è olio d’oliva! Le donne del paese cominciano a raccoglierlo in tutti i modi, inzuppandovi gli scialli, le lenzuola, per poi spremerli a casa. Don Francesco Falcone si era sposato con donna Nina, che non amava, ma avendola sposata dovette cercare di farla rimanere incinta. Donna Nina morì di parto e pochi giorni dopo la nascita anche il mostro con testa di pesce che aveva partorito subì la stessa fine. Nelle sue terre don Francesco incontrò Concetta, una bracciante, una ragazza che stava fiorendo in quel momento, già vista in paese. La portò a casa sua, ebbero sette figli, di cui sei femmine, e alla fine, penultimo, il maschio. Il giorno della nascita di Oreste le urla di Concetta rompono i vasi di terracotta che contengono l’olio, ma don Francesco per la felicità dovuta alla nascita del figlio maschio fa cominciare una festa che durerà per giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 2 &#8211; I preparativi per il matrimonio tra don Francesco e Concetta vanno avanti per un anno. Grande invidia provata per tutta la vita dalla secondogenita Albina nei confronti della primogenita Costanza, cui il padre permetteva di tutto. Fidanzamento di Albina il cui matrimonio si deve però tenere dopo quello della sorella maggiore, che intanto scappa con un prete di Salerno rubando tutta la rendita annuale della raccolta del grano. Intanto erano già iniziati i preparativi per la costruzione di un vero palazzo, don Francesco Falcone fa chiamare (Concetta era fortemente contraria a quest’ostentazione di benessere) un architetto da Napoli e tutte le sue manovalanze. Per la fuga di Costanza con il prete don Francesco disdice il matrimonio che non si farà più. Inizio delle sventure.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 3 – Il 13 settembre 1862 a Serra Fulminante arrivarono i briganti e ultimano lo scatafascio. Rocchino, uno dei figli di quelli della Rabbia è precettato per partire militare. Diserta l’esercito e in fuga attraverso i boschi incontra i briganti. Ascolta le parole di Carmine Crocco Donatelli &#8211; capo di tutti i briganti di Lucania &#8211; e si unisce a loro. Le disgrazie non vengono mai sole per Don Francesco che, ormai incupito, nasconde una fortuna in gioielli e ducati in barili che poi fa murare nella casa ancora incompiuta, per poi cacciare di corsa gli ultimi operai. Nessuno conosceva il nascondiglio dei barili tranne lui che non si fidava di alcuno. Sboccia tra don Francesco e Concetta l’amore con una forza che prima non aveva mai avuto. Nel 1864 concepiscono Angelica, certamente la più bella tra le loro figlie. Don Francesco non era schierato né con i briganti né con il governo. Quando i briganti per la prima volta andarono a chiedere del cibo alla loro casa a Concetta, per non contrariare nessuno, né i briganti, né le guardie piemontesi, venne l’idea di preparare tutto doppio, per far avvelenare dai gendarmi solo la metà che poi non sarebbe stata consegnata davvero ai briganti. Ma qualcosa andò storto: i briganti si accorsero grazie alla folle corsa del cane Saetta che le salsicce portate loro da Chetanella erano avvelenate e andarono a casa di don Francesco, lo legarono per i piedi al suo cavallo e lo trascinarono per tutto il paese e le campagne tra le urla di chi osservava. Don Francesco non riuscì a dire a Concetta il posto dove stavano nascosti i barili d’oro.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 4 &#8211; Si passa ai rapporti tra Vincenzo, maltrattato dalla moglie Albina e la loro figlia Candida, sempre sul punto di morire ma con nove vite come i gatti. Candida aveva la capacità, che poi trasmise a tutti i discendenti, di cambiare idea. Angelica continuava a non trovare marito, prima a causa delle intransigenze del fratello Oreste, poi delle sue.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 5 &#8211; A metà ottobre a Grottole c’era la fiera, dove per la prima volta Candida conobbe Colino. Colino era il figlio di Minguccio il Merciale, il mercante pugliese di stoffe che quando veniva in paese faceva andare male gli affari del padre, Vincenzo, anche lui gestore di una piccola merceria. Colino era il più bel ragazzo che si fosse visto a Grottole, tutte lo volevano ma nessuna riuscì a farlo suo. Candida era rachitica, lui assomigliava al Cristo della chiesa ma era di carne e ossa. Tra i due fu un colpo di fulmine. Vincenzo rifiutò categoricamente di concedere la mano della figlia al figlio del suo rivale: la segregò in casa. La prima volta che uscì Candida ebbe le mestruazioni e tornando a casa di notte vide lo zio Oreste con gli abiti di Angelica, travestito, intento a fotografarsi. Quella notte ad Albina venne una strana idea. Decise di concedersi dopo anni al marito, ormai malato di cuore, che durante l’atto consumato furiosamente morì con un’espressione beata stampata in volto. Il fidanzamento fu siglato appena finito il lutto stretto.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 6 &#8211; Avvengono contemporaneamente i matrimoni di Candida con Colino, di Angelica con un cieco &#8211; che non poteva distinguerne chiaramente l’età ormai avanzata (e che da parte sua, istruito da Candida, le raccontava di una vita da aviatore e della cecità rimediata in battaglia in Tripolitania, trama da romanzetto rosa che non poteva non stregare Angelica) – e un terzo matrimonio tra Lucrezia (la più pulita delle figlie di quelli della Rabbia che serviva abitualmente da Albina) e Giuseppe Amodio, figlio di Rocco, appena tornato dalla Merica per trovarsi una donna della sua terra, che in realtà la prima volta entrò in quella casa per conoscere Angelica&#8230; I matrimoni si celebrano lo stesso giorno, le spose vengono tutte e tre accompagnate all’altare da Oreste.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 7 &#8211; Il 14 maggio 1915 viene dichiarata l’entrata in guerra dell’Italia, a Grottole sembra una cosa lontanissima, ma le cartoline per l’arruolamento arrivano anche lì. Alcuni volevano fingersi invalidi per non partire, molti con l’illusione della paga da soldato e del congedo avrebbero fatto di tutto per partire. Colino immerso nell’amore per Candida, fece esplodere il nitrato ammonico combinandolo con quello di calcio, finendo per diventare quasi sordo &#8211; Candida non sarebbe sopravvissuta alla sua partenza – ma come da suo progetto, grazie alla sordità, viene congedato. Segue la storia di Oronzio, ubriaco cronico che decide di partire e fare così qualcosa di buono per la moglie e per i figli, morì nella prima battaglia sull’Isonzo. Con la pensione la moglie riuscì a crescere i figli e a benedire finalmente la memoria del padre. Dopo la guerra il paese si riempì di storpi, quasi a tutti riesce a provvedere Colino, che nel frattempo fece del negozio di tessuti una merceria capace di rifornire di qualunque cosa tutto il paese, prestando, senza interesse “da agosto a agosto”. Riuscì a mettere così da parte una piccola fortuna e a ricomprare la casa di don Francesco Falcone per Candida. Durante i lavori di risistemazione saltarono fuori i barili con i ducati ormai senza valore e i gioielli murati tanti anni prima da don Francesco. Concetta cominciò a indossare i suoi gioielli e Gioia, molti anni dopo, ebbe il privilegio di giocare ai pirati con ducati veri, che per ricordo vennero conservati in soffitta. Nel 1919 Giuseppe tornò dall’America dove era andato per liquidare la sua attività di barbiere a Nuova York. Aspettò prima di rientrare l’amnistia, ma già durante il viaggio in mare cominciò a stare male. Arrivato a Grottole vincolò i risparmi in banca a nome di suo figlio Rocco, che avrebbe potuto utilizzarli una volta raggiunta la maggiore età &#8211; aveva appena cinque anni &#8211; poi tornò a casa e in capo a tre giorni morì. Lucrezia giurò guerra al Padreterno.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 8 &#8211; Arrivo di Cicia, l’ostetrica ciociara, accolta nella casa padronale, ormai di Candida, nonostante il parere contrario di Oreste, Concetta e Albina. Candida, sempre attratta dalle novità, fa subito amicizia con Cicia, che le racconta di una capitale sognante e lontana. Un giorno Candida decide di andarla a vedere Roma. Ci va con Colino, vedono per prima cosa San Pietro e l’arroganza del Dio che doveva abitare quella casa non gli piacque, preferivano il loro Cristo rurale. Cicia salva la vita di Candida in occasione del parto di Alba, settimina, sua ultima gravidanza: in ospedale le tolgono l’utero. Mammalina cresce Alba che la madre non può allattare. Lucrezia intanto sacramenta contro l’impiegato della posta che non le lascia prendere i soldi lasciati dal marito a nome del figlio. Cresce Rocco come un signore, ma un signore non è, l’unico affetto dell’infanzia del bimbo è la sua scrofa.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 9 &#8211; Avvento del fascismo a Grottole. Oreste, ormai sessantenne, vi aderisce con passione. Comincia a fare il delatore dei compaesani e a prendersi vane e tardive vendette a volte inventando le accuse di sana pianta. Colino alla fine si iscrive al partito per non perdere del tutto i fornimenti. Continua anche un po’ l&#8217;attività sottobanco, di piccolo contrabbando, ma una notte viene avvisato che il giorno dopo sarebbe arrivato un controllo. Fatica tutta la notte per spostare i sacchi di grano dal magazzino. Qualche giorno dopo viene appesa sulla bacheca degli annunci una foto di Oreste vestito da donna. Non si saprà mai chi la affisse. Oreste che quel giorno vide il paese ricominciare a ridere di lui, arrivato in piazza davanti alla bacheca ne capisce il motivo e sparisce per sempre.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 10 &#8211; Racconto straziante di come Lucrezia, anche per procurarsi i soldi per la divisa scolastica e l’iscrizione ai balilla, fa uccidere davanti al figlio Rocco la scrofa da lui amata.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 11 &#8211; Rocco dalla morte della scrofa smette di parlare. Lucrezia gira tutte le fattucchiere della Basilicata per fargli togliere il malocchio. Alla fine ci riesce Zi Giuseppe, ad Albano, che facendo spogliare la madre innesca la gelosia del figlio che lo ferma urlando.</p>
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<p style="text-align:center;">SECONDA PARTE</p>
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<p style="text-align:justify;">CAP 12 &#8211; Albina 89 anni, Costanza 90. La maggiore va finalmente a trovare la sorella, non sfiorano nemmeno il motivo per il quale in un paese di tremila anime sono riuscite a non parlarsi e non incontrarsi per quasi un secolo. Albina crede di morire perché Costanza ha mostrato invidia del suo aspetto, in realtà a morire è Concetta, con tutti i gioielli e un abito nero preparato da anni che è riuscita a indossare apposta. Intanto Rocco e Mimmo vivono a pensione a Matera, vicino ai Sassi. Tutti e due in seminario, ma per motivi opposti, Mimmo per trovare una vocazione che non ha, Rocco per studiare ma evitando, nei piani della madre, di farsi prete, lui che la vocazione invece l’avrebbe. Mimmo bestemmiando mentre serve la messa rischia di farsi espellere dal seminario, poi viene definitivamente espulso quando la madre Candida saputo dai preti l’accaduto sbotta a ridere furiosamente. I due scoprono la letteratura e si avvicinano al materialismo storico (specialmente Mimmo), al comunismo, circostanza che lo salverà dal pentimento per la mancanza di fede.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 13 – Profilo di Alba: vera maniaca della pulizia, capace quasi di non mangiare, che prova il suo unico affetto per l’asina Filomena, col cui latte era stata tenuta in vita appena nata. Colino e Candida a causa di un furto nel magazzino si riempiono di debiti, il loro matrimonio era in parte basato sulle menzogne di Candida a Colino che in realtà non si rendeva conto del denaro necessario per mandare avanti la numerosa famiglia e del fatto che le coperte ricamate nottetempo da Candida fossero da lei ricamate a pagamento. Candida lavora di nascosto finché non riesce a pagare i debiti, tutti e due in realtà non temevano altro che la morte del coniuge, senza il quale sarebbero stati incapaci di vivere.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 14 &#8211; Partenza di Rocco per Reggio Emilia dove aveva vinto la cattedra, Lucrezia disperata come se fosse morto. Rocco aveva a cuore gli ultimi della classe, trattava con i loro genitori perché li mandassero a scuola, per non farsi fregare un domani dai datori di lavoro. Un giorno lo ferma una collega, Mara, e lo introduce in un bar nel cui retrobottega clandestinamente si ascolta Radio Milano dare notizie sulla situazione in Spagna. Rocco si sente morire: lo stavano iniziando al comunismo, da tutti a Grottole ritenuto più pericoloso del demonio stesso. Rocco crede all’utopia, si infervora per la terza e ultima volta nella sua vita (prima del comunismo i romanzi e la fede cattolica avevano occupato il suo cuore). Si innamora di Mara, la verginità la perse a 21 anni con una prostituta con cui spese tutti i risparmi lasciatigli dal padre, con l’inflazione e il crollo del ‘29 nel frattempo ormai svalutati. Durante la guerra Rocco viene stanziato a Pescara, dopo tre anni rivede Mara che cerca di convincerlo a partecipare alla lotta partigiana cui lei si stava unendo, ma Rocco preferisce non disertare. Non la rivedrà mai più.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 15 &#8211; Alba viene mandata da Candida al collegio femminile del Sacro cuore di Monopoli. Si adatta al freddo e apprezza la pulizia e l’odore di ammoniaca dei pavimenti il sabato mattina. Essendo inappetente non soffre la scarsità delle razioni, anzi passa parte delle sue a Maria, la sua prima robusta amica con cui condivide, in solitudine, gli anni delle medie. Al primo magistrale però viene cercata da Gioia, la nuova reginetta tra le ragazze, e senza averlo mai desiderato inizia a far parte del gruppo d’elite tra le studentesse. Alba e Gioia diventano inseparabili, Alba continua a passare il cibo a Maria ma ormai la loro amicizia è finita. Cresce con Gioia che la mette a parte dei suoi segreti, delle sue aspirazioni, delle sue riviste di Vogue, giunte apposta da Parigi. Un giorno Gioia si fidanza, il ragazzo viene a trovarla imprudentemente a Monopoli, lei fugge due ore dall’istituto e perde la verginità, racconta nei dettagli tutto ad Alba, che rimane, senza dirlo, abbastanza disgustata. Entro sera anche le suore vengono a conoscere tutto della faccenda e Gioia viene espulsa senza che di lei si sappia più nulla. La delatrice era Maria che sperava di poter recuperare così la vecchia amica, che più che continuare a passarle con disprezzo il cibo non fece.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 16 &#8211; Rocco e Mimmo fondano la sezione del Partito Comunista di Grottole. Mimmo si innamora di tutte le insegnanti dell’altitalia tenute a pensione da Candida, che poi regolarmente finiscono a letto con Vincenzo, il fratello. Candida non sopporta nessuno dei tre. Ad una festa organizzata da Mimmo per provarci con una di queste pensionanti Rocco si accorge che Alba si è fatta donna, ballano insieme un valzer, Rocco decide di chiederla in moglie.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 17 &#8211; La difficoltosa gravidanza di Alba la costringe a letto sin dal secondo mese. Viene quasi vietato anche a Rocco l’accesso alla stanza dove Alba riposa con Candida pronta ad accudirla. Gioia, la figlia, nacque due settimane prima del tempo, per il parto fu necessario l’aiuto di Clelia, la figlia di Cicia, la vecchia amica ciociara di Candida, alla sua prima prova da ostetrica. Gioia riporta un danno all’anca che la fa zoppicare per tutta la giovinezza, Alba ha finalmente un motivo per odiare la cognata (tenuta da sempre in palmo di mano da Candida Clelia finì nel frattempo per sposare Mimmo).</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 18 &#8211; Gioia cresce con un’inappetenza simile a quella della madre. Il nome lo scelse Alba in ricordo dell’amica scomparsa e come segno distintivo rispetto a tutti gli altri paesani. Nella valle del Basento viene scoperto il gas, c’è una prima industrializzazione che poi deluderà le aspettative. Clelia diventa sempre più stravagante e indispettisce le compaesane. Gioia è cagionevole di salute, le tolgono le tonsille. La nonna Candida le racconta tutte le storie, quella dei barili, quella dell’uomo che parte per mare, quella del nonno ricco e della nonna povera&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 19 &#8211; Rocco, Alba e Gioia si trasferiscono a Monopoli. Rocco e Alba scoprono una stagione di felicità inaspettata che vivono con qualche senso di colpa e con grande leggerezza. Rocco abbandona l’attività politica, le loro compagnie sono borghesi, Gioia cresce, entra nell’adolescenza. Rocco vuole dare un po’ di questa felicità a Lucrezia che però non ne gode, si siede dando le spalle alla finestra da cui si vede il mare. Alba un pomeriggio a passeggio con la figlia incontra Gioia, la sua amica del collegio di Monopoli cui la figlia, Gioia appunto, deve il nome.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 20 &#8211; 16 marzo 1978. Rapimento di Aldo Moro e morte di Colino. A Grottole tutto il paese rende omaggio alla salma, per anni i contadini continuarono a pagare i debiti a Candida, anche se avrebbero potuto farne a meno: nessuno avrebbe saputo decifrare gli appunti di Colino. Cataldo, uno dei figli, eredita il negozio. Ma non lo sa gestire, toglie molti dei prodotti e smette di fare credito, arriva al fallimento. Alba, Rocco e Gioia si trasferiscono a Matera, Gioia non perdonerà mai al padre questo trasferimento. In Rocco vanno via via spegnendosi tutti gli antichi ardori politici. Gioia comincia a frequentare i giovani che occupano le case disabitate dei sassi. Un giorno per mano di Alex, tra quelle case, perde la verginità. Il giorno del suo diciottesimo compleanno lascia un biglietto a casa in cui dice di andarsene, di non cercarla. Rocco la cerca per giorni, senza trovarla.</p>
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<p style="text-align:center;">TERZA PARTE</p>
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<p style="text-align:justify;">CAP 21 &#8211; Vita immaginata e non di Gioia, come avrebbe potuto essere con casa a Monopoli e figlia di nome Alba, cene immaginate da nonna Candida… e spezzoni di come invece è: figlia dei fiori che consegna senza conoscerne il contenuto misterioso di un pacco presso un appartamento della periferia romana. Vita on the road, droghe, attività di venditrice ambulante, notti insonni. Un giorno Gioia chiama il padre Rocco che la mattina dopo la va a prendere alla stazione Termini, invecchiato, più spaesato di lei. Poi il Dams a Bologna e la partenza per Parigi.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 22 – Storia di Spiros, che a Saliicco nel 1980 diserta l’esercito e per amore fugge a Parigi con Eleni, che svaligiata la cassaforte di famiglia lo aspettava per la fuga. Gioia a Parigi affitta un monolocale, è una delle poche a non rientrare in Italia, non torna anche per non rispondere ai giudici riguardo al grande processo di cui è uno degli imputati minori. Rocco inutilmente cercava di convincerla che invece sarebbe meglio presentarsi. Viene spesso scelta per la sua bellezza ai provini come attrice, ora che poteva essere chiunque non si sente più nessuno. Raggiugne un periodo di castità dopo una moltitudine di amori. A 11 anni dallo scoccare del nuovo millennio viene investita da un’auto e soccorsa dal conducente: Spiros. Reminiscenze di don Francesco Falcone nel corpo e negli atteggiamenti del greco. Comincia un amore forsennato tra i due, poi Spiros sparisce. Gioia deve cominciare un lavoro da attrice con un regista importante ma lui si ripresenta all’improvviso, la porta in Provenza, la sera lei nota che lui è coinvolto in un traffico illegale, passa una valigetta a qualcuno, lei appena se ne rende conto scappa via. Dopo anni lui le scriverà, lei orami abiterà a Roma, per ringraziarla, ma senza lasciare un indirizzo a cui rispondere.</p>
<p style="text-align:justify;">CAP 23 – Non è facile, dice la narratrice, raccontare questa storia a chi non conosce la valle del Basento. Cosa c’entri con lei, ossia con Gioia, non sa dirlo. Crollo del muro, sull’Espresso arrivano le prime testimonianze della realtà socialista. Il mondo di Rocco vacilla sin dalle fondamenta. È il 19 marzo 1989 quando Alba e Rocco scendono alla Gare de Lyon, vanno a riprendere loro figlia, la portano a Matera. Per la prima settimana Gioia non parla, la madre deve imboccarla come quando era piccola. Dopo una settimana Gioia se ne va. A Grottole la nonna Candida la accudisce amorevolmente. “Negli ultimi tempi Candida aveva cominciato a somigliare a sua madre Albina, e anche a sua nonna Concetta, che in gioventù erano tutte diverse l’una dall’altra ma andando avanti avevano iniziato a somigliarsi e arrivate verso la fine erano diventate identiche&#8221;<strong> [2].</strong> Candida fin dalla mattina raccontava alla nipote le solite tantissime vecchie storie, che piano piano cominciavano a comporsi insieme e a formare un unico grande racconto. Una mattina Gioia sentì che le erano tornate le forze, trovò la tavola del salone apparecchiata a festa dalla nonna che le chiese di farle indossare la veste nuova, prima di morire. Gioia sentì una felicità antica e una nuova tristezza farsi avanti chiaramente: vide dal treno la valle che aveva lasciato, contro cui aveva lottato, definitivamente cambiata. Lo sguardo ormai incapace di perdersi come un tempo. “Il nucleo rimasto intatto per secoli, o per millenni, si era frantumato nel giro di pochi anni, ma nessuno sembrava averci fatto caso. Lei che ci aveva scalciato contro, adesso si rammaricava della sua perdita e ne celebrava in silenzio un funerale senza lacrime” <strong>[3]</strong>.</p>
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<p style="text-align:center;"><strong>Analisi critica</strong></p>
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<p style="text-align:justify;">Partendo sempre dalle indicazioni di Lejeune nel caso di Mille anni che sto qui dobbiamo, ancor più decisamente che per <em>Interno con rivoluzione</em>, constatare che non siamo di fronte ad un’autobiografia, né, in senso stretto, a quello che il critico francese definisce ‘romanzo autobiografico’. L’autrice, Mariolina Venezia, in un’intervista risalente a prima della pubblicazione del romanzo lo definisce ‘storico’, e, come vedremo, il testo è punteggiato di riferimenti particolari alle vicende locali (della Lucania, come il capitolo riguardante il brigante Carmine Crocco Donatelli <strong>[4]</strong>), nazionali <strong>[5]</strong> e internazionali <strong>[6]</strong>: dall’unità d’Italia alla caduta del muro di Berlino, il tutto filtrato dalla particolarissima prospettiva di Grottole, piccolo centro dell’entroterra della Basilicata. Il romanzo, da più critici accostato a quelli di Gabriel Garcia Marquez, somiglia piuttosto ad una articolata saga familiare (riporto qui sotto tre stralci di recensione):</p>
<p style="text-align:justify;">Sappiamo bene da Garcia Marquez e da tanti altri illustri falsari di vite non-illustri che il romanzo storico entra (anzi: può entrare) nella cornice del romanzo familiare pseudo-genealogico come una chiave inchiostrata nella serratura delle pagine ancor vergini ma spregiudicatamente disponibili a farsi servitrici del passato umano. Ecco, la Venezia, bella bella, dal niente appare con un libro scoppiettante e lineare, anche se sommerso da una valanga di nomi di persona piú disordinati delle vicende familiari lucane di cui all’oggetto; arriva, l’autrice, a farci amare il capostipite Don Francesco Falcone e a metterci in bocca i nomi di Candida, Albina, Colino, Gioia, suoi successori e parenti acquisiti, solo per mostrarci, infine, alle ultime battute del bel romanzo einaudiano, tutta la labilità, l’incoerenza, lo sbandamento dei giorni nostri. Gioia, l’ultima protagonista di questa saga familiare, appunto, con un’accelerazione scrittoria ed un perdersi stilistico e ritmico nel pulviscolo dei pensieri e delle parole, segnala l’arrivo della narrazione alla fine degli anni Ottanta del Novecento. Ci lascia un pugno di sofferenza e di riprovazione per questi ultimi vent’anni, insomma <strong>[7]</strong>.<br />
È possibile che nel raccontare la storia di una famiglia, dall’Unità d’Italia alla caduta del muro di Berlino, ci si perda per strada come all’una di notte in un paese sconosciuto? Nel romanzo di Mariolina Venezia Mille anni che sto qui, questo non accade, perché la “millenaria” famiglia che “passa nel secolo” (1861-1989) non ti lascia mai solo, nemmeno quando i “suoi” se ne sono andati (quasi) tutti. Una famiglia nata all’ombra secca di una parola dura come pietra, liquida come olio: Sud <strong>[8]</strong>.<br />
“Mille anni che sto qui” non è un romanzo storico come potrebbe lasciare intendere l’evocazione delle gesta di Carmine Crocco Donatelli, generale dei briganti lucani, che per tre anni conduce contro 120 mila soldati piemontesi l’ultima “guerra contadina” dell’Occidente, oppure di Giuseppe Novello ucciso senza motivo dalla polizia mentre con centinaia di braccianti occupa le terre nel materano, o ancora dei cittadini di Berlino che festeggiano la libertà ritrovata dopo la caduta del muro. Al centro del romanzo c’è la crisi esistenziale di Gioia, una ragazza lucana che dopo aver vissuto la breve stagione del movimento del 1977 nelle piazze di Roma, Bologna e Firenze ripara a Parigi accusata di un reato minore. [...] Tutti gli eventi che riguardano lei e la sua famiglia scorrono nella mente di Gioia e segnano i suoi stessi tratti fisici come fotogrammi di un film. [...] E’ questa concezione della vita che fa dire ai contadini lucani: “Monnu è statu e monnu è”, “Mondo è stato e mondo è”, da non interpretare come rassegnata arrendevolezza ad una realtà immodificabile, ma come capacità di scorgere nei fatti della vita le linee e le cesure della lotta incessante per la libertà. Le quali non sono consumate dal tempo ma riemergono in fasi diverse della nostra esistenza come un fiume carsico <strong>[9]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Saga familiare riletta prettamente al femminile, grazie al numero e al peso delle donne la cui presenza è predominante nel corso delle cinque generazioni della famiglia Falcone che attraversano il testo, e, soprattutto, grazie alle incursioni e al punto di vista della voce narrante, affidata a Gioia, ultima nata e principale protagonista del romanzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il testo, diviso in tre parti, non rispetta evidentemente le quattro condizioni richieste per riconoscere nello stesso un’autobiografia <strong>[10]</strong>, e, per circostanza di ideazione e realizzazione non è possibile nemmeno riconoscervi un vero libro di famiglia, eppure Mille anni che sto qui, sembra proprio incarnare perfettamente, e, diremmo, rilanciare, un modello nuovo di narrazione familiare italiana, ricostruendo una storia che prendendo spunto da racconti orali, per esplicita ammissione epigrafica della stessa autrice, vengono solo da questa rielaborati:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Le vicende e i personaggi raccontati in questo romanzo sono frutto della libera elaborazione della fantasia dell’autrice</em> <strong>[11]</strong>.</p>
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<p style="text-align:justify;">Anche l’inserimento dell’albero genealogico è un tipico espediente da narrazione familiare &#8211; anche se non prettamente tipico dei libri di famiglia – l’albero da una parte riveste il ruolo di mappa con cui orientarsi all’interno delle intricate vicende della famiglia Falcone, certo, ma al contempo sancisce un punto di contatto con la consuetudine delle saghe familiari, mostrando fin da subito la natura plurigenerazionale del romanzo, e la sentita urgenza di ricostruzione e rievocazione delle gesta di famiglia:</p>
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<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1818" title="scansione_fede1" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/05/scansione_fede1.jpg?w=300&#038;h=260" alt="scansione_fede1" width="300" height="260" /></p>
<p style="text-align:justify;">L’albero genealogico è infatti dolcemente abbozzato a mano da Gioia (l’ultima nata) a Candida, sua nonna, protagonista della parte centrale del romanzo e più volte riconosciuta come narratrice orale dalla nipote:<br />
Negli ultimi tempi Candida aveva cominciato a somigliare a sua madre Albina, e anche a sua nonna Concetta, che in gioventù erano tutte diverse una dall’altra ma andando avanti avevano iniziato a somigliarsi e arrivate verso la fine erano diventate identiche, come se in prossimità della morte l’essenziale fosse loro affiorato sul viso. Trascorreva la giornata al suo capezzale, sferruzzando quella che sarebbe stata l’ultima delle sue fatiche. […] Fin dalla mattina, quando entrava nella camera di Gioia, iniziava a raccontare, come quella volta che da piccola le avevano tolto le tonsille. Lo zio Mimmo e le parolacce che aveva detto sull’altare, la nonna Concetta e quant’era buona coi poveri, quella signora di Milano, i barili di don Francesco… Storie che Gioia aveva sentito migliaia di volte, ma in quegli anni non ci aveva più pensato. Adesso, riascoltandole, le sembrava che si mettessero tutte insieme, come i disegni di quei centrini che all’inizio erano solo maglie piene e vuote, archi di catenelle, rombi e colonnine, ma poi a lavoro ultimato formavano un disegno più grande che non significava proprio niente, se non tutto il tempo e l’amore che erano stati messi per farlo <strong>[12]</strong>.<br />
Del resto questa versione del libro di famiglia al femminile, in cui la voce è prevalentemente quella delle donne, trova minore riscontro negli esemplari di libri familiari sino ad ora catalogati – per le donne era infatti sconsigliata quando non proprio interdetta la pratica della scrittura – ma è dotata di caratteristiche peculiari che la differenziano dalla consueta narrazione memoriale maschile. La ricostruzione che le donne fanno della vita familiare è infatti, come giustamente notano Cicchetti e Mordenti, diversa dall’accurata trascrizione notarile di ascendenza mercantile che ne fanno gli uomini (soprattutto nelle testimonianze più antiche). A proposito di un libro di famiglia vergato da mani femminili, quelle di Camilla Perotti Sizzo, gli autori de I libri di famiglia in Italia giustamente osservano:<br />
Successivamente apre sei sezioni distinte, una per ogni matrimonio dei figli e registra tra il 1783 e il 1808, l’intero secondo ciclo di riproduzione del gruppo familiare. Infine comincia il terzo ciclo aprendo un’ultima sezione per il matrimonio della nipotina Camilla [...] Da un lato non marca di marcare fortemente la propria individualità, scrivendo ‘io’, ‘mio figlio’ [...] raramente usa il plurale familiaris [...] né mancano in una simile scrittura “dati clinici e anamnestici” e tracce di uno specifico sapere legato alla riproduzione <strong>[13]</strong>.</p>
<p>E ancora, in generale, osservano:</p>
<p style="text-align:justify;">Se avessero potuto scrivere le donne che compaiono nei libri di famiglia probabilmente avrebbero scritto tutte così. [...] In realtà a saperli (e volerli) leggere in controluce i libri di famiglia ci parlano comunque di questo, anche in assenza della scrittura delle donne che, sia pure in silenzio, li abitano [...]. I libri di famiglia ci parlano anche del ‘corpo della famiglia’ cioè anzitutto del corpo della donna. [...] Il più grande degli interdetti, quello su cui forse si fonda la nostra letteratura &#8211; cioè l’interdetto verso il corpo e le sue funzioni, viene nel caso delle nostre scritture irreparabilmente violato, perché esse hanno al centro l’essenziale trinomio evocato da Elliot: “nascita, coito, morte” <strong>[14]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Sfruttando pienamente gli studi di Cicchetti e Mordenti e utilizzandoli come lente in grado di fornire una valida chiave di lettura per il nostro romanzo, ci rendiamo conto di come (consapevolmente o inconsapevolmente non importa), questo rappresenti perfettamente l’apice storico-letterario del genere ‘libro di famiglia’. Apice che pur comprendendo in nuce tutti quelli che sono gli aspetti peculiari di una scrittura familiare (mancherebbe in questo caso la mano di diversi scriventi, ma la narratrice ricostruendo le antiche vicende della sua famiglia potrebbe essere l’iniziatrice di un libro di famiglia ancora da portare avanti), partorirebbe un esemplare sconfitto dall’unicità della mano scrivente ma non per questo offrirebbe una testimonianza meno valida del genere che ci interessa:</p>
<p style="text-align:justify;">Essi, che aspirano a ricevere integrazioni ed aggiunte, non possono prevedere una conclusione, semmai subiscono un’interruzione, che (appunto) li sconfigge, condannando allo scacco l’intenzione d’indefinita sopravvivenza tramite la famiglia (e la scrittura/lettura che l’accompagna e la lega attraverso e oltre il tempo della morte). […] Sia ben chiaro: tutto questo rappresenta solo lo specifico programma del libro, la sua intenzione, la quale non è smentita, ma appunto solo sconfitta, dall’eventuale presenza di una sola mano scrivente e dall’assenza di qualsiasi prosecutore scrittore/lettore, cioè dal fallimento del progetto del libro di famiglia <strong>[15]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro della Venezia quindi rappresenta l’ideale sublimazione e superamento del genere a cui ci riferiamo: gli eventi sensibili della vita dei familiari, legati al già ricordato trinomio eliotiano (nascita, coito, morte) consentono infatti alla narratrice di partecipare con piena emotività alla vita dei suoi personaggi e fanno di quello che potrebbe essere identificato come un libro di famiglia, un romanzo. Mille anni che sto qui, secondo quest’ottica infatti rappresenta perfettamente il passaggio dal libro di famiglia alla saga familiare, intesa in senso romanzesco.</p>
<p style="text-align:justify;">Seguire ancora un momento le indicazioni programmatiche di Cicchetti ci permetterà di renderci ancor meglio in grado di valutare compiutamente la perfetta permeabilità del romanzo della Venezia a questo genere di lettura. Ricordiamo la definizione che del libro di famiglia ci dà Cicchetti:</p>
<p style="text-align:justify;">Un libro di famiglia è un testo memoriale diaristico, plurale e plurigenerazionale, in cui la famiglia rappresenta tutti gli elementi del sistema comunicativo instaurato dal libro, costituisce cioè sia l’argomento (o contenuto) prevalente del messaggio testuale, sia il mittente che il destinatario della scrittura, sia infine il contesto e il canale della trasmissione <strong>[16]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Mille anni che sto qui </em>rispetta i principali termini di questa definizione. È memoriale, capace cioè di conservare e trasmettere memoria di fatti realmente accaduti per esplicita ammissione dell’autrice, che più volte ha dichiarato candidamente di aver “preso spunto da fatti reali trasformati e dai racconti della nonna”. È diaristico in quanto punteggiato da precisi, seppur volutamente disomogenei, riferimenti temporali che puntellano lo svolgersi dei fatti grottolesi allo scorrere della storia d’Italia e d’Europa. È plurale <strong>[17]</strong> in quanto la plurigenerazionalità è assolutamente la marca fondamentale del romanzo in questione, anche se la forte impronta data dallo sguardo di Gioia alla ricostruzione delle sue vicende familiari (che la rendono viva, la definiscono, di cui lei, anche se contro la sua volontà, è parte) ne renderebbero complessa una continuazione ad opera di altri. E soprattutto è di famiglia in quanto è rappresentata l’evoluzione delle storie familiari e oltre a quelle vi è anche la testimonianza del diretto predecessore del libro di famiglia, il libro dei conti del mercante: il piccolo quaderno di appunti dove Colino segnava i prestiti e i crediti fatti ai compaesani e che solo lui era in grado di leggere:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Dava la merce a credito, con scadenze che andavano da agosto ad agosto, </em>[…] <em>segnando ogni cosa su un quaderno a quadretti con certi scarabocchi misteriosi che era l’unico a capire</em> <strong>[18]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi a casa di Candida continuarono a bussare contadini che venivano a saldare i loro debiti, anche se avrebbero potuto farne a meno perché Colino li segnava in un modo che capiva solo lui</em> <strong>[19]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie a questa testimonianza in Mille anni che sto qui è ricostruita completamente quella che è la vicenda della narrazione familiare italiana, dalla genesi, il libro dei conti di Colino, allo sviluppo consueto (quello che possiamo rintracciare abbondantemente nelle prime due parti del libro, nella prima in special modo) alla sublimazione stessa del genere, il suo confluire nella saga e quindi nel romanzo, genere del dubbio e del confronto espresso dall’ultima protagonista, Gioa.<br />
Notevole anche segnalare ancora una volta come in questo, che a tutti gli effetti si candida ad essere il ‘romanzo del libro di famiglia’, sia affidato alle donne il compito della narrazione, gli uomini che possono avere forza e vitalità in veste di personaggi (dal capostipite Don Francesco Falcone, a Colino, a Rocco, padre di Gioia, a Spiros, suo amante greco esplicitamente collegato in chiusura di libro al mitico avo), non riescono ad andare oltre il livello di registrazione mercantesca testimoniato dal quaderno di Colino (registrazione per altro muta per gli altri, redatta con segni decifrabili solo dallo stesso autore), la narrazione invece, prima orale e poi scritta, è affidata esclusivamente alle donne. E con la narrazione alle donne è affidata anche l’esigenza di sopravvivenza nel tempo al di là della propria vita:</p>
<p style="text-align:justify;">La scrittura funzionale che i libri di famiglia istituiscono risponde ad un’esigenza ben più profonda e diffusa di quanto non sia la masserizia borghese del tempo: il tentativo di sopravvivere alla morte, facendo sopravvivere memoria di sé, nella propria discendenza, trasformando, una volta di più, un’angoscia in un linguaggio <strong>[20]</strong>.<br />
L’impresa romanzesca di Gioia, che semina segnali del suo futuro avvento (e della sua attiva e covante funzione narratrice) a partire da centinaia di pagine e di anni prima della sua nascita libresca completa proprio questo delicato passaggio che sublima il libro di famiglia in romanzo, colmando il distacco tra la narrazione privata orale e personaggio del dubbio immerso nella modernità:</p>
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<p style="text-align:justify;"><em>che andò a finire sull’arcuofolo in mezzo a tutte le altre cose che non si sapeva dove mettere, e fu ritrovato da Gioia molto tempo dopo, diventando a seconda dell’umore un mantello di regina, un sudario, oppure il mare</em> <strong>[21]</strong>. […]</p>
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<p style="text-align:justify;"><em>Ancora, più di mezzo secolo dopo, Gioia giocava coi cugini a cercarli negli angoli nascosti della casa, in certe giornate di pioggia o di vento</em><strong> [22]</strong>. […]</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ma da qualche parte qualcosa voleva esistere. Lottava contro il freddo e l’oscurità. Non voleva essere un’altra cosa, una delle tante possibili. O quello o niente, si incaponì, e alla fine l’ebbe vinta. Era, anzi sarebbe stata, Gioia </em><strong>[23]</strong><em>. </em>[…]</p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> I ducati furono messi in soffitta e conservati per ricordo. Molti anni più tardi Gioia, bambina, poté permettersi il lusso di giocare coi cugini al negozio o al tesoro usando ducati veri </em><strong>[24]</strong><em>. </em>[…]<em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno, verso la fine dell’adolescenza, mentre si aggirava nei sogni dei suoi genitori in cerca di un’uscita, Gioia iniziò a capire che erano contenuti in sogni altrui sempre più grandi e più antichi, che la circondavano, e le sembrò di navigare verso un’America improbabile, in un mare che non finiva più </em><strong>[25]</strong><em>.</em></p>
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<p style="text-align:justify;">Pur ritenendo questo genere di analisi complessiva di <em>Mille anni che sto qui </em>concluso, mi riservo lo spazio per qualche ulteriore annotazione di carattere critico. Pur essendo il disegno del romanzo compiuto (e narrato) dall’ultima e, in ultima analisi, principale protagonista del romanzo, Gioia, ritengo che la terza parte, quella in cui appunto lei entra in scena e con lei l’epoca contemporanea, la meno avvincente: proprio nel ravvicinamento degli eventi, che cessano di essere storia e diventano di necessità attualità coinvolgente, il racconto si fa a volte confuso, troppo prosastico, cervellotico. Insomma su questi passaggi, i meno felici del bellissimo romanzo, mi sento di condividere le parole di Sozi, che parla di “inutile immersione nella paranoia ultimomoderna <strong>[26]</strong>”.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il resto del romanzo, in special modo per le prima parte, è lecito prendere in prestito le parole che Italo Calvino utilizzò per un altro, anzi, l’altro (che Mille anni che sto qui arriva ad affiancare) romanzo della Lucania, <em>Cristo si è fermato a Eboli</em>:</p>
<p style="text-align:justify;">È da questo nucleo teorico che bisogna partire per esaminare l’opera di Levi direttamente legata alla testimonianza del nostro tempo. Perché testimoni del nostro tempo ce ne sono tanti, e la peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza d’un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore d’un altro mondo all’interno del nostro mondo. Possiamo definire questo mondo il mondo che vive fuori della storia di fronte al mondo che vive nella storia <strong>[27]</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">E anche la Venezia è testimone di un diverso scorrere del secolo XX interno al medesimo secolo, di altri punti di vista, di un progredire altro e un integrarsi differente di un paese del sud al paese più grande, l’Italia, e di questa nei confronti del mondo, e da Grottole, anche l’esistenza, anche a metà ’900, di questo paese più grande e lontano, è intuita, sospettata ma vaga e indefinita quanto può esserlo la Merica. I racconti di Cicia, l’ostetrica ciociara a Candida, racconti della capitale, sono per Candida più credibili, o per lo meno più aderenti al suo immaginario, di quanto non sia stata una sua breve e reale visita nella Capitale:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Quella forestiera era una fonte inesauribile di informazioni su un mondo la cui effettiva esistenza era incerta, e proprio per questo non smetteva mai di affascinarla </em><strong>[28]</strong><em>.</em></p>
<p style="text-align:justify;">La Venezia fa di Grottole l’Aci Trezza del Novecento. Per cantarne infine il definitivo sgretolarsi, la fine dell’altro tempo. Le ultime pagine del romanzo si legano così circolarmente alle prime di Cristo si è fermato a Eboli, e la spirale dei luoghi e dei distacchi (una partenza e un arrivo) ci restituiscono una cruda, indimenticabile epopea privata lucana.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto, portato in una piccola automobile sgangherata. Avevo le mani impedite, ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive. Ci venivo malvolentieri, preparato a veder tutto brutto, perché avevo dovuto lasciare, per un ordine improvviso, Grassano, dove abitavo prima, e dove avevo imparato a conoscere la Lucania. Era stato faticoso dapprincipio. Grassano, come tutti i paesi di qui, è bianco in cima ad un alto colle desolato, come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto. Amavo salire in cima al paese, alla chiesa battuta dal vento, donde l’occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato, identico in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra, monotona e senz’alberi; bianchi e lontani i paesi, ciascuno in vetta al suo colle, Irsina, Craco, Montalbano, Salandra, Pisticci, Grottole, Ferrandino, le terre e le grotte dei briganti, fin laggiù dove c’è forse il mare, e Metaponto e Taranto <strong>[29]</strong>.</p>
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<p style="text-align:justify;">La campagna ondulata che aveva cullato la sua nostalgia &#8211; nostalgia di un dolore carissimo, di lacrime, di curiosità insoddisfatta, di prigionia &#8211; adesso aveva perso la verginità. La linea armoniosa delle colline uniformi, tutte di un solo colore, estate e inverno &#8211; giallo, verde, marrone, come i sentimenti che albergavano non più di uno alla volta nel cuore unilaterale degli abitanti di quella terra &#8211; era stata deflorata. Casematte di cemento, piloni, cartelli pubblicitari avevano introdotto angoli acuti e colori che lì non si erano mai visti. Non si capisce più niente &#8211; le tornava in mente la voce di Candida, che poi sfumava nel rumore del treno, mentre lei sentiva sgretolarsi il suo cuore come quel paesaggio dove l’occhio non si perdeva più se non per brevi tratti, urtava contro qualcosa e tornava indietro come un moscone impazzito sulle pareti di una stanza. Il nucleo rimasto intatto per secoli, o per millenni, si era frantumato nel giro di pochi anni, ma nessuno sembrava averci fatto caso. Lei che ci aveva scalciato contro, adesso si rammaricava della sua perdita e ne celebrava in silenzio un funerale senza lacrime<strong> [30]</strong>.</p>
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<p style="text-align:center;"><strong>Intervista a Mariolina Venezia</strong></p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>Che tipo di rapporto ha con l’esperienza di vita che diventa letteratura proiettata e frazionata nella moltitudine dei personaggi? La scrittura per lei somiglia più a un infinito e differente provare a proiettarsi o a una ricostruzione di un passato comune?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Diciamo tutte e due le cose e anche altre. Per scrivere questo romanzo, la scrittura è durata sei anni (il che non vuol dire che sono stata sei anni a scrivere), c’è stato questo lasso di tempo &#8211; io cerco sempre di avere un certo tempo quando scrivo proprio per poter permettere una stratificazione di cose sulla stessa pagina, sullo stesso capitolo – e allora ci può essere certamente stato, che so, un mio proiettare su un personaggio una mia esperienza di vita che viene invece adattata a un certo personaggio che può essere anche molto diverso da me, oppure un mio sentimento che può essere attribuito a uno dei personaggi in quel preciso momento, o viceversa può esserci la trasposizione di qualcosa che è successo veramente a me o ad altri, sempre per la creazione di un personaggio, di una situazione, di un evento. E così anche il cercare di costruire &#8211; chiaramente il mio intento non è referenziale – cioè, non è che io cerco di raccontare una certa cosa che c’è nella realtà, al contrario cerco di usare tutti i mezzi di cui dispongo &#8211; quindi anche l’osservazione della realtà &#8211; per raccontare una storia che voglio raccontare che ha delle sue caratteristiche, ha dentro di sé qualcosa che io voglio dire o voglio esplorare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tema di questa tesi sono le forme della scrittura autobiografica ma a queste viene anche accostata la rinascita, in forme nuove &#8211; principalmente in forma di romanzo &#8211; di un antico genere di scritture: il libro di famiglia. Lei crede che in qualche modo lo spirito del libro di famiglia abbia lasciato un segno o, anche inconsapevolmente, sopravviva all’interno del suo testo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Io non sapevo nemmeno dell’esistenza di questi libri di famiglia. (Spiego a Mariolina Venezia in poche parole di cosa si tratta). È interessante, poi io credo molto nell’inconscio collettivo e credo molto nel propagarsi delle cose attraverso vari canali, quindi probabilmente io mi sono rivolta ad esempi che sono vicini a me temporalmente, come per esempio le saghe di Garcia Marquez, di Isabelle Allende, però probabilmente c’è tutta una corrente che passa, che attraversa la storia della letteratura che è arrivata magari anche a me nonostante io non ne fossi consapevole.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In una nota in epigrafe lei afferma che “le vicende e i personaggi raccontati in questo romanzo sono frutto della libera elaborazione della fantasia dell’autrice”, suggerendo in qualche modo che quest’opera di elaborazione, pur visibilissima, non ha potuto che intervenire traendo materia da fatti o racconti “veri”. In che misura Mille anni che sto qui è dunque considerabile una ricostruzione di vicende se non proprio di famiglia, di originale tradizione grottolese?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Diciamo che differenzierei due cose: da una parte le vicende di famiglia e dall’altra le tradizioni. Nel senso che nel costruire questa storia io ho cercato di avere una certa precisione di carattere documentario, per cui quando ho raccontato come si cucinava un piatto, come si faceva la fiera, come si usavano certi strumenti e così via, ho cercato di essere quanto più precisa possibile nella ricostruzione di quel mondo, perché volevo che avesse delle basi molto documentate. Detto questo non ho seguito assolutamente lo stesso criterio invece per quanto riguarda la storia, perché per quanto riguarda la storia io ho voluto usare una veridicità di sfondi di tradizioni per raccontare una storia di fantasia &#8211; che chiaramente sia alimentata anche di episodi veri &#8211; che siano stati però rimaneggiati, impastati, trasformati appunto per creare questa storia di fantasia. Anche perché, ecco, per me, forse posso dire anche questo, ciò che mi interessava quando ho scritto il mio romanzo non era neanche la saga familiare ma era l’idea, non so poi fino a che punto emerge in maniera chiara, che all’interno di ognuno di noi c’è una specie di paesaggio interiore che si compone grazie a tutto ciò che ci precede, cioè che tutto ciò che ci precede, le storie di quelli che ci precedono diventino in qualche modo la nostra psicologia. Non è che mi interessasse molto la saga, mi interessava far muovere certi personaggi che poi corrispondevano ad alcuni sentimenti, ad alcuni sentimenti e ad alcuni conflitti interiori.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lei fa un po&#8217; di Grottole l’Aci Trezza del Novecento. Per cantarne il definitivo sgretolarsi, la fine dell’altro tempo nel nostro tempo. Le ultime pagine del romanzo si legano così circolarmente alle prime di Cristo si è fermato a Eboli, scrivendo Mille anni che sto qui, lei ha pensato al vecchio grande romanzo della Lucania?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non proprio, poi anzi appunto in seguito &#8211; e questa cosa non mi è dispiaciuta &#8211; si è parlato per il mio romanzo di “fine del levismo”. Adesso non mi ricordo ma probabilmente io ho letto Cristo si è fermato a Eboli, non mi ricordo se l’avevo già letto e poi l’ho riletto oppure non l’avevo proprio mai letto, e poi l’ho riletto in quel periodo per avere un punto di riferimento. Però &#8211; come aveva trattato questa materia&#8230; perché dici le prime pagine? Me le ricordi come sono?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tra gli ultimissimi paragrafi suoi, e, mi pare, il primo di Cristo si è fermato a Eboli, ci sono delle cose talmente simili che sembrano quasi una citazione, fanno pensare proprio a quella che lei prima hai chiamato “fine del levismo”, perché da una parte c’è Gioia che in treno se ne va da Matera e vede il suo sguardo che ormai rimbalza contro oggetti estranei alla campagna come una mosca che non riesce a trovare l’uscita, e poi c’è una piccola descrizione di com’era la campagna prima dove l’occhio si poteva perdere in qualche modo, e Levi descrive un arrivo in questa campagna come era dove l’occhio si poteva effettivamente perdere. Proprio all’inizio, nel primo paragrafo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E infatti guarda è interessante perché spesso quando si va a fare la critica di un’opera letteraria, si è portati ad essere molto letterari, quindi magari tu pensi che sia una citazione, in realtà siccome io parlo della stessa campagna che probabilmente ha visto Levi, penso che possa averci provocato la stessa sensazione. Poi sai la realtà oggettiva è relativa però io sicuramente non ho pensato a Levi quando ho scritto quelle frasi, ho pensato al mio sentimento nel guardare quella campagna. Così come quando, faccio un esempio, hanno molto comparato il mio romanzo al realismo magico di Garcia Marquez, in realtà non è tanto quello, è semplicemente che quando descrivi una realtà simile è inevitabile che ci siano delle cose simili.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Alcuni hanno trovato la terza parte del libro, quella in cui compare come protagonista Gioia, la narratrice del romanzo, meno convincente delle precedenti. L’atmosfera di disgregazione in cui l’epoca contemporanea precipita il paese di Grottole, la Lucania intera e il finale del romanzo, sono probabilmente le meno avvincenti. Proprio nel ravvicinamento degli eventi, che diventano di coinvolgente attualità, il racconto si fa a volte troppo prosastico, cervellotico. Potrebbe dirci due parole riguardo a questo finale e in risposta a queste osservazioni?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In realtà lì ci sono due cose da dire: da una parte hanno parzialmente ragione, nel senso che… tu hai letto il tascabile? Recentemente a ottobre o a novembre, è uscito il tascabile. Nel tascabile io ho fatto delle variazioni nell’ultima parte. Perché, cosa succede, l’ultima parte per me è la ragione per cui il libro esiste, ed è anche quella dove il libro fa uno scarto, perché quella che potrebbe sembrare a prima vista una saga familiare in realtà diventa qualcos’altro, diventa questo disagio interiore all’interno di un personaggio. Chiaramente questa cosa non è così semplice e così liscia, mentre la saga familiare viene letta dai lettori che sono già abituati a Garcia Marquez in maniera molto semplice, questa richiede uno sforzo maggiore. E quindi secondo me i lettori sono stati un po’ ostili a questa cosa. D’altronde i critici non l’hanno colta &#8211; anche perché forse non lo leggono tutto &#8211; hanno colto le cose più esteriori appunto, il realismo magico (che poi non è vero, eccetera). E quindi da una parte c’è questa effettiva difficoltà, perché per esempio io faccio molte sperimentazioni. Siccome ho lavorato molto sul tempo allora, che ne so, non solo cambio la sintassi, che nei primi capitoli è molto articolata, periodi lunghi etc, ma dopo diventa molto più concisa, con paratattica, periodi molto più brevi… E poi cambio proprio il punto di vista, quindi faccio dei salti temporali, cambio il punto di vista all’interno di una stessa frase, insomma ho sperimentato abbastanza. Questa cosa non è stata recepita molto bene dai lettori, anche perché secondo me, devo dire la verità, comunque ci voleva ancora un po’ di lavoro, perché era abbastanza difficile, e invece per una questione di pubblicazione mi è stata fatta un po’ di fretta, e quindi non ho potuto lavorare bene come avrei voluto, tanto che poi ho fatto degli interventi in questa nuova edizione. Ora non lo so, probabilmente avrebbero comunque avuto difficoltà con l’ultima parte, però io c’ho lavorato ancora.</p>
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<p style="text-align:center;">NOTE</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[1]</strong> Mariolina Venezia, è nata a Grottole (Matera) nel 1961 e vive a Roma. Ha pubblicato tre libri di poesie in Francia. Collabora con varie riviste letterarie e lavora come sceneggiatrice per il cinema e la televisione. Nel 1998 ha pubblicato, per la casa editrice Theoria, la raccolta di racconti Altri miracoli (Tratto dal sito www.einaudi.it).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[2]</strong> Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, Torino, Einaudi, p. 240.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[3] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., p. 244.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[4] </strong>“Era il 1864. Da tre anni i briganti tenevano testa all’esercito piemontese ed erano diventati la speranza e il sogno dei pezzenti. Fra il 1861 e il 1863 il neonato stato italiano impiegò circa 120 000 soldati, cioè quasi metà dell’esercito nazionale appena costituito, in un massacro che nel resto d’Europa venne definito pari a quello degli indiani d’America: la lotta contro il brigantaggio nelle province meridionali. Il numero dei morti fu superiore a quello in tutte le guerre del Risorgimento messe insieme, ma nei libri di storia non ne restò quasi traccia”. Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit, p. 34.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[5] </strong>“Erano più o meno le tre di pomeriggio del 27 marzo 1861 quando a Grottole, in quella parte della Basilicata che si trova a circa cento chilometri all’interno delle coste pugliesi, si produsse un fenomeno che poi restò proverbiale. [...] Lo stesso giorno in cui Roma non ancora conquistata veniva designata capitale dell’Italia finalmente unita. [...] In quel pomeriggio di marzo del 1861 che la storia rese famoso per altri motivi, Concetta partoriva senza la levatrice [...] Era il tramonto quando, come tutte le sere, mentre a Torino il mastro artificiere fatto venire apposta da Napoli preparava i fuochi d’artificio, i contadini grottolesi tornarono dalle campagne, chi sul traino, chi sul mulo, chi attaccato alla coda del ciuccio, ma la maggior parte a piedi”. […]. “Il 24 maggio del 1915 venne dichiarata l’entrata in guerra dell’Italia. Nel resto d’Europa il conflitto era iniziato già da un anno, ma a Grottole sembrava una cosa lontanissima”. […] “Nel 1971, mentre Gioia giocava con le amichette nella masseria abbandonata vicino al mare, il presidente della Repubblica Giovanni Leone conferì l’onoreficenza di Cavalieri dell’Ordine di Vittorio Veneto ai reduci della prima guerra mondiale”. […] “Il 16 marzo del 1978 circolò la notizia che Aldo Moro era stato rapito. Gioia si trovava in quel momento sulle scale del Liceo Ginnasio E. Duni di Matera, per la ricreazione. Chiese di ripetere, non ci credeva. Anche gli altri pensarono a uno scherzo, invece era vero”. Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit, p. 204.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[6] </strong>“Nel mese di marzo del 1989 i giornali riportarono, come facevano già da un po’ di tempo, notizie dal mondo comunista che si stava disfacendo. L’Espresso pubblicò alcune lettere tratte dalle rubrica dei lettori della rivista sovietica Ogonjòk, una delle più lette nel periodo di Gorbaciov. C’era chi raccontava che la grande fame degli anni Trenta, in Ucraina, quella che aveva fatto strage di vecchi e bambini, era stata programmata da Stalin per costringere i contadini a lavorare nei kolchoz. […] A Parigi il 19 marzo 1989 faceva più caldo che a Matera”. Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit, p. 237.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[7] </strong>Sergio Sozi, Recensione del 3 novembre 2008, tratto dalla rassegna stampa di Mille Anni che sto qui presente del sito www.einaudi.it.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[8] </strong>Lidia Rivello, recensione pubblicata su literary n. 11/2007.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[9] </strong>Alfonso Pascale, Il frutto della storia siamo noi, è in ciò che abbiamo vissuto, dal sito www.alfonsopascale.it.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[10] </strong>1 &#8211; forma del linguaggio: racconto, in prosa; 2 &#8211; soggetto trattato: vita individuale, storia di una personalità; 3 &#8211; situazione dell’autore: identità dell’autore &#8211; il cui nome si riferisce a una persona reale &#8211; e del narratore; 4 &#8211; posizione del narratore: identità fra il narratore e il personaggio principale; visione retrospettiva del racconto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[11] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., nota in epigrafe.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[12] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., p. 240.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[13] </strong>Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), I libri di famiglia in Italia, cit., p. 29.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[14] </strong>Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), I libri di famiglia in Italia, cit., p. 30.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[15] </strong>Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), I libri di famiglia in Italia, cit., p. 20.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[16] </strong>Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), ivi, p. 25.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[17] </strong>“Il libro di famiglia può anche essere, e dichiararsi ‘segreto’, ma non è ‘personale’ nel senso moderno e borghese del termine: se si tratta di una scrittura del sé occorre tuttavia tenere a mente che opera qui un sé collettivo, chi scrive (e legge) è sempre un ‘noi’ Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), I libri di famiglia in Italia, cit., p. 28.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[18] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit, p. 83.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[19] </strong>Mariolina Venezia, (2006), ivi, p. 201.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[20] </strong>Cicchetti Angelo – Mordenti Raul, (1985), I libri di famiglia in Italia, cit., p. 82.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[21] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., p. 34.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[22] </strong>Mariolina Venezia, (2006), ivi, p. 53.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[23] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit, p. 77.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[24] </strong>Mariolina Venezia, (2006), ivi, p. 85.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[25] </strong>Mariolina Venezia, (2006), ivi, p. 131.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[26] </strong>Sergio Sozi, Recensione del 3 novembre 2008, tratto dalla rassegna stampa di Mille Anni che sto qui presente del sito www.einaudi.it.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[27] </strong>Italo Calvino, La compresenza dei tempi, in Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Leci, Torino, Einaudi, p. 4.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[28] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., p. 95.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[29] </strong>Carlo Levi, (1945), Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, p. 5.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>[30] </strong>Mariolina Venezia, (2006), Mille anni che sto qui, cit., p. 244.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Utile suggerimento per impazzire</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 08:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[(p)Recensioni & vanità]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Calvisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Certe cose a me vengono spontanee e non so dire se siano la causa o l’effetto dei granchi che mi stanno rosicchiando (ma allegramente, lo giuro!) la base cranica. Ma tant’è, vi voglio ammannire un prezioso e utile suggerimento per misurare l’entità e/o originare un sano impazzimento. Si tratta di ripetere a voce alta (o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1811&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Certe cose a me vengono spontanee e non so dire se siano la causa o l’effetto dei granchi che mi stanno rosicchiando (ma allegramente, lo giuro!) la base cranica. Ma tant’è, vi voglio ammannire un prezioso e utile suggerimento per misurare l’entità e/o originare un sano impazzimento. Si tratta di ripetere a voce alta (o anche solo pensare, ma è meno incisivo) la medesima frase o il medesimo concetto. La cosa migliore sarebbe che quando ti viene in mente una frase o un concetto degni di nota (ma anche no, come dite voi gggiovani) cominci a ripetere quella frase o quel concetto, li ripeti, cominci a ripetere il concetto, lo ripeti a voce alta, te lo fissi nel pensiero ma anche lo ripeti, ripeti il concetto e la frase che ti è venuta in mente, magari cambiando un po’ l’ordine delle parole, ma ripeti concetto e frase, a voce alta, sostanzialmente con le stesse parole, per almeno cinque minuti, non importa l’inflessione, importante è che ripeti la frase e il concetto, e adesso non so se vi serve un esempio, ve lo potrei anche fare, deve solo venirmi in mente un esempio che sia calzante, un esempio da farvi per esprimere questa tecnica rivoluzionaria che serve a stimolare il cervello alla base dell’impazzimento, e quindi ora non so se sia il caso di farvelo, questo esempio, anche perché ci vorrebbe una frase degna di essere ripetuta, una frase pregna e degna, una frase che serva come esempio e, insomma, ci vorrebbe una frase (o un concetto).</p>
<p style="text-align:right;">dal blog di <strong><a href="http://geometrasbagliato.wordpress.com/" target="_blank">angelocalvisi</a></strong>,<span id="more-1811"></span></p>
<p style="text-align:right;">autore della mitica trilogia sulla follia in corso di pubblicazione preso la <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">RRED</a>.</p>
<p style="text-align:right;"><strong><em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a> -<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"> Maledizione del sommo poeta</a> &#8211; Il principe di Persia</em></strong></p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align:center;">sapevi che i primi tre libri di Angelo Calvisi andavano a comporre una trilogia?</p>
<p style="text-align:center;">Che pensi del nostro autore?</p>
<p style="text-align:center;">apriamo un dibattito: lascia un commento e iscriviti alla nostra <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/newsletter.aspx" target="_blank">newsletter</a>!</p>
Posted in (p)Recensioni &amp; vanità Tagged: Angelo Calvisi, follia, Il geometra sbagliato, libri, maledizione del sommo poeta, narrativa, principe di persia, romanzi, trilogia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1811/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1811&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>alla fiera del nord-est&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 10:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fiera del libro]]></category>
		<category><![CDATA[fiera internazionale del libro]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[
anzi no.
alla fieeeraa del nord-est ovest
per due soldi, un roundrobino mio padre comprò.
e venne il becco che lesse il Rrobin
che al mercato mio padre comprò.
alla fieeeraa del nord-est ovest
per due soldi, un roundrobino mio padre comprò.
e venne il calass che rubò al becco
che lesse il Rrobin che al mercato mio padre comprò.
alla fieeera del nord-est [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1791&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1790" title="torino-2009-fiera-del-libro" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/05/torino-2009-fiera-del-libro.jpg?w=604&#038;h=178" alt="torino-2009-fiera-del-libro" width="604" height="178" /></p>
<p>anzi no.</p>
<p>alla fieeeraa del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi, un <span style="color:#00ff00;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">roundrobino</a> </span>mio padre comprò.</p>
<p>e venne il becco che lesse il <span style="color:#ff0000;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Rrobin</a></span></p>
<p>che al mercato mio padre comprò.</p>
<p>alla fieeeraa del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi, un <span style="color:#00ff00;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">roundrobino</a> </span>mio padre comprò.</p>
<p>e venne il calass che rubò al becco</p>
<p>che lesse il <span style="color:#ffff00;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Rrobin</a></span> che al mercato mio padre comprò.</p>
<p>alla fieeera del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi un <span style="color:#0000ff;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731100" target="_blank">roundrobino</a></span> mio padre comprò</p>
<p>e venne il monda che picchiò il calass</p>
<p>che rubò al becco che lesse il <span style="color:#00ffff;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank">Rrobin</a></span></p>
<p>che al mercato mio padre comprò.<span id="more-1791"></span></p>
<p>alla fieeera del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi un <span style="color:#ff6600;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731032" target="_blank">roundrobino</a></span> mio padre comprò</p>
<p>e venne la strega che premiò il monda</p>
<p>che picchiò al calass che rubò al becco</p>
<p>che lesse il <span style="color:#00ff00;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">Rrobin</a></span></p>
<p>che al mercato mio padre comprò.</p>
<p>alla fieeera del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi un <span style="color:#ff0000;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">roundrobino</a></span> mio padre comprò</p>
<p>e venne il tempo che vinse la strega</p>
<p>che premiò il monda</p>
<p>che picchiò il calass che rubò al becco</p>
<p>che lesse il <span style="color:#ffff00;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Rrobin</a></span></p>
<p>che al mercato mio padre comprò.</p>
<p>alla fieeera del nord<span style="text-decoration:line-through;">-est</span> ovest</p>
<p>per due soldi un <span style="color:#0000ff;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731100" target="_blank">roundrobino</a></span> tuo padre comprò.</p>
<p style="text-align:center;">****</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:justify;">Dal <strong>14 al 18 maggio 2009 </strong>per la prima volta nella sua storia la <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin editrice</a> </strong>sarà presente alla <span style="color:#ff0000;"><strong><span style="color:#00ff00;">Fiera</span> intern<span style="color:#ffff00;">azionale</span> <span style="color:#0000ff;">del</span> <span style="color:#ff00ff;">libro</span> <span style="color:#00ffff;">di</span> <span style="color:#ff6600;">Torino</span></strong></span>. Saremo al <strong>Padiglione 2 stand L-178</strong>. Presenteremo <strong>Il trasloco</strong> (epigrammi sul manifesto) e <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731100" target="_blank"><strong>Don Peppe Diana &#8211; Per amore del mio popolo</strong></a>. I nostri libri compiranno un giro che solo il tempo saprà fermare, o l&#8217;angelo della morte o Dio. Ma questo per ora ancora nessuno lo sa. Dal nostro stand puoi spingerli nel flusso dell&#8217;eternità. Per due soldi.</p>
Posted in our books Tagged: fiera del libro, fiera internazionale del libro, fumetti, libri, narrativa, round robin, torino <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1791/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1791&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Massimo Zanettini</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/03/21/intervista-a-massimo-zanettini/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 08:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo con le presentazioni: chi è Massimo Zanettini e qual è la sua formazione professionale? 

Sono un consulente informatico. La mia è quindi una formazione tecnica, anche se coltivo da anni una grande passione per la letteratura.



Massimo Zanettini, autore de Chiuso per turno, Round Robin Editrice. Parliamo di questo tuo romanzo d&#8217;esordio, soffermandoci anche sul [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1516&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1517" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/03/chiuso-per-turno-blog2.jpg?w=168&#038;h=238" alt="chiuso per turno" width="168" height="238" />Iniziamo con le presentazioni: chi è Massimo Zanettini e qual è la sua formazione professionale? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Sono un consulente informatico. La mia è quindi una formazione tecnica, anche se coltivo da anni una grande passione per la letteratura.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Massimo Zanettini, autore de <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank">Chiuso per turno</a>, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin Editrice</a>. Parliamo di questo tuo romanzo d&#8217;esordio, soffermandoci anche sul titolo e sulla copertina&#8230; e sul suo protagonista <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Il protagonista di Chiuso per turno è un vorace cuoco emiliano: Michelangelo Bricoli. Proprio dal protagonista e dal contesto della storia che viene la copertina del libro, sapientemente progettata dai ragazzi della Round Robin (RR). L&#8217;oggetto raffigurato in copertina è divertente, tenero, fragile, un po&#8217; kitsch, e rappresenta molto bene credo le ambientazioni provinciali della storia.<span id="more-1516"></span><br />
Il titolo è invece farina del mio sacco, e l&#8217;idea mi è venuta per caso scrivendo il romanzo. In fin dei conti le vicende del romanzo si svolgono principalmente nei giorni di chiusura del ristorante di cui Michelangelo è proprietario.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Com&#8217;è nato? Spieghiamo ai lettori il suo concepimento.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">L&#8217;idea di Chiuso per turno è nata per caso, partendo dall&#8217;immagine di un uomo enorme e obeso che divora cibo in un amplesso autodistruttivo ed edonista. Mi deve aver ispirato l&#8217;episodio Gli anni del declino del film Il senso della vita dei Monty Python, in cui un uomo enorme mangia fino ad esplodere. Quell&#8217;uomo mi fece venire in mente la società mercantile occidentale, col suo atteggiamento vorace.<br />
D&#8217;altro canto il protagonista di Chiuso per turno doveva riflettere i dubbi, le difficoltà della nostra cultura. Michelangelo, quello che poi è diventato il personaggio principale del romanzo, doveva risultare bloccato dal dualismo tra il desiderio di cambiare le cose e l&#8217;egoismo che gli impedisce di rinunciare ai sui privilegi. Nel tempo ho raccolto materiale, citazioni, riferimenti che fornissero lo zoccolo su cui poggia la storia che si è sviluppata da sola pagina dopo pagina.<br />
Luoghi o personaggi de &#8220;Chiuso per turno&#8221;. Come potremmo definirli?<br />
I luogo fisici in cui si sviluppa la storia di Chiuso per turno sono Parma e la Tanzania. La prima è una mecca della musica lirica e dell&#8217;industria alimentare, per citare lo stesso protagonista del libro: &#8220;la città più food oriented di tutta la food valley&#8221;. L&#8217;Africa invece è l&#8217;icona, forse usurata, ma ancora vivida nella fantasia della gente, della fame e dell&#8217;indigenza. Sono i luoghi rispettivamente della ricchezza e della povertà, della sazietà e della fame, del corpo e dello spirito, del pieno e del vuoto, soprattutto del pieno e del vuoto.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Qual è il tuo rapporto con la scrittura, e quindi con i tuoi personaggi? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Faticoso… Alzarsi alle cinque e mezza di mattina per scrivere di un tizio che si ostina a fare quello che vuole, è davvero faticoso. Poi, per scrivere, tolgo tempo alla famiglia, energie al lavoro. Ma ne ho bisogno di scrivere per sentire che sto facendo qualcosa per me e per le persone che mi circondano.<br />
Parliamo della tua esperienza editoriale con Round Robin.<br />
Mi sto divertendo, nonostante l&#8217;ansia di prestazione che provo per le presentazioni e le interviste. I ragazzi della RR sono creativi, intelligenti, dotati, giovani, fanno un lavoro fresco, ma impegnato, esteticamente gradevole. Insomma è piacevole, anche se impegnativo, vedere un mondo che non conosco, ma che mi stimola intellettualmente.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>E&#8217; domenica, qualcuno bussa alla porta di casa tua; sei ancora in pigiama e pensi che sia un venditore ambulante, invece è un aspirante scrittore che vorrebbe qualche consiglio da te (sì, proprio da te! Poteva bussare alla porta di qualcun altro, ma lui ha letto il tuo libro, ne è rimasto entusiasta e ha voluto rivolgersi a te!). </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">La domenica? L&#8217;unico giorno che la sveglia tace? Assonnato davanti ad una fetta di pane con burro e marmellata, gli direi che per scrivere bisogna acquisire uno stile, ma soprattutto un metodo di lavoro. Bisogna leggere, raccogliere materiale, e scrivere quasi quotidianamente. Quando si sono acquisiti stile e metodo, bisogna trovare una storia e un messaggio e scrivere un romanzo. C&#8217;è una parte di mestiere nella scrittura &#8211; che io solo intuisco, sia chiaro &#8211; che si impara, credo, solo con la pratica costante.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Progetti futuri? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Sicuramente uno. Sto lavorando ad una storia dal taglio fumettistico, anche se raccontata con le parole e non con i disegni, in cui si parla di biciclette, di supereroi, di autovelox e soprattutto di speranza per il futuro. Vedremo cosa ne salterà fuori…</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/20071459/Intervista+a+Massimo+Zanettini" target="_blank">Mushroom&#8217;s blog</a></p>
Posted in our books Tagged: chiuso per turno, libri, massimo zanettini, Michelangelo Bricoli, narrativa, romanzo <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1516/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1516&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il geometra sbagliato di Angelo Calvisi</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 16:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Tito Pozzi è un geometra di trent&#8217;anni, che abita a Genova, suona la chitarra, e lavora negli uffici dell&#8217; Amministrazione provinciale. Fin qui, apparentemente, niente di più comune. Ma basta proseguire nel romanzo di Calvisi per accorgersi di come anche queste poche informazioni elementari siano tutt&#8217;altro che solidi dati di fatto. Il Geometra, infatti, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1483&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1484" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/03/il-geometra-sbagliato.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> Tito Pozzi è un geometra di trent&#8217;anni, che abita a Genova, suona la chitarra, e lavora negli uffici dell&#8217; Amministrazione provinciale. Fin qui, apparentemente, niente di più comune. Ma basta proseguire nel romanzo di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=angelo_calvisi" target="_blank">Calvisi</a> per accorgersi di come anche queste poche informazioni elementari siano tutt&#8217;altro che solidi dati di fatto. <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il Geometra</a>, infatti, è quanto di più lontano si possa immaginare dall&#8217;ennesimo, futile romanzo generazionale sulle ansie e le insicurezze dei trentenni di oggi. Con una sorprendente abilità mimetica di scrittura, l&#8217;autore mette a fuoco le frustrazioni, i turbamenti e i quotidiani terrori di ognuno di noi, rappresentandoli nella figura sghemba e tormentata di Tito, vittima sacrificale di un mondo ostile e sempre più avaro di umanità.<br />
<span id="more-1483"></span><br />
La malattia mentale del protagonista, di cui il lettore si avvede pienamente solo a lettura inoltrata, è la chiave per entrare in un universo popolato di presenze enigmatiche: un coinquilino fantasma che comunica solo tramite post-it (&#8220;Scusa per la prolungata assenza. Sono andato a un convegno di medicina, poi preparato un esame difficile, poi assistito una zia moribonda che però è sopravvissuta. Ti sono per caso mancato?&#8221;), una &#8216;pianerottolaia&#8217; minacciosamente rapace, un collega bislacco, un &#8220;Virgilio &#8211; come recita la quarta &#8211; privo di senno e di memoria&#8221; ossessionato da oscuri quanto improbabili complotti; personaggi e situazioni la cui ingannevole concretezza ci dà la prova di quanto tenui siano i confini di quella che siamo soliti chiamare &#8216;realtà&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Come in ogni opera che abbia un senso definire letteraria, non è tanto la storia a contare, quanto il modo in cui questa storia è raccontata: raramente, infatti, succede di trovare una capacità simile di addentrarsi linguisticamente nei percorsi di una mente &#8216;disturbata&#8217;. Quello che caratterizza Calvisi (in questo come negli altri due romanzi della sua &#8216;trilogia dei mattoidi&#8217;, in corso di edizione presso la <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin editrice</a>) è il misto di humour, tenerezza e delicata ferocia con cui tratta un argomento difficile e complesso come la follia. Senza mai tradirne la specifica &#8216;alterità&#8217;, cioè senza pretendere superficialmente di comprendere la malattia attraverso le categorie della salute, l&#8217;autore riesce a mostrarci il mondo attraverso gli occhi ingenui e diffidenti al tempo stesso di Tito, svelando gli aspetti più inquietanti, grotteschi e ridicoli che stanno sotto la realtà di ogni giorno. Un libro intelligente e molto &#8216;colto&#8217; dietro un&#8217;apparenza di estrema semplicità, una lettura piacevolissima che non rinuncia a far riflettere.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Giacomo Pomillo, <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5624" target="_blank">rivist@</a></p>
Posted in our books Tagged: Angelo Calvisi, follia, genova, Il geometra sbagliato, libri, narrativa, tito pozzi <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1483&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>12 marzo, buon compleanno David! Libri al 50%</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 19:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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Scerrati, non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce a bisce, sdilenca un poco, e gnagio s&#8217;archipatta. E&#8217; frusco David! E&#8217; pieno di lupigna! Arraferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e t&#8217;arripigna. Se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio David scerratano quest&#8217;oggi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1469&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><strong><img class="size-full wp-image-1470 aligncenter" title="avatar_david" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/03/avatar_david.gif?w=150&#038;h=150" alt="avatar_david" width="150" height="150" /> </strong></p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>Scerrati</strong>, non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce a bisce, sdilenca un poco, e gnagio s&#8217;archipatta. E&#8217; frusco <strong>David</strong>! E&#8217; pieno di lupigna! Arraferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e t&#8217;arripigna. Se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio David scerratano quest&#8217;oggi compie un anno, un altro ancora, e in dono offre uno sconto del 50% su tutti i nostri libri&#8230; ma affrettati, hai 3 giorni: domenica di già l&#8217;offerta scade!</p>
<p style="text-align:justify;">Lo <strong>sconto del 50%</strong> è applicabile <strong>su tutti i titoli del nostro catalogo</strong> alla pagina <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/offerte.aspx" target="_blank">Offerte</a>, fino a domenica 15.</p>
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<p style="text-align:right;">[Le spedizioni sono sempre gratuite per l'Italia!!!]</p>
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		<title>sabato ore 18:00, Langhirano (PR)</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/03/12/sabato-ore-1800-langhirano-pr/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 09:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[presso la libreria LIBERAMENTE, Via Mazzini 14
la Round Robin editrice presenterà
nel suo augusto paese
il migliore dei romanzi
di Massimo Zanettini
Chiuso per Turno*.



Interverranno, oltre all’autore:
Federico di Vita (editor)
Stefano Milani (giornalista)

[SABATO14Marzo18:00libreria LIBERAMENTEviaMazzini14LANGHIRANO]

a seguire:
PAROLE IN TAVOLA presenta Chiuso per turno.
Parole in Tavola, un progetto che vuole coniugare il piacere della lettura con quello della buona tavola, inaugura una serie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1462&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">presso la libreria <strong><em>LIBERAMENTE</em></strong>, Via Mazzini 14</p>
<p style="text-align:center;">la <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank"><strong>Round Robin editrice</strong></a> presenterà</p>
<p style="text-align:center;">nel suo augusto paese<br />
il migliore dei romanzi<br />
di <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=massimo_zanettini" target="_blank">Massimo Zanettini</a></strong><br />
<strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank">Chiuso per Turno</a>*</strong>.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-1461 alignnone" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/03/chiuso-per-turno-blog1.jpg?w=180&#038;h=258" alt="chiuso per turno" width="180" height="258" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">Interverranno, oltre all’<strong>autore</strong>:<br />
<strong>Federico di Vita</strong> (editor)<br />
<strong>Stefano Milani</strong> (giornalista)</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:right;">[SABATO14Marzo18:00libreria LIBERAMENTEviaMazzini14LANGHIRANO]</p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-1462"></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>a seguire:</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>PAROLE IN TAVOLA</strong> presenta <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank"><strong>Chiuso per turno</strong></a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Parole in Tavola</em>, un progetto che vuole coniugare il piacere della lettura con quello della buona tavola, inaugura una serie di appuntamenti presentando Chiuso per turno, presso la libreria Liberamente di Langhirano, sabato 14 marzo. L&#8217;appuntamento proseguirà con una chiacchierata con l&#8217;autore presso l&#8217;<strong>Afrodita Restaurant</strong> di via Roma 10/A a Langhirano (PR). I<strong>l menù sarà fisso e rigorosamente “a tema” con il libro</strong>.</p>
<p style="text-align:right;">Per informazioni e prenotazioni:<br />
info@librerialiberamente.it<br />
tel. 0521 864360</p>
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<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">* é al momento l&#8217;unico, ma ciò non toglie che sia il migliore, e soprattutto, più in generale, che sia eccezionale&#8230;</p>
Posted in our books Tagged: chiuso per turno, langhirano, libri, massimo zanettini, Michelangelo Bricoli, narrativa, parma, presentazione, romanzo, round robin <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1462/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1462&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Zanettini &#8211; Chiuso per turno</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 11:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ La Round Robin editrice è lieta di annunciare che il 26 febbraio nella collana Parole in viaggio esce il romanzo Chiuso per Turno, di Massimo Zanettini, qui sotto intervistato.

****

Una tavola imbandita, ingredienti sparsi, il genio di un cuoco, una musica d&#8217;opera in lontananza. La solitudine, la depressione, la morte, la gioia e l&#8217;Africa nera. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1159&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1243" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/02/chiuso-per-turno-blog.jpg?w=180&#038;h=258" alt="chiuso per turno" width="180" height="258" /> La <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin editrice</a> è lieta di annunciare che il 26 febbraio nella collana <em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/catalogo.aspx?c=parole_in_viaggio" target="_blank">Parole in viaggio</a></em> esce il romanzo <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank"><em>Chiuso per Turno</em></a>, di Massimo Zanettini, qui sotto intervistato.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;">****</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><em>Una tavola imbandita, ingredienti sparsi, il genio di un cuoco, una musica d&#8217;opera in lontananza. La solitudine, la depressione, la morte, la gioia e l&#8217;Africa nera. Una mercedes, il rombo del motore, il bip dell&#8217;allarme, la vita di sempre tra Parma e il ristorante. Michelangelo in bilico tra la scelta, il conflitto e la noia. E poi le vittime, tante, della sorte che disprezza. Gli impegni, le responsabilità, il viaggio, la paura, la vigliaccheria, le visioni. Un&#8217;altra morte, un&#8217;altra donna, tutto questo in una sola vita. Per fortuna però che oggi è chiuso per turno.<br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1159"></span></p>
<p style="text-align:center;"><em>****<br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Michelangelo è davvero unico nel suo genere. Un personaggio poco definibile, che ti spiazza pagina dopo pagina per la sua stravagante inettitudine e che, allo stesso tempo, emana simpatia e qualche slancio di sensibilità. Come mai l&#8217;idea di disegnare un personaggio così &#8220;doppio&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La figura di Michelangelo, come si è venuta a definire lungo la stesura del romanzo, è piuttosto umana e sincera. Per natura, ogni uomo è allo stesso tempo pavido ed egoista ma capace di slanci di generosità e di coraggio. Credo poco agli eroi, agli uomini tutti d&#8217;un pezzo, a chi si dona gratuitamente agli altri, agli spiriti magni.<br />
Un mio caro amico mi descrisse una volta la sua visione del genere umano: l&#8217;uomo, disse, è come una cipolla, la sfogli strato dopo strato senza trovarci niente, e fa piangere. Non è l&#8217;uomo così umile e grande al tempo stesso?<br />
Michelangelo si descrive senza l&#8217;intento di auto-celebrarsi, a volte forzando anche la sua sincerità, non teme di mostrare la sua grettezza o la sua sensibilità. È un anti-eroe: pavido, edonista, avido, pieno di pregiudizi, materialista, pigro, superficiale&#8230; tutto il contrario di un eroe, ecco perché ci è simpatico, è come se ci dicesse: io sono come te, vorrei essere un dirigente di una grande società, un uomo che si è fatto da solo, un grande intellettuale, uno chef famoso, un eroe popolare, ma sono solo me stesso.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In &#8220;Chiuso per turno&#8221; la cucina ha un posto d&#8217;onore. Il rapporto compulsivo e raffinato di Michelangelo col cibo da dove viene, e da parte tua, Massimo, quanto c&#8217;è di te in questa immagine dell&#8217;imprescindibilità dell&#8217;arte culinaria?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guardo tutti i giorni la prova del cuoco&#8230; A parte gli scherzi, sono cresciuto in un panificio nella zona di produzione del Parmigiano Reggiano, ho studiato in una cittadina famosa per il prosciutto, Langhirano. Parma, dove ho vissuto, ruota attorno all&#8217;industria alimentare. Era inevitabile che ci facessi i conti con la cucina e col cibo. In realtà non so cucinare molto bene, non mi intendo di cucina né di vino. Mi piace naturalmente mangiare piatti raffinati e biologici o bere vino piemontese, ma non disdegno i fastfood, la birra della Coop, le liquirizie ripiene e il caffè solubile.<br />
Il rapporto di Michelangelo col cibo assomiglia molto al rapporto che l&#8217;uomo occidentale ha con i beni di consumo. Ci rendiamo conto proprio adesso, in questo periodo di crisi, quanto la nostra vita sia legata alle nostre abitudini di spesa. Michelangelo ha un pessimo rapporto col cibo, non è un gaudente, è un mangione che maschera il proprio vizio con scuse e orpelli intellettuali per non cercare a fondo tra le cause del proprio malessere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I dialoghi surreali e visionari del protagonista con Sandokan non riescono a soddisfare la necessità di una vera e propria fuga dalla realtà. In Sandokan Michelangelo vede una sua ideale proiezione, ma sarebbe sufficiente essere Sandokan per disincagliare il nostro cuoco dal giogo dell&#8217;implacabile routine?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sandokan è l&#8217;aspirazione di Michelangelo ad essere migliore, libero, temerario, selvaggio, esotico, profondo, generoso, feroce. Sandokan è l&#8217;eroe per antonomasia, il condottiero carismatico per cui la gente si farebbe ammazzare, l&#8217;amico fedele che mai ti potrebbe abbandonare, il giustiziere implacabile, il pastore che abbandona l&#8217;intero gregge per andare alla ricerca dell&#8217;unica pecora smarrita, l&#8217;innamorato che abbandona tutto per la donna che ama. Michelangelo nemmeno nei sogni più inconfessati aspira ad essere Sandokan, ma nemmeno Janez de Gomera, ma ancora meno, Giro Batol o l&#8217;ultimo dei selvaggi che l&#8217;aiutano. A Michelangelo basterebbe non essere ciò che è, ma non sa come fare, ecco perché interviene il più grande di tutti gli eroi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Senza svelare nulla del finale diciamo che per Michelangelo le donne rappresentano un possibile, difficile miraggio di salvezza, e per te Massimo, qual è il tuo rapporto con le donne?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Bella figlia dell&#8217;amore,<br />
schiavo son de&#8217; vezzi tuoi;<br />
con un detto, un detto sol<br />
tu puoi le mie pene,<br />
le mie pene consolar.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il tuo protagonista è un personaggio che dalla prima all&#8217;ultima pagina sembra essere a disagio: nella sua Parma, come in Africa, o di fronte alla prospettiva di andare al mare a Forte dei marmi. Massimo, da cosa scaturisce e cosa testimonia il disagio di Michelangelo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La debolezza dei rapporti umani e la solitudine del prodotto interno lordo. La pubblicità, la televisione, le città, i nuovi stili di vita, il computer stesso, isolano le persone in piccoli spazi: il bilocale, l&#8217;automobile, l&#8217;ufficio. La sfiducia e il pessimismo ci costringono a difenderci dagli altri dietro a barricate improvvisate con gli oggetti che acquistiamo ogni giorno.<br />
Ma soprattutto è la mancanza di curiosità verso gli altri che si tramuta in paura. Temiamo che il vicino si possa trasformare in un killer spietato che ci ucciderà a martellate alla prima cena troppo rumorosa. Ma gli abbiamo mai chiesto chi sia veramente? E il pachistano del negozio sotto casa chi è? La signora marocchina dei giornali? La badante del vicino? Il paralitico che canta l&#8217;Internazionale e lancia anatemi contro il governo? Il cameriere della pizzeria dove andiamo di solito?<br />
Michelangelo non è curioso, quindi è impaurito, quindi si nasconde, quindi non ha relazioni umane decenti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ritieni che la tua visione della letteratura autorizzi a parlare per il tuo caso di una forma di esistenzialismo contemporaneo, un esistenzialismo del disagio o del dissidio, tipico dei nostri giorni, tra società e singolo? Altrimenti diversamente come definiresti il tuo romanzo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo che sia proprio così, non saprei definire diversamente <em>Chiuso per turno</em>. Mentre lo scrivevo non avevo, però, in mente un modello filosofico o culturale, ma diversi riferimenti soprattutto cinematografici: <em>Fantozzi</em> di Villaggio, <em>La tragedia di un uomo ridicolo </em>di Bertolucci, <em>La grande abbuffata </em>di Ferreri, <em>Gargantua e Pantagruel</em> di Rebelais, <em>Moby Dick</em> di Melville, <em>Pinocchio</em> di Collodi, <em>Figth Club</em> il film di Fincher, <em>Amici Miei</em> di Monicelli, <em>La convivialità </em>di Ivan Illich, <em>A passo di gambero</em> di Eco, <em>Trattato di ateologia</em> di Onfray, ma soprattutto <em>Spaghetti a Mezzanotte</em> di Martino con Lino Banfi.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Mo me lo segno</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 11:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;artista olandese Hans Rademaker ha studiato una libreria che all&#8217;occorrenza si trasforma in una confortevole bara. Tutta la vita ci conservi i tuoi libri, dopo morto i tuoi resti. È un&#8217;idea molto pratica e per niente lugubre. Provate a pensare, invece che tenere la propria bara sotto il letto, ce l&#8217;avete in bella mostra in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=742&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">L&#8217;artista olandese Hans Rademaker ha studiato una libreria che all&#8217;occorrenza si trasforma in una confortevole bara. Tutta la vita ci conservi i tuoi libri, dopo morto i tuoi resti. È un&#8217;idea molto pratica e per niente lugubre. Provate a pensare, invece che tenere la propria bara sotto il letto, ce l&#8217;avete in bella mostra in salotto a svolgere un paio di compiti utilissimi: contenere i vostri libri e ricordarvi che dovete morire. Quando sarà ora farete togliere i libri e gli scaffali saranno usati come coperchio della cassa.<br />
La bara sotto il letto, invece, è scomoda soprattutto quando devi passare l&#8217;aspirapolvere. In più toglie posto per la pedana basculante pieghevole.<br />
Certo dopo morto non si saprà più dove mettere i libri che hai accumulato in vita, ma sarà un problema che dovranno risolvere le generazioni future, e non sarà certo il problema più grosso che gli lasceremo in eredità.<br />
L&#8217;idea di una bellissima bara, che mi accompagna durante la vita e dopo la morte, è ottima, purtroppo un po&#8217; cara, costa infatti 1100 dollari.<br />
Per il momento mi accontenterò per i libri del mio banale mobile Ikea e, visto che ho un letto molto basso, per la bara ci si dovrà pensare a tempo debito. Rinuncerò al piacere di scegliere personalmente il mio feretro.<br />
Per ricordami che devo morire, invece, mi basterò sfogliare il <a href="http://www.cofanifunebri.com/calendario-2009.htm" target="_blank">calendario di Ermione </a>che ho già appeso in bagno.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Non ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?</em><br />
(<em>Dialogo della Moda e della Morte</em>, Giacomo Leopardi)</p>
<p style="text-align:right;">Massimo Zanettini</p>
Posted in racconti (e ultimi round) Tagged: bara, caducità, calendario di ermione, chiuso per turno, feretro, giacomo leopardi, Hans Rademaker, libreria, libri, massimo zanettini, morte <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/742/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=742&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cronache da Siviglia su Cremonaonline</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 17:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ «Questa città mi ha accolto con una giornata di maggio in gennaio e con un giardino di maioliche, palme e aranci carichi di frutta, sono cose che uno ricorda. La strada entra in una realtà più antica e solida, sono felice: è un viaggio verso sud». Sono e-mail reali i capitoli di Cronache da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=657&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1256" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/12/cronache-da-siviglia2.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> «Questa città mi ha accolto con una giornata di maggio in gennaio e con un giardino di maioliche, palme e aranci carichi di frutta, sono cose che uno ricorda. La strada entra in una realtà più antica e solida, sono felice: è un viaggio verso sud». Sono e-mail reali i capitoli di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">Cronache da Siviglia</a> di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=federico_di_vita" target="_blank">Federico di Vita</a>: il giovane studente universitario, in Erasmus nella città andalusa, ha raccontato la sua esperienza di settimana in settimana ai suoi amici più cari. Come un trovatore dei nostri giorni, vaga per le strade della città, raccogliendo pietre, scorci, pensieri, ragazze che non si lasciano afferrare e descrive i suoi nuovi passi in storie a tratti ironiche e sbilenche, a tratti profondamente emotive, struggenti. Squarci di vita che si propaga dall&#8217;ombra dei vicoli intorno a Calle Verde ai colori di spazi aperti in cui Siviglia si irradia di luce. Parallelamente alle cronache, un dialogo epistolare tra l&#8217;autore e una ragazza o tra l&#8217;autore e la città stessa, in passi lirici il cui enigma affascina e rapisce: «salutarti &#8211; si legge in uno di tali passi &#8211; è interrompere un momento che non avrebbe nessuna voglia di essere interrotto, è come spezzare un filo, anzi no: è come piegarlo e tenerlo in mano per ritrovarlo la volta successiva».</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://www.cremonaonline.it/cultura/contenuti/indexxhtml/art_54629/pag_2" target="_blank">Cremonaonline &#8211; Cultura</a></p>
Posted in our books Tagged: andalusia, calle verde, cremonaonline, cronache da siviglia, e-mail, erasmus, federico di vita, letteratura di viaggio, libri, narrativa, Portogallo, racconto di viaggio, recensione, Siviglia, spagna, viaggio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/657/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/657/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/657/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=657&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Maria Laura Bufano</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 14:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fiera della piccola e media editoria &#8220;Più Libri più Liberi&#8221; di Roma è vicina, ed io vi propongo oggi una nuova intervista. A parlare è Maria Laura Bufano, autrice Round Robin con il suo romanzo &#8220;Interno con rivoluzione&#8220;.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address class="MsoNormal"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1258" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/interno-con-rivoluzione1.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" />La fiera della piccola e media editoria &#8220;Più Libri più Liberi&#8221; di Roma è vicina, ed io vi propongo oggi una nuova intervista. A parlare è <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=maria_laura_bufano" target="_blank">Maria Laura Bufano</a>, autrice Round Robin con il suo romanzo &#8220;<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a>&#8220;.</em></address>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:center;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Prima di cominciare, iniziamo con le presentazioni: chi è Maria Laura Bufano?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">Ho insegnato italiano e latino in un liceo di Bergamo. Ora sono in pensione. Ho due figli, una nuora, un nipotino: vivono tutti a Barcellona. Ho scritto varie cose, fra cui due romanzi, entrambi entrati come finalisti del premio Calvino, in anni diversi.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Vivo a Conil de la Frontera, in provincia di Cadice. Ho cambiato cielo – dalla Lombardia all’Andalusia – due anni fa. Questa scelta non è stata certo dettata da un proposito di vacanza perenne. Ho sempre pensato che non abbia senso vivere per tutta la vita nello stesso posto. Non so fare la turista e i paesaggi e i monumenti e le città mi incantano, ma molto meno delle persone, e un po’ mi disorientano. Stare in un posto che non si conosceva bene prima di andarci, entrare nella vita degli altri, è certamente una sfida che rende più vitali, più forti nell’affrontare anche le difficoltà personali, dà la sensazione di essere più liberi. Avrei fatto questa scelta anni fa, se avessi potuto. Ma i figli studiavano e non era possibile, per ragioni pratiche…<span id="more-641"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>&#8220;Interno con rivoluzione&#8221;, titolo del tuo romanzo, edito proprio in questi ultimi giorni dalla <em>Round Robin editrice</em>. Presentiamolo ai lettori.</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">È la storia di due persone di diversa origine geografica e sociale: lei, Lidia, pugliese, vissuta in una famiglia allargata, borghese, in parte liberale, in parte fascista; lui, Paolo, di origine lombarda, proveniente da una famiglia proletaria, nucleare, la madre comunista, il padre fascista. La storia di formazione dei due, in capitoli alternati, occupa tutta la prima parte del romanzo: si tratta naturalmente di due percorsi diversi, ma anche legati da analogie, da &#8220;ponti&#8221;. La seconda parte si apre con l&#8217;incontro dei due in una città lombarda. Convivenza, matrimonio in municipio (allora non si usava spesso come oggi!), tanta politica, voglia di cambiare tutto, contraddizioni, sofferenze, nascita dei figli, vischiosità dei ricordi, delle famiglie d’origine, del contesto, delle tradizioni…La terza parte… beh, è la conclusione del romanzo e non ne parlo.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Le vicende si svolgono in un arco di tempo compreso fra il 1942 e il 1973. Lidia racconta in prima persona quando parla delle proprie vicende; in terza, come narratrice onnisciente, quando narra di Paolo. È questa una sfasatura nelle &#8220;regole&#8221; narratologiche che non intende essere uno dei “giochi” postmodernisti di svelamento dei meccanismi narrativi; ha invece il senso del regalo di una vita, sia pure &#8220;letteraria&#8221;, che Lidia fa a Paolo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">I riferimenti allo sfondo storico, dagli ultimi anni della guerra e dai primi del dopoguerra, fino ai primi anni settanta, sono di grande importanza: anche perché la generazione di Lidia e di Paolo ha avvertito, nella giovinezza, come fondamentale la compromissione politica…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo? </strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Molto difficile rispondere a questa domanda. Sono state molte le spinte, forse anche inconsapevoli, di cui ora non riuscirei a dare conto. Quelle di cui sono maggiormente consapevole sono due: -1- l’ambizione di raccontare un personaggio maschile certamente contraddittorio, ma simpatico, dotato di spessore, problematico, complicato, interessante, a cui si può volere molto bene; -2- il desiderio di raccontare gli “anni gloriosi” con un tono “sommesso”: non sono, nella mia visione, anni “formidabili”, e neppure anni di cui pentirsi. Un tempo pieno di speranze, sforzi generosi e anche intelligenti, slanci velleitari, dolori, contentezza totale e fugace, drammi, stupidi sprechi, ecc.. Infine, certamente una sconfitta, non solo determinata dalle forze ostili al cambiamento…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Dedichiamo qualche parola alla copertina.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">La bellissima foto in copertina l’hanno trovata i ragazzi della <em>Round Robin</em>. È degli anni settanta. Lo specchio riflette i personaggi che si vedono in primo piano, ma anche altri che non compaiono se non, appunto, nel riflesso: un effetto di ambiguità, di moltiplicazione delle presenze, di stregoneria, che ben si adatta a un’epoca in cui, in molti momenti, sembrava tutto possibile, le case erano porti di mare&#8230; Il fondo naturalmente è rosso. Di che altro colore avrebbe potuto essere?<br />
Quanto al titolo: “interno” allude certamente ai rapporti privati su cui si riverbera continuamente quello che succede fuori. La parola “rivoluzione” è polisemica, in questo titolo: l&#8217;aspirazione dei due personaggi e dei loro compagni a una &#8220;rivoluzione democratica&#8221;, ma anche i cambiamenti affannosi, a volte traumatizzanti, nella vita personale; e lo scombussolamento che porta quest’affanno di rivoluzione privata…</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Da scrittrice che ha raggiunto la pubblicazione cartacea, cosa ne pensi di internet e del suo potenziale in termini di trampolino di lancio per gli esordienti?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">Non ho assolutamente esperienza in questo. Non sono giovane, uso bene internet, naturalmente, ho scritto articoli e altre cose per il blog della Round Robin… ma sono comunque fuori tempo per rispondere con competenza a questa domanda. Ho cominciato a scrivere circa 25 anni fa e mi sono sempre affidata al supporto cartaceo… Sicuramente, per ragioni generazionali. Leggo naturalmente molte cose in internet, quelle che mi interessano di più le stampo…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Andiamo ora più sul tecnico. Parliamo della tua esperienza editoriale e dell&#8217;idea che ti sei fatta riguardo il grande e variegato panorama dell&#8217;editoria indipendente.</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">È molto difficile che grandi e anche piccoli editori leggano lo scritto di un “esordiente”, pur se ha avuto riconoscimenti ecc.. Per me almeno è stato difficile. Comunque credo di non essere in grado di fare un discorso generale, non ne ho gli elementi.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Posso certamente parlare della <em>Round Robin</em>, a cui sono grata per avermi &#8220;riscoperta&#8221;, per una via accidentata e imprevedibile. Accorgermi d’un tratto che questo mio romanzo, che avevo finito per credere fosse un libro troppo marcato da un limite generazionale, piaceva molto a ragazzi di trenta o addirittura quarant’anni più giovani di me… è stato ed è tuttora bellissimo e sorprendente. Qualcosa che va molto al di là del mero successo letterario.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Nel caso specifico, stupisce che in una piccola, povera (credo) casa editrice, un libro, prima di essere pubblicato, passi in diverse mani, sia letto, sia valutato, sia discusso. È uno stile di lavoro che un tempo penso avessero gloriose case editrici italiane…. I piccoli e poveri fanno cose che i più grandi e ricchi disdegnano o non hanno la forza soggettiva, la capacità di fare. Il mondo proprio capovolto… E con la <em>Round Robin</em> non c’è il rischio che capiti quello che è capitato a me: editori medi, pur “democratici” e “progressisti”, dopo aver detto che il libro era bellissimo ecc., mi hanno chiesto di fatto di pagarmi la pubblicazione.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Anche a prescindere dalla fortuna che mi è toccata, credo che se l’Italia rinascerà, ciò sarà dovuto in buona parte al candore intelligente di ragazzi come questi e al loro lavoro appassionato e limpido…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Maria Laura, tu vivi in Spagna, ebbene, sapresti farci un confronto fra panorama editoriale Italiano e Spagnolo, con particolare riferimento all&#8217;ambito della piccola e media editoria?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">So molto poco, per non dire nulla, sui meccanismi di selezione dei testi da parte dell’editoria spagnola. Mi pare comunque che la Spagna in questo momento sia abbastanza felice anche per quanto riguarda la narrativa. Non c’è l’ossessione del genere, come mi sembra ci sia in Italia, quasi una malattia. Vengono pubblicati e premiati testi bellissimi, come quelli di Juan José Millás, che non esito a considerare importanti romanzi europei dei nostri giorni. E poi si ha l’impressione che porti fiato, idee, luminosità, anche la narrativa di scrittori di origine latino-americana, come Carlos Fuentes&#8230; Indubbiamente si ha l’impressione, anche leggendo la narrativa spagnola, di una società più ariosa, più aperta dell’attuale società italiana. Ma dovrà passare ancora del tempo perché io possa farmi un’idea più precisa di tutto questo.</p>
<p><strong>Progetti in campo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Beh, uno che ha preso il vizio di scrivere, naturalmente, soprattutto quando “fa il pieno” di idee, di esperienze, di pensieri in parte nuovi, ha voglia di tornare sul luogo del delitto. Certamente è bello quando ci si accorge che questa voglia si è trasformata in qualcosa che soddisfa lo stesso autore, che possa essere proposta in lettura ad altri. Non sempre capita, e poi ho scritto già diverse cose, anche se non moltissime. Non so se avrò il fiato di scriverne ancora, di compiute. Forzare, mai.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Intervista di Marco Mazzanti</p>
<p style="text-align:right;">fonte <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/19178272/intrvista+a+Maria+Laura+Bufano" target="_blank">mushroom&#8217;s blog</a><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><br />
</span></span></p>
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		<title>e sabato alle 17:00 tutti a Bergamoooo!!!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 14:31:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Ehmm, no, mi rendo conto che detto così, sì.. ho capito, ma no, no, vi assicuro, no, non c&#8217;è Roma Atalanta no&#8230; Sabato 29 novembre alle 17:00 presso Il caffé letterario in Via San Bernardino 53, ci sarà la prima, unica, sensazionale presentazione del mitico Interno con rivoluzione di Maria Laura Bufano! Interverranno:
&#62; Orazio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=628&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1261" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/interno-con-rivoluzione2.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> Ehmm, no, mi rendo conto che detto così, sì.. ho capito, ma no, no, vi assicuro, no, non c&#8217;è Roma Atalanta no&#8230; Sabato 29 novembre alle 17:00 presso <em>Il caffé letterario</em> in Via San Bernardino 53, ci sarà la prima, unica, sensazionale presentazione del mitico <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a> di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=maria_laura_bufano" target="_blank">Maria Laura Bufano</a>! Interverranno:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&gt; Orazio Amboni</strong> (CGIL)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&gt; Stefano Milani</strong>, (il <em>manifesto</em>)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&gt; Federico di Vita</strong> (Round Robin)</p>
<p style="text-align:justify;">&gt; <strong>Maria Laura Bufano</strong>, autrice.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><em>Interno con rivoluzione, il libro che aspettavamo da anni.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>(Michele Tosto)</em></p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>ehi, dove andate? sabato c&#8217;è la presentazione! la presentazione!!!</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:22:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Sabato 22 novembre alle ore 19:00 presso la libreria Nero su bianco a Piazza San Cosimato 16 (Trastevere, Roma) si terrà una conviviale presentazione dell&#8217;ormai a voi noto Cronache da Siviglia, ma sarà una cosa carina eh, dunque venite, ci saranno anche fiumi di vino senza contare la possibilità di parlare liberamente del libro, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=619&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1263" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/cronache-da-siviglia.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> Sabato 22 novembre alle ore 19:00 presso la libreria <em>Nero su bianco</em> a Piazza San Cosimato 16 (Trastevere, Roma) si terrà una conviviale presentazione dell&#8217;ormai a voi noto <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">Cronache da Siviglia</a>, ma sarà una cosa carina eh, dunque venite, ci saranno anche fiumi di vino senza contare la possibilità di parlare liberamente del libro, con l&#8217;<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=federico_di_vita" target="_blank">autore</a>, con un critico, con Vierone (futuro noto attore) dandosi tutto un tono da scanzonati intellettuali anni &#8216;60, ma anche no&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;">Interverranno, di sicuro:</p>
<p style="text-align:left;">&gt; Lugi Politano, editore Round Robin editrice</p>
<p style="text-align:left;">&gt; Andrea Caterini, critico letterario</p>
<p style="text-align:left;">&gt; Gabriele Geri, attore</p>
<p style="text-align:left;">&gt; Federico di Vita, l&#8217;autore</p>
<p style="text-align:center;">&gt; il vino</p>
<p style="text-align:center;">e, forse, altri&#8230; ci vediamo sabato! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Cronache da Siviglia, la parabola universale dell&#8217;esperienza Erasmus. </em></p>
<p><em>(Margherita Mangione)</em></p>
Posted in our books Tagged: andalusia, cronache da siviglia, erasmus, federico di vita, libri, nero su bianco, presentazione, Siviglia, spagna, trastevere <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/619/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/619/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/619/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/619/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/619/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/619/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/619/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/619/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/619/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/619/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=619&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Interno con rivoluzione &#8211; intervista a Maria Laura Bufano</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 10:46:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Il 27 novembre finalmente esce 
Interno con rivoluzione

di Maria Laura Bufano
il libro che aspettavamo da anni&#8230;



Interno con rivoluzione è un romanzo dai forti tratti autobiografici. Tu però sembri voler mettere in guardia il lettore, quasi scongiurare una sua interpretazione in questo senso sin dalla pagina introduttiva. La prima domanda è, perché? E poi, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=590&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="alignleft size-full wp-image-1265" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/interno-con-rivoluzione3.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><em><strong> </strong>Il 27 novembre finalmente esce<strong> </strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>di </strong><strong>Maria Laura Bufano</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>il libro che aspettavamo da anni&#8230;</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong></strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Interno con rivoluzione</em> è un romanzo dai forti tratti autobiografici. Tu però sembri voler mettere in guardia il lettore, quasi scongiurare una sua interpretazione in questo senso sin dalla pagina introduttiva. La prima domanda è, perché? E poi, che rapporto hai tu con l&#8217;esperienza che diventa letteratura proiettata e frazionata nella moltitudine dei personaggi? </strong><br />
Parto da qualche considerazione sulla memoria e le memorie. In questi anni il discorso sui doveri della memoria è diventato asfissiante, l&#8217;invito a ricordare si è fatto stereotipo. Per me, nel considerare gli eventi del passato, è necessario attivare sguardi diversi. La memoria delle tragedie, dei massacri, dei torti crudeli inflitti da esseri umani ad altri esseri umani, e da gruppi umani ad altri gruppi umani… questa memoria per me richiede uno sforzo continuo, logorante, che non finisce mai, di approssimazione all&#8217;oggettività, alla verità dei fatti. <span id="more-590"></span>Non è una cosa che si possa raccattare disinvoltamente dal bordo della strada; e neppure con visite rituali ad Auschwitz. Diverso il discorso per il passato individuale, non segnato da crudeltà estreme. Cerco di spiegarmi con una metafora. La memoria individuale è come una pianta che ci cresce sull&#8217;omero sinistro (ai mancini, forse, sul destro), e via via che si ingrandisce, si sporge dietro di noi. Diventa un albero con una miriade di foglie, caotico, pesante, che ci tira a terra. Cercare di sbrogliarlo per capire chi siamo non è possibile; raccontarlo neppure. Per quel che mi riguarda, ho preso un&#8217;ascia e ho cercato di tagliarlo più a fondo che ho potuto. Certo, non l&#8217;ho estirpato. Poi mi sono trascinata davanti tutta quella ramaglia. Ho staccato rametti, li ho puliti, curvati, intrecciati, lucidati, colorati, ne ho aggiunti altri che non provenivano dall&#8217;esperienza vissuta. Di quello ch&#8217;è avanzato ho cercato di fare un bel falò. Il prodotto di tanto lavoro è costituito da qualche cesta di forma il più possibile geometrica. I personaggi… certo, molti di loro &#8211; non tutti &#8211; hanno avuto origine da persone che ho conosciuto. Ma c&#8217;è stato un vai e vieni, nella mia mente: venivano, andavano, vengono, se ne vanno, ricompaiono, qualche volta anche nei sogni. Quelli antichi sono ormai cari fantasmi: incastrati pure loro nelle ceste.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Perché ritieni che &#8220;protagonista del romanzo sia Paolo più che Lidia&#8221;, dipende solo da una reazione alle letture di stampo femminista che hanno fatto alcuni &#8220;critici&#8221; del tuo libro o lo pensi veramente? A me pare che i protagonisti siano due e la struttura del testo sembra confermare questa ipotesi.</strong><br />
Ho scritto varie cose, non tantissime, ma neppure una sola. Ogni volta che mi sono messa a scrivere qualcosa di un po&#8217; ampio, mi è successo dopo un&#8217;arrabbiatura prolungata che si è gonfiata e gonfiata nel tempo. Ma quello che legava tutto &#8211; mi sembra &#8211; era proprio la voglia di aggiustare pensieri storti &#8211; altrui, naturalmente &#8211; su cui non c&#8217;era stata possibilità di confronto e di discussione. Certo, una gran presunzione, la mia, non dico di no. Nel caso specifico, ricordo che era giunta al culmine un&#8217;arrabbiatura più che decennale. Gli esseri umani maschi mi parevano allora molto vulnerabili e cari, ma anche tremendamente ricattatorî. E gli esseri umani del mio stesso sesso straordinariamente ciechi dinanzi a questo ricatto. Avrei voluto che il movimento delle donne facesse manifestazioni furiose contro questa canagliata maschile di morire prima, di scapparsene dalla vita, lasciando le loro compagne a sbattersi con il dolore e le difficoltà… Invece niente. In un certo modo dar vita al personaggio di Paolo è stata la mia manifestazione di protesta, l&#8217;unica possibile: contro uomini e donne.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Di Silvio a un certo punto la narratrice afferma: &#8220;Rifiutava ogni forma di zdanovismo, non sopportava il realismo socialista. Ma un&#8217;alternativa a tutto questo, che non ricadesse nei vizi della cultura accademica, della letteratura come stolto privilegio, non riusciva proprio a vederla&#8221;. Giriamo la domanda a te: il tuo romanzo deve qualcosa alle indicazioni del cosiddetto realismo socialista?</strong><br />
Tra le letture della mia adolescenza e prima giovinezza, ci sono stati certamente Vasco Pratolini, Francesco Jovine, Carlo Levi (a proposito di quest&#8217;ultimo si può parlare meno che per gli altri di &#8220;realismo socialista&#8221;). La storia di Silvio è, ma soltanto in parte, la mia. Quando mi laureai, mi si offrì subito la possibilità di lavorare nell&#8217;università. Caddi in una crisi profondissima: scrivere saggi perché li leggesse qualcuno interno al mondo accademico, o al massimo qualche laureando, e passare la vita a leggere saggi altrui e a riscrivere su questi mie considerazioni… Allora mi appariva così il mondo accademico. Forse esageravo. Sarebbe stato certamente velleitario presumere di rompere il circolo chiuso andandosene verso &#8220;la classe operaia&#8221;. Non credo di aver mai sofferto di quella malattia che allora si chiamava press&#8217;a poco populismo oppure operaismo. Me ne andai a insegnare a scuola. Silvio è nel romanzo un personaggio un po&#8217; a metà. Non ha forza di sentimenti e immaginazione, e neppure il coraggio e la radicalità da kamikaze di Paolo. Non richiama nessuna persona da me conosciuta. È se mai un mio sdoppiamento, proprio mio, di Maria Laura, non di Lidia. Quanto al &#8220;realismo socialista&#8221;: no, non credo di essermi ispirata a quei modelli. Nel mio discorso &#8211; e in quello di Silvio &#8211; sulla cultura accademica, è adombrato anche il rifiuto di tutti i ricami che sono stati fatti sulla crisi del romanzo e su simili questioni. Quel ch&#8217;è certo è che questa &#8220;morte&#8221; che si attendeva non c&#8217;è stata. In Spagna fioriscono tuttora romanzi non di genere, che non esito a considerare grandi: per esempio <em>El mundo</em> di Juan José Millás. Il realismo socialista cui fa riferimento Silvio per me non è mai stato un affrancamento da vacue civetterie intellettuali. E poi il realismo socialista, anche se raccontava storie tristi, doveva essere a suo modo edificante. Non credo che questo possa dirsi di Interno con rivoluzione. Non posso parlare di &#8220;modelli&#8221;: sarebbe atrocemente presuntuoso, da parte mia. Però posso dire quali libri hanno reso la mia vita più bella. Ne nomino solo qualcuno: <em>Guerra e pace</em>, più di ogni altro, un libro infinito. Alessandro Manzoni: uno che dimostra l&#8217;amore per il suo paese (la futura &#8220;patria&#8221;, ai suoi tempi) dicendogliene di tutti i colori, raccontando con forza tutti i suoi mali. E poi Zeno, i <em>Buddenbrok</em>, <em>La famiglia Moskat</em>, <em>La marcia di Radezski</em>… Anche, più recente, la trilogia di Mafhuz. O anche lo straordinario &#8220;romanzo&#8221;, di un candore assurdo, che è il <em>Canzoniere</em> di Saba. Ritorno al mio assai più modesto <em>Interno con rivoluzione</em>: almeno nelle mie intenzioni non è pienamente realista e non è neppure un &#8220;romanzo fantastico&#8221; (la malattia dei generi!). Lidia parla in prima persona, ma racconta Paolo come narratrice onnisciente: uno scarto evidente nella logica realistica e nelle &#8220;regole narratologiche&#8221;. Potrebbe intendersi come uno dei tanti giochi postmodernisti con cui l&#8217;autore evidenzia i &#8220;meccanismi&#8221; della sua costruzione. Nelle mie intenzioni non è questo: non è un gioco, è omaggio di una vita immaginata e raccontata, a un personaggio maschile, Paolo, confusionario, ma infine, credo, più simpatico (almeno per me lo è) di quello femminile. Una sorta di stilnovismo personale, zoppo, a cui mancano, naturalmente, un Dio e un cielo, e perciò disperato. La tremenda quotidianità che abbatte ogni grandezza. Però forse Paolo, a suo modo, resta grande.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La scelta di non nominare le città, di descrivere poco i luoghi, è scelta di stile ma paradossalmente si concilia poco con l&#8217;attivismo politico di quegli anni per sua natura legato al territorio, da cosa dipende questa decisione?</strong><br />
La scelta di non descrivere &#8211; o di descrivere solo ciò che serve alla narrazione &#8211; è, mi pare, coerente con il tono antielegiaco. Quanto all&#8217;attivismo politico… certamente, quarant&#8217;anni fa l&#8217;agire politico non aveva le proiezioni globali che ora assume di necessità, continuamente. Però ciò che già allora contraddistingueva la sinistra era la tensione al mondo: certo, con moltissime deformazioni, errori grossolani, semplificazioni. Ma anche con l&#8217;idea forte e a quel tempo abbastanza generalizzata che la provenienza geografica non dovesse porre barriere fra le persone. Ciò non vuol dire che il localismo e anche la xenofobie non fossero in agguato: tutto ciò che è successo in tempi recenti nella mente della &#8220;gente&#8221;, anche di sinistra, anche di estrema sinistra, deve aver avuto per forza un lungo tempo di incubazione. Però, negli anni settanta, almeno nelle dichiarazioni, non erano accettate dalla sinistra le chiusure nel localismo, l&#8217;esclusione di chi arrivava dall&#8217;esterno. L&#8217;affidare al caso la scelta delle iniziali dei nomi delle due città, nel mio romanzo, ha questo antico significato di apertura.<br />
<strong><br />
Come ti porresti se accostassimo qualcuno dei tuoi personaggi a Camus o in generale alle istanze esistenzialiste? Io non classificherei il tuo romanzo come esistenzialista, e nemmeno storico, abbiamo detto che non può passare per autobiografismo vero e proprio, e non ti convince neppure la narrazione di formazione realista/socialista. Che definizione daresti tu?</strong><br />
Detesto la mania di classificazione in generi. Qui in Spagna mi pare che non ci sia, non così forte, almeno. Quelli che su giornali e riviste parlano de <em>El mundo</em> di Millás, cui ho accennato sopra, non cercano neppure per sogno di collocarlo in un genere. Millás racconta di infanzia, di strade conosciute, ma anche di un universo strano che si spalanca quando si guarda dalla finestrella di una specie di cantina… Con una forza narrativa che rende queste cose più reali della realtà. Camus… uno scrittore che, non so davvero perché, ho conosciuto solo in tarda età. Non so perché uno esclude dalle proprie letture, per decenni, senza una ragione, scrittori noti, importanti. È immenso, Camus. La collisione fra quello che chiamo, non in senso strettamente esistenzialista, &#8220;esistenziale&#8221; e quello che chiamo &#8220;politico&#8221; è stata forte, nella prima metà degli anni settanta. L&#8217;idea che i bisogni, i pensieri più profondi, le sofferenze dell&#8217;individuo, non solo non fossero raccolti, ma spesso entrassero in conflitto con l&#8217;appartenenza politica, era molto viva in quegli anni: la questione era stata sollevata da gran parte dal movimento femminista, che al suo nascere era assai variegato, fatto di tante posizioni diverse, vivo. Lidia e, in modo certamente più continuativo e autodistruttivo, Paolo, avvertono talvolta l&#8217;appartenenza politica come un involucro astratto. Tengo a precisare che, a mio parere, non tutto ciò che è astratto è brutto e cattivo. Il cosiddetto concreto può essere orrido. Nel caso specifico, però, quest&#8217;astrazione può sembrare burocratica, stupidamente e pur necessariamente dura, stritolante. Qualcosa che assomiglia al &#8220;noi&#8221; della famiglia, un&#8217;accetta che taglia quel che non rientra nella mitologia del gruppo. Questo è presente nel romanzo, non tanto sotto forma di colpe individuali di singoli personaggi, ma come oppressione iscritta nell&#8217;appartenenza politica, oltre che in una specifica tradizione di sinistra. A tal proposito, uscendo dal discorso sul romanzo, ricordo con disagio qualche occasione in cui non mi sono ribellata come avrei dovuto… Il pensiero individuale, la rivolta profonda e limpida del singolo contano moltissimo e spesso non si vedono. Penso che sarebbe bello se quelle che si chiamano &#8220;forze politiche&#8221;, partiti, che sono peraltro necessari &#8211; il partito dell&#8217;antipolitica attuale è il più burocratico, oppressivo e falso di tutti &#8211; fossero permeabili alle rivolte profonde dell&#8217;individuo: non certo per dare risposte, ma per scuotersi di dosso gli irrigidimenti. Certo, a furia di scossoni, rischierebbero di essere distrutti. Non vedo al momento attuale alcuna via d&#8217;uscita a questo dilemma.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">intervista di Federico di Vita</p>
Posted in interviste Tagged: '68, anni sessanta, anni settanta, estrema sinistra, femminismo, interno con rivoluzione, la gazza andalusa, libri, maria laura bufano, PCI, politica, rivolta, sindacato, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=590&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>EQUO BANK</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 08:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

In occasione di Io faccio la spesa giusta la settimana per il Commercio Equo e Solidale (18-26 ottobre 2008 )
21 ottobre, Palermo, ore 17.30.
Filiale di Banca Etica -
Via Catania 24.
Presentazione del libro L’isola che c’è - la Sicilia che si ribella al pizzo &#8211; con l’autore Filippo Conticello e accompagnamento musicale.
Interverranno Rita Borsellino (Un&#8217;altra Storia); [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=487&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/filippogrande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1272" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/lisola-che-ce.jpg?w=180&#038;h=243" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="243" /><br />
</a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In occasione di <em>Io faccio la spesa giusta</em> la settimana per il Commercio Equo e Solidale (18-26 ottobre 2008 )</strong></p>
<p>21 ottobre, Palermo, ore 17.30.<br />
Filiale di Banca Etica -</p>
<p>Via Catania 24.</p>
<p style="text-align:justify;">Presentazione del libro<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731032" target="_blank"> L’isola che c’è </a>- la Sicilia che si ribella al pizzo &#8211; con l’autore <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=filippo_conticello" target="_blank">Filippo Conticello </a>e accompagnamento musicale.</p>
<p style="text-align:justify;">Interverranno <strong>Rita Borsellino</strong> (Un&#8217;altra Storia); <strong>Rodolfo Guajana</strong> (Imprenditore);<strong> Tommaso Marino</strong> (Banca Etica) e <strong>Alessandra</strong> <strong>Nocilla</strong> (Addiopizzo). A seguire degustazione equa e solidale.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il programma dettagliato degli appuntamenti clicca <a href="www.bancaetica.it" target="_blank">qui</a> e/o <a href="www.fairtradeitalia.it" target="_blank">qui</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>e finalmente in libreria&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 11:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Per alcuni disguidi legati alla distribuzione Cronache da Siviglia si potrà trovare solo da sabato 18/10 nelle seguenti librerie romane:
Feltrinelli &#8211; Piazza Colonna;
Feltrinelli &#8211; Piazza Argentina;
Feltrinelli &#8211; Piazza della repubblica;
Libreria Croce &#8211; Corso Vittorio;
Melbooks store &#8211; Via nazionale;
Liber.mente &#8211; Via del pellegrino;
Fahrenheit 451 - Campo dè fiori;
altroquando &#8211; Via del governo vecchio;
Rinascita &#8211; Via [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=479&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1274" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/cronache-da-siviglia2.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> Per alcuni disguidi legati alla distribuzione <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank">Cronache da Siviglia</a> si potrà trovare solo da sabato 18/10 nelle seguenti librerie romane:</p>
<p><strong>Feltrinelli</strong> &#8211; Piazza Colonna;<br />
<strong>Feltrinelli</strong> &#8211; Piazza Argentina;<br />
<strong>Feltrinelli</strong> &#8211; Piazza della repubblica;<br />
<strong>Libreria Croce</strong> &#8211; Corso Vittorio;<br />
<strong>Melbooks store</strong> &#8211; Via nazionale;<br />
<strong>Liber.mente</strong> &#8211; Via del pellegrino;<br />
<strong>Fahrenheit 451 </strong>- Campo dè fiori;<br />
<strong>altroquando</strong> &#8211; Via del governo vecchio;<br />
<strong>Rinascita</strong> &#8211; Via ostiense;<br />
<strong>Odradek</strong> &#8211; Via dei banchi vecchi;<br />
<strong>Arion</strong> &#8211; Via Veneto;<br />
<strong>Arion</strong> &#8211; Piazza Fiume.</p>
<p style="text-align:justify;">Tra un paio di settimane il libro sarà presente in tutte le librerie di Roma e Lazio&#8230; Comunque lo si può già ordinare in libreria &#8211; dove dovrebbe arrivare in caso di ordinazione in pochissimo tempo &#8211; oppure su internet, godendo di uno sconto del 10% sul prezzo di copertina.</p>
<p style="text-align:justify;">Tra breve forniremo l&#8217;elenco aggiornato delle librerie in cui sono e saranno disponibili i nostri titoli su tutto il territorio nazionale.</p>
Posted in our books Tagged: cronache da siviglia, librerie, libri <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/479/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/479/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/479/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/479/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/479/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/479/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=479&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cronache da Siviglia</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 22:29:03 +0000</pubDate>
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Ecco come una storia semplice, il racconto di una vita comune può diventare la solida base di un romanzo vincente: ce lo mostra in queste sue Cronache da Siviglia Federico di Vita, un giovane studente romano che ha saputo convertire, con spontaneità e leggerezza, un viaggio Erasmus nella sua prima, riuscitissima, fatica letteraria.
In una cornice [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=470&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/copertina_cronachedasiviglia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1276" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/cronache-da-siviglia3.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><br />
</a></p>
<p style="text-align:justify;">Ecco come una storia semplice, il racconto di una vita comune può diventare la solida base di un romanzo vincente: ce lo mostra in queste sue <strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731049" target="_blank"><em>Cronache da Siviglia</em></a></strong> <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=federico_di_vita" target="_blank">Federico di Vita</a>, un giovane studente romano che ha saputo convertire, con spontaneità e leggerezza, un viaggio Erasmus nella sua prima, riuscitissima, fatica letteraria.</p>
<p style="text-align:justify;">In una cornice luminosa e arabeggiante di vicoli e aranceti, di flamenco e mercatini (che, diciamocelo chiaramente, esercitano sempre un discreto fascino sul lettore&#8230;), l&#8217;autore orchestra un contrappunto delizioso di sguardi innocenti di bambino e riflessioni intime di uomo adulto, il tutto in un flusso di coscienza impazzito che, nel suo disordine, trova comunque una sua segreta organizzazione. L&#8217;intento dopotutto, e l&#8217;autore ce lo indica nella sua &#8220;micropostfazione&#8221; (!), era proprio questo: trovare il modo di mettere ordine ad una lunga serie di sgangherate mail che lui stesso aveva scritto ai suoi amici dalla Spagna. E l&#8217;ordine di Vita lo trova, regalando al lettore una carrellata di gustosi personaggi che danno vita ad episodi quando spassosi, quando commoventi.<span id="more-470"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Cronache da Siviglia è sì un libro per tutti, per chi ama il viaggio, per chi ama la compagnia, per chi ama il calcio! Ma lo è ancor di più per chi ama profondamente la letteratura, &#8220;la que da orden, la que organiza, la que da forma a la esistencia&#8221;, e questo amore trasuda da ogni pagina del testo, e lo è al punto tale da indurre il lettore a credere che il viaggio dell&#8217;autore sia anche un po&#8217; un viaggio alla ricerca della letteratura, o quanto meno di un luogo dove parole scritte a caso assumono, armonicamente disposte, una sagoma compiuta.<br />
Di Vita è riuscito nel suo tentativo: ha reso la forma al disordine ricorrendo ad un componimento di antica tradizione, e restituendocelo più che mai attuale e credibile.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Francesca Iannilli, <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5294" target="_blank">rivist@</a>.</p>
Posted in our books Tagged: andalusia, cronache da siviglia, erasmus, federico di vita, letteratura di viaggio, libri, libro di viaggio, narrativa, Portogallo, racconto di viaggio, romanzo, round robin, Siviglia, viaggio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/470/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/470/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/470/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=470&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cronache da Siviglia al Teatro Petrolini</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/10/06/cronache-da-siviglia-al-teatro-petrolini/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 08:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Federico di Vita
regia Federico di Vita e Andrea Belli
sceneggiatura Federico di Vita e Gabriele Geri
con Andrea Belli, Gabriele Geri, Franco Pietropaoli, Maria Lina Pirone
al Teatro Petrolini
Due lettori, due cantori: è questa la scarna ma efficacissima formula che ha animato il reading di Cronache da Siviglia, ultima pubblicazione della casa editrice Round Robin che venerdì [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=448&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/info_cronache-da-siviglia081003.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-449" title="info_cronache-da-siviglia081003" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/10/info_cronache-da-siviglia081003.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a><em>di Federico di Vita</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>regia Federico di Vita e Andrea Belli<br />
sceneggiatura Federico di Vita e Gabriele Geri</em></p>
<p style="text-align:left;"><em>con Andrea Belli, Gabriele Geri, Franco Pietropaoli, Maria Lina Pirone<br />
al Teatro Petrolini</em></p>
<p style="text-align:justify;">Due lettori, due cantori: è questa la scarna ma efficacissima formula che ha animato il reading di <em>Cronache da Siviglia</em>, ultima pubblicazione della casa editrice <em>Round Robin</em> che venerdì 3 ottobre ha portato a Teatro Petrolini le disavventure epico-romantiche di un cantore di Siviglia. Due gli spettacoli, brevi ma intensi, che hanno trascinato un nutrito pubblico in una Andalusia onirica e moderna. Il protagonista, nonché autore del libro, Federico di Vita, evoca i giorni di un Erasmus ormai lontano eppure vivo nei ricordi, nelle immagini, nei personaggi.<span id="more-448"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Lo spaesamento di uno studente appena giunto in terra straniera, gli incontri con ragazze sfuggenti e sensuali, l&#8217;amicizia e l&#8217;amore, gli aranceti e le cattedrali: tutto è riprodotto con ilarità e malinconia dalle voci narranti di Maria Lina Pirone e Gabriele Geri, interpreti eclettici capaci di rispettare la verve comica della regia &#8211; firmata da Federico Di Vita e Andrea Belli &#8211; senza rinunciare ad una vena di sospirata tenerezza per ciò che è stato e mai più sarà.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma l&#8217;apporto narrativo maggiore è senz&#8217;altro quello dei due cantori, Andrea Belli e Franco Pietropaoli che hanno riadattato in versione acustica musiche deandreiane e leggende andaluse per il pubblico italiano, in un concerto di melodie che sanno d&#8217;antico e rendono giustizia alle atmosfere magiche dell&#8217;Andalusia. Una ricetta, quella dei reading melodici, che conferma l&#8217;efficacia della formula per la promozione dei libri, un modo per far entrare il pubblico letteralmente nella narrazione e, perché no, ammaliarlo come solo cantori e narratori sanno fare.</p>
<p style="text-align:right;">Barbara D&#8217;Amico.</p>
<p style="text-align:right;">fonte: <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5271" target="_blank">rivist@</a></p>
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		<title>Cronache da Siviglia - intervista a Federico di Vita</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/09/18/intervista-a-federico-di-vita-e-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 18:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Una città bellissima&#8221;, sembra esultare in molti stralci la tua voce. Dov&#8217;è Siviglia? E come la guarda negli occhi un romano? 
Sta in quel rigonfiamento del continente giù, in basso a sinistra, quella specie pancia che si chiama Andalusia. Ventre fecondo, ampolla fertile e materna, talamo su cui l&#8217;Europa si è unita all&#8217;Africa, fisicamente, nelle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=420&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1278" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/cronache-da-siviglia.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><strong>&#8220;Una città bellissima&#8221;, sembra esultare in molti stralci la tua voce. Dov&#8217;è Siviglia? E come la guarda negli occhi un romano? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sta in quel rigonfiamento del continente giù, in basso a sinistra, quella specie pancia che si chiama Andalusia. Ventre fecondo, ampolla fertile e materna, talamo su cui l&#8217;Europa si è unita all&#8217;Africa, fisicamente, nelle ere geologiche, e poi culturalmente, grazie agli innesti della cultura araba. Sono cose ovvie queste che ti dico, ma il bello, la meraviglia quando arrivi in questi posti &#8211; meraviglia che contagia anche chi viene dall&#8217;Italia, da Roma, stupore capace di travolgere persone abituate alle stratificazioni architettoniche, alla bellezza &#8211; dipende proprio, ancora oggi, da questo vitale contatto. Da questa fecondazione, da questa continua gestazione. Mi ricordo perfettamente la luce che inondava le vie strettissime e poi, proprio ora, mi ritorna in mente un piccolo filmato girato col telefonino da mio vicino di casa, il mio amico Tibault. Inquadrava Calle Archeros fino al punto in cui incrocia Calle Verde, poi saliva fino a riprendere tra le piante rampicanti l&#8217;insegna col nome della via formata da maioliche, per poi passare alla via, strettissima, ombre scure e tagli di luce accecante, e infine virare al suo volto: stupito e sorridente. Vivevamo lì. Questo rimane, a un romano, come a un francese o ad un&#8217;inglese.<span id="more-420"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Una storia d&#8217;amore si stende come un velo sul tuo racconto. In un&#8217;altra intervista hai detto che ognuno può leggerla come preferisce. Tu come la leggi? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">All&#8217;inizio pensavo di poter rileggere quegli antichi stralci come la proiezione di un dialogo tra un uomo e la città. Poi era evidente che lo sdoppiamento fornito da questa corrispondenza al mio libretto poteva raddoppiare la storia d&#8217;amore mancata che vi è accennata. A volte si vede che si tratta di un&#8217;eco lontana, altre no. Ci sono state altre storie d&#8217;amore lì a Siviglia, in quel momento ho preferito raccontare questa, la storia di un amore mancato. Ora forse farei diversamente, ma per i libri, così come per gli amori, arriva il momento di essere definitivamente licenziati.<br />
<strong><br />
Il viaggio, la gioia di vedere e conoscere, l&#8217;entusiasmo di uscire e guardare, possedere con gli occhi quanto più possibile. Cosa rimane oggi di questa esperienza? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">In parte credo di aver già risposto a questa domanda. È cambiata la mappa dei luoghi della mia anima. Rimane molto, rimane un ricordo vivo e un&#8217;intensa emozione capace di farmi voltare per strada, stringere i pugni e accendermi incomprensibile un sorriso se sento il nome di Siviglia. E poi rimangono delle immagini, alcune a riposare nella camera oscura della mente, altre invece sviluppate, come la bellissima foto dei tetti in copertina. L&#8217;ha scattata una ragazza inglese, e ringraziamola va&#8217;!</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Italia, Spagna e Portogallo. Tre nazioni così diverse, sfiorate, vissute, amate e lasciate nel tuo libro. C&#8217;è un filo che le unisce? </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>El fùtbol</em>! Dico sul serio. C&#8217;è un libro di Soriano, un libro di racconti il cui titolo in italiano è stravolto, ma è reso in modo geniale: &#8220;Pensare con i piedi&#8221;. E ci sono diversissimi modi di pensare con i piedi, di far sentire le vertigini disegnando linee con gli spostamenti repentini delle gambe, con le azzardate parabole impresse dai piedi ad un pallone, coi movimenti con cui come un diaframma respira una difesa. Rivelano modi differenti di intendere la vita, diversi a seconda dei paesi attraversati ma declinati a partire da una medesima lingua materna, l&#8217;idioma indoeuropeo di noi latini è il calcio (che poi l&#8217;unica lingua ad avergli dato un nome proprio è la nostra, in tutte le altre si utilizzano adattamenti dell&#8217;inglese football). Mi viene in mente un articolo di Pasolini: una volta &#8211; per gioco ma mica tanto &#8211; scrisse che si sarebbero potute individuare delle leggi grammaticali dentro il gioco del calcio, o meglio che il meccanismo di questo funziona secondo regole paragonabili a quelle linguistiche, e che tramite l&#8217;osservazione delle forme di volta in volta utilizzate si sarebbe stati &#8211; una volta definite le varianti &#8211; in grado di definire lo stile di questa o quella squadra col solo ausilio delle regole &#8220;grammaticali&#8221; del gioco. Io dico che non solo è vero, vado più in là: le differenze, tutte quelle che potrebbero venirci in mente confrontando le culture dei tre paesi, le si ritrovano anche nel gioco: la tattica esasperata, la capacità di adattarsi ai difetti dell&#8217;avversario, quella di sapersi generalmente difendere ma senza abbassare la guardia sono caratteristiche nostre; in Spagna ogni squadra gioca con tre punte, pochi provano a mettere in fuorigioco gli avversari e prima che di non perdere si cerca di vincere; i portoghesi invece sono compassati, il gioco ha una cadenza più cantilenata, la palla viaggia più lentamente e la maggiore dedizione al tocco sembra portarci in un&#8217;altra epoca… Va bene, ok, la pianto…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Roma è in ogni angolo del tuo romanzo. Se ne sente l&#8217;odore, lo spessore, non solo di provenienza ma quasi di stato, di appartenenza, come una fede, una religione. Ecco, una specie di identità. Cosa rappresenta questa città? E poi ancora, come si ritorna a guardarla dopo esser partiti? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda, è difficile parlare del mio rapporto con Roma. Come giustamente noti rivelo da tanti particolari, a partire dal mio modo di esprimermi, o dalla tipica calata romana che trasporto anche nella scrittura, dall&#8217;attaccamento morboso alla squadra di calcio un fortissimo sentimento di appartenenza alla Città. Ma me ne voglio andare. Me ne devo andare. Non ho sofferto particolarmente il rientro, come è successo invece a molti altri ragazzi partiti per un anno, ma sento appiccicarmisi addosso come un&#8217;apatia e un&#8217;urgenza di staccarmi dalle braccia di questa mamma Roma, sentimenti che mi spingono a partire. Qui rischio di adagiarmi, tutta la città sembra farlo, credo che per questo suo assopito dondolarsi sul punto di rottura senza passarlo mai sia detta eterna, ma io sento il bisogno di scuotermi, di tuffarmi, di cadere, di fare centomila salti. Non di dondolarmi. E allora a fine anno mi laureo e me ne vado, che poi è quello che voglio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tu che riveli tutta questa attenzione per il linguaggio, non trovi strano che in castigliano destino (come fato) e destinazione (come meta) si indichino con la stessa parola (&#8216;destino&#8217;)? E il destino raccontato in questo romanzo dove ti ha portato? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">E non ti sembra bellissimo! Quando stai alla stazione e sta per partire un treno con &#8220;destino Madrid&#8221;, o con &#8220;destino Granada&#8221;, o in un porto, pensa in un porto prendere una nave &#8220;con destino Ceuta&#8221;: chissà dove ci porterà questo destino: è bellissimo! Queste piccole differenze quando le scopri ti rendono felice, le fragili ambiguità sono la bellezza del rapporto tra italiano e spagnolo: qui in Italia si dice che gli spagnoli siano &#8220;calienti&#8221;. Caliente vuol dire sì, in un certo senso, &#8216;caldo&#8217;, ma l&#8217;accezione erotica è molto forte. C&#8217;è chi sostiene che la simpatia tra i due popoli nasca da questa incomprensione. Altra cosa bellissima, il verbo &#8220;esperar&#8221;, che rende sia &#8216;aspettare&#8217; che &#8217;sperare&#8217;. In spagnolo c&#8217;è una parola sola: <em>esperar</em>. L&#8217;attesa non è timore, è speranza. Sono un popolo ottimista gli spagnoli, in Italia è tanto che non ci aspettiamo niente di buono. Un altro esempio: <em>ilusión</em>. In italiano illusione ha una connotazione negativa, presuppone come seguito il disincanto. In castigliano no, quelli che cercano di cambiare le cose dicono di <em>ilusionarse</em>, <em>hacerse</em> <em>ilusiones</em>, ma in senso costruttivo. Del mio libretto al fine che vuoi che ti dica, <em>el destino de esta novelita me lleva a esperar… </em></p>
<p style="text-align:right;">intervista di Michele Tosto</p>
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		<title>L&#8217;estate del cane nero</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 08:36:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Francesco Carofiglio
recensione di Francesca Iannilli


Il sopraggiungere della stagione estiva da sempre suggerisce una lettura non impegnativa, e soprattutto gradevole, che riempia il tedio delle ore di dolce far niente, non sottoponga ad un eccessivo sforzo le membra accaldate e, magari, rispolveri il ricordo di lontane estati adolescenziali&#8230; Sono proprio queste le caratteristiche fondamentali del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=411&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Francesco Carofiglio</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Francesca Iannilli</p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/images1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-412" title="images1" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/images1.jpeg?w=69&#038;h=108" alt="" width="69" height="108" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Il sopraggiungere della stagione estiva da sempre suggerisce una lettura non impegnativa, e soprattutto gradevole, che riempia il tedio delle ore di dolce far niente, non sottoponga ad un eccessivo sforzo le membra accaldate e, magari, rispolveri il ricordo di lontane estati adolescenziali&#8230; Sono proprio queste le caratteristiche fondamentali del piacevole romanzo di Francesco Carofiglio, L&#8217;estate del cane nero&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5144" target="_blank">rivist@</a>.</p>
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		<title>Battiti anomali</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 09:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Piccirillo
recensione di Sara Dellabella


Si sciorinano all&#8217;interno di queste pagine storie di provincia, delle tristi vicende che si legano più alla monotonia che alla follia. Personaggi insoddisfatti che ad un certo punto della propria vita si danno al crimine, anche una sola volta per soddisfare l&#8217;impeto del cambiamento, per provare una brezza diversa. Singole [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=404&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Maurizio Piccirillo</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Sara Dellabella</p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/images.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-406" title="images" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/images.jpeg?w=74&#038;h=104" alt="" width="74" height="104" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Si sciorinano all&#8217;interno di queste pagine storie di provincia, delle tristi vicende che si legano più alla monotonia che alla follia. Personaggi insoddisfatti che ad un certo punto della propria vita si danno al crimine, anche una sola volta per soddisfare l&#8217;impeto del cambiamento, per provare una brezza diversa. Singole storie di uomini e donne che per qualche tratto ripercorrono i malesseri della società attuale, esasperandone i toni e le conseguenze&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Leggi il seguito su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5171" target="_blank">rivist@</a>.</p>
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		<title>Intervista a Federico di Vita</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 09:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Federico di Vita?
Per ora sono uno che ha venticinque anni&#8230; Sono indolente ma a volte ho qualche idea e allora mi accendo, poi mi piace spostarmi, ho una certa indole del viaggiatore. Sono uno studente, ormai spero per poco: dovrei laurearmi a breve in Scienze Umanistiche, alla Sapienza. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=355&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1280" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/cronache-da-siviglia1.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><strong>Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Federico di Vita?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per ora sono uno che ha venticinque anni&#8230; Sono indolente ma a volte ho qualche idea e allora mi accendo, poi mi piace spostarmi, ho una certa indole del viaggiatore. Sono uno studente, ormai spero per poco: dovrei laurearmi a breve in Scienze Umanistiche, alla <em>Sapienza</em>. Poi credo che andrò a lavorare all’estero. Ecco, una cosa certa c’è: sono nervosamente, perdutamente della Roma.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A breve andrà in stampa il tuo primo libro, “Cronache da Siviglia”. Parliamone.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tra gennaio e luglio del 2007 ho vissuto grazie al progetto Erasmus a Siviglia. All’inizio non pensavo di scrivere un libro. È successo naturalmente e per caso. <span id="more-355"></span>Avevo voglia di comunicare ai miei amici quello che mi stava capitando, per divertirli certo, e per capirlo per primo io stesso… Dopo una settimana in ostello ho trovato una casa, e con la connessione a Internet ho finalmente potuto dar sfogo a tutta la fervente vita in cui mi trovavo catapultato. Ero da solo in un posto che non conoscevo, una città bellissima, immerso in lingua parzialmente comprensibile ma che non ero in grado di parlare correttamente, e alla disperata ricerca di un certo equilibrio dopo la scossa iniziale. E di cose divertenti in quei giorni ne erano capitate… allora ho preso e di getto ho scritto una lunghissima mail a tutti i miei più cari amici, per oggetto la lettera aveva “cronache da Siviglia”.  A molti, beh, sono amici, certo, però a tanti è piaciuta questa prima mail e allora ho deciso di tenerli aggiornati sulle mie peripezie con cadenza settimanale. Dopo qualche giorno gli ho inviato “Cronache da Siviglia, n.2”. Dopo questa lettera qualcosa è cambiato. Stefano Milani, (un amico che era tra i destinatari delle lettere), il direttore editoriale della <em>Round Robin</em>, mi chiama su Skype e mi dice: “Federico se continui così te le pubblico”. Da quel momento in avanti io sapevo della possibilità che queste lettere venissero editate. Ho continuato a scriverle, come avrei fatto comunque, e alla fine, una volta a Roma, Stefano e Michele &#8211; un editor <em>Round Robin </em>- mi hanno confermato l’intenzione di pubblicare il libretto. Mancava ancora qualcosa però. Per dare una parabola narrativa a quella che si presentava come una lieve corrispondenza di viaggio – a volte, spero, divertente – ho aggiunto, tra una ‘cronaca’ e l’altra, i frammenti di un epistolario amoroso tra un uomo e una donna, entrambi senza nome. Chiunque è libero di leggere questa storia d’amore nel modo che crede, vi si possono riconoscere personaggi del libro, oppure il ricordo di un amore lontano, le tracce di una storia a distanza, il rapporto tra l’io lirico e la città&#8230; In fondo non è importante e naturalmente ogni lettura è legittima: quello che spero è che queste lettere intarsiate provochino qualche corto circuito e siano quasi un contro-canto alle vere e proprie Cronache.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Divenendo autore <em>Round Robin</em>, sei anche entrato nell’organico della casa editrice. Di cosa ti occupi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">È andata così: tornato da Siviglia, ho iniziato un tirocinio presso la <em>Round Robin</em>. Mi servivano 12 crediti per lo stage universitario e non sapevo dove farlo. Allora ho chiesto a Stefano se per caso non potessi sostenerlo da loro questo benedetto tirocinio. Tutti i componenti della casa editrice mi hanno accolto in modo stupendo. Certo per mesi mi hanno fatto fare di tutto, dalle bolle, alle telefonate alle librerie, ai piatti, al caffé e hanno seguitato a chiamarmi “lo stagista”, ma veramente ho avuto occasione di imparare a capire come funzionano i meccanismi di una casa editrice meglio &#8211; ma molto meglio &#8211; che se avessi fatto lo stage presso un editore più grande, dove mi avrebbero messo a fare fotocopie dalla mattina alla sera… Alla fine del tirocinio ormai ero uno di loro, non c’è stato bisogno nemmeno di dirlo tanto era evidente, mi hanno assegnato il compito più vicino ai miei interessi, quello di editor, e poi mi hanno affidato anche la gestione del blog.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lavorando in una casa editrice, seppur piccola e indipendente, cosa pensi del panorama editoriale italiano?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Penso che la situazione sia disperata, in quanto c’è più offerta che domanda… È quindi difficile produrre reddito, avere un bilancio positivo. Questo ovviamente riguarda la realtà della piccola editoria, e in particolare l’editoria “pura”, vale a dire quegli editori come noi che non chiedono contributi per la pubblicazione e hanno il coraggio di puntare su autori esordienti, spulciando con pazienza decine di manoscritti al mese nella speranza di trovare qualcosa che valga la pena di editare. Le grandi case editrici si occupano quasi esclusivamente di vendere le cose che giungono per vie sicure… Una piccola, coraggiosa casa editrice come la nostra può in un certo senso essere la legittima erede di un’<em>Einaudi</em> del dopoguerra. Forse può sembrare un’esagerazione ma considera che le casi editrici come la <em>Round Robin</em>, vale a dire con pochissime risorse, se non solo quelle della passione, e che investono generosamente tempo, lavoro e denaro (poco, quello che c’è) sui loro autori &#8211; in un mercato saturato da colossi che non fanno quasi per nulla per scoprire nuovi talenti &#8211; meriterebbero miglior fortuna e maggior spazio. Certo, queste difficoltà le conoscevamo anche prima di cominciare, fanno parte del gioco, è la nostra partita: sopravvivere e farci spazio in questo campo, quello sul quale abbiamo, con un pizzico di follia, scelto di giocare.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div style="text-align:justify;"><strong>Rientrando in una dimensione più personale: qual è il tuo rapporto con la scrittura?</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:justify;">È di sicuro molto intenso. Scrivo da sempre, anche se non credo di avere il ‘daimon’ della narrazione, piuttosto ripongo una certa cura nell’aspetto stilistico e nel linguaggio, anche quando scrivo di getto, le cose migliori (oddio, relativamente a me stesso) le scrivo di getto, ma poi le devo rileggere e correggere infinite volte, è più forte di me questa tensione alla revisione. Contribuiscono tanti fattori culturali e psicologici al gesto della scrittura, per me è come un ricreare la vita, un rimodellarla, ma la vita non la si riesce a schiacciare sul foglio, non c’è verso di farlo: è difficile rimanere soddisfatti. Comunque, tornando per un momento al volumetto, credo che “Cronache da Siviglia” sia un libro appartenente a quella che viene chiamata ‘letteratura di viaggio’. Pur con tutti i suoi difetti, le asimmetrie, le piccole ingenuità, credo che queste cronache potranno partire con colui che decidesse di viaggiare tra Andalusia e Portogallo; e visto che ormai la folle decisione di pubblicarle è presa, spero che questo eventuale lettore possa rallegrarsi, farsi accompagnare dal mio disordinato girovagare nelle sue di peregrinazioni, e magari possa farsi anche qualche risata; che sarebbe il miglior destino di questo piccolo libretto.</div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Progetti futuri?</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:justify;">Dopo essermi laureato me ne andrò dall’Italia. In astratto vorrei continuare scrivere, anche se per ora non so quando sarò capace di mettere insieme qualcosa di compiuto. In ogni modo finché rimarrò a Roma non avrò nulla da dire.</div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/18214767/intervista+a+Federico+Di+Vita" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=355&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>BUONE VACANZE!!!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 16:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
26 settembre 2008
CRONACHE DA SIVIGLIA,
di Federico di Vita.
Un trovatore dei nostri giorni se ne va per le strade d’Andalusia, raccoglie a caso rami, fiori, pietre, ragazze che non si lasciano afferrare e scrive agli amici storie sbilenche e struggenti come ondate di mare nei giardini, racconti di francesi che si incazzano per il mondiale&#8230; Storie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=335&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_cronachedasiviglia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-336" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_cronachedasiviglia1.jpg?w=197&#038;h=300" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>26 settembre 2008</p>
<p><strong>CRONACHE DA SIVIGLIA</strong>,</p>
<p>di Federico di Vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Un trovatore dei nostri giorni se ne va per le strade d’Andalusia, raccoglie a caso rami, fiori, pietre, ragazze che non si lasciano afferrare e scrive agli amici storie sbilenche e struggenti come ondate di mare nei giardini, racconti di francesi che si incazzano per il mondiale&#8230; Storie perdute tra le pinete in Portogallo, squarci di vita che si propaga dall&#8217;ombra dei vicoli intorno a Calle Verde e poi si irradia di luce, la meravigliosa luce di Siviglia. Dove nascono queste cronache.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_internoconrivoluzione.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_internoconrivoluzione1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-342" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_internoconrivoluzione1.jpg?w=197&#038;h=300" alt="" width="197" height="300" /></a>26 novembre 2008</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>INTERNO CON RIVOLUZIONE,</strong></p>
<p style="text-align:justify;">di Maria Laura Bufano.</p>
<p style="text-align:justify;">Lidia e Paolo: un arcobaleno di situazioni e sentimenti contrastanti. La formazione, l&#8217;iniziazione alla politica, la nascita dei loro figli. In un arco di tempo compreso tra il dopoguerra e i primi anni Settanta, vivono l&#8217;inseguirsi degli amori, l&#8217;avvicendarsi delle speranze, le continue fughe. Sullo sfondo i difficili anni della ricostruzione, il boom economico e poi la furia di cambiare società e vita, tra schegge di storia della CGIL e del PCI, tra il femminismo e il Manifesto. Un&#8217;incisiva voce femminile, in cui, pur nella distanza temporale, è facile riconoscersi tuttora.</p>
<p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_chiusoperturno1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-343" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/copertina_chiusoperturno1.jpg?w=197&#038;h=300" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>20 gennaio 2009</p>
<p><strong>CHIUSO PER TURNO,</strong></p>
<p>di Massimo Zanettini.</p>
<p style="text-align:justify;">Michelangelo è un uomo come ce ne sono tanti, pavido, indolente, abitudinario. Un ristorante di successo, il bip-bip di saluto della Mercedes e le vacanze a Forte &#8220;che ci trovi tutta Parma”. E una passione smodata, indecente, per il cibo, maledizione di famiglia già pagata con la vita da suo padre. Un viaggio in Africa accettato con ritrosia, su insistenza dell’eterna fidanzatina, apre uno squarcio nella sua routine di quieta disperazione, svelandone il deserto di rapporti umani. Tra i consigli visionari di Sandokan e l’irrompere di una giovane donna straniera, Michelangelo dovrà decidere se restare, ancora una volta, <em>chiuso per turno</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><em>Ecco i nostri prossimi titoli! Con questi vi salutiamo, ce ne andiamo in vacanza per un po&#8217;! Grazie da tutta la redazione a tutti quelli che si sono presi la briga di seguire il nostro blog, ricominciamo da settembre&#8230; Buone vacanze!!!</em></p>
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		<title>Intervista ad Angelo Calvisi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 13:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Calvisi]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[Il geometra sbagliato]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[round robin]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Angelo Calvisi?
Ho quarantun’anni e sono genovese, su questo non ci piove. Poi posso dirti che sono un individuo pieno di contraddizioni, un po’ sociopatico, con molti dubbi su tutto e poche, pochissime certezze. Faccio un lavoro bislacco (lavoro in una cooperativa di servizi sociali per minori) e conduco [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=295&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/m.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-296" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/m.jpg?w=290&#038;h=162" alt="" width="290" height="162" /></a><strong>Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Angelo Calvisi?</strong><br />
Ho quarantun’anni e sono genovese, su questo non ci piove. Poi posso dirti che sono un individuo pieno di contraddizioni, un po’ sociopatico, con molti dubbi su tutto e poche, pochissime certezze. Faccio un lavoro bislacco (lavoro in una cooperativa di servizi sociali per minori) e conduco una vita ancora più bislacca. E per giunta sono un accanito tifoso del Genoa.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Autore <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a>. Come sei entrato a contatto con questa casa editrice?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono imbattuto nel primo titolo della <em>Round Robin</em> (<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=8890148004" target="_blank">Il mio cuore ha due battiti</a> di Vignozzi) nel 2004 o nel 2005, non ricordo. La veste grafica del volumetto mi piaceva e siccome accade che gli editori appena nati siano tra quelli che leggono i manoscritti loro inviati, ho mandato un racconto intitolato Maledizione del sommo poeta. Dopo un paio d’anni (meglio tardi che mai!) sono stato contattato da Stefano Milani, il direttore editoriale della <em>Round Robin</em>, ma ormai il libretto era già stato stampato dalla <em>Oèdipus</em> di Francesco Forte, un signore d’altri tempi a cui va, oltre che il mio ringraziamento, tutto il mio affetto. Avevo comunque pronto un racconto intitolato <em>Viva il manicomio</em>, che ho sottoposto a Milani, il quale lo ha accettato e, dopo un cambio di titolo, lo ha mandato in libreria.<span id="more-295"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a> è il titolo del tuo nuovo romanzo. Parliamone un po&#8217;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il geometra sbagliato parla di un quasi trentenne che non sa che fare della sua vita. Suona la chitarra e si barcamena tra un lavoro che non gli piace e un’assurda relazione “epistolare” con il suo coinquilino. Detta così sembra la solita storia generazionale e di formazione, ma sinceramente non credo che inscrivere il mio testo in questa griglia gli renda piena giustizia. Il fatto è che non posso permettermi di essere troppo preciso, perché nell’arco della storia il protagonista conoscerà, per così dire, uno sviluppo esistenziale che, se anticipato, priverebbe il lettore di molto gusto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Il geometra sbagliato&#8221; è il secondo capitolo, se così possiamo definirlo, di quella che sembrerebbe una serie; è infatti il seguito di &#8220;Maledizione del sommo poeta&#8221;, edito da Oèdipus edizioni. Ebbene, parliamo adesso della tua esperienza editoriale?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La parola “serie” non credo sia del tutto calzante. In effetti non è che Il geometra inizi laddove termina Maledizione. C’è una continuità tematica e stilistica, questo è fuori di dubbio, però i personaggi e le situazioni sono diverse. Ma l’argomento della domanda è la mia esperienza editoriale. Che dire? I primi libri li ho pubblicati per la gloriosa Theoria a metà degli anni ’90, editore a cui sono giunto attraverso i buoni uffici di Massimo Canalini, il guru di Transeuropa. Per Transeuropa dovevo pubblicare un racconto che poi, invece, non ha mai visto la luce. Theoria, tra le altre cose, mi ha permesso di conoscere Giulio Mozzi, il famoso scrittore e talent-scout, che magari ti rifiuta un testo (legittimamente, per carità) salvo poi chiederti dei soldi, con lettere piene di melassa che ho conservato, per sovvenzionare una fondazione da lui presieduta, fondazione che nelle intenzioni avrebbe dovuto occuparsi della tutela e della diffusione degli scrittori italiani! Oggi, al posto dei Vittorini e dei Calvino, ci sono i Mozzi (nomen sunt omen) e questa è la realtà editoriale del nostro paese, dove per pubblicare devi pagare. Tanto per dire: pochi mesi fa, era appena uscito Il geometra per Round Robin, ho ricevuto una mail dall’editore Manni. L’editore Manni è un piccolo/medio editore di assoluto prestigio che è distribuito su scala nazionale, a cui avevo inviato il manoscritto. Pubblica gente come Edoardo Sanguineti, per intenderci. Be’, anche l’editore Manni era pronto a pubblicare Il geometra, però dietro versamento di un congruo contributo alle spese di pubblicazione. Insomma, i grandi editori, prigionieri a loro dire dell’economia di larga scala, non investono sugli sconosciuti a meno che, al di là della qualità della scrittura, non annusino il “caso” editoriale o non ci siano spintarelle da parte delle agenzie letterarie (che a loro volta, per prestarti attenzione, ti chiedono, in linea di massima, dei bei dollaroni); i piccoli editori, a cui forse (mi viene da dire: istituzionalmente) spetterebbe il compito di scouting e di ricerca in senso lato, ti chiedono dei soldi. Poi ci sono le mosche bianche come la Oèdipus o come la Round Robin. Che non ti chiedono un euro, si sbattono per vendere la singola copia, e ti fanno sentire un re. Ma sono mosche bianche, appunto, o almeno questa è la mia esperienza.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ci sarà un terzo libro?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dovrai chiedere conferma ai ragazzi della Round Robin, ma credo di poter anticipare che il 2009 vedrà la pubblicazione dell’episodio conclusivo della trilogia (il titolo provvisorio è Il Principe di Persia) e la seconda edizione di Maledizione del sommo poeta. Questi tre titoli (oltre ai due appena ricordati c’è anche Il geometra sbagliato, ovviamente) rappresentano un cerchio che si apre e si chiude. Già nel Principe di Persia la scrittura e la struttura del testo sono piuttosto diverse dai primi due capitoli della trilogia, ma d’ora in poi tali differenze dovranno essere ancora più radicali. Lo richiede la mia evoluzione di scrittore, se così posso esprimermi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ogni scrittore ha un proprio percorso, un proprio stile&#8230; Stephen King scrive di horror, Jane Austen scriveva di storie d&#8217;amore&#8230; Angelo Calvisi cosa scrive?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Prima della pubblicazione del Geometra per la Round Robin, la rivista Re:, curata da Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi, due giovani studiosi fiorentini, ha inserito un ampio stralcio del mio testo in un volume che aveva come tema le “Poetiche della precarietà”. Ecco, credo che proprio la precarietà (lavorativa, certo, ma anche emotiva e sociale) sia l’argomento centrale del mio lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Leggere poco e scrivere tanto, o leggere tanto e scrivere poco?&#8221;&#8230; oggi non la scrittura sembra essere divenuta una filosofia, si sente dire che si legge poco ma che si scrive tanto, oppure che gli italiani sono tutti aspiranti scrittori&#8230; tu cosa ne pensi? Luoghi comuni con un fondo di verità o&#8230; semplici pregiudizi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda, io rispondo per la mia esperienza. Se sono in un periodo in cui scrivo, allora non leggo molto. Viceversa, se sono in una fase in cui mi guardo attorno e sono alla ricerca di spunti e stimoli, leggo tanto, di tutto, e specialmente mi dedico alla visione di molti film. In generale, comunque, credo che, per scrivere, la lettura di altri autori sia necessaria, proprio indispensabile, oserei dire…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C&#8217;è un libro che avresti voluto scrivere tu, magari un classico, oppure un romanzo che vorresti &#8220;rifare&#8221;, modellare a tuo modo, come un remake?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Gli scrittori che ammiro sono molti e tra i tanti libri che si avvicinano alla mia idea di scrittura e di letteratura avrei voluto scrivere A clockwork orange, di Anthony Burgess, da cui è stato tratto il celebre film di Kubrick. A proposito. Più che di libri, a me piacerebbe fare dei remake letterari di film. Fatti salvi i diritti d’autore, mi piacerebbe cimentarmi con una riscrittura di 8 1/2 di Fellini o di Rumbe Fish di Coppola. D’altra parte ci sono dei cineasti (tra cui lo stesso Fellini) che hanno affermato di essersi avvicinati al cinema perché non si sentivano in grado di scrivere un romanzo. A me, invece, piacerebbe occuparmi di cinema. Non so se ne ho il talento. Di certo non posseggo né i soldi per le attrezzature né la vocazione all’accentramento necessari a un regista. E quindi mi accontento di far muovere le mie figurine sulla pagina scritta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Romanzi gialli o rosa?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Romanzi gialli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che fosse?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Blu, senza ombra di dubbio. Il blu.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;"><em>Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/17846684/intervista+ad+Angelo+Calvisi" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a>. </em></p>
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		<title>Diario della guerra al maiale</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 10:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adolfo Bioy Casares]]></category>
		<category><![CDATA[borges]]></category>
		<category><![CDATA[buenos aires]]></category>
		<category><![CDATA[diario della guerra al maiale]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Adolfo Bioy Casares
recensione di Francesca Iannilli

Buenos Aires, 1968. Una metropoli in forte espansione, un anno emblematico e uno scrittore alle soglie del suo cinquantacinquesimo compleanno danno vita a questo romanzo il quale, più che una fantasia, assume ben presto le fattezze di una vera e propria, macabra, profezia. La realtà di fondo realizzata da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=292&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Adolfo Bioy Casares</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Francesca Iannilli</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images3.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-293" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images3.jpeg?w=68&#038;h=109" alt="" width="68" height="109" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Buenos Aires, 1968. Una metropoli in forte espansione, un anno emblematico e uno scrittore alle soglie del suo cinquantacinquesimo compleanno danno vita a questo romanzo il quale, più che una fantasia, assume ben presto le fattezze di una vera e propria, macabra, profezia. La realtà di fondo realizzata da Bioy Casares, maestro argentino del genere fantastico, è quella di una contesa tra giovani e vecchi; questi ultimi vengono travolti da un&#8217;inspiegabile ondata di violenza da parte dei primi che li decima inesorabilmente&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5108" target="_blank">rivist@</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/292/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/292/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=292&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il bosco maledetto</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/20/il-bosco-maledetto/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 10:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[il bosco maledetto]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[ruth rendell]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ruth Rendell
recensione di Erminio Fischetti

Un altro romanzo di Ruth Rendell con protagonista l&#8217;ispettore capo della polizia Wexford è nelle librerie italiane ed ha già il sapore del classico.
Un uomo, a spasso con il suo cane e alla ricerca di tartufi, ritrova una mano nel bosco del piccolo sobborgo di Flagford. Wexford comincia ad indagare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=289&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Ruth Rendell</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Erminio Fischetti</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/5131_img1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-290" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/5131_img1.jpg?w=180&#038;h=135" alt="" width="180" height="135" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Un altro romanzo di Ruth Rendell con protagonista l&#8217;ispettore capo della polizia Wexford è nelle librerie italiane ed ha già il sapore del classico.<br />
Un uomo, a spasso con il suo cane e alla ricerca di tartufi, ritrova una mano nel bosco del piccolo sobborgo di Flagford. Wexford comincia ad indagare e ben presto scopre che quella mano appartiene al corpo di un uomo, di cui non si conosce l&#8217;identità, rinvenuto in una fossa e seppellito lì ben undici anni prima&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5131" target="_blank">rivist@</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=289&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Filippo Conticello</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/17/intervista-a-filippo-conticello/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 19:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[addio pizzo]]></category>
		<category><![CDATA[filippo conticello]]></category>
		<category><![CDATA[l'isola che c'è]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi è Filippo Conticello?
È un ragazzo siciliano di 25 anni che da tre si è staccato dall&#8217;ostrica e ha lasciato la sua terra &#8220;bellissima e disgraziata&#8221;. Un tipo strano, antipatico e con un caratteraccio. L&#8217;unica dote da riconoscergli davvero è un amore profondo per la legalità e la giustizia. Nient&#8217;altro.
&#8220;L&#8217;isola che c&#8217;è: la Sicilia si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=283&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippo_conticello_s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-284" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippo_conticello_s.jpg?w=135&#038;h=110" alt="" width="135" height="110" /></a><strong>Chi è </strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=filippo_conticello" target="_blank"><em><strong>Filippo Conticello</strong></em></a><strong>?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">È un ragazzo siciliano di 25 anni che da tre si è staccato dall&#8217;ostrica e ha lasciato la sua terra &#8220;bellissima e disgraziata&#8221;. Un tipo strano, antipatico e con un caratteraccio. L&#8217;unica dote da riconoscergli davvero è un amore profondo per la legalità e la giustizia. Nient&#8217;altro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;</strong><em><strong>L&#8217;isola che c&#8217;è: la Sicilia si ribella al pizzo</strong><strong>&#8220;:</strong></em> <strong>è il titolo del tuo libro, pubblicato per i tipi della Round Robin editrice di Roma. Parliamone un po&#8217;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un viaggio nel cuore e nelle viscere della Sicilia autentica, quella “che c&#8217;è”. Un percorso lungo l&#8217;intera isola attraverso le testimonianze di alcuni imprenditori siciliani. I protagonisti sono loro, le loro vicende di vita vissuta, la loro resistenza umana e civile all&#8217;aggressione mafiosa.  Persone normali, uomini liberi che hanno scelto l’unica strada possibile, quella della denuncia. Spesso le conseguenze di questa scelta sono state o sono ancora dure, durissime. Sembra incredibile, ma in Sicilia essere normali può diventare una colpa.<span id="more-283"></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Italiani, sì, ma sopratutto Siciliani, un popolo orgoglioso della propria cultura, ma intimidito dall&#8217;ombra della mafia, e, citando una frase presente nella tua intervista che possiamo trovare sul sito della Round Robin &#8220;un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità&#8221; . Questo è uno dei temi con cui prende piede il tuo libro. Ebbene, quale riscontro hai avuto finora da parte di chi lo ha letto, sia da parte di chi è tuo conterraneo, sia da chi osserva la Sicilia dal resto dell&#8217;Italia?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Molta gente, anche in Sicilia, sembra cadere dalle nuvole. Mi dicono: &#8220;Non immaginavamo che esistessero realtà simili&#8221;. Come se non vivessero in certi territori e non vedessero il retroterra socio-culturale in cui siamo cresciuti. Purtroppo c&#8217;è una cappa soffocante di omertà che è difficile da scardinare. Ma questo libro si rivolge, anche e soprattutto, ai non siciliani: bisogna sapere che quest&#8217;isola &#8220;c&#8217;è&#8221; davvero, che esistono operatori economici che vogliono inseguire uno sviluppo buono, pulito, senza connivenze. Proprio nella frase a cui fai riferimento, &#8220;un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità&#8221;, c&#8217;è il segno dei nuovi tempi che stiamo vivendo: è il motto provocatorio creato dai ragazzi del Comitato Addiopizzo, i protagonisti della nuova primavera siciliana.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Domanda che prende spunto dalla precedente: chi non è siciliano osserva la Sicilia &#8220;da lontano&#8221;, come se l&#8217;isola fosse un mondo a parte, uno dei tanti che compongono l&#8217;Italia&#8230; e dunque: l&#8217;Italia nel 2008 fa parte dell&#8217;UE, eppure è rimasto un paese culturalmente frastagliato e diviso, nel suo intimo,  non propriamente moderno se paragonato al resto degli stati aderenti alla Comunità Europea&#8230; in sostanza, tolta la Republica, tolta la moneta unica (e molte alte cose di carattere più ristretto), la nostra penisola rimarrebbe, ahinoi, un&#8217; &#8220;espressione geografica&#8221;, come la definivano i potenti nel XIX secolo. Tu cosa ne pensi?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Io sono profondamente italiano. Non considero la Sicilia l&#8217;ultima propaggine di una nazione divisa, ma la prima porta dell&#8217;Italia, anzi dell&#8217;Europa. Purtroppo la nostra è una democrazia troppo giovane: manca quasi del tutto il senso di comunità e ancora oggi prevalgono interessi di parte. Ci si ritrova a sentirci nazione solo davanti alla tv per il Mondiale di calcio. Ma Cosa Nostra e le mafie in genere non sono un problema siciliano o meridionale. Sono una costante emergenza per l&#8217;intero Paese. Questa è una battaglia di libertà che dovrebbe unirci perché un sud soffocato dalla</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">criminalità organizzata, che non cresce e non attira investimenti, è un freno allo sviluppo dell&#8217;intero Paese. Sembra incredibile, ma nel 2008 c’è ancora un quarto d&#8217;Italia in cui non esiste libertà d&#8217;impresa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Ma passando ora a tematiche più &#8220;editoriali&#8221;&#8230; Come hai conosciuto la Round Robin e qual è stato il tuo approccio con questa piccola realtà editoriale?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">La Round Robin non è una semplice casa editrice. È un gesto di pirateria, uno spazio aperto di amicizia sincera, un cantuccio in cui alcuni ragazzi hanno deciso di investire il proprio talento e i propri sogni. Con quel pizzico di follia che permette di trasformare le poche risorse in un vulcano di energia e di idee. Ho conosciuto questi pirati anni fa, hanno avuto la forza di sopportarmi durante la stesura del libro e anche dopo. Non smetterò mai di essere loro grato. E so che alla fine troveranno il loro approdo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong><em>Rivistaonline.com</em> che cos&#8217;è e di cosa tu e gli altri membri della casa editrice vi occupate?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Rivist@ è un sasso lanciato nello stagno dell’informazione italiana. Giovani cronisti a caccia di notizie, reporter affamati di inchiesta. Sul campo, sporcandosi le mani. Rivist@è un portale che con pochi mezzi fa in piccolo ciò che dovrebbero fare le grandi testate.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Cosa significa per te scrivere?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Non so rispondere perché quello che mi porta scrivere è un riflesso involontario, innato. Forse è meglio affidarsi a Calvino che nel Cavaliere Inesistente mette in bocca ad un suo personaggio queste parole: “Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d&#8217;una pagina bianca”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Progetti in campo?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Ho un anno di contratto alla Gazzetta dello Sport, l’altra mia grande passione. Insomma, da Cosa Nostra alla difesa a zona. Quando si dice un bel salto.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">  </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;">Fonte:<em> </em><a href="http://mmushroom.splinder.com/post/17734309/intervista+a+Filippo+Conticell" target="_blank"><em>MUSHROOM’S BLOG</em></a><em> </em></p>
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		<title>Intervista ad Alessandro Salas</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 08:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[alessandro salas]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[schizoamore]]></category>
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		<description><![CDATA[
Schizoamore. Palpiti, ossessioni e travasi di cuore (Giulio Perrone editore) è il secondo libro dello scrittore siciliano Alessandro Salas. Dopo il romanzo di esordio Nella terra di nessuno c’erano tutti. Venti racconti assurdi sulle sfaccettature grottesche dell’amore. Venti casi clinici, l’amore come la schizofrenia con l’aggiunta del prefisso Schizo. Schizoamore quindi, una parola “spaventosa” capace [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=272&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/475_thumb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-273" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/475_thumb.jpg?w=76&#038;h=120" alt="" width="76" height="120" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Schizoamore. Palpiti, ossessioni e travasi di cuore</em> (Giulio Perrone editore) è il secondo libro dello scrittore siciliano Alessandro Salas. Dopo il romanzo di esordio <em>Nella terra di nessuno c’erano tutti</em>. Venti racconti assurdi sulle sfaccettature grottesche dell’amore. Venti casi clinici, l’amore come la schizofrenia con l’aggiunta del prefisso Schizo. <em>Schizoamore</em> quindi, una parola “spaventosa” capace di rendere “la follia intrinseca di quell’emozione, l’assurdità e lo smarrimento”. Da qui la nostra intervista assurda.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Salve Salas, ho letto il suo libro, in un vagone della metropolitana, le dispiace?</strong><br />
No, non mi dispiace affatto. Anzi trovo che sia un libro, per così dire, da “asporto”, da leggere in treno, in bagno, in ascensore, dal dentista, in palestra, in farmacia, in motorino … L’utilizzo più bello (fatto vero) è stato quello di una mia amica che se l’era portato in treno mentre andava a manifestare a Vicenza contro la base Nato. A un certo punto si è trovata in mezzo a una carica e lo ha tirato contro un cellerino. Per la serie “ferisce più la penna…”<span id="more-272"></span><br />
<strong>Senta, partiamo dal primo racconto. Le piaceva la fisica a scuola? Perché proprio i “vasi comunicanti” e non, per esempio, la gabbia di Faraday ? </strong><br />
Sì, la fisica mi piaceva. Mi piace il fatto che in natura esistano regole immutabili ancorché inutili. Lo stesso principio dei vasi comunicanti è di un’inutilità sconcertante, eppure è ferreo. E’ la dimostrazione che alla base di tutto c’è l’ordine, ma è un ordine che non cambierà mai il caos che ci circonda. Non so bene quello che ho detto, ma ne sono  fermamente convinto.<br />
<strong>Come se la cava tra i fornelli? Ci sveli la ricetta della Donna Primigenia, come va cucinato lo Sprut?</strong><br />
Lo Sprut va prima blandito con paroline dolci. Appena inizia a fidarsi e si avvicina va tramortito con un colpo di clava alla base del cranio, scuoiato e messo a bollire per tre giorni con aggiunta di carote, peperoni e spezie a piacere. Quando è pronto va servito in tavola con un goccio di olio a crudo. Essendo una bestia primitiva molto resistente non è raro che una volta servito in tavola si svegli e scappi, per questo è bene legargli le zampe con delle funi. Un limone in bocca renderà la presentazione del piatto molto più raffinata.<br />
<strong>Quanto tempo impiega per rispondere al suo cellulare?</strong><br />
A volte anche due giorni.<br />
<strong>Sa che non le è concesso di parlare dell’esistenza della “storia più bella del mondo” e poi decidere di non raccontarla e tenersela tutta per sé? Si inventi pure una trama, ora, qui, ma ci dica cosa diavolo succede in “Cuor di Pupattola”.</strong><br />
In effetti è una storia bellissima ma molto complessa. Ci sono 216 personaggi, 96 dei quali si chiamano Adelmo, il che ingenera un po’ di confusione. Nelle prime pagine l’inventore della mortadella scopre il segreto del pistacchio ma si uccide portandoselo nella tomba. Suo figlio passerà tutta la vita a cercare di ricostruire la formula e per fare questo attraverserà i cinque continenti più un sesto che affiora una volta ogni cento anni al largo dell’isola di Ponza. Nel viaggio affronterà varie prove e conoscerà centinaia di persone che lo aiuteranno di volta in volta ad avvicinarsi al segreto della mortadella col pistacchio. Fondamentale sarà l’incontro con il trentaduesimo Adelmo su una nave mercantile che fa rotta verso le Antille. Il titolo, Cuor di Pupattola, si riferisce a una vicenda torbida che gli sconvolgerà l’esistenza, l’amore per una battona salernitana di nome Concetta, detta “la pupattola”. Ma non posso svelare di più, rovinerei tutta la suspance.<br />
<strong>Ho letto questo annuncio: “Laureato in psicologia. Esperienza con anziani e bambini no perditempo. Offre caricabatteria da auto di pantaloncino anticellulite dimagrante. Disponibilità immediata. Pagamento contanti. Alessandro”. Lei non ne sa niente?</strong><br />
No, non sono uso mettere annunci sui giornali. Tranne quella volta (fatto vero) che ho messo un annuncio su Porta Portese che così recitava: MOTOCICLETTA, 10 HP, TUTTA CROMATA, È TUA SE DICI SÌ. Ho pensato che se mi telefonava qualcuno e diceva SÌ, mi sarei sentito meno solo al mondo. Non ha chiamato nessuno.<br />
<strong>Un’ultima domanda, in seconda pagina si legge: “Dell’immagine in copertina non abbiamo rintracciato l’autore”, che fine ha fatto? </strong><br />
L’immagine in copertina è una foto amatoriale in bianco e nero che ho trovato su internet. Credo che a qualcuno si sia veramente sfondato il parabrezza in quello strano modo e abbia deciso di aggiungere la I e la U con pezzetti di carta. Mi è stato impossibile rintracciare l’autore della foto. Sono riuscito solo a risalire a un sito russo del quale ho capito ben poco. Se un giorno mi ritrovo il KGB sotto casa, ecco, avrò rintracciato finalmente l’autore della mia foto di copertina.</p>
<p style="text-align:right;">Intervista di Mauro de Clemente</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/272/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/272/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=272&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>dalla mano dell’angelo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 10:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti (e ultimi round)]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Calvisi]]></category>
		<category><![CDATA[Il geometra sbagliato]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Fui sorpreso dall’improvvisa e violenta erezione mentre defecavo. Ero appena tornato dalla passeggiata domenicale con Camillo, il mio botolo, e veramente, veramente, non c’era motivo, no. Certo, in corso Italia avevo visto qualche bella signora, e a un certo punto mi parve addirittura di averne sentita una sussurrare lievemente il mio nome. Marco, Marco… Mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=271&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Fui sorpreso dall’improvvisa e violenta erezione mentre defecavo. Ero appena tornato dalla passeggiata domenicale con Camillo, il mio botolo, e veramente, veramente, non c’era motivo, no. Certo, in corso Italia avevo visto qualche bella signora, e a un certo punto mi parve addirittura di averne sentita una sussurrare lievemente il mio nome. Marco, Marco… Mi ero sbagliato, è naturale, e la scarica di adrenalina che, sul momento, mi aveva attraversato, una volta giunto a casa faceva già parte del mio archivio mentale. Insomma, nessun motivo. Ma mentre mi apprestavo ad evacuare, voilà. Ascoltavo distrattamente la voce di mia moglie, che in cucina canticchiava preparando il pranzo, e il pene mi si fece di pietra. Provai a dargli due schiaffi, ma lui macché. Se ne stava col capino imbizzarrito, superbo, tracotante. E allora cominciai ad adoperarmi per la sua soddisfazione, e più mi adoperavo più il pensiero sfuggiva. Dove andasse, non so, ma andava, andava, interminabili spazi, sovrumani silenzi… Mi venne una tale nostalgia… E il cazzo non accennava a pacificarsi. Menavo, smenazzavo, e intanto decidevo di non aver mai amato mia moglie, mio figlio. Era il momento di cambiare vita. Uscii dalla toilette, salutai la famiglia, e con l’uccello di pietra nella mano, m’incamminai fiducioso per le strade del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Racconto di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=angelo_calvisi" target="_blank">Angeo Calvisi</a>, autore de <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/271/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/271/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/271/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/271/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/271/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/271/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=271&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Vanessa Sacco</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/13/intervista-a-vanessa-sacco/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 12:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Il viaggio di Joelle]]></category>
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		<category><![CDATA[Vanessa Sacco]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’intervista di Marco Mazzanti a Vanessa Sacco, l&#8217;autrice de Il viaggio di Joelle.
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Domanda di rito: chi è Vanessa Sacco?
Sono un’attrice di teatro con un’altra grande passione oltre alla recitazione: la scrittura. A scuola raggiungevo sempre il massimo dei voti in italiano scritto, mi piacevano soprattutto i temi di fantasia e di critica, così come nei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=269&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p style="text-align:justify;"><em>L’intervista di Marco Mazzanti a Vanessa Sacco, l&#8217;autrice de </em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/file/rred_libri_20050401171144.pdf" target="_blank"><em>Il viaggio di Joelle.</em></a></p>
<p style="text-align:center;">****</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Domanda di rito: chi è Vanessa Sacco?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sono un’attrice di teatro con un’altra grande passione oltre alla recitazione: la scrittura. A scuola raggiungevo sempre il massimo dei voti in italiano scritto, mi piacevano soprattutto i temi di fantasia e di critica, così come nei miei giochi infantili – in seguito nelle mie fantasie da bimba cresciuta – mi piaceva far finta d’essere chiunque altro tranne me (una rock star, una giornalista, una moglie ingannata, una manager senza scrupoli, una sovrana). All’università scelsi la facoltà di lingue, ma né l’insegnamento né la professione di traduttrice/interprete mi interessavano granché, così sfidai tutte le regole del buon senso e provai a vivere di sogni proprio come facevo ai tempi della scuola.<span id="more-269"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Joelle / Joel. Due donne e un uomo con lo stesso nome, figli del medesimo padre. La trama del tuo libro ruota attorno a questi personaggi omonimi, le cui esistenze si intrecciano senza toccarsi in una lunga ricerca di sé stessi. Com’è nato questo tuo romanzo, come si è sviluppata la storia nella tua mente, prima che tu la mettessi per iscritto?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Joëlle è nata per caso: mi ero da poco trasferita a Roma per studiare recitazione, e nel tempo libero avevo preso a scrivere una storia, senza però avere in mente come svilupparla né tantomeno come concluderla: quello di cui  ero certa era che parlava di una donna, della prospettiva di un suo viaggio, quindi di un cambiamento. Più tardi, interrogandomi sul processo creativo che aveva guidato il mio romanzo, ho finito con l’addebitare quest’invenzione alla transizione che io stessa stavo vivendo in quei mesi di dieci anni fa; in più stavo leggendo L’Identità di Kundera, un libro di cui mi affascinava soprattutto l’atmosfera di silenzio. È con tutte queste sollecitazioni inconsce che ho cominciato ad appuntare, su un antico tavolo di marmo che completava l’arredamento quasi monacale del mio primo alloggio romano, i tratti di una rossa annoiata e impaziente, alla ricerca di pace e di verità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Terminato il romanzo, cosa ha sentito? C’è un personaggio che ti è rimasto impresso, che ha continuato a parlarti?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il libro, o meglio l’incipit del Viaggio, rimase a dormire in un cassetto per molti anni: nel frattempo avevo cominciato a lavorare in degli spettacoli matinée per le scuole, avevo cambiato casa, avevo intrapreso delle traduzioni di testi teatrali dal francese all’italiano, e come una madre distratta avevo finito col trascurare la mia Joëlle. Il che, forse, non le ha nuociuto: ero una Vanessa diversa, sempre più distaccata dall’isola felice della famiglia d’origine e dalla gabbia dorata dell’università, così, inevitabilmente, anche Joëlle cambiò: la sua inquietudine inconcludente (l’iniziale promessa del viaggio in realtà verrà tradita e trasformata) deviò verso un dinamismo che ora si avvaleva di altri personaggi, di incroci imprevisti e di epiloghi ancora più inattesi. No, non c’è un personaggio con cui, dopo aver messo l’ultimo punto, ho continuato segretamente a comunicare: Joëlle e tutti gli altri abitano in quelle trecento pagine dell’edizione Roundrobin che li ospitano; fintanto che la storia ha continuato ad essere scritta, li ho sognati di notte e ad occhi aperti, poi nuove creature e nuovi intrecci hanno cominciato a bussare.      </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Secondo te è vero quanto spesso si dice, ovvero che un autore mette sempre un po’ di sé nei propri scritti? Se sì, cosa c’è di Vanessa ne Il viaggio di Joelle, e cosa di lei si rispecchia nelle personalità dei protagonisti (o in quelle degli altri personaggi, oppure, volendo, in determinati dialoghi, situazioni descritte nel corso della narrazione)?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il viaggio di Joëlle non è un libro autobiografico perché non parla di me, ma credo che sia inevitabile essere in qualche modo influenzati dalla propria vita. In tutto il libro ci sono solo due ambienti che posso affermare di aver incluso per averne realmente subito il fascino: la Cité Universitaire di Parigi e il campo internazionale scout.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il viaggio di Joelle è stato pubblicato da una piccola editrice di Roma, la Round Robin. In che modo ti sei avvicinata a questo editore? Qual è stato l’approccio?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo aver mandato il mio dattiloscritto ad innumerevoli case editrici nazionali, una sera, grazie ad un mio amico attore, conosco in una discoteca della capitale un giovane editore che stava promuovendo un libro sul jazz. In una cornice un po’ insolita rispetto alle tradizionali, soporifere presentazioni di libri, entro così in contatto con una realtà che comunque ritenevo ormai pressoché irraggiungibile. Da lì ad una settimana l’editor mi telefona e mi dice che il mio libro gli piace e vuole pubblicarlo. Un anno dopo va in stampa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale(della piccola e media editoria, intendo) italiano?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Per quel che riguarda la  mia esigua esperienza nell’ambito, posso ritenermi molto fortunata ad essere stata pubblicata, ma fuori da casi fortuiti come il mio, le leggi dell’editoria mi sembrano davvero spietate, mille volte di più di quelle teatrali. Non mi sento di dispensare stoici incitamenti del tipo: volere è potere. Piuttosto preferisco consigliare un lavoro che forse c’entrerà poco con la libera ispirazione, ma che alla lunga potrebbe dimostrarsi più efficace: leggere, informarsi, studiare, acquisire competenze, mettersi in discussione, rivedere, confrontarsi, essere il più possibile elastici e non covare l’illusione di avere successo seguendo la scia di un titolo, di un argomento, di un genere che per mille inspiegabili ragioni è riuscito ad emergere in un preciso momento. Se nessuno avesse creduto nella possibilità di esprimere conflitti e desideri  in forma di romanzo ma senza punteggiatura, non avremmo avuto geni come Virginia Woolf e James Joyce. Credo che osare sia d’obbligo in questa professione, ma con onestà.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi si sente spesso dire che si legge poco ma si scrive molto. Non lo trovi un paradosso?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tutt’altro, anzi penso che sia una triste realtà frutto dei nostri tempi e della nostra società. In Italia scrivono in molti per una naturale ispirazione, spesso non corredata da una sufficiente attenzione – se di professionismo non si può parlare per i neofiti – verso la cura della forma e dello stile, verso la necessità delle competenze, verso l’introspezione psicologica. E si legge poco per una massificazione culturale che ha come massimo indicatore la televisione generalista e, in senso più allargato, la conoscenza visiva. La nostra è una società che corre e che quindi ricerca l’immediatezza in tutti gli aspetti della vita: dall’elettrodomestico al mezzo di trasporto, dall’i-pod ad internet. Nella società della visione (e, al massimo, dell’ascolto) non ci può essere abbastanza spazio per la lettura, che è invece un’attività che richiede analisi, approfondimento, continuità, in una parola: tempo. Se poi si aggiunge che l’offerta supera di gran lunga la domanda, per la maggior parte degli scrittori pur meritevoli d’essere pubblicati non è una vita facile.    </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Progetti in cantiere relativi alla scrittura? Se sì, ce ne anticiperesti qualcosa?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho iniziato da tempo a concepire quello che vorrei diventasse il mio secondo romanzo, ma la prospettiva di dedicarmici a tempo pieno è molto lontana, il che dilata vistosamente i tempi di proposta alle case editrici e, in caso fortunato, di pubblicazione. Questa volta l’ambientazione non è europea ma squisitamente italiana, anche se la città che fa da sfondo alla storia è di fantasia, e anche qui c’è una molteplicità alternata di voci narranti in cui credo di aver trovato una costante cifra stilistica che forse mi deriva dal mio lavoro d’attrice.     </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/tag/intervista+a+vanessa+sacco" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a></p>
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		<title>Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara? </title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 09:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gandini Erik e Saleh Tarik]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Sacrificio. Chi ha tradito Che Guevara?]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gandini Erik e Saleh Tarik
recensione di Michele Tosto

Era il 9 ottobre 1967, poco dopo le 13 a La Higuera in Bolivia veniva giustiziato Ernesto Che Guevara. Félix Rodriguéz, l&#8217;uomo che ancora oggi dalla sua villa di Miami si fregia del titolo di &#8220;colui che catturò il Che&#8221;, diede l&#8217;ordine di non mirare al volto, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=267&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Gandini Erik e Saleh Tarik</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Michele Tosto</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-268" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images-1.jpeg?w=76&#038;h=117" alt="" width="76" height="117" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Era il 9 ottobre 1967, poco dopo le 13 a La Higuera in Bolivia veniva giustiziato Ernesto Che Guevara. Félix Rodriguéz, l&#8217;uomo che ancora oggi dalla sua villa di Miami si fregia del titolo di &#8220;colui che catturò il Che&#8221;, diede l&#8217;ordine di non mirare al volto, questo sarebbe bastato a fare risultare il Comandante morto in battaglia. 9 ottobre 1967, il mondo intero riceve la notizia della morte dell&#8217;uomo e immediatamente nasce il mito, la leggenda&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=4166" target="_blank">rivist@</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/267/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=267&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Shodo &#8211; Lo stile libero </title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/13/shodo-lo-stile-libero/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 09:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Norio Nagayama]]></category>
		<category><![CDATA[shodo - lo stile libero]]></category>

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		<description><![CDATA[di Norio Nagayama
recensione di Alessio Lana

Il calligrafo prepara l&#8217;inchiostro e dispone il proprio spirito, medita, poi, con lo sguardo teso e concentrato, raccoglie tutte le energie e con un rapido, velocissimo impulso trasmette il movimento ad un lungo bastone con dei peli sul fondo, un enorme pennello. L&#8217;inchiostro nero si imprime sulla pagina come una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=265&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Norio Nagayama</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Alessio Lana</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images2.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-266" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images2.jpeg?w=73&#038;h=114" alt="" width="73" height="114" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Il calligrafo prepara l&#8217;inchiostro e dispone il proprio spirito, medita, poi, con lo sguardo teso e concentrato, raccoglie tutte le energie e con un rapido, velocissimo impulso trasmette il movimento ad un lungo bastone con dei peli sul fondo, un enorme pennello. L&#8217;inchiostro nero si imprime sulla pagina come una macchia, il pennello si muove sul foglio come un pattinatore sul ghiaccio, vi scivola sopra lasciando dei segni che ne mostrano l&#8217;energia&#8230;</p>
<p>Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliRubriche.aspx?id=3454" target="_blank">rivist@.</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/265/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/265/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=265&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Giovedì, alle terme di Caracalla&#8230;</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/09/giovedi-alle-terme-di-caracalla/</link>
		<comments>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/09/giovedi-alle-terme-di-caracalla/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 09:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[our books]]></category>
		<category><![CDATA[filippo conticello]]></category>
		<category><![CDATA[l'isola che c'è]]></category>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 21.00 presso lo stand RINASCITA della Festa dell&#8217;Unità alle Terme di Caracalla sarà nuovamente presentato L&#8217;isola che c&#8217;è, di Filippo Conticello. Interverranno:
GIUSEPPE LUMIA, Senatore PD, capofila nella lotta a Cosa Nostra.
TANO GRASSO, Presidente onorario della Federazione Antiracket.
BEATRICE LUZZI, autrice del documentario Italia Nostra Cosa.
Coordina MARIA LINA PIRONE, giornalista.
Sarà presente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=257&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippogrande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-258" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippogrande.jpg?w=270&#038;h=412" alt="" width="270" height="412" /></a>Giovedì 10 luglio 2008, alle ore 21.00 presso lo stand RINASCITA della <strong><em>Festa dell&#8217;Unità</em></strong> alle Terme di Caracalla sarà nuovamente presentato <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731032" target="_blank">L&#8217;isola che c&#8217;è</a>, di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=filippo_conticello" target="_blank">Filippo Conticello</a>. Interverranno:</p>
<p style="text-align:justify;">GIUSEPPE LUMIA, Senatore PD, capofila nella lotta a Cosa Nostra.<br />
TANO GRASSO, Presidente onorario della <em>Federazione Antiracket</em>.<br />
BEATRICE LUZZI, autrice del documentario <em>Italia Nostra Cosa</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Coordina MARIA LINA PIRONE, giornalista.</p>
<p style="text-align:justify;">Sarà presente l&#8217;autore, FILIPPO CONTICELLO.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel corso della serata verrà proiettato il documentario ITALIA NOSTRA COSA di Beatrice Luzzi.</p>
<p style="text-align:justify;">Stanno finendo le copie della <a href="http://www.roundrobineditrice.it/file/rred_libri_20080331084449.pdf" target="_blank">seconda ristampa</a>: non lasciartelo scappare!</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/257/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/257/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=257&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Il faro di Blackwater</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 10:21:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Colm Tóibín]]></category>
		<category><![CDATA[Il faro di Blackwater]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://roundrobineditrice.wordpress.com/?p=253</guid>
		<description><![CDATA[di Colm Tóibín
recensione di Erminio Fischetti

ll faro di Blackwater analizza, in modo coraggioso e sintetico, le ansie e i meccanismi del rapporto di tre donne irlandesi di tre generazioni diverse nell&#8217;Irlanda contemporanea. La visione della sfera privata è un sincero racconto delle strutture della famiglia. In seguito alla scoperta della malattia del fratello Declan (che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=253&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Colm Tóibín</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Erminio Fischetti</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-254" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/images1.jpeg?w=75&#038;h=117" alt="" width="75" height="117" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">ll faro di Blackwater analizza, in modo coraggioso e sintetico, le ansie e i meccanismi del rapporto di tre donne irlandesi di tre generazioni diverse nell&#8217;Irlanda contemporanea. La visione della sfera privata è un sincero racconto delle strutture della famiglia. In seguito alla scoperta della malattia del fratello Declan (che sta morendo di AIDS e lo ha a lungo taciuto alla sua famiglia) e del suo desiderio di passare alcuni giorni nella vecchia casa della nonna Dora&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=4486" target="_blank">rivist@</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/253/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/253/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=253&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La morte di Napoleone</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/06/29/la-morte-di-napoleone/</link>
		<comments>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/06/29/la-morte-di-napoleone/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 09:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[la morte di napoleone]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Elena]]></category>
		<category><![CDATA[Simon Leys]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://roundrobineditrice.wordpress.com/?p=245</guid>
		<description><![CDATA[di Simon Leys
recensione di Alessio Lana

Napoleone Bonaparte non sarebbe morto a Sant&#8217;Elena. Il grande condottiero fu sostituito sull&#8217;isola da un sosia sbarcato nottetempo. Il Napoleone originale, fingendosi un mozzo, avrebbe preso il mare alla volta di Parigi dove era in atto una cospirazione per farlo tornare imperatore. Il piano geniale, creato da un famoso matematico, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=245&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Simon Leys</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Alessio Lana</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/images-1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-246" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/images-1.jpeg?w=80&#038;h=110" alt="" width="80" height="110" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Napoleone Bonaparte non sarebbe morto a Sant&#8217;Elena. Il grande condottiero fu sostituito sull&#8217;isola da un sosia sbarcato nottetempo. Il Napoleone originale, fingendosi un mozzo, avrebbe preso il mare alla volta di Parigi dove era in atto una cospirazione per farlo tornare imperatore. Il piano geniale, creato da un famoso matematico, salta per un semplice contrattempo: la nave che trasportava l&#8217;eroe verso l&#8217;Europa&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Leggi il resto su <a href="http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliRubriche.aspx?id=2414" target="_blank">rivist@</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/245/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/245/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=245&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>AL-ÁNDALUS E DINTORNI – Alfonso el Sabio e Ibn Arabi</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/06/25/al-andalus-e-dintorni-%e2%80%93-alfonso-el-sabio-e-ibn-arabi/</link>
		<comments>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/06/25/al-andalus-e-dintorni-%e2%80%93-alfonso-el-sabio-e-ibn-arabi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 23:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[la gazza andalusa]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso X el sabio]]></category>
		<category><![CDATA[andalusia]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
		<category><![CDATA[Escuela de traductores de Toledo]]></category>
		<category><![CDATA[hadîth]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<category><![CDATA[spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il re cristiano Alfonso X el Sabio  è in Spagna un mito, un po’ come in Italia, specialmente in Puglia, lo era l’imperatore Federico II di Svevia. Alfonso X  guidò la riconquista di Cadice e di altre città dell’Andalusia; poi, fra il 1252 e il 1284, fu re di Leon e di Castiglia. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=240&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Il re cristiano Alfonso X el Sabio  è in Spagna un mito, un po’ come in Italia, specialmente in Puglia, lo era l’imperatore Federico II di Svevia. Alfonso X  guidò la riconquista di Cadice e di altre città dell’Andalusia; poi, fra il 1252 e il 1284, fu re di Leon e di Castiglia. Pur riconquistatore, favorì davvero l’incontro e lo scambio fra le tre culture, fondando la <em>Escuela de traductores</em> di Toledo, che ebbe il compito di diffondere il castigliano (l’attuale spagnolo), ma anche quello di tradurre in latino (e a volte anche in castigliano) importanti opere letterarie, scientifiche, filosofiche soprattutto arabe.<br />
Alla corte di Alfonso X ci capitò come ambasciatore del comune di Firenze Brunetto Latini, maestro di Dante, che, come si sa, dopo che morì, fu cacciato dall’illustre allievo nell’inferno, sotto una pioggia di falde di fuoco. Brunetto Latini doveva forse aver raccontato a Dante di un grande intellettuale di cui si parlava alla corte di Alfonso el Sabio, Abu Bakr Muhammad ibn al-Arabi al-Hatimi al-Ta&#8217;i – che chiameremo semplicemente Ibn-Arabi. <span id="more-240"></span>Questi era nato e vissuto in Spagna, nel 1198 se ne era andato in Oriente e aveva finito i suoi giorni a Damasco. Filosofo, teologo, poeta sufi, aveva scritto un’opera in ben dodici volumi, <em>al-Futuhat al-Makkiyah</em> (<em>Le Rivelazioni della Mecca</em>), in cui esponeva i molteplici aspetti della mistica islamica. I libri di di Ibn Arabi non furono tradotti, ma gli intellettuali che stavano alla corte di Alfonso X probabilmente ne conoscevano contenuti. Una parte de <em>Le rivelazioni della Mecca</em> può essere considerata un’affascinantissima operetta a se stante: si tratta dell’<em>Alchimia della felicità</em>, che ora si trova anche in <a href="http://www.borolieditore.it/autore.html?action=show&amp;code=324" target="_blank">italiano</a>. Nell’<em>Alchimia della felicità</em> Ibn Arabi racconta che due amici, un devoto che si affida alla fede in Allah e un presuntuoso filosofo razionalista, attraversano i sette cieli (gli stessi di gran parte del Paradiso di Dante: ovvio, entrambi gli scrittori facevano riferimento alla visione aristotelico-tolemaica dell’universo). Il credente, nel corso del viaggio, viene accolto con intenso affetto da grandi personaggi della tradizione biblica (Adamo, Abramo, Mosé, Aronne, Gesù, Giuseppe…), che gli spiegano le supreme verità sull’uomo, sull’universo, sulla sostanza che è a fondamento del tutto: sono conoscenze che non possono entrare per l’ingannevole porta dei sensi e quella stretta dell’intelletto umano, ma solo per la larga via dell’abbandono mistico. Invece il filosofo presuntuoso riesce a capire solo aspetti superficiali dei diversi pianeti, resta escluso dalla conoscenza vera e profonda e resta assai frustrato.<br />
Secoli e secoli dopo, nel 1910, Miguel Asín Palacios, ecclesiastico e arabista, pubblicò un libro, <em>La escatología musulmana en la Divina Commedia</em>, in cui, attraverso una confronto minuto, sosteneva che una delle fonti dell’opera di Dante Alighieri fosse costituita da scritti musulmani &#8211; gli <em>hadîth</em>, racconti orali che Maometto avrebbe fatto a suoi seguaci e che, dopo essere stati tramandati per qualche generazione, sarebbero stati stesi per iscritto da sapienti. Fra questi racconti, di particolare importanza sono quelli che narrano di viaggi notturni del Profeta: dalla Mecca a Gerusalemme, da Gerusalemme al cielo. Chi volesse conoscere meglio il lavoro di comparazione di  Asín Palacios, può cercare il libro, che è stato pubblicato già da anni in traduzione italiana, con l’aggiunta di un secondo volumetto in cui lo studioso risponde alle obiezioni e ai consensi che ha ricevuto da altri arabisti spagnoli ed europei. Non intendo, naturalmente, riassumere qui tutta la vicenda e meno che mai prendere posizione su quanto sostiene Asín Palacios. Tuttavia, prima di ritornare a Ibn Arabi, val la pena di ricordare alcune cose che successero dopo la pubblicazione de <em>L’escatologia</em>. Una delle principali obiezioni alle tesi dell’arabista spagnolo stava nel fatto che gli <em>hadîth</em>, e l’opera del teologo sufi al tempo di Dante non erano state tradotte né in latino né in altra lingua che il nostro fiorentino potesse capire. E appunto a proposito di questa obiezione, Asín Palacios, soprattutto in riferimento all’opera di Ibn Arabi, fece presente che nel medioevo, quando la stampa non c’era e i libri erano pochi e costosissimi, gran parte delle conoscenze si trasmettevano oralmente. Ed ecco allora che Dante, come dicevo sopra, poteva essere stato informato dei contenuti dell’opera di Ibn Arabi e di altri scritti musulmani da Brunetto Latini, ambasciatore alla corte di Alfonso el Sabio…<br />
Ma Asín Palacios fu sfortunato: non solo osò mettere in relazione scritture arabe con <em>La Commedia</em> di Dante in un tempo in cui molti europei erano convinti della propria superiorità, ma per giunta morì nel 1944, cinque anni prima che  un ricercatore italiano e uno spagnolo, in contemporanea, scoprissero i codici di due traduzioni: una in francese antico, l’altra in latino, di un <em>hadîth</em> (considerato peraltro apocrifo dai sapienti musulmani) che raccontava entrambi i viaggi notturni di Maometto: dalla Mecca a Gerusalemme e da Gerusalemme al cielo. Sembra che al tempo di Dante la traduzione in latino di quest’<em>hadîth</em> fosse conosciuta in Italia, e quindi potesse essere passata per le mani del grande fiorentino. Dove pare siano state fatte le due traduzioni finite in luoghi lontani? Ovvio, alla <em>Escuela de traductores de Toledo</em>! Ora anche <em>Il libro della scala</em> si trova in traduzione italiana.<br />
Il paradiso raccontato in questo libretto ha mille colori, bagliori, pietre preziose, tendaggi fantastici, angeli immensi, uri, e non manca neppure qualche scorcio dell’Inferno. Sembra proprio lontano dall’aldilà dantesco, anche se alcuni critici e studiosi importanti di ieri e di oggi considerano fondamentali certe analogie strutturali fra le due opere.<br />
Se la lettura de <em>Il libro della scala</em> è facile e piacevole, quella del racconto oltremondano del platonizzante Ibn Arabi è difficile e avvincente. Il pensiero va a Dante, a prescindere da questioni di fonti e derivazioni. I due, che sono profondamente diversi non solo per appartenenza religiosa, suscitano tuttavia nel lettore emozioni della stessa specie.<br />
Concludo con un passo tratto dall’<em>Alchimia della felicità</em>:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ed è la stessa cosa nei paradisi dove, a ogni istante, sorgono una creazione nuova e un piacere nuovo, affinché la noia non possa sopraggiungere, poiché non c’è dubbio che ogni cosa naturale, se viene costantemente associata senza alcun cambiamento allo stesso fenomeno, produrrà noia nell’uomo.</em></p>
<p style="text-align:right;">Maria Laura Bufano</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Io sono Helen Driscoll</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/06/22/io-sono-helen-driscoll/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 11:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Io sono Helen Driscoll]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Matheson]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://roundrobineditrice.wordpress.com/?p=234</guid>
		<description><![CDATA[di Richard Matheson
recensione di Erminio Fischetti

A conferma che i grandi temi che stanno a cuore non vengono mai dimenticati da un autore, Io sono Helen Driscoll, pubblicato da Richard Matheson nel 1958, è fedele a quell&#8217;idea che il più grande creatore di quella che volgarmente viene definita letteratura di genere ha della società. E soprattutto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=234&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Richard Matheson</p>
<p style="text-align:right;">recensione di Erminio Fischetti</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/images3.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-235" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/images3.jpeg?w=77&#038;h=118" alt="" width="77" height="118" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">A conferma che i grandi temi che stanno a cuore non vengono mai dimenticati da un autore, Io sono Helen Driscoll, pubblicato da Richard Matheson nel 1958, è fedele a quell&#8217;idea che il più grande creatore di quella che volgarmente viene definita letteratura di genere ha della società. E soprattutto se ci si riferisce a quella degli anni Cinquanta.<br />
Il protagonista della nostra storia, Tom Wallace&#8230;</p>
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