indossa una maglietta round robin e volaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Sono finalmente disponibili le nostre magliette: provane una anche tu!
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racconto di Andrea Belli e Federico di Vita
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“Conquista e trasporto verso ogni emozione”. C’è un biglietto quando torno a bordo sul cruscotto del mio autobus. “Un viaggio favoloso”. Mentre esco dalla banchina vedo Peppe con le mani in tasca dirigersi svelto verso il gabbiotto del capolinea, i colleghi, gli altri, mi guardano. Sono a Roma da poco. Dopo il trasferimento di mia moglie ho deciso di seguirla e per via del mio vecchio lavoro ho trovato posto come conducente, lavoro per l’Atac. All’inizio ho faticato ad abituarmi al traffico, ai modi bruschi, le ripartenze isteriche al semaforo, i motorini… poi… ora, ora va meglio. Non conosco quasi nessuno, giusto qualche collega. Checco mi saluta con un colpo di clacson, mentre ci incrociamo, fa un gesto, porta un dito agli occhi “hai visto?”. Faccio di sì con la testa, poi seguito il percorso nell’opposto tragitto. Ma non ho capito. Mi hanno assegnato il 495, faccio un lungo giro. Read the rest of this entry »
racconto di Egidio Amendola
Il sole filtrava dalle imposte e luccicava sulle spalle nude di colei che, canticchiando un motivetto orchestrale ungherese, si abbottonava il camice bianco davanti allo specchio sorridendo per il suo aspetto solare in tinta con la stagione. Uno splendido mese di maggio come non si vedeva da tempo, pensò legandosi i capelli dietro la nuca con lo sguardo sempre fisso allo specchio, proprio una bella giornata. Si affacciò alla finestra tirando su la veneziana fino al limite alto e guardò il parco sottostante, dove i colori dei fiori danzavano in mille riflessi in quella loro naturale reazione alla luminosità mattutina. Read the rest of this entry »
racconto di Davide Martirani
In un’umida sera di agosto, mentre rincasavo sotto la pioggia, sentii un mugolio provenire dalla siepe accanto all’ingresso. Con le chiavi ancora in mano scostai un ramo per osservare, e alla luce incerta del lampione vidi due occhi scintillanti che mi fissavano da sotto una frangia di ritagli di carta. Il cucciolo era seduto lì, con i bordi delle pagine che vibravano impercettibilmente per il sommesso uggiolare. Sembrava che mi stesse aspettando: quando aprii la porta, si alzò sulle zampe e mi precedette all’interno. Non saprei dire se fu il contegno sfacciato dell’animale o il suo aspetto esotico a turbarmi maggiormente: a parte i grandi occhi a palla, neri e penetranti come quelli delle foche, il cucciolo si portava dietro una mole di carta arruffata dall’umidità, ma di cui era impossibile non notare la qualità sopraffina. Il dorso, poi – docile alle carezze – era ricoperto di un cartoncino ruvido e giallo, molto gradevole al tatto. Read the rest of this entry »