Roma, 21 ott 2009 - Angelo Calvisi è il protagonista e anche l’autore di una storia a tratti surreale ma anche molto vera, che rispecchia il malessere dell’uomo contemporaneo, la sua difficoltà ad affermarsi, ad essere qualcuno, a lasciare un segno nella vita. Read the rest of this entry »
E così, a quanto pare, all’inizio di ottobre la Round Robin farà uscire il mio terzo libercolo, che si intitolerà Il Principe di Persia. Per me è un cerchio che si chiude, perché ho cominciato a scrivere questo racconto nel 1993, mentre stavo faticando (si fa per dire) sulla mia tesi di laurea. Esistono, nel disordine della mia casetta, almeno cinque manoscritti che recano altrettante differenti versioni del Principe e devo dire che alla vigilia della pubblicazione della versione definitiva provo sensazioni contrastanti. Intanto mi fa piacere, è ovvio, e mi fa piacere perché la casa editrice che pubblica il racconto è per lo più composta da ragazze e ragazzi dei quali non dico che potrei essere padre, ma almeno fratello mooolto maggiore. Read the rest of this entry »
Il principe di Persia. Angelo Calvisi. A settembre. Ho già i brividi. La pelle d’oca. Esce a Calvisi, Angelo Settembre, Il principe dei brividi. Ho già la Persia. La pelle di Calvisi, esce in Persia. Il principe d’oca, già Angelo. Ho Settembre. Calvisi d’oca, la pelle di Persia, del Principe Angelo, esce a settembre… o mio dio, è il libro dell’anno, cazzo cazzo cazzo…
Nei giorni scorsi ho pensato molto ai due libri di Calvisi, mi dicevo che raccontavano due tipi di pazzia che tempo fa sentii sommariamente descrivere da uno strizzacervelli, ma soprattutto che riconoscevo e riconosco come fondati non solo teoricamente: sia introspettivamente, in quella – piccolissima – quota di pazzia che alberga in me, sia nella crescente, infinita quantità di pazzia che continuo a scoprire negli altri. Read the rest of this entry »
domani, esattamente (per chi lo legge poi specifichiamo), domani, si diceva quindi e cioè intendo martedì, martedì 16 giugno 2009 alle ore 17:00, in quel del Porto antico (invero nuovo), e proprio lì, dentro quel mazzo di museo, e cioè il mitico, fantomatico Luzzati di Via Porta Siberia, sì, proprio in Liguria, nella fiera città di Genoa (sic) veniamo a presentar, maledizione!, Maledizione del sommo poeta del, per altro già noto come sampdorian, Calvisi>>
“Perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova!”
È da poco uscito per la casa editrice romana Round RobinMaledizione del sommo poeta, secondo capitolo della trilogia sulla follia di Angelo Calvisi, scrittore genovese. Questo “Sommo Poeta” segue Il geometra sbagliato e precede Il principe di Persia, la cui uscita è prevista per settembre. L’autore, come suggerisce Filippo La Porta, “Con modi naif e lo stile del parlato, tenta di dare una voce alla follia”, riuscendo al contempo a rappresentare “l’esito esistenziale, oltreché letterario, dell’uomo precario contemporaneo”. Nella presentazione alla trilogia presente nel catalogo della Round Robin lo stesso Calvisi dice che “Ci sono tre libri, tre sofferenze diverse ma uguali, c’è la lingua dell’inferno e quella del paradiso, e poi il buio del dolore e la luce del riscatto. C’è Dante Alighieri, il suo fantasma dispettoso, e da qualche parte un Virgilio privo di senno e di memoria che guida un geometra sbagliato nei sentieri che conducono non tanto alla sommità del monticello purgatoriale, ma a un abisso dove la ragione si arrende. C’è una certa continuità stilistica, e molti temi che ritornano”. L’autore, evidentemente consapevole del suo lavoro, si serve di una lingua pulita, di uno stile cadenzato da anacoluti e ricco di formule tipicamente parlate, perché, come dichiara lui stesso “ho sempre scritto testi che, almeno inizialmente, avevo intenzione di portare in scena, e quindi di rendere orali“. Read the rest of this entry »
La trilogia sulla follia in partenza doveva essere una “bilogia”. In effetti ho cominciato a scrivere Maledizione del Sommo Poeta e Il Geometra Sbagliato praticamente in contemporanea, tra il 2002 e il 2003. La continuità stilistica e tematica fra questi due testi è piuttosto evidente, così come sono evidenti i miei referenti letterari, che vanno da Celati al primo Nori, passando magari per il Berto del Male oscuro. In entrambi i racconti è proprio la componente stilistica a evidenziare fin da subito (o quasi) la devianza patologica che affligge la psiche dei protagonisti. Tale aspetto non è altrettanto nitido per larga parte del Principe di Persia, che inizia come un semplice racconto d’avventura e che nelle mie intenzioni di partenza come tale doveva svilupparsi. Ma spesso accade che alle intenzioni poi non corrispondono gli esiti, e il racconto d’avventura è diventato la storia di una memoria guasta che, faticosamente, cerca una sua ricomposizione. E così come è differente il tema portante e la struttura, il Principe di Persia si distingue dagli altri due libri della trilogia anche stilisticamente. Potrei parlare di una maggiore precisione descrittiva, forse di una maggiore chiarezza e di una maggiore luce. Una luce bianca, non so se realmente solare o “ospedaliera”, che avvolge il protagonista alla fine della sua vicenda.
Io, gli ultimi tempi, i libri troppo conosciuti, preferisco di no.
Allora mi fa piacere quando sfogliando i cataloghi delle case editrici piccine scopro dei libri che non li conosce quasi nessuno, mi vien curiosità di conoscerli a me. Tipo questo, che l’ha pubblicato una casa editrice che si chiama Round Robin, c’ha anche un blog, se vi interessa.
Questo è un libro che bisogna stare attenti a come se ne parla, sennò si rischia che poi uno lo legge e sa già delle cose che invece è meglio che non le sappia, se si vuol godere la lettura per benino.
Perché in questo libro c’è un crescendo secondo me molto efficace, e sarebbe un peccato se ve lo rovinassi, questo bel crescendo che ti prende alla sprovvista e finisce che ti porta dove non te lo aspetti.
Allora abbiate pazienza se sarò un po’ ermetica e non si capirà niente (intendo: meno del solito).
Alla fine di questo libro, c’è un’eclissi solare, c’è un silenzio che fa spavento tutto intorno, c’è un po’ di buio, in generale. Read the rest of this entry »
Maledizione del sommo poeta è il secondo romanzo della trilogia sulla follia pubblicato dalla Round Robin editrice. Rispetto al Geometra sbagliato notiamo subito una notevole differenza: il nome del protagonista non è Tito Pozzi ma il tuo, Angelo Calvisi. L’opera non si può certo definire autobiografica ma alcune delle ossessioni del personaggio Angelo Calvisi devono essere le stesse dell’autore, come per esempio il segno da lasciare nella vita. Parlaci un po’ dell’Angelo Calvisi protagonista del Sommo poeta e, più in generale del tuo rapporto con questo libro.
Nella Maledizione del Sommo Poeta ci sono talmente tanti episodi collegati alla mia biografia che chiamare il protagonista con il mio nome mi è proprio venuto spontaneo. In questo senso, contrariamente a quello che dici tu, è un libro clamorosamente e vergognosamente autobiografico, e d’altra parte ritengo che ogni libro lo sia. Intendo dire che ogni scrittore è mosso alla scrittura dal proprio vissuto, che necessariamente si riverbera, in maniera più o meno diretta, su quello che scrive. Per assurdo anche Stephen King fa dell’autobiografia, anche Manganelli. Read the rest of this entry »
Quando scendo dall’autobus di fronte alla stazione marittima, poi devo camminare ancora cinque minuti direzione monti, passare sotto un archivolto e attraversare la strada sulle strisce pedonali. Dopo le strisce pedonali vado ancora un po’ avanti, sulla sinistra c’è una scalinata dove i tossici vanno a bucarsi, c’è odore di piscio, la scalinata bisogna farla altrimenti allunghi il tragitto di un quarto d’ora. In cima alla scalinata si vede il complesso, il monastero dove ci sono le comunità. Comunità di tossici comunità di minori richiedenti asilo politico comunità di minori extracomunitari non accompagnati. Io adesso lavoro una notte alla settimana in quest’ultima comunità, primo piano del monastero. Per raggiungerla devi fare un’altra scala esterna senza odore di piscio poi una passerella metallica che nel cortile stanno sbancando con i caterpillar per fare gli interventi che altrimenti viene giù il fianco della collina. Alla fine della passerella il cancello, poi il portone della comunità dove lavoro. La comunità dove lavoro, un lungo corridoio con le stanze per i minori che dormono in coppia, un salone disadorno con la TV che non si vede una mazza, pareti bianche e giallo ocra, pavimento nero, a lastroni. Come descrizione può bastare. Read the rest of this entry »
Tito Pozzi è un geometra di trent’anni, che abita a Genova, suona la chitarra, e lavora negli uffici dell’ Amministrazione provinciale. Fin qui, apparentemente, niente di più comune. Ma basta proseguire nel romanzo di Calvisi per accorgersi di come anche queste poche informazioni elementari siano tutt’altro che solidi dati di fatto. Il Geometra, infatti, è quanto di più lontano si possa immaginare dall’ennesimo, futile romanzo generazionale sulle ansie e le insicurezze dei trentenni di oggi. Con una sorprendente abilità mimetica di scrittura, l’autore mette a fuoco le frustrazioni, i turbamenti e i quotidiani terrori di ognuno di noi, rappresentandoli nella figura sghemba e tormentata di Tito, vittima sacrificale di un mondo ostile e sempre più avaro di umanità. Read the rest of this entry »
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C’era un tizio abbronzato e bello, devo ammetterlo. Aveva i capelli tipo Sandy Marton, portava l’orologio al polso destro e indossava una camicia soffice, appena sbottonata, e si vedevano i peli del petto. Questo per descrivere l’ambiente. Con la mia fidanzata siamo una coppia stramba, soltanto che lei non lo sa. Facciamo l’amore ogni sera, ma il sesso non è importante. E poi le piace sciare, sicché San Valentino non lo abbiamo festeggiato. Lo festeggeremo stasera, forse, dopo essere stati a casa dei gemelli. Ad ogni modo ieri sono andato con una mia amica che si chiama Luisa, siamo stati a cena con dei suoi amici e delle amiche in un posto che si chiama Motonautica. La Motonautica si trova in corso Italia. Corso Italia si trova in riva al mare, nel quartiere genovese di Albàro. Albàro è come dire i Parioli a Roma, e il Lido d’Albàro, proprio vicino alla Motonautica, è citato anche dal gran lombardo nel Pasticciaccio. In Albàro ci sono nato, ma ora non ci abito più. Io non sono ricco, sono uno straccione. Alla Motonautica ieri sera ho dato il peggio di me. C’erano un sacco di ricchi di età diverse. Ce n’era uno con la faccia da ricco idiota, ed era piuttosto ubriaco. Tanto è vero che si è alzato dal tavolo, era il tavolo vicino al nostro, ed è caduto per terra. Anche questo per descrivere l’ambiente. Al mio tavolo medici, ingegneri, avvocati. I medici stavano andando a soccorrere il ricco con la faccia da idiota che è caduto dal tavolo. Read the rest of this entry »
Per la Round Robin editrice ad aprile esce Maledizione del sommo poeta, il secondo dei tre romanzi sulla follia di Angelo Calvisi. Ma ancora siamo indecisi sulla copertina… AIUTACI A SCEGLIERLA, PARTECIPA AL SONDAGGIO!
Venerdì 12 dicembre 2008 – alle ore 18:00 – presso il Museo Luzzati di Genova, si terrà la presentazione/reading/discussione congiunta de Cronache da Siviglia, di Federico di Vita e de Il geometra sbagliato di Angelo Calvisi. Interverranno, oltre ai due autori, Gabriele Geri (attore, fine dicitore…) et Adriano Ercolani (critico letterario, pazzo…). Non mancate, non mancate, sarà una cosa che ricorderete, per carità, fidateve, non mancate…