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	<title>rred-blog &#187; interviste</title>
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		<title>Angelo Calvisi &#8211; Il Principe di Persia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordo che mi ero innamorato della figlia del Sultano, bella come il sorriso del cielo in una sera d’estate…, sembra l&#8217;inizio di una canzone medievale, o di una novella delle Mille e una notte, invece è quello del Principe di Persia, terzo capitolo della tua trilogia sulla follia. Da dove viene questa trilogia, perché andrebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=2823&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-2833" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/09/principe-di-persia-blog1.jpg?w=167&#038;h=232" alt="chiuso per turno" width="167" height="232" />Ricordo che mi ero innamorato della figlia del Sultano, bella come il sorriso del cielo in una sera d’estate</em>…, sembra l&#8217;inizio di una canzone medievale, o di una novella delle <em>Mille e una notte</em>, invece è quello del <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731094" target="_blank">Principe di Persia</a>, terzo capitolo della tua trilogia sulla follia. Da dove viene questa trilogia, perché andrebbe letta e quali sono le caratteristiche che accomunano e che distinguono ciascuno dei tre libri? <span id="more-2823"></span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Se in alcune parti, incipit compreso, il Principe ricorda i romanzi medievali o le <em>Mille e una notte</em> io sono contento. In effetti la mia volontà era proprio quella di riecheggiarli, anche perché si tratta di letture che sono tra le mie preferite. Per tornare alla tua domanda, direi che la trilogia sulla follia nasce principalmente da un interesse nei confronti della malattia mentale. Sono stato spinto anche da mozioni propriamente letterarie, ovvero il piacere di manipolare un po&#8217; la lingua (e qui devo riconoscere i debiti che ho contratto con scrittori come Celati o Nori), il divertimento di scrivere storie stralunate che facessero ridere ma anche commuovere, il desiderio di parlare allegoricamente (lo dico sottovoce) dei nostri tempi e della nostra società. Tutti questi fattori, però, sono subentrati in un secondo momento. Come dicevo, all&#8217;inizio il mio interesse era quello di riflettere a voce alta (il primo testo della trilogia, <em>Maledizione del Sommo Poeta</em>, nasce come monologo teatrale) sulla condizione dei malati di mente. Mi chiedi, inoltre, perché andrebbero letti e quali sono le caratteristiche dei singoli libri. Be&#8217;. <strong><em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a> </em></strong>secondo me è un discreto racconto, tiene abbastanza bene, il finale non te lo aspetti e ti sorprende. E poi mi pare di poter dire che Tito Pozzi sia un bel personaggio. La <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><strong><em>Maledizione del Sommo Poeta</em></strong></a> è un testo più frammentario, c&#8217;è meno storia, la vicenda si svolge nell&#8217;arco di tre giorni, principalmente nella mente del protagonista. Il suo pregio è quello di fare ridere. Ci sono parecchi momenti in cui è francamente difficile trattenere le risate, anche se poi il finale è piuttosto raggelante. <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731094" target="_blank"><strong><em>Il Principe di Persia</em></strong></a> è un libro diviso in due parti. La prima è una (classica, vorrei dire, ma in fondo tanto classica non è) storia d&#8217;avventura, mentre la seconda illumina di una luce nuova tutto quello che è accaduto in precedenza. Non ci sono le situazioni buffe che abbondavano nei primi due racconti e nel complesso mi pare che si tratti di un libretto agile che si fa apprezzare soprattutto per l&#8217;intuizione che lo regge (quella di guardare sotto un&#8217;altra angolazione il protagonista di un celebre videogioco) e per le implicazioni (se vogliamo simboliche) che questa intuizione comporta.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong> <em>Il Principe di Persia</em> è costruito come un videogioco. Il protagonista è il protagonista del videogioco. E come in molti videogame alla fine di ogni quadro in qualche modo si ricomincia. La prima volte che l&#8217;ho letto ho pensato che c&#8217;è un altro libro organizzato in maniera simile &#8211; e sospetto che pur conoscendolo tu non l&#8217;abbia tenuto presente per l&#8217;ideazione di questo &#8211; è <em>Il Castello</em> di Kafka. L&#8217;avevi tenuto presente? Quali sono stati i tuoi referenti principali in questo caso? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">I referenti del <em>Principe</em> sono una marea, anche perché la stesura della prima versione è cominciata più di 15 anni fa, quindi puoi immaginare quanta roba sia sedimentata tra le cento pagine che compongono questo racconto. I romanzi medievali e le <em>Mille e una notte</em> che tu hai citato prima ci rientrano sicuramente, ma anche i gialli Mondadori, i fumetti di Sergio Bonelli (da <em>Zagor</em> a <em>Martin Mystére</em>), e Shakespeare, e i videogiochi, i film di Lucas e Spielberg, il cinema western, le terrificanti fiabe incise sui dischi a 45 giri che collezionavo da bambino… <em>Il Castello</em> di Kafka, invece, non l&#8217;ho ancora letto. È una lacuna imperdonabile, lo so, ma sto per rimediare perché ho già posizionato il libro sul comodino.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Uno scrittore francese una volta ha detto che a ogni libro originale che viene scritto toccherà in sorte di essere riscritto per almeno 400 volte. Questo è un libro con un&#8217;Idea, è un archetipo, è un libro che quello scrittore francese (a proposito, ti ricordi chi è?) avrebbe certamente segnalato tra quelli originali. È facile immaginare come ti sia venuta l&#8217;idea, ma parlaci lo stesso di come è nata, di come è cresciuta. </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Mi sono laureato all&#8217;inizio degli anni &#8216;90. Nei lunghi mesi in cui scrivevo la tesi di laurea, di tanto in tanto interrompevo le nauseanti sessioni di studio giocando al <em>Principe di Persia</em>, intendo la prima avventura di cui, peraltro, non ricordo il titolo. Ho definito le mie sessioni di studio “nauseanti”, ed è proprio così. Fino a quel momento mi ero interessato solo di poesia. Scrivevo poesie, mi stavo laureando con una tesi riguardante Montale e Caproni, poco più avanti avrei fatto accidentalmente parte del gruppo collegato alla rivista «Altri Luoghi» che, in prevalenza anche se non esclusivamente, si occupava di scrittura in versi. Tutta questa immersione teutonica e autistica nella poesia ebbe come risultato una crisi di rigetto nei confronti della poesia stessa, una crisi che esplose proprio nel momento della scrittura della tesi. Per distrarmi e per salvaguardare la mia igiene mentale cominciai a scrivere alcune prosette ispirate alle vicende del videogioco. Dirò meglio: si trattava di semplici descrizioni di quello che accadeva sullo schermo. Successivamente il lavoro si è strutturato in forma di racconto e di tale racconto, nel corso del tempo, ne ho scritte almeno cinque versioni. Non ero mai soddisfatto soprattutto per un motivo linguistico, visto che tutte le versioni risentivano di un modello (quello manganelliano) veramente mal digerito. Inoltre in esse si adombrava una critica nei confronti del sistema massmediologico-politico e del suo principale rappresentante (che ancora oggi ammorba così pesantemente la vita pubblica del Belpaese) che regolarmente, ad ogni rilettura, non potevo non riconoscere come stucchevole e velleitaria. Per circa dieci anni ho abbandonato il progetto, anche se continuavo a pensare che scrivere un racconto ispirato a un videogioco fosse un&#8217;idea piuttosto buona. All&#8217;inizio del 2008, dopo aver pubblicato <em>Il Geometra</em> e la prima edizione della <em>Maledizione</em>, ho rimesso mano al <em>Principe</em> che, ripulito dalla fastidiosa patina manganelliana e liberato da ogni esibizionismo anti-berlusconiano, è diventato il terzo capitolo della trilogia.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Lungo la narrazione vengono fuori gradualmente e via via sempre più intensamente i frammenti di una memoria guasta fatta di citazioni, brandelli di informazioni finzionali, pezzi di videogame, film, canzoni, echi letterarie; tutto questo magma indistinto sembra dipingere l&#8217;immaginario di un uomo dei nostri tempi che ha finito per impigliarsi nella miriade di input ricevuti, rischiando di annegarci, certamente di perdercisi. È così? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Sì, è esattamente così. I Police, se non sbaglio nell&#8217;album <em>Ghost in the machine</em>, cantavano “Too much information driving me insane”. Quindi, se vuoi, nel racconto puoi continuare a vedere una critica nei confronti dell&#8217;utilizzo distorto dei sistemi di comunicazione di massa, ma di certo la cosa è più sfumata rispetto alle prime versioni del <em>Principe</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Nella nota biografica c&#8217;è scritto che morirai nel 2012 e che i Maya non c&#8217;entrano. Che succederà nel 2012 capace di condizionare la tua morte? E che farai fino ad allora? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Il 2012 vedrà la pubblicazione del racconto che sto scrivendo in questo momento, e che si dovrebbe intitolare <em>L&#8217;Argentino</em>. Dopo quella data agli occhi del mondo io sarò morto. In realtà mi sarò semplicemente trasferito sul pianeta E&#8217;d'N, dove mi dedicherò alla coltivazione dei bulicci, frutti simili ai cachi tipici di lassù. Oppure no. Nel 2012, assai abbattuto per l&#8217;insuccesso commerciale del mio <em>Argentino</em> e dei miei altri capolavori, mi suiciderò platealmente di fronte al palazzo dell&#8217;Accademia di Svezia, dove si sta per celebrare la consegna del premio Nobel per la letteratura a Giulio Mozzi. Oppure no. Nel 2012, mentre le agenzie di stampa lanciano la notizia dell&#8217;inserimento dell&#8217;Argentino nella cinquina del premio Campiello, sarò ucciso con un colpo di Cassano da un tifoso sampdoriano invidioso non tanto delle mie glorie letterarie, quanto del mio perdurante stato di ebbrezza per la recente vittoria in campionato del Genoa Cricket &amp; Football Club. Scherzi a parte, la mia morte nel 2012 è davvero legata all&#8217;<em>Argentino</em>, a ciò che accade tra le sue pagine, ma permettimi di alimentare un po&#8217; di mistero per stuzzicare i miei tre o quattrocentomila lettori, che se mi vogliono bene dovranno aspettare fino a quella data per rileggermi. Fino ad allora, se vorranno mantenere i contatti con me, non dovranno fare altro che cercarmi su YouTube, dove (con lo pseudonimo di Polan1970) inserirò le sequenze di un lungometraggio che scriverò appena terminato <em>l&#8217;Argentino</em> e che realizzerò con l&#8217;amico Paolo Dotti.</p>
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		<title>Angelo Calvisi &#8211; Maledizione del sommo poeta</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 07:29:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Maledizione del sommo poeta è il secondo romanzo della trilogia sulla follia pubblicato dalla Round Robin editrice. Rispetto al Geometra sbagliato notiamo subito una  notevole differenza: il nome del protagonista non è Tito Pozzi ma il tuo, Angelo Calvisi. L&#8217;opera non si può certo definire autobiografica ma alcune delle ossessioni del personaggio Angelo Calvisi devono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1577&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1598" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/04/maledizione-del-sommo-poeta.jpg?w=154&#038;h=218" alt="chiuso per turno" width="154" height="218" /><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><em>Maledizione del sommo poeta</em></a> è il secondo romanzo della trilogia sulla follia pubblicato dalla <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin editrice</a>. Rispetto al <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Geometra sbagliato</a> notiamo subito una  notevole differenza: il nome del protagonista non è Tito Pozzi ma il tuo, <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=angelo_calvisi" target="_blank">Angelo Calvisi</a>. L&#8217;opera non si può certo definire autobiografica ma alcune delle ossessioni del personaggio Angelo Calvisi devono essere le stesse dell&#8217;autore, come per esempio il segno da lasciare nella vita. Parlaci un po&#8217; dell&#8217;Angelo Calvisi protagonista del <em>Sommo poeta</em> e, più in generale del tuo rapporto con questo libro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nella <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><em>Maledizione del Sommo Poeta</em></a> ci sono talmente tanti episodi collegati alla mia biografia che chiamare il protagonista con il mio nome mi è proprio venuto spontaneo. In questo senso, contrariamente a quello che dici tu, è un libro clamorosamente e vergognosamente autobiografico, e d&#8217;altra parte ritengo che ogni libro lo sia. Intendo dire che ogni scrittore è mosso alla scrittura dal proprio vissuto, che necessariamente si riverbera, in maniera più o meno diretta, su quello che scrive. Per assurdo anche Stephen King fa dell&#8217;autobiografia, anche Manganelli. <span id="more-1577"></span>Nel caso del <em>Sommo Poeta</em>, come dicevo prima, le cose non sono neppure troppo mediate, anche se poi gli accadimenti vengono manipolati in una struttura linguistica e narrativa che vorrebbe conferire ad essi una dignità universale e quindi, lo dico sommessamente, letteraria. Tanto per fare un esempio, posso dire che pure io, come il protagonista del racconto, ho lavorato in un grande negozio di dischi. La differenza consiste nel fatto che questa mia circostanza biografica io me la ricordo, mentre invece il personaggio del racconto no. In sostanza direi che tutto quello che si legge nel libro (o almeno quasi tutto: in effetti non ho mai dialogato con il fantasma di Dante Alighieri!) è riconducibile a una mia esperienza diretta. Anche gli episodi apparentemente più stralunati, anche quelli. Per questo motivo provo una certa tenerezza, un grande trasporto nei confronti di questo personaggio e di questo libro, che parla veramente di un me stesso con setto o otto anni di meno, che ancora riconosco, ma che oggi faccio fatica a ritrovare dentro di me.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ormai sono passati diversi anni dalla scrittura di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><em>Maledizione del sommo poeta</em></a>, e l&#8217;Angelo Calvisi in carne e ossa ha pubblicato prima questo libro (per Oedipus nel 2006), poi <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a> nel 2007 con la Round Robin, che oltre a ripubblicare il <em>Sommo poeta</em>, completerà in autunno la tua trilogia sulla follia col <em>Principe di Persia</em>. Insomma Angelo, ora quello che nel racconto è la nemesi del protagonista, l&#8217;innominato &#8220;giovane scrittore genovese&#8221; si sta un po&#8217; trasformando in te, giovane scrittore genovese che un piccolo segno nel mondo piano piano sta cominciando a lasciarlo. Che effetto fa?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel 2002, quando ho cominciato a scrivere il <em>Sommo Poeta</em>, credevo sinceramente che lasciare un edificante segno del proprio passaggio nel mondo fosse una delle poche cose in grado di dare un senso all&#8217;esistenza. Oggi ritengo che lasciare un segno del proprio passaggio nel mondo non aiuti a fronteggiare l&#8217;enormità del vuoto che ti si spalanca davanti quando realizzi che la vita è bella, ma insensata. Più o meno come una partita di calcio. Ergo: lasciamo perdere i segni e cerchiamo di godercela, finché dura.</p>
<div class="im" style="text-align:justify;">
<p><strong>La lettura di questo libro è divertentissima. Non scherzo e non esagero [*], le prime 30 pagine del <em>Sommo Poeta</em> fanno piegare, di più, piangere dalle risate. Ma oltre a un divertimento veramente coinvolgente ad una rilettura ci si accorge della profondità dei risvolti psicologici del testo. Che in fondo è un testo sofferto, secondo me, spassoso eppure amaro. A te che effetto fa rileggerlo dopo anni? </strong></div>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;ho riletto l&#8217;ultima volta l&#8217;anno scorso. A tratti ho avvertito un senso di estraneità, come se quelle pagine non le avessi scritte io, ma in generale devo confessare di essermi fatto quattro risate.</p>
<div class="im" style="text-align:justify;"><strong>Passando alla tua scrittura ti propongo un accostamento che forse non ti dispiacerà. <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731070" target="_blank"><em>Maledizione del sommo poeta</em></a> rappresenta secondo me una sorta di versione leggermente più accessibile, diciamo pure pop, dello stile di Gianni Celati. Che ne pensi?<br />
</strong></div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Cosa intendi dire usando la parola &#8220;accessibile&#8221;? Che i miei racconti sono più semplici di quelli di Celati? E ci credo! Gli archi sintattici e strutturali di Celati sono abbastanza inimitabili e io, senza falsa modestia, ritengo che il tuo accostamento sia molto ardito. I tre racconti che oggi sono raccolti nel volume intitolato <em>Parlamenti Buffi</em> (<em>Le Avventure di Guizzardi</em>, <em>La Banda dei Sospiri </em>e <em>Lunario del Paradiso</em>) sono tra le mie letture preferite, li leggo e li rileggo e riescono sempre a farmi sorridere e a intenerirmi. E poi Celati è formidabile non solo nel registro comico, ma anche in quello elegiaco delle sue ultime prove. Insomma: pur riconoscendo che Celati è uno dei miei modelli di riferimento (assieme a Giuseppe Berto, per esempio, ma anche al primo Nori), credo che sia più giusto e saggio collocarsi qualche gradino sotto, e continuare ad ammirare dal basso scrittori di questa levatura.</p>
<div class="im" style="text-align:justify;"><strong>Argomento di questo breve romanzo </strong><strong>è la follia che si insinua sin dall&#8217;inizio nei pensieri e nei gesti di Angelo Calvisi, follia che si manifesta con atteggiamenti ossessivi e tramite un forte sentimento di invidia, per arrivare a esiti anche drammatici (che qui non accenniamo) in qualche modo sublimati da uno stato a tratti quasi visionario. Che ambito della malattia mentale hai cercato di indagare in questo secondo capitolo della trilogia?</strong></div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Il protagonista di <em>Maledizione del Sommo Poeta </em>è un paranoico afflitto da manie di persecuzione, non riesce ad avere relazioni normali con gli altri esseri umani, si dimentica che lavoro fa. Tito Pozzi, nel <em>Geometra Sbagliato</em>, vuole affittare un appartamento, desidera avere un&#8217;occupazione e anela ad una vita ordinaria, come ogni persona ordinaria. Il mio omonimo letterario, invece, aspira ad elevarsi al di sopra della massa, non si rassegna all&#8217;anonimato, ma sostanzialmente è un inetto che ha ambizioni sproporzionate e non accetta i propri limiti. Al mondo ci sono molte persone così, a volte riescono anche a diventare Presidente del Consiglio.</p>
<div class="im" style="text-align:justify;">
<p><strong>Per concludere ti rivolgo una domanda sulla tua opera, una domanda che si articola così: 1) dicci qualcosa di organico sulla trilogia che è in corso di pubblicazione per la Round Robin, 2) anticipa ai lettori attraverso qualche cenno i temi e i toni del <em>Principe di Persia</em>, la cui uscita è prevista per il prossimo settembre, e 3) parlaci se puoi, di quella che è la tua attività letteraria al di fuori di questi tre libri.</strong></div>
<p style="text-align:justify;">Per essere definita tale, una trilogia deve presentare almeno una continuità tematica. Nel caso dei miei racconti tale continuità è rappresentata principalmente dal fatto che i protagonisti sono persone afflitte da disagio psichico. Inoltre, soprattutto per il <em>Geometra</em> e per il <em>Sommo Poeta</em>, si può parlare di uno stile abbastanza omogeneo. Nel <em>Principe di Persia</em>, invece, ci sono delle differenze. Siamo sempre nell&#8217;ambito della descrizione di una patologia, ma il tema della malattia mentale è secondario rispetto ad altri, segnatamente a quello della memoria. Inoltre mi pare che stilisticamente si intraveda una qualche forma di evoluzione. E senza temere di rovinare la sorpresa a nessuno, anticipo che anche la maniera di chiudere il racconto, mi riferisco sempre al <em>Principe di Persia</em>, offre qualche spunto inedito rispetto alle modalità con cui avevo chiuso il Geometra e la Maledizione. Per quanto riguarda quella che tu chiami &#8220;attività letteraria&#8221;, ti dirò che ho appena consegnato alla redazione della <em>Round Robin</em> un racconto che, se vedrà la luce della stampa, sarà pubblicato sotto lo pseudonimo di Vasco Gallieni, che poi è l&#8217;anagramma di Angelo Calvisi. Come vedi faccio un po&#8217; di confusione con la mia identità, chiaro sintomo di disturbi schizofrenici! Ad ogni modo il racconto di cui sopra è corale, frenetico, molto diverso rispetto alla mia produzione precedente, talmente diverso che proprio per questo ho deciso di farlo circolare non a mio nome. Non ho altre novità da segnalarti. L&#8217;anno scorso ho scritto il primo capitolo di un testo che, nelle intenzioni, è il più ambizioso su cui mi sono cimentato, ma in questo momento non ho voglia di scrivere. Con il mio amico Paolo Dotti stiamo accarezzando l&#8217;idea di realizzare un mediometraggio, e attualmente le mie energie sono orientate in quella direzione.</p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>[*</strong><strong> il luogo dove compare quest'intervista in effetti potrebbe lasciar sospettare la marchetta, ma no, fidatevi, quello che dico è assolutamente, fortissimamente vero! Provare per credere... ]<br />
</strong></p>
Posted in interviste Tagged: Angelo Calvisi, follia, genova, gianni celati, malattia mentale, maledizione del sommo poeta, trilogia sulla follia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1577/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1577&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Zanettini &#8211; Chiuso per turno</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 11:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ La Round Robin editrice è lieta di annunciare che il 26 febbraio nella collana Parole in viaggio esce il romanzo Chiuso per Turno, di Massimo Zanettini, qui sotto intervistato.

****

Una tavola imbandita, ingredienti sparsi, il genio di un cuoco, una musica d&#8217;opera in lontananza. La solitudine, la depressione, la morte, la gioia e l&#8217;Africa nera. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1159&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1243" title="chiuso per turno" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/02/chiuso-per-turno-blog.jpg?w=180&#038;h=258" alt="chiuso per turno" width="180" height="258" /> La <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin editrice</a> è lieta di annunciare che il 26 febbraio nella collana <em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/catalogo.aspx?c=parole_in_viaggio" target="_blank">Parole in viaggio</a></em> esce il romanzo <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731063" target="_blank"><em>Chiuso per Turno</em></a>, di Massimo Zanettini, qui sotto intervistato.</p>
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<p style="text-align:justify;"><em>Una tavola imbandita, ingredienti sparsi, il genio di un cuoco, una musica d&#8217;opera in lontananza. La solitudine, la depressione, la morte, la gioia e l&#8217;Africa nera. Una mercedes, il rombo del motore, il bip dell&#8217;allarme, la vita di sempre tra Parma e il ristorante. Michelangelo in bilico tra la scelta, il conflitto e la noia. E poi le vittime, tante, della sorte che disprezza. Gli impegni, le responsabilità, il viaggio, la paura, la vigliaccheria, le visioni. Un&#8217;altra morte, un&#8217;altra donna, tutto questo in una sola vita. Per fortuna però che oggi è chiuso per turno.<br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1159"></span></p>
<p style="text-align:center;"><em>****<br />
</em></p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>Michelangelo è davvero unico nel suo genere. Un personaggio poco definibile, che ti spiazza pagina dopo pagina per la sua stravagante inettitudine e che, allo stesso tempo, emana simpatia e qualche slancio di sensibilità. Come mai l&#8217;idea di disegnare un personaggio così &#8220;doppio&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La figura di Michelangelo, come si è venuta a definire lungo la stesura del romanzo, è piuttosto umana e sincera. Per natura, ogni uomo è allo stesso tempo pavido ed egoista ma capace di slanci di generosità e di coraggio. Credo poco agli eroi, agli uomini tutti d&#8217;un pezzo, a chi si dona gratuitamente agli altri, agli spiriti magni.<br />
Un mio caro amico mi descrisse una volta la sua visione del genere umano: l&#8217;uomo, disse, è come una cipolla, la sfogli strato dopo strato senza trovarci niente, e fa piangere. Non è l&#8217;uomo così umile e grande al tempo stesso?<br />
Michelangelo si descrive senza l&#8217;intento di auto-celebrarsi, a volte forzando anche la sua sincerità, non teme di mostrare la sua grettezza o la sua sensibilità. È un anti-eroe: pavido, edonista, avido, pieno di pregiudizi, materialista, pigro, superficiale&#8230; tutto il contrario di un eroe, ecco perché ci è simpatico, è come se ci dicesse: io sono come te, vorrei essere un dirigente di una grande società, un uomo che si è fatto da solo, un grande intellettuale, uno chef famoso, un eroe popolare, ma sono solo me stesso.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>In &#8220;Chiuso per turno&#8221; la cucina ha un posto d&#8217;onore. Il rapporto compulsivo e raffinato di Michelangelo col cibo da dove viene, e da parte tua, Massimo, quanto c&#8217;è di te in questa immagine dell&#8217;imprescindibilità dell&#8217;arte culinaria?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guardo tutti i giorni la prova del cuoco&#8230; A parte gli scherzi, sono cresciuto in un panificio nella zona di produzione del Parmigiano Reggiano, ho studiato in una cittadina famosa per il prosciutto, Langhirano. Parma, dove ho vissuto, ruota attorno all&#8217;industria alimentare. Era inevitabile che ci facessi i conti con la cucina e col cibo. In realtà non so cucinare molto bene, non mi intendo di cucina né di vino. Mi piace naturalmente mangiare piatti raffinati e biologici o bere vino piemontese, ma non disdegno i fastfood, la birra della Coop, le liquirizie ripiene e il caffè solubile.<br />
Il rapporto di Michelangelo col cibo assomiglia molto al rapporto che l&#8217;uomo occidentale ha con i beni di consumo. Ci rendiamo conto proprio adesso, in questo periodo di crisi, quanto la nostra vita sia legata alle nostre abitudini di spesa. Michelangelo ha un pessimo rapporto col cibo, non è un gaudente, è un mangione che maschera il proprio vizio con scuse e orpelli intellettuali per non cercare a fondo tra le cause del proprio malessere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I dialoghi surreali e visionari del protagonista con Sandokan non riescono a soddisfare la necessità di una vera e propria fuga dalla realtà. In Sandokan Michelangelo vede una sua ideale proiezione, ma sarebbe sufficiente essere Sandokan per disincagliare il nostro cuoco dal giogo dell&#8217;implacabile routine?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sandokan è l&#8217;aspirazione di Michelangelo ad essere migliore, libero, temerario, selvaggio, esotico, profondo, generoso, feroce. Sandokan è l&#8217;eroe per antonomasia, il condottiero carismatico per cui la gente si farebbe ammazzare, l&#8217;amico fedele che mai ti potrebbe abbandonare, il giustiziere implacabile, il pastore che abbandona l&#8217;intero gregge per andare alla ricerca dell&#8217;unica pecora smarrita, l&#8217;innamorato che abbandona tutto per la donna che ama. Michelangelo nemmeno nei sogni più inconfessati aspira ad essere Sandokan, ma nemmeno Janez de Gomera, ma ancora meno, Giro Batol o l&#8217;ultimo dei selvaggi che l&#8217;aiutano. A Michelangelo basterebbe non essere ciò che è, ma non sa come fare, ecco perché interviene il più grande di tutti gli eroi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Senza svelare nulla del finale diciamo che per Michelangelo le donne rappresentano un possibile, difficile miraggio di salvezza, e per te Massimo, qual è il tuo rapporto con le donne?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Bella figlia dell&#8217;amore,<br />
schiavo son de&#8217; vezzi tuoi;<br />
con un detto, un detto sol<br />
tu puoi le mie pene,<br />
le mie pene consolar.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il tuo protagonista è un personaggio che dalla prima all&#8217;ultima pagina sembra essere a disagio: nella sua Parma, come in Africa, o di fronte alla prospettiva di andare al mare a Forte dei marmi. Massimo, da cosa scaturisce e cosa testimonia il disagio di Michelangelo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La debolezza dei rapporti umani e la solitudine del prodotto interno lordo. La pubblicità, la televisione, le città, i nuovi stili di vita, il computer stesso, isolano le persone in piccoli spazi: il bilocale, l&#8217;automobile, l&#8217;ufficio. La sfiducia e il pessimismo ci costringono a difenderci dagli altri dietro a barricate improvvisate con gli oggetti che acquistiamo ogni giorno.<br />
Ma soprattutto è la mancanza di curiosità verso gli altri che si tramuta in paura. Temiamo che il vicino si possa trasformare in un killer spietato che ci ucciderà a martellate alla prima cena troppo rumorosa. Ma gli abbiamo mai chiesto chi sia veramente? E il pachistano del negozio sotto casa chi è? La signora marocchina dei giornali? La badante del vicino? Il paralitico che canta l&#8217;Internazionale e lancia anatemi contro il governo? Il cameriere della pizzeria dove andiamo di solito?<br />
Michelangelo non è curioso, quindi è impaurito, quindi si nasconde, quindi non ha relazioni umane decenti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ritieni che la tua visione della letteratura autorizzi a parlare per il tuo caso di una forma di esistenzialismo contemporaneo, un esistenzialismo del disagio o del dissidio, tipico dei nostri giorni, tra società e singolo? Altrimenti diversamente come definiresti il tuo romanzo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo che sia proprio così, non saprei definire diversamente <em>Chiuso per turno</em>. Mentre lo scrivevo non avevo, però, in mente un modello filosofico o culturale, ma diversi riferimenti soprattutto cinematografici: <em>Fantozzi</em> di Villaggio, <em>La tragedia di un uomo ridicolo </em>di Bertolucci, <em>La grande abbuffata </em>di Ferreri, <em>Gargantua e Pantagruel</em> di Rebelais, <em>Moby Dick</em> di Melville, <em>Pinocchio</em> di Collodi, <em>Figth Club</em> il film di Fincher, <em>Amici Miei</em> di Monicelli, <em>La convivialità </em>di Ivan Illich, <em>A passo di gambero</em> di Eco, <em>Trattato di ateologia</em> di Onfray, ma soprattutto <em>Spaghetti a Mezzanotte</em> di Martino con Lino Banfi.</p>
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		<title>Maria Laura Bufano &#8211; Intervista a Radio Alma</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 22:51:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Maria Laura Bufano presenta Interno con rivoluzione alla belga Radio Alma di Brexelles.




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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=maria_laura_bufano" target="_blank">Maria Laura Bufano</a> presenta <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a> alla belga Radio Alma di Brexelles.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/02/04/maria-laura-bufano-intervista-a-radio-alma/"><img src="http://img.youtube.com/vi/FZCEwGdFMoY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span id="more-1129"></span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://roundrobineditrice.wordpress.com/2009/02/04/maria-laura-bufano-intervista-a-radio-alma/"><img src="http://img.youtube.com/vi/4Y6KPOPRyVs/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
Posted in interviste Tagged: '68, bruxelles, comunismo, femminismo, interno con rivoluzione, intervista, maria laura bufano, PCI, politica, radio alma <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/1129/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1129&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Marco Bianchi Merisi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 00:24:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Marco Bianchi Merisi, il tuo A fior di pelle, giunto ormai alla terza ristampa, continua a contribuire devolvendo il 50% del prezzo di copertina al progetto Una scuola per i bambini di Freedom Park. Dal 1995 un gruppo di volontari si occupa delle cure medico-sanitarie per una popolazione di 25.000 persone. Freedom Park, in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1034&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1240" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/01/a-fior-di-pelle.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /> Marco Bianchi Merisi, il tuo <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731018" target="_blank">A fior di pelle</a>, giunto ormai alla terza ristampa, continua a contribuire devolvendo il 50% del prezzo di copertina al progetto <a href="http://www.voltiecolori.it/progetto.htm" target="_blank"><em>Una scuola per i bambini di Freedom Park</em></a>. Dal 1995 un gruppo di volontari si occupa delle cure medico-sanitarie per una popolazione di 25.000 persone. Freedom Park, in Sudafrica, non è servito da nessun tipo di servizio, non ci sono fognature o elettricità, non c&#8217;è acqua potabile o servizi scolastico-sanitari. Solo il lavoro dei volontari permette a queste persone di essere seguite con dignità e dedizione.<span id="more-1034"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Cinque anni fa alcuni volontari hanno cominciato a studiare un progetto educativo per gli oltre mille bambini di Freedom Park. Negli anni hanno allestito container che utilizzano come aule nelle quali, a turno, i piccoli partecipano alle lezioni per un&#8217;istruzione di base. Il progetto di beneficenza legato al tuo libro intende raccogliere i fondi necessari a costruire uno spazio multifunzionale all&#8217;interno di Freedom Park, una struttura che diventerà l&#8217;anima portante dell&#8217;intero campo, vero ed unico punto di aggregazione, istruzione e cure per centinaia di donne, uomini, bambini e bambine. <strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Marco, come sono cambiate le cose a Freedom Park negli ultimi anni?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo le condizioni di disagio sociale tendono a conservarsi nel tempo quasi intatte, e Freedom Park non fa eccezione. l&#8217;evoluzione è stata minima se non fosse per il fatto che alcuni ragazzi ora seguono con piu assiduità i programmi anche educativi dei volontari. il nostro impegno, mio come autore, della <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a> come casa editrice, e di tutti coloro che hanno acquistato il libro è quello di fornire questo villaggio di un luogo che manca, un punto di ritrovo e di crescita. Sicuramente va sottolineato che ormai l&#8217;integrazione tra i volontari e gli abitanti del villaggio è quasi del tutto organica e quindi funzionale, si, questo forse è il più importante cambiamento degli ultimi anni che aprirà la strada al futuro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A che punto siamo arrivati e quanto lavoro ancora rimane da svolgere per la realizzazione non solo della scuola ma di un ambiente capace di rendere dignitosa l&#8217;esistenza di tutti gli abitanti del villaggio di Freedom Park?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Siamo in attesa del riconoscimento della scuola da parte del dipartimento dell&#8217;educazione. Lo scorso novembre mi sono recato a Freedom Park per definire i vari e diversi ruoli che permetteranno il funzionamento della struttura. Noi saremo i finanziatori, la diocesi si occuperà della gestione ordinaria e straordinaria, mentre il dipartimento dell&#8217;educazione si occuperà di pagare i docenti e rilasciare diplomi e attestati validi in tutto il paese. Questi gli accordi ultimi che sono vincolanti per tutte le figure impegnate in questo progetto benefico. invece rimane ancora decisamente prematuro parlare di vero e proprio cambiamento delle loro condizioni generali e sociali. ma i soldi li abbiamo raccolti con fatica e dedizione e se tutto procederà come ci è stato assicurato i bambini di Freedom Park avranno presto la loro scuola.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Passando al tuo libro, come è scaturito in te l&#8217;impulso di raccontarci attraverso le parole di Simone il viaggio di Patrizio, la scoperta della dolorosa e toccante realtà percepita tra Sudafrica e Zimbabwe?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo che ognuno di noi abbia un dovere, quello di ascoltare se stesso e gli altri. Ecco, la mia ricerca si è addentrata in alcuni meandri del cuore, e da li il dolore iniziale del racconto, per poi svilupparsi in amicizia, amore e speranza. Simone infatti è un testimone silente ed incosciente che realizzerà solo in un secondo momento di essere stato tale. questo spesso è accaduto anche nella mia vita, vivere cose che avrei compreso successivamente, Simone può rappresentare un poco tutti noi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quanto c&#8217;è di tuo in tutto questo, anche se la domanda non è da un punto di vista critico pertinente, in che misura possiamo considerare il viaggio di Patrizio il tuo viaggio?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo invece sia molto pertinente. il viaggio di patrizio è anche il mio viaggio interiore (e per mio intendo quello di un ragazzo come tantissimi altri), verso le fragilità, difficoltà e incomprensioni della vita. Patrizio è un mix di anime che spesso ho incontrato, e che ho cercato di fare mie carpendo sfumature con le quali poi ho cercato di modificare le mie brutture. si, forse patrizio potrei essere io.</p>
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		<title>Intervista a Maria Laura Bufano</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 14:18:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fiera della piccola e media editoria &#8220;Più Libri più Liberi&#8221; di Roma è vicina, ed io vi propongo oggi una nuova intervista. A parlare è Maria Laura Bufano, autrice Round Robin con il suo romanzo &#8220;Interno con rivoluzione&#8220;.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><address class="MsoNormal"><em><img class="alignleft size-full wp-image-1258" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/interno-con-rivoluzione1.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" />La fiera della piccola e media editoria &#8220;Più Libri più Liberi&#8221; di Roma è vicina, ed io vi propongo oggi una nuova intervista. A parlare è <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=maria_laura_bufano" target="_blank">Maria Laura Bufano</a>, autrice Round Robin con il suo romanzo &#8220;<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a>&#8220;.</em></address>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:center;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Prima di cominciare, iniziamo con le presentazioni: chi è Maria Laura Bufano?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">Ho insegnato italiano e latino in un liceo di Bergamo. Ora sono in pensione. Ho due figli, una nuora, un nipotino: vivono tutti a Barcellona. Ho scritto varie cose, fra cui due romanzi, entrambi entrati come finalisti del premio Calvino, in anni diversi.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Vivo a Conil de la Frontera, in provincia di Cadice. Ho cambiato cielo – dalla Lombardia all’Andalusia – due anni fa. Questa scelta non è stata certo dettata da un proposito di vacanza perenne. Ho sempre pensato che non abbia senso vivere per tutta la vita nello stesso posto. Non so fare la turista e i paesaggi e i monumenti e le città mi incantano, ma molto meno delle persone, e un po’ mi disorientano. Stare in un posto che non si conosceva bene prima di andarci, entrare nella vita degli altri, è certamente una sfida che rende più vitali, più forti nell’affrontare anche le difficoltà personali, dà la sensazione di essere più liberi. Avrei fatto questa scelta anni fa, se avessi potuto. Ma i figli studiavano e non era possibile, per ragioni pratiche…<span id="more-641"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>&#8220;Interno con rivoluzione&#8221;, titolo del tuo romanzo, edito proprio in questi ultimi giorni dalla <em>Round Robin editrice</em>. Presentiamolo ai lettori.</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">È la storia di due persone di diversa origine geografica e sociale: lei, Lidia, pugliese, vissuta in una famiglia allargata, borghese, in parte liberale, in parte fascista; lui, Paolo, di origine lombarda, proveniente da una famiglia proletaria, nucleare, la madre comunista, il padre fascista. La storia di formazione dei due, in capitoli alternati, occupa tutta la prima parte del romanzo: si tratta naturalmente di due percorsi diversi, ma anche legati da analogie, da &#8220;ponti&#8221;. La seconda parte si apre con l&#8217;incontro dei due in una città lombarda. Convivenza, matrimonio in municipio (allora non si usava spesso come oggi!), tanta politica, voglia di cambiare tutto, contraddizioni, sofferenze, nascita dei figli, vischiosità dei ricordi, delle famiglie d’origine, del contesto, delle tradizioni…La terza parte… beh, è la conclusione del romanzo e non ne parlo.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Le vicende si svolgono in un arco di tempo compreso fra il 1942 e il 1973. Lidia racconta in prima persona quando parla delle proprie vicende; in terza, come narratrice onnisciente, quando narra di Paolo. È questa una sfasatura nelle &#8220;regole&#8221; narratologiche che non intende essere uno dei “giochi” postmodernisti di svelamento dei meccanismi narrativi; ha invece il senso del regalo di una vita, sia pure &#8220;letteraria&#8221;, che Lidia fa a Paolo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">I riferimenti allo sfondo storico, dagli ultimi anni della guerra e dai primi del dopoguerra, fino ai primi anni settanta, sono di grande importanza: anche perché la generazione di Lidia e di Paolo ha avvertito, nella giovinezza, come fondamentale la compromissione politica…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo? </strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Molto difficile rispondere a questa domanda. Sono state molte le spinte, forse anche inconsapevoli, di cui ora non riuscirei a dare conto. Quelle di cui sono maggiormente consapevole sono due: -1- l’ambizione di raccontare un personaggio maschile certamente contraddittorio, ma simpatico, dotato di spessore, problematico, complicato, interessante, a cui si può volere molto bene; -2- il desiderio di raccontare gli “anni gloriosi” con un tono “sommesso”: non sono, nella mia visione, anni “formidabili”, e neppure anni di cui pentirsi. Un tempo pieno di speranze, sforzi generosi e anche intelligenti, slanci velleitari, dolori, contentezza totale e fugace, drammi, stupidi sprechi, ecc.. Infine, certamente una sconfitta, non solo determinata dalle forze ostili al cambiamento…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Dedichiamo qualche parola alla copertina.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">La bellissima foto in copertina l’hanno trovata i ragazzi della <em>Round Robin</em>. È degli anni settanta. Lo specchio riflette i personaggi che si vedono in primo piano, ma anche altri che non compaiono se non, appunto, nel riflesso: un effetto di ambiguità, di moltiplicazione delle presenze, di stregoneria, che ben si adatta a un’epoca in cui, in molti momenti, sembrava tutto possibile, le case erano porti di mare&#8230; Il fondo naturalmente è rosso. Di che altro colore avrebbe potuto essere?<br />
Quanto al titolo: “interno” allude certamente ai rapporti privati su cui si riverbera continuamente quello che succede fuori. La parola “rivoluzione” è polisemica, in questo titolo: l&#8217;aspirazione dei due personaggi e dei loro compagni a una &#8220;rivoluzione democratica&#8221;, ma anche i cambiamenti affannosi, a volte traumatizzanti, nella vita personale; e lo scombussolamento che porta quest’affanno di rivoluzione privata…</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Da scrittrice che ha raggiunto la pubblicazione cartacea, cosa ne pensi di internet e del suo potenziale in termini di trampolino di lancio per gli esordienti?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">Non ho assolutamente esperienza in questo. Non sono giovane, uso bene internet, naturalmente, ho scritto articoli e altre cose per il blog della Round Robin… ma sono comunque fuori tempo per rispondere con competenza a questa domanda. Ho cominciato a scrivere circa 25 anni fa e mi sono sempre affidata al supporto cartaceo… Sicuramente, per ragioni generazionali. Leggo naturalmente molte cose in internet, quelle che mi interessano di più le stampo…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Andiamo ora più sul tecnico. Parliamo della tua esperienza editoriale e dell&#8217;idea che ti sei fatta riguardo il grande e variegato panorama dell&#8217;editoria indipendente.</strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">È molto difficile che grandi e anche piccoli editori leggano lo scritto di un “esordiente”, pur se ha avuto riconoscimenti ecc.. Per me almeno è stato difficile. Comunque credo di non essere in grado di fare un discorso generale, non ne ho gli elementi.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Posso certamente parlare della <em>Round Robin</em>, a cui sono grata per avermi &#8220;riscoperta&#8221;, per una via accidentata e imprevedibile. Accorgermi d’un tratto che questo mio romanzo, che avevo finito per credere fosse un libro troppo marcato da un limite generazionale, piaceva molto a ragazzi di trenta o addirittura quarant’anni più giovani di me… è stato ed è tuttora bellissimo e sorprendente. Qualcosa che va molto al di là del mero successo letterario.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Nel caso specifico, stupisce che in una piccola, povera (credo) casa editrice, un libro, prima di essere pubblicato, passi in diverse mani, sia letto, sia valutato, sia discusso. È uno stile di lavoro che un tempo penso avessero gloriose case editrici italiane…. I piccoli e poveri fanno cose che i più grandi e ricchi disdegnano o non hanno la forza soggettiva, la capacità di fare. Il mondo proprio capovolto… E con la <em>Round Robin</em> non c’è il rischio che capiti quello che è capitato a me: editori medi, pur “democratici” e “progressisti”, dopo aver detto che il libro era bellissimo ecc., mi hanno chiesto di fatto di pagarmi la pubblicazione.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Anche a prescindere dalla fortuna che mi è toccata, credo che se l’Italia rinascerà, ciò sarà dovuto in buona parte al candore intelligente di ragazzi come questi e al loro lavoro appassionato e limpido…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Maria Laura, tu vivi in Spagna, ebbene, sapresti farci un confronto fra panorama editoriale Italiano e Spagnolo, con particolare riferimento all&#8217;ambito della piccola e media editoria?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p style="text-align:justify;margin:0;">So molto poco, per non dire nulla, sui meccanismi di selezione dei testi da parte dell’editoria spagnola. Mi pare comunque che la Spagna in questo momento sia abbastanza felice anche per quanto riguarda la narrativa. Non c’è l’ossessione del genere, come mi sembra ci sia in Italia, quasi una malattia. Vengono pubblicati e premiati testi bellissimi, come quelli di Juan José Millás, che non esito a considerare importanti romanzi europei dei nostri giorni. E poi si ha l’impressione che porti fiato, idee, luminosità, anche la narrativa di scrittori di origine latino-americana, come Carlos Fuentes&#8230; Indubbiamente si ha l’impressione, anche leggendo la narrativa spagnola, di una società più ariosa, più aperta dell’attuale società italiana. Ma dovrà passare ancora del tempo perché io possa farmi un’idea più precisa di tutto questo.</p>
<p><strong>Progetti in campo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Beh, uno che ha preso il vizio di scrivere, naturalmente, soprattutto quando “fa il pieno” di idee, di esperienze, di pensieri in parte nuovi, ha voglia di tornare sul luogo del delitto. Certamente è bello quando ci si accorge che questa voglia si è trasformata in qualcosa che soddisfa lo stesso autore, che possa essere proposta in lettura ad altri. Non sempre capita, e poi ho scritto già diverse cose, anche se non moltissime. Non so se avrò il fiato di scriverne ancora, di compiute. Forzare, mai.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Intervista di Marco Mazzanti</p>
<p style="text-align:right;">fonte <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/19178272/intrvista+a+Maria+Laura+Bufano" target="_blank">mushroom&#8217;s blog</a><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><br />
</span></span></p>
Posted in interviste Tagged: '68, andalusia, bergamo, comunismo, femminismo, interno con rivoluzione, intervista, Italia, libri, manifesto, maria laura bufano, PCI, politica, round robin, spagna <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/641/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/641/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/641/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/641/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/641/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/641/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/641/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/641/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/641/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/641/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=641&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Interno con rivoluzione &#8211; intervista a Maria Laura Bufano</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 10:46:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Il 27 novembre finalmente esce 
Interno con rivoluzione

di Maria Laura Bufano
il libro che aspettavamo da anni&#8230;



Interno con rivoluzione è un romanzo dai forti tratti autobiografici. Tu però sembri voler mettere in guardia il lettore, quasi scongiurare una sua interpretazione in questo senso sin dalla pagina introduttiva. La prima domanda è, perché? E poi, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=590&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="alignleft size-full wp-image-1265" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/11/interno-con-rivoluzione3.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><em><strong> </strong>Il 27 novembre finalmente esce<strong> </strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731056" target="_blank">Interno con rivoluzione</a><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>di </strong><strong>Maria Laura Bufano</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>il libro che aspettavamo da anni&#8230;</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong></strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Interno con rivoluzione</em> è un romanzo dai forti tratti autobiografici. Tu però sembri voler mettere in guardia il lettore, quasi scongiurare una sua interpretazione in questo senso sin dalla pagina introduttiva. La prima domanda è, perché? E poi, che rapporto hai tu con l&#8217;esperienza che diventa letteratura proiettata e frazionata nella moltitudine dei personaggi? </strong><br />
Parto da qualche considerazione sulla memoria e le memorie. In questi anni il discorso sui doveri della memoria è diventato asfissiante, l&#8217;invito a ricordare si è fatto stereotipo. Per me, nel considerare gli eventi del passato, è necessario attivare sguardi diversi. La memoria delle tragedie, dei massacri, dei torti crudeli inflitti da esseri umani ad altri esseri umani, e da gruppi umani ad altri gruppi umani… questa memoria per me richiede uno sforzo continuo, logorante, che non finisce mai, di approssimazione all&#8217;oggettività, alla verità dei fatti. <span id="more-590"></span>Non è una cosa che si possa raccattare disinvoltamente dal bordo della strada; e neppure con visite rituali ad Auschwitz. Diverso il discorso per il passato individuale, non segnato da crudeltà estreme. Cerco di spiegarmi con una metafora. La memoria individuale è come una pianta che ci cresce sull&#8217;omero sinistro (ai mancini, forse, sul destro), e via via che si ingrandisce, si sporge dietro di noi. Diventa un albero con una miriade di foglie, caotico, pesante, che ci tira a terra. Cercare di sbrogliarlo per capire chi siamo non è possibile; raccontarlo neppure. Per quel che mi riguarda, ho preso un&#8217;ascia e ho cercato di tagliarlo più a fondo che ho potuto. Certo, non l&#8217;ho estirpato. Poi mi sono trascinata davanti tutta quella ramaglia. Ho staccato rametti, li ho puliti, curvati, intrecciati, lucidati, colorati, ne ho aggiunti altri che non provenivano dall&#8217;esperienza vissuta. Di quello ch&#8217;è avanzato ho cercato di fare un bel falò. Il prodotto di tanto lavoro è costituito da qualche cesta di forma il più possibile geometrica. I personaggi… certo, molti di loro &#8211; non tutti &#8211; hanno avuto origine da persone che ho conosciuto. Ma c&#8217;è stato un vai e vieni, nella mia mente: venivano, andavano, vengono, se ne vanno, ricompaiono, qualche volta anche nei sogni. Quelli antichi sono ormai cari fantasmi: incastrati pure loro nelle ceste.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Perché ritieni che &#8220;protagonista del romanzo sia Paolo più che Lidia&#8221;, dipende solo da una reazione alle letture di stampo femminista che hanno fatto alcuni &#8220;critici&#8221; del tuo libro o lo pensi veramente? A me pare che i protagonisti siano due e la struttura del testo sembra confermare questa ipotesi.</strong><br />
Ho scritto varie cose, non tantissime, ma neppure una sola. Ogni volta che mi sono messa a scrivere qualcosa di un po&#8217; ampio, mi è successo dopo un&#8217;arrabbiatura prolungata che si è gonfiata e gonfiata nel tempo. Ma quello che legava tutto &#8211; mi sembra &#8211; era proprio la voglia di aggiustare pensieri storti &#8211; altrui, naturalmente &#8211; su cui non c&#8217;era stata possibilità di confronto e di discussione. Certo, una gran presunzione, la mia, non dico di no. Nel caso specifico, ricordo che era giunta al culmine un&#8217;arrabbiatura più che decennale. Gli esseri umani maschi mi parevano allora molto vulnerabili e cari, ma anche tremendamente ricattatorî. E gli esseri umani del mio stesso sesso straordinariamente ciechi dinanzi a questo ricatto. Avrei voluto che il movimento delle donne facesse manifestazioni furiose contro questa canagliata maschile di morire prima, di scapparsene dalla vita, lasciando le loro compagne a sbattersi con il dolore e le difficoltà… Invece niente. In un certo modo dar vita al personaggio di Paolo è stata la mia manifestazione di protesta, l&#8217;unica possibile: contro uomini e donne.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Di Silvio a un certo punto la narratrice afferma: &#8220;Rifiutava ogni forma di zdanovismo, non sopportava il realismo socialista. Ma un&#8217;alternativa a tutto questo, che non ricadesse nei vizi della cultura accademica, della letteratura come stolto privilegio, non riusciva proprio a vederla&#8221;. Giriamo la domanda a te: il tuo romanzo deve qualcosa alle indicazioni del cosiddetto realismo socialista?</strong><br />
Tra le letture della mia adolescenza e prima giovinezza, ci sono stati certamente Vasco Pratolini, Francesco Jovine, Carlo Levi (a proposito di quest&#8217;ultimo si può parlare meno che per gli altri di &#8220;realismo socialista&#8221;). La storia di Silvio è, ma soltanto in parte, la mia. Quando mi laureai, mi si offrì subito la possibilità di lavorare nell&#8217;università. Caddi in una crisi profondissima: scrivere saggi perché li leggesse qualcuno interno al mondo accademico, o al massimo qualche laureando, e passare la vita a leggere saggi altrui e a riscrivere su questi mie considerazioni… Allora mi appariva così il mondo accademico. Forse esageravo. Sarebbe stato certamente velleitario presumere di rompere il circolo chiuso andandosene verso &#8220;la classe operaia&#8221;. Non credo di aver mai sofferto di quella malattia che allora si chiamava press&#8217;a poco populismo oppure operaismo. Me ne andai a insegnare a scuola. Silvio è nel romanzo un personaggio un po&#8217; a metà. Non ha forza di sentimenti e immaginazione, e neppure il coraggio e la radicalità da kamikaze di Paolo. Non richiama nessuna persona da me conosciuta. È se mai un mio sdoppiamento, proprio mio, di Maria Laura, non di Lidia. Quanto al &#8220;realismo socialista&#8221;: no, non credo di essermi ispirata a quei modelli. Nel mio discorso &#8211; e in quello di Silvio &#8211; sulla cultura accademica, è adombrato anche il rifiuto di tutti i ricami che sono stati fatti sulla crisi del romanzo e su simili questioni. Quel ch&#8217;è certo è che questa &#8220;morte&#8221; che si attendeva non c&#8217;è stata. In Spagna fioriscono tuttora romanzi non di genere, che non esito a considerare grandi: per esempio <em>El mundo</em> di Juan José Millás. Il realismo socialista cui fa riferimento Silvio per me non è mai stato un affrancamento da vacue civetterie intellettuali. E poi il realismo socialista, anche se raccontava storie tristi, doveva essere a suo modo edificante. Non credo che questo possa dirsi di Interno con rivoluzione. Non posso parlare di &#8220;modelli&#8221;: sarebbe atrocemente presuntuoso, da parte mia. Però posso dire quali libri hanno reso la mia vita più bella. Ne nomino solo qualcuno: <em>Guerra e pace</em>, più di ogni altro, un libro infinito. Alessandro Manzoni: uno che dimostra l&#8217;amore per il suo paese (la futura &#8220;patria&#8221;, ai suoi tempi) dicendogliene di tutti i colori, raccontando con forza tutti i suoi mali. E poi Zeno, i <em>Buddenbrok</em>, <em>La famiglia Moskat</em>, <em>La marcia di Radezski</em>… Anche, più recente, la trilogia di Mafhuz. O anche lo straordinario &#8220;romanzo&#8221;, di un candore assurdo, che è il <em>Canzoniere</em> di Saba. Ritorno al mio assai più modesto <em>Interno con rivoluzione</em>: almeno nelle mie intenzioni non è pienamente realista e non è neppure un &#8220;romanzo fantastico&#8221; (la malattia dei generi!). Lidia parla in prima persona, ma racconta Paolo come narratrice onnisciente: uno scarto evidente nella logica realistica e nelle &#8220;regole narratologiche&#8221;. Potrebbe intendersi come uno dei tanti giochi postmodernisti con cui l&#8217;autore evidenzia i &#8220;meccanismi&#8221; della sua costruzione. Nelle mie intenzioni non è questo: non è un gioco, è omaggio di una vita immaginata e raccontata, a un personaggio maschile, Paolo, confusionario, ma infine, credo, più simpatico (almeno per me lo è) di quello femminile. Una sorta di stilnovismo personale, zoppo, a cui mancano, naturalmente, un Dio e un cielo, e perciò disperato. La tremenda quotidianità che abbatte ogni grandezza. Però forse Paolo, a suo modo, resta grande.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La scelta di non nominare le città, di descrivere poco i luoghi, è scelta di stile ma paradossalmente si concilia poco con l&#8217;attivismo politico di quegli anni per sua natura legato al territorio, da cosa dipende questa decisione?</strong><br />
La scelta di non descrivere &#8211; o di descrivere solo ciò che serve alla narrazione &#8211; è, mi pare, coerente con il tono antielegiaco. Quanto all&#8217;attivismo politico… certamente, quarant&#8217;anni fa l&#8217;agire politico non aveva le proiezioni globali che ora assume di necessità, continuamente. Però ciò che già allora contraddistingueva la sinistra era la tensione al mondo: certo, con moltissime deformazioni, errori grossolani, semplificazioni. Ma anche con l&#8217;idea forte e a quel tempo abbastanza generalizzata che la provenienza geografica non dovesse porre barriere fra le persone. Ciò non vuol dire che il localismo e anche la xenofobie non fossero in agguato: tutto ciò che è successo in tempi recenti nella mente della &#8220;gente&#8221;, anche di sinistra, anche di estrema sinistra, deve aver avuto per forza un lungo tempo di incubazione. Però, negli anni settanta, almeno nelle dichiarazioni, non erano accettate dalla sinistra le chiusure nel localismo, l&#8217;esclusione di chi arrivava dall&#8217;esterno. L&#8217;affidare al caso la scelta delle iniziali dei nomi delle due città, nel mio romanzo, ha questo antico significato di apertura.<br />
<strong><br />
Come ti porresti se accostassimo qualcuno dei tuoi personaggi a Camus o in generale alle istanze esistenzialiste? Io non classificherei il tuo romanzo come esistenzialista, e nemmeno storico, abbiamo detto che non può passare per autobiografismo vero e proprio, e non ti convince neppure la narrazione di formazione realista/socialista. Che definizione daresti tu?</strong><br />
Detesto la mania di classificazione in generi. Qui in Spagna mi pare che non ci sia, non così forte, almeno. Quelli che su giornali e riviste parlano de <em>El mundo</em> di Millás, cui ho accennato sopra, non cercano neppure per sogno di collocarlo in un genere. Millás racconta di infanzia, di strade conosciute, ma anche di un universo strano che si spalanca quando si guarda dalla finestrella di una specie di cantina… Con una forza narrativa che rende queste cose più reali della realtà. Camus… uno scrittore che, non so davvero perché, ho conosciuto solo in tarda età. Non so perché uno esclude dalle proprie letture, per decenni, senza una ragione, scrittori noti, importanti. È immenso, Camus. La collisione fra quello che chiamo, non in senso strettamente esistenzialista, &#8220;esistenziale&#8221; e quello che chiamo &#8220;politico&#8221; è stata forte, nella prima metà degli anni settanta. L&#8217;idea che i bisogni, i pensieri più profondi, le sofferenze dell&#8217;individuo, non solo non fossero raccolti, ma spesso entrassero in conflitto con l&#8217;appartenenza politica, era molto viva in quegli anni: la questione era stata sollevata da gran parte dal movimento femminista, che al suo nascere era assai variegato, fatto di tante posizioni diverse, vivo. Lidia e, in modo certamente più continuativo e autodistruttivo, Paolo, avvertono talvolta l&#8217;appartenenza politica come un involucro astratto. Tengo a precisare che, a mio parere, non tutto ciò che è astratto è brutto e cattivo. Il cosiddetto concreto può essere orrido. Nel caso specifico, però, quest&#8217;astrazione può sembrare burocratica, stupidamente e pur necessariamente dura, stritolante. Qualcosa che assomiglia al &#8220;noi&#8221; della famiglia, un&#8217;accetta che taglia quel che non rientra nella mitologia del gruppo. Questo è presente nel romanzo, non tanto sotto forma di colpe individuali di singoli personaggi, ma come oppressione iscritta nell&#8217;appartenenza politica, oltre che in una specifica tradizione di sinistra. A tal proposito, uscendo dal discorso sul romanzo, ricordo con disagio qualche occasione in cui non mi sono ribellata come avrei dovuto… Il pensiero individuale, la rivolta profonda e limpida del singolo contano moltissimo e spesso non si vedono. Penso che sarebbe bello se quelle che si chiamano &#8220;forze politiche&#8221;, partiti, che sono peraltro necessari &#8211; il partito dell&#8217;antipolitica attuale è il più burocratico, oppressivo e falso di tutti &#8211; fossero permeabili alle rivolte profonde dell&#8217;individuo: non certo per dare risposte, ma per scuotersi di dosso gli irrigidimenti. Certo, a furia di scossoni, rischierebbero di essere distrutti. Non vedo al momento attuale alcuna via d&#8217;uscita a questo dilemma.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">intervista di Federico di Vita</p>
Posted in interviste Tagged: '68, anni sessanta, anni settanta, estrema sinistra, femminismo, interno con rivoluzione, la gazza andalusa, libri, maria laura bufano, PCI, politica, rivolta, sindacato, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/590/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/590/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=590&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cronache da Siviglia - intervista a Federico di Vita</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 18:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Una città bellissima&#8221;, sembra esultare in molti stralci la tua voce. Dov&#8217;è Siviglia? E come la guarda negli occhi un romano? 
Sta in quel rigonfiamento del continente giù, in basso a sinistra, quella specie pancia che si chiama Andalusia. Ventre fecondo, ampolla fertile e materna, talamo su cui l&#8217;Europa si è unita all&#8217;Africa, fisicamente, nelle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=420&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1278" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/cronache-da-siviglia.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><strong>&#8220;Una città bellissima&#8221;, sembra esultare in molti stralci la tua voce. Dov&#8217;è Siviglia? E come la guarda negli occhi un romano? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sta in quel rigonfiamento del continente giù, in basso a sinistra, quella specie pancia che si chiama Andalusia. Ventre fecondo, ampolla fertile e materna, talamo su cui l&#8217;Europa si è unita all&#8217;Africa, fisicamente, nelle ere geologiche, e poi culturalmente, grazie agli innesti della cultura araba. Sono cose ovvie queste che ti dico, ma il bello, la meraviglia quando arrivi in questi posti &#8211; meraviglia che contagia anche chi viene dall&#8217;Italia, da Roma, stupore capace di travolgere persone abituate alle stratificazioni architettoniche, alla bellezza &#8211; dipende proprio, ancora oggi, da questo vitale contatto. Da questa fecondazione, da questa continua gestazione. Mi ricordo perfettamente la luce che inondava le vie strettissime e poi, proprio ora, mi ritorna in mente un piccolo filmato girato col telefonino da mio vicino di casa, il mio amico Tibault. Inquadrava Calle Archeros fino al punto in cui incrocia Calle Verde, poi saliva fino a riprendere tra le piante rampicanti l&#8217;insegna col nome della via formata da maioliche, per poi passare alla via, strettissima, ombre scure e tagli di luce accecante, e infine virare al suo volto: stupito e sorridente. Vivevamo lì. Questo rimane, a un romano, come a un francese o ad un&#8217;inglese.<span id="more-420"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Una storia d&#8217;amore si stende come un velo sul tuo racconto. In un&#8217;altra intervista hai detto che ognuno può leggerla come preferisce. Tu come la leggi? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">All&#8217;inizio pensavo di poter rileggere quegli antichi stralci come la proiezione di un dialogo tra un uomo e la città. Poi era evidente che lo sdoppiamento fornito da questa corrispondenza al mio libretto poteva raddoppiare la storia d&#8217;amore mancata che vi è accennata. A volte si vede che si tratta di un&#8217;eco lontana, altre no. Ci sono state altre storie d&#8217;amore lì a Siviglia, in quel momento ho preferito raccontare questa, la storia di un amore mancato. Ora forse farei diversamente, ma per i libri, così come per gli amori, arriva il momento di essere definitivamente licenziati.<br />
<strong><br />
Il viaggio, la gioia di vedere e conoscere, l&#8217;entusiasmo di uscire e guardare, possedere con gli occhi quanto più possibile. Cosa rimane oggi di questa esperienza? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">In parte credo di aver già risposto a questa domanda. È cambiata la mappa dei luoghi della mia anima. Rimane molto, rimane un ricordo vivo e un&#8217;intensa emozione capace di farmi voltare per strada, stringere i pugni e accendermi incomprensibile un sorriso se sento il nome di Siviglia. E poi rimangono delle immagini, alcune a riposare nella camera oscura della mente, altre invece sviluppate, come la bellissima foto dei tetti in copertina. L&#8217;ha scattata una ragazza inglese, e ringraziamola va&#8217;!</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Italia, Spagna e Portogallo. Tre nazioni così diverse, sfiorate, vissute, amate e lasciate nel tuo libro. C&#8217;è un filo che le unisce? </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>El fùtbol</em>! Dico sul serio. C&#8217;è un libro di Soriano, un libro di racconti il cui titolo in italiano è stravolto, ma è reso in modo geniale: &#8220;Pensare con i piedi&#8221;. E ci sono diversissimi modi di pensare con i piedi, di far sentire le vertigini disegnando linee con gli spostamenti repentini delle gambe, con le azzardate parabole impresse dai piedi ad un pallone, coi movimenti con cui come un diaframma respira una difesa. Rivelano modi differenti di intendere la vita, diversi a seconda dei paesi attraversati ma declinati a partire da una medesima lingua materna, l&#8217;idioma indoeuropeo di noi latini è il calcio (che poi l&#8217;unica lingua ad avergli dato un nome proprio è la nostra, in tutte le altre si utilizzano adattamenti dell&#8217;inglese football). Mi viene in mente un articolo di Pasolini: una volta &#8211; per gioco ma mica tanto &#8211; scrisse che si sarebbero potute individuare delle leggi grammaticali dentro il gioco del calcio, o meglio che il meccanismo di questo funziona secondo regole paragonabili a quelle linguistiche, e che tramite l&#8217;osservazione delle forme di volta in volta utilizzate si sarebbe stati &#8211; una volta definite le varianti &#8211; in grado di definire lo stile di questa o quella squadra col solo ausilio delle regole &#8220;grammaticali&#8221; del gioco. Io dico che non solo è vero, vado più in là: le differenze, tutte quelle che potrebbero venirci in mente confrontando le culture dei tre paesi, le si ritrovano anche nel gioco: la tattica esasperata, la capacità di adattarsi ai difetti dell&#8217;avversario, quella di sapersi generalmente difendere ma senza abbassare la guardia sono caratteristiche nostre; in Spagna ogni squadra gioca con tre punte, pochi provano a mettere in fuorigioco gli avversari e prima che di non perdere si cerca di vincere; i portoghesi invece sono compassati, il gioco ha una cadenza più cantilenata, la palla viaggia più lentamente e la maggiore dedizione al tocco sembra portarci in un&#8217;altra epoca… Va bene, ok, la pianto…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Roma è in ogni angolo del tuo romanzo. Se ne sente l&#8217;odore, lo spessore, non solo di provenienza ma quasi di stato, di appartenenza, come una fede, una religione. Ecco, una specie di identità. Cosa rappresenta questa città? E poi ancora, come si ritorna a guardarla dopo esser partiti? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda, è difficile parlare del mio rapporto con Roma. Come giustamente noti rivelo da tanti particolari, a partire dal mio modo di esprimermi, o dalla tipica calata romana che trasporto anche nella scrittura, dall&#8217;attaccamento morboso alla squadra di calcio un fortissimo sentimento di appartenenza alla Città. Ma me ne voglio andare. Me ne devo andare. Non ho sofferto particolarmente il rientro, come è successo invece a molti altri ragazzi partiti per un anno, ma sento appiccicarmisi addosso come un&#8217;apatia e un&#8217;urgenza di staccarmi dalle braccia di questa mamma Roma, sentimenti che mi spingono a partire. Qui rischio di adagiarmi, tutta la città sembra farlo, credo che per questo suo assopito dondolarsi sul punto di rottura senza passarlo mai sia detta eterna, ma io sento il bisogno di scuotermi, di tuffarmi, di cadere, di fare centomila salti. Non di dondolarmi. E allora a fine anno mi laureo e me ne vado, che poi è quello che voglio.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tu che riveli tutta questa attenzione per il linguaggio, non trovi strano che in castigliano destino (come fato) e destinazione (come meta) si indichino con la stessa parola (&#8216;destino&#8217;)? E il destino raccontato in questo romanzo dove ti ha portato? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">E non ti sembra bellissimo! Quando stai alla stazione e sta per partire un treno con &#8220;destino Madrid&#8221;, o con &#8220;destino Granada&#8221;, o in un porto, pensa in un porto prendere una nave &#8220;con destino Ceuta&#8221;: chissà dove ci porterà questo destino: è bellissimo! Queste piccole differenze quando le scopri ti rendono felice, le fragili ambiguità sono la bellezza del rapporto tra italiano e spagnolo: qui in Italia si dice che gli spagnoli siano &#8220;calienti&#8221;. Caliente vuol dire sì, in un certo senso, &#8216;caldo&#8217;, ma l&#8217;accezione erotica è molto forte. C&#8217;è chi sostiene che la simpatia tra i due popoli nasca da questa incomprensione. Altra cosa bellissima, il verbo &#8220;esperar&#8221;, che rende sia &#8216;aspettare&#8217; che &#8217;sperare&#8217;. In spagnolo c&#8217;è una parola sola: <em>esperar</em>. L&#8217;attesa non è timore, è speranza. Sono un popolo ottimista gli spagnoli, in Italia è tanto che non ci aspettiamo niente di buono. Un altro esempio: <em>ilusión</em>. In italiano illusione ha una connotazione negativa, presuppone come seguito il disincanto. In castigliano no, quelli che cercano di cambiare le cose dicono di <em>ilusionarse</em>, <em>hacerse</em> <em>ilusiones</em>, ma in senso costruttivo. Del mio libretto al fine che vuoi che ti dica, <em>el destino de esta novelita me lleva a esperar… </em></p>
<p style="text-align:right;">intervista di Michele Tosto</p>
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		<title>Intervista a Federico di Vita</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 09:42:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Federico di Vita?
Per ora sono uno che ha venticinque anni&#8230; Sono indolente ma a volte ho qualche idea e allora mi accendo, poi mi piace spostarmi, ho una certa indole del viaggiatore. Sono uno studente, ormai spero per poco: dovrei laurearmi a breve in Scienze Umanistiche, alla Sapienza. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=355&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1280" title="il mio cuore ha 2 battiti.ai" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/09/cronache-da-siviglia1.jpg?w=180&#038;h=259" alt="il mio cuore ha 2 battiti.ai" width="180" height="259" /><strong>Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Federico di Vita?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per ora sono uno che ha venticinque anni&#8230; Sono indolente ma a volte ho qualche idea e allora mi accendo, poi mi piace spostarmi, ho una certa indole del viaggiatore. Sono uno studente, ormai spero per poco: dovrei laurearmi a breve in Scienze Umanistiche, alla <em>Sapienza</em>. Poi credo che andrò a lavorare all’estero. Ecco, una cosa certa c’è: sono nervosamente, perdutamente della Roma.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A breve andrà in stampa il tuo primo libro, “Cronache da Siviglia”. Parliamone.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tra gennaio e luglio del 2007 ho vissuto grazie al progetto Erasmus a Siviglia. All’inizio non pensavo di scrivere un libro. È successo naturalmente e per caso. <span id="more-355"></span>Avevo voglia di comunicare ai miei amici quello che mi stava capitando, per divertirli certo, e per capirlo per primo io stesso… Dopo una settimana in ostello ho trovato una casa, e con la connessione a Internet ho finalmente potuto dar sfogo a tutta la fervente vita in cui mi trovavo catapultato. Ero da solo in un posto che non conoscevo, una città bellissima, immerso in lingua parzialmente comprensibile ma che non ero in grado di parlare correttamente, e alla disperata ricerca di un certo equilibrio dopo la scossa iniziale. E di cose divertenti in quei giorni ne erano capitate… allora ho preso e di getto ho scritto una lunghissima mail a tutti i miei più cari amici, per oggetto la lettera aveva “cronache da Siviglia”.  A molti, beh, sono amici, certo, però a tanti è piaciuta questa prima mail e allora ho deciso di tenerli aggiornati sulle mie peripezie con cadenza settimanale. Dopo qualche giorno gli ho inviato “Cronache da Siviglia, n.2”. Dopo questa lettera qualcosa è cambiato. Stefano Milani, (un amico che era tra i destinatari delle lettere), il direttore editoriale della <em>Round Robin</em>, mi chiama su Skype e mi dice: “Federico se continui così te le pubblico”. Da quel momento in avanti io sapevo della possibilità che queste lettere venissero editate. Ho continuato a scriverle, come avrei fatto comunque, e alla fine, una volta a Roma, Stefano e Michele &#8211; un editor <em>Round Robin </em>- mi hanno confermato l’intenzione di pubblicare il libretto. Mancava ancora qualcosa però. Per dare una parabola narrativa a quella che si presentava come una lieve corrispondenza di viaggio – a volte, spero, divertente – ho aggiunto, tra una ‘cronaca’ e l’altra, i frammenti di un epistolario amoroso tra un uomo e una donna, entrambi senza nome. Chiunque è libero di leggere questa storia d’amore nel modo che crede, vi si possono riconoscere personaggi del libro, oppure il ricordo di un amore lontano, le tracce di una storia a distanza, il rapporto tra l’io lirico e la città&#8230; In fondo non è importante e naturalmente ogni lettura è legittima: quello che spero è che queste lettere intarsiate provochino qualche corto circuito e siano quasi un contro-canto alle vere e proprie Cronache.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Divenendo autore <em>Round Robin</em>, sei anche entrato nell’organico della casa editrice. Di cosa ti occupi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">È andata così: tornato da Siviglia, ho iniziato un tirocinio presso la <em>Round Robin</em>. Mi servivano 12 crediti per lo stage universitario e non sapevo dove farlo. Allora ho chiesto a Stefano se per caso non potessi sostenerlo da loro questo benedetto tirocinio. Tutti i componenti della casa editrice mi hanno accolto in modo stupendo. Certo per mesi mi hanno fatto fare di tutto, dalle bolle, alle telefonate alle librerie, ai piatti, al caffé e hanno seguitato a chiamarmi “lo stagista”, ma veramente ho avuto occasione di imparare a capire come funzionano i meccanismi di una casa editrice meglio &#8211; ma molto meglio &#8211; che se avessi fatto lo stage presso un editore più grande, dove mi avrebbero messo a fare fotocopie dalla mattina alla sera… Alla fine del tirocinio ormai ero uno di loro, non c’è stato bisogno nemmeno di dirlo tanto era evidente, mi hanno assegnato il compito più vicino ai miei interessi, quello di editor, e poi mi hanno affidato anche la gestione del blog.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lavorando in una casa editrice, seppur piccola e indipendente, cosa pensi del panorama editoriale italiano?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Penso che la situazione sia disperata, in quanto c’è più offerta che domanda… È quindi difficile produrre reddito, avere un bilancio positivo. Questo ovviamente riguarda la realtà della piccola editoria, e in particolare l’editoria “pura”, vale a dire quegli editori come noi che non chiedono contributi per la pubblicazione e hanno il coraggio di puntare su autori esordienti, spulciando con pazienza decine di manoscritti al mese nella speranza di trovare qualcosa che valga la pena di editare. Le grandi case editrici si occupano quasi esclusivamente di vendere le cose che giungono per vie sicure… Una piccola, coraggiosa casa editrice come la nostra può in un certo senso essere la legittima erede di un’<em>Einaudi</em> del dopoguerra. Forse può sembrare un’esagerazione ma considera che le casi editrici come la <em>Round Robin</em>, vale a dire con pochissime risorse, se non solo quelle della passione, e che investono generosamente tempo, lavoro e denaro (poco, quello che c’è) sui loro autori &#8211; in un mercato saturato da colossi che non fanno quasi per nulla per scoprire nuovi talenti &#8211; meriterebbero miglior fortuna e maggior spazio. Certo, queste difficoltà le conoscevamo anche prima di cominciare, fanno parte del gioco, è la nostra partita: sopravvivere e farci spazio in questo campo, quello sul quale abbiamo, con un pizzico di follia, scelto di giocare.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div style="text-align:justify;"><strong>Rientrando in una dimensione più personale: qual è il tuo rapporto con la scrittura?</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:justify;">È di sicuro molto intenso. Scrivo da sempre, anche se non credo di avere il ‘daimon’ della narrazione, piuttosto ripongo una certa cura nell’aspetto stilistico e nel linguaggio, anche quando scrivo di getto, le cose migliori (oddio, relativamente a me stesso) le scrivo di getto, ma poi le devo rileggere e correggere infinite volte, è più forte di me questa tensione alla revisione. Contribuiscono tanti fattori culturali e psicologici al gesto della scrittura, per me è come un ricreare la vita, un rimodellarla, ma la vita non la si riesce a schiacciare sul foglio, non c’è verso di farlo: è difficile rimanere soddisfatti. Comunque, tornando per un momento al volumetto, credo che “Cronache da Siviglia” sia un libro appartenente a quella che viene chiamata ‘letteratura di viaggio’. Pur con tutti i suoi difetti, le asimmetrie, le piccole ingenuità, credo che queste cronache potranno partire con colui che decidesse di viaggiare tra Andalusia e Portogallo; e visto che ormai la folle decisione di pubblicarle è presa, spero che questo eventuale lettore possa rallegrarsi, farsi accompagnare dal mio disordinato girovagare nelle sue di peregrinazioni, e magari possa farsi anche qualche risata; che sarebbe il miglior destino di questo piccolo libretto.</div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Progetti futuri?</strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align:justify;">Dopo essermi laureato me ne andrò dall’Italia. In astratto vorrei continuare scrivere, anche se per ora non so quando sarò capace di mettere insieme qualcosa di compiuto. In ogni modo finché rimarrò a Roma non avrò nulla da dire.</div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/18214767/intervista+a+Federico+Di+Vita" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/355/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=355&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista ad Angelo Calvisi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 13:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Angelo Calvisi?
Ho quarantun’anni e sono genovese, su questo non ci piove. Poi posso dirti che sono un individuo pieno di contraddizioni, un po’ sociopatico, con molti dubbi su tutto e poche, pochissime certezze. Faccio un lavoro bislacco (lavoro in una cooperativa di servizi sociali per minori) e conduco [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=295&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/m.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-296" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/m.jpg?w=290&#038;h=162" alt="" width="290" height="162" /></a><strong>Dunque, iniziamo con le presentazioni: chi è Angelo Calvisi?</strong><br />
Ho quarantun’anni e sono genovese, su questo non ci piove. Poi posso dirti che sono un individuo pieno di contraddizioni, un po’ sociopatico, con molti dubbi su tutto e poche, pochissime certezze. Faccio un lavoro bislacco (lavoro in una cooperativa di servizi sociali per minori) e conduco una vita ancora più bislacca. E per giunta sono un accanito tifoso del Genoa.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Autore <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a>. Come sei entrato a contatto con questa casa editrice?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono imbattuto nel primo titolo della <em>Round Robin</em> (<a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=8890148004" target="_blank">Il mio cuore ha due battiti</a> di Vignozzi) nel 2004 o nel 2005, non ricordo. La veste grafica del volumetto mi piaceva e siccome accade che gli editori appena nati siano tra quelli che leggono i manoscritti loro inviati, ho mandato un racconto intitolato Maledizione del sommo poeta. Dopo un paio d’anni (meglio tardi che mai!) sono stato contattato da Stefano Milani, il direttore editoriale della <em>Round Robin</em>, ma ormai il libretto era già stato stampato dalla <em>Oèdipus</em> di Francesco Forte, un signore d’altri tempi a cui va, oltre che il mio ringraziamento, tutto il mio affetto. Avevo comunque pronto un racconto intitolato <em>Viva il manicomio</em>, che ho sottoposto a Milani, il quale lo ha accettato e, dopo un cambio di titolo, lo ha mandato in libreria.<span id="more-295"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731001" target="_blank">Il geometra sbagliato</a> è il titolo del tuo nuovo romanzo. Parliamone un po&#8217;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il geometra sbagliato parla di un quasi trentenne che non sa che fare della sua vita. Suona la chitarra e si barcamena tra un lavoro che non gli piace e un’assurda relazione “epistolare” con il suo coinquilino. Detta così sembra la solita storia generazionale e di formazione, ma sinceramente non credo che inscrivere il mio testo in questa griglia gli renda piena giustizia. Il fatto è che non posso permettermi di essere troppo preciso, perché nell’arco della storia il protagonista conoscerà, per così dire, uno sviluppo esistenziale che, se anticipato, priverebbe il lettore di molto gusto.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Il geometra sbagliato&#8221; è il secondo capitolo, se così possiamo definirlo, di quella che sembrerebbe una serie; è infatti il seguito di &#8220;Maledizione del sommo poeta&#8221;, edito da Oèdipus edizioni. Ebbene, parliamo adesso della tua esperienza editoriale?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La parola “serie” non credo sia del tutto calzante. In effetti non è che Il geometra inizi laddove termina Maledizione. C’è una continuità tematica e stilistica, questo è fuori di dubbio, però i personaggi e le situazioni sono diverse. Ma l’argomento della domanda è la mia esperienza editoriale. Che dire? I primi libri li ho pubblicati per la gloriosa Theoria a metà degli anni ’90, editore a cui sono giunto attraverso i buoni uffici di Massimo Canalini, il guru di Transeuropa. Per Transeuropa dovevo pubblicare un racconto che poi, invece, non ha mai visto la luce. Theoria, tra le altre cose, mi ha permesso di conoscere Giulio Mozzi, il famoso scrittore e talent-scout, che magari ti rifiuta un testo (legittimamente, per carità) salvo poi chiederti dei soldi, con lettere piene di melassa che ho conservato, per sovvenzionare una fondazione da lui presieduta, fondazione che nelle intenzioni avrebbe dovuto occuparsi della tutela e della diffusione degli scrittori italiani! Oggi, al posto dei Vittorini e dei Calvino, ci sono i Mozzi (nomen sunt omen) e questa è la realtà editoriale del nostro paese, dove per pubblicare devi pagare. Tanto per dire: pochi mesi fa, era appena uscito Il geometra per Round Robin, ho ricevuto una mail dall’editore Manni. L’editore Manni è un piccolo/medio editore di assoluto prestigio che è distribuito su scala nazionale, a cui avevo inviato il manoscritto. Pubblica gente come Edoardo Sanguineti, per intenderci. Be’, anche l’editore Manni era pronto a pubblicare Il geometra, però dietro versamento di un congruo contributo alle spese di pubblicazione. Insomma, i grandi editori, prigionieri a loro dire dell’economia di larga scala, non investono sugli sconosciuti a meno che, al di là della qualità della scrittura, non annusino il “caso” editoriale o non ci siano spintarelle da parte delle agenzie letterarie (che a loro volta, per prestarti attenzione, ti chiedono, in linea di massima, dei bei dollaroni); i piccoli editori, a cui forse (mi viene da dire: istituzionalmente) spetterebbe il compito di scouting e di ricerca in senso lato, ti chiedono dei soldi. Poi ci sono le mosche bianche come la Oèdipus o come la Round Robin. Che non ti chiedono un euro, si sbattono per vendere la singola copia, e ti fanno sentire un re. Ma sono mosche bianche, appunto, o almeno questa è la mia esperienza.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ci sarà un terzo libro?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dovrai chiedere conferma ai ragazzi della Round Robin, ma credo di poter anticipare che il 2009 vedrà la pubblicazione dell’episodio conclusivo della trilogia (il titolo provvisorio è Il Principe di Persia) e la seconda edizione di Maledizione del sommo poeta. Questi tre titoli (oltre ai due appena ricordati c’è anche Il geometra sbagliato, ovviamente) rappresentano un cerchio che si apre e si chiude. Già nel Principe di Persia la scrittura e la struttura del testo sono piuttosto diverse dai primi due capitoli della trilogia, ma d’ora in poi tali differenze dovranno essere ancora più radicali. Lo richiede la mia evoluzione di scrittore, se così posso esprimermi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ogni scrittore ha un proprio percorso, un proprio stile&#8230; Stephen King scrive di horror, Jane Austen scriveva di storie d&#8217;amore&#8230; Angelo Calvisi cosa scrive?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Prima della pubblicazione del Geometra per la Round Robin, la rivista Re:, curata da Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi, due giovani studiosi fiorentini, ha inserito un ampio stralcio del mio testo in un volume che aveva come tema le “Poetiche della precarietà”. Ecco, credo che proprio la precarietà (lavorativa, certo, ma anche emotiva e sociale) sia l’argomento centrale del mio lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Leggere poco e scrivere tanto, o leggere tanto e scrivere poco?&#8221;&#8230; oggi non la scrittura sembra essere divenuta una filosofia, si sente dire che si legge poco ma che si scrive tanto, oppure che gli italiani sono tutti aspiranti scrittori&#8230; tu cosa ne pensi? Luoghi comuni con un fondo di verità o&#8230; semplici pregiudizi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Guarda, io rispondo per la mia esperienza. Se sono in un periodo in cui scrivo, allora non leggo molto. Viceversa, se sono in una fase in cui mi guardo attorno e sono alla ricerca di spunti e stimoli, leggo tanto, di tutto, e specialmente mi dedico alla visione di molti film. In generale, comunque, credo che, per scrivere, la lettura di altri autori sia necessaria, proprio indispensabile, oserei dire…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C&#8217;è un libro che avresti voluto scrivere tu, magari un classico, oppure un romanzo che vorresti &#8220;rifare&#8221;, modellare a tuo modo, come un remake?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Gli scrittori che ammiro sono molti e tra i tanti libri che si avvicinano alla mia idea di scrittura e di letteratura avrei voluto scrivere A clockwork orange, di Anthony Burgess, da cui è stato tratto il celebre film di Kubrick. A proposito. Più che di libri, a me piacerebbe fare dei remake letterari di film. Fatti salvi i diritti d’autore, mi piacerebbe cimentarmi con una riscrittura di 8 1/2 di Fellini o di Rumbe Fish di Coppola. D’altra parte ci sono dei cineasti (tra cui lo stesso Fellini) che hanno affermato di essersi avvicinati al cinema perché non si sentivano in grado di scrivere un romanzo. A me, invece, piacerebbe occuparmi di cinema. Non so se ne ho il talento. Di certo non posseggo né i soldi per le attrezzature né la vocazione all’accentramento necessari a un regista. E quindi mi accontento di far muovere le mie figurine sulla pagina scritta.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Romanzi gialli o rosa?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Romanzi gialli.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Se il mondo fosse di un colore, questo colore quale vorresti che fosse?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Blu, senza ombra di dubbio. Il blu.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;"><em>Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/17846684/intervista+ad+Angelo+Calvisi" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a>. </em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/295/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=295&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Filippo Conticello</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 19:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è Filippo Conticello?
È un ragazzo siciliano di 25 anni che da tre si è staccato dall&#8217;ostrica e ha lasciato la sua terra &#8220;bellissima e disgraziata&#8221;. Un tipo strano, antipatico e con un caratteraccio. L&#8217;unica dote da riconoscergli davvero è un amore profondo per la legalità e la giustizia. Nient&#8217;altro.
&#8220;L&#8217;isola che c&#8217;è: la Sicilia si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=283&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippo_conticello_s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-284" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/filippo_conticello_s.jpg?w=135&#038;h=110" alt="" width="135" height="110" /></a><strong>Chi è </strong><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=filippo_conticello" target="_blank"><em><strong>Filippo Conticello</strong></em></a><strong>?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">È un ragazzo siciliano di 25 anni che da tre si è staccato dall&#8217;ostrica e ha lasciato la sua terra &#8220;bellissima e disgraziata&#8221;. Un tipo strano, antipatico e con un caratteraccio. L&#8217;unica dote da riconoscergli davvero è un amore profondo per la legalità e la giustizia. Nient&#8217;altro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;</strong><em><strong>L&#8217;isola che c&#8217;è: la Sicilia si ribella al pizzo</strong><strong>&#8220;:</strong></em> <strong>è il titolo del tuo libro, pubblicato per i tipi della Round Robin editrice di Roma. Parliamone un po&#8217;.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un viaggio nel cuore e nelle viscere della Sicilia autentica, quella “che c&#8217;è”. Un percorso lungo l&#8217;intera isola attraverso le testimonianze di alcuni imprenditori siciliani. I protagonisti sono loro, le loro vicende di vita vissuta, la loro resistenza umana e civile all&#8217;aggressione mafiosa.  Persone normali, uomini liberi che hanno scelto l’unica strada possibile, quella della denuncia. Spesso le conseguenze di questa scelta sono state o sono ancora dure, durissime. Sembra incredibile, ma in Sicilia essere normali può diventare una colpa.<span id="more-283"></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Italiani, sì, ma sopratutto Siciliani, un popolo orgoglioso della propria cultura, ma intimidito dall&#8217;ombra della mafia, e, citando una frase presente nella tua intervista che possiamo trovare sul sito della Round Robin &#8220;un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità&#8221; . Questo è uno dei temi con cui prende piede il tuo libro. Ebbene, quale riscontro hai avuto finora da parte di chi lo ha letto, sia da parte di chi è tuo conterraneo, sia da chi osserva la Sicilia dal resto dell&#8217;Italia?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Molta gente, anche in Sicilia, sembra cadere dalle nuvole. Mi dicono: &#8220;Non immaginavamo che esistessero realtà simili&#8221;. Come se non vivessero in certi territori e non vedessero il retroterra socio-culturale in cui siamo cresciuti. Purtroppo c&#8217;è una cappa soffocante di omertà che è difficile da scardinare. Ma questo libro si rivolge, anche e soprattutto, ai non siciliani: bisogna sapere che quest&#8217;isola &#8220;c&#8217;è&#8221; davvero, che esistono operatori economici che vogliono inseguire uno sviluppo buono, pulito, senza connivenze. Proprio nella frase a cui fai riferimento, &#8220;un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità&#8221;, c&#8217;è il segno dei nuovi tempi che stiamo vivendo: è il motto provocatorio creato dai ragazzi del Comitato Addiopizzo, i protagonisti della nuova primavera siciliana.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Domanda che prende spunto dalla precedente: chi non è siciliano osserva la Sicilia &#8220;da lontano&#8221;, come se l&#8217;isola fosse un mondo a parte, uno dei tanti che compongono l&#8217;Italia&#8230; e dunque: l&#8217;Italia nel 2008 fa parte dell&#8217;UE, eppure è rimasto un paese culturalmente frastagliato e diviso, nel suo intimo,  non propriamente moderno se paragonato al resto degli stati aderenti alla Comunità Europea&#8230; in sostanza, tolta la Republica, tolta la moneta unica (e molte alte cose di carattere più ristretto), la nostra penisola rimarrebbe, ahinoi, un&#8217; &#8220;espressione geografica&#8221;, come la definivano i potenti nel XIX secolo. Tu cosa ne pensi?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Io sono profondamente italiano. Non considero la Sicilia l&#8217;ultima propaggine di una nazione divisa, ma la prima porta dell&#8217;Italia, anzi dell&#8217;Europa. Purtroppo la nostra è una democrazia troppo giovane: manca quasi del tutto il senso di comunità e ancora oggi prevalgono interessi di parte. Ci si ritrova a sentirci nazione solo davanti alla tv per il Mondiale di calcio. Ma Cosa Nostra e le mafie in genere non sono un problema siciliano o meridionale. Sono una costante emergenza per l&#8217;intero Paese. Questa è una battaglia di libertà che dovrebbe unirci perché un sud soffocato dalla</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">criminalità organizzata, che non cresce e non attira investimenti, è un freno allo sviluppo dell&#8217;intero Paese. Sembra incredibile, ma nel 2008 c’è ancora un quarto d&#8217;Italia in cui non esiste libertà d&#8217;impresa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Ma passando ora a tematiche più &#8220;editoriali&#8221;&#8230; Come hai conosciuto la Round Robin e qual è stato il tuo approccio con questa piccola realtà editoriale?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">La Round Robin non è una semplice casa editrice. È un gesto di pirateria, uno spazio aperto di amicizia sincera, un cantuccio in cui alcuni ragazzi hanno deciso di investire il proprio talento e i propri sogni. Con quel pizzico di follia che permette di trasformare le poche risorse in un vulcano di energia e di idee. Ho conosciuto questi pirati anni fa, hanno avuto la forza di sopportarmi durante la stesura del libro e anche dopo. Non smetterò mai di essere loro grato. E so che alla fine troveranno il loro approdo.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong><em>Rivistaonline.com</em> che cos&#8217;è e di cosa tu e gli altri membri della casa editrice vi occupate?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Rivist@ è un sasso lanciato nello stagno dell’informazione italiana. Giovani cronisti a caccia di notizie, reporter affamati di inchiesta. Sul campo, sporcandosi le mani. Rivist@è un portale che con pochi mezzi fa in piccolo ciò che dovrebbero fare le grandi testate.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Cosa significa per te scrivere?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Non so rispondere perché quello che mi porta scrivere è un riflesso involontario, innato. Forse è meglio affidarsi a Calvino che nel Cavaliere Inesistente mette in bocca ad un suo personaggio queste parole: “Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d&#8217;una pagina bianca”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Progetti in campo?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">Ho un anno di contratto alla Gazzetta dello Sport, l’altra mia grande passione. Insomma, da Cosa Nostra alla difesa a zona. Quando si dice un bel salto.</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">  </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;">Fonte:<em> </em><a href="http://mmushroom.splinder.com/post/17734309/intervista+a+Filippo+Conticell" target="_blank"><em>MUSHROOM’S BLOG</em></a><em> </em></p>
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		<title>Intervista a Vanessa Sacco</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/13/intervista-a-vanessa-sacco/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 12:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Il viaggio di Joelle]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vanessa Sacco]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’intervista di Marco Mazzanti a Vanessa Sacco, l&#8217;autrice de Il viaggio di Joelle.
****
Domanda di rito: chi è Vanessa Sacco?
Sono un’attrice di teatro con un’altra grande passione oltre alla recitazione: la scrittura. A scuola raggiungevo sempre il massimo dei voti in italiano scritto, mi piacevano soprattutto i temi di fantasia e di critica, così come nei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=269&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/viaggiodijoellegrande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-270" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/viaggiodijoellegrande.jpg?w=228&#038;h=348" alt="" width="228" height="348" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>L’intervista di Marco Mazzanti a Vanessa Sacco, l&#8217;autrice de </em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/file/rred_libri_20050401171144.pdf" target="_blank"><em>Il viaggio di Joelle.</em></a></p>
<p style="text-align:center;">****</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Domanda di rito: chi è Vanessa Sacco?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sono un’attrice di teatro con un’altra grande passione oltre alla recitazione: la scrittura. A scuola raggiungevo sempre il massimo dei voti in italiano scritto, mi piacevano soprattutto i temi di fantasia e di critica, così come nei miei giochi infantili – in seguito nelle mie fantasie da bimba cresciuta – mi piaceva far finta d’essere chiunque altro tranne me (una rock star, una giornalista, una moglie ingannata, una manager senza scrupoli, una sovrana). All’università scelsi la facoltà di lingue, ma né l’insegnamento né la professione di traduttrice/interprete mi interessavano granché, così sfidai tutte le regole del buon senso e provai a vivere di sogni proprio come facevo ai tempi della scuola.<span id="more-269"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Joelle / Joel. Due donne e un uomo con lo stesso nome, figli del medesimo padre. La trama del tuo libro ruota attorno a questi personaggi omonimi, le cui esistenze si intrecciano senza toccarsi in una lunga ricerca di sé stessi. Com’è nato questo tuo romanzo, come si è sviluppata la storia nella tua mente, prima che tu la mettessi per iscritto?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Joëlle è nata per caso: mi ero da poco trasferita a Roma per studiare recitazione, e nel tempo libero avevo preso a scrivere una storia, senza però avere in mente come svilupparla né tantomeno come concluderla: quello di cui  ero certa era che parlava di una donna, della prospettiva di un suo viaggio, quindi di un cambiamento. Più tardi, interrogandomi sul processo creativo che aveva guidato il mio romanzo, ho finito con l’addebitare quest’invenzione alla transizione che io stessa stavo vivendo in quei mesi di dieci anni fa; in più stavo leggendo L’Identità di Kundera, un libro di cui mi affascinava soprattutto l’atmosfera di silenzio. È con tutte queste sollecitazioni inconsce che ho cominciato ad appuntare, su un antico tavolo di marmo che completava l’arredamento quasi monacale del mio primo alloggio romano, i tratti di una rossa annoiata e impaziente, alla ricerca di pace e di verità.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Terminato il romanzo, cosa ha sentito? C’è un personaggio che ti è rimasto impresso, che ha continuato a parlarti?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il libro, o meglio l’incipit del Viaggio, rimase a dormire in un cassetto per molti anni: nel frattempo avevo cominciato a lavorare in degli spettacoli matinée per le scuole, avevo cambiato casa, avevo intrapreso delle traduzioni di testi teatrali dal francese all’italiano, e come una madre distratta avevo finito col trascurare la mia Joëlle. Il che, forse, non le ha nuociuto: ero una Vanessa diversa, sempre più distaccata dall’isola felice della famiglia d’origine e dalla gabbia dorata dell’università, così, inevitabilmente, anche Joëlle cambiò: la sua inquietudine inconcludente (l’iniziale promessa del viaggio in realtà verrà tradita e trasformata) deviò verso un dinamismo che ora si avvaleva di altri personaggi, di incroci imprevisti e di epiloghi ancora più inattesi. No, non c’è un personaggio con cui, dopo aver messo l’ultimo punto, ho continuato segretamente a comunicare: Joëlle e tutti gli altri abitano in quelle trecento pagine dell’edizione Roundrobin che li ospitano; fintanto che la storia ha continuato ad essere scritta, li ho sognati di notte e ad occhi aperti, poi nuove creature e nuovi intrecci hanno cominciato a bussare.      </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Secondo te è vero quanto spesso si dice, ovvero che un autore mette sempre un po’ di sé nei propri scritti? Se sì, cosa c’è di Vanessa ne Il viaggio di Joelle, e cosa di lei si rispecchia nelle personalità dei protagonisti (o in quelle degli altri personaggi, oppure, volendo, in determinati dialoghi, situazioni descritte nel corso della narrazione)?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il viaggio di Joëlle non è un libro autobiografico perché non parla di me, ma credo che sia inevitabile essere in qualche modo influenzati dalla propria vita. In tutto il libro ci sono solo due ambienti che posso affermare di aver incluso per averne realmente subito il fascino: la Cité Universitaire di Parigi e il campo internazionale scout.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il viaggio di Joelle è stato pubblicato da una piccola editrice di Roma, la Round Robin. In che modo ti sei avvicinata a questo editore? Qual è stato l’approccio?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo aver mandato il mio dattiloscritto ad innumerevoli case editrici nazionali, una sera, grazie ad un mio amico attore, conosco in una discoteca della capitale un giovane editore che stava promuovendo un libro sul jazz. In una cornice un po’ insolita rispetto alle tradizionali, soporifere presentazioni di libri, entro così in contatto con una realtà che comunque ritenevo ormai pressoché irraggiungibile. Da lì ad una settimana l’editor mi telefona e mi dice che il mio libro gli piace e vuole pubblicarlo. Un anno dopo va in stampa.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale(della piccola e media editoria, intendo) italiano?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Per quel che riguarda la  mia esigua esperienza nell’ambito, posso ritenermi molto fortunata ad essere stata pubblicata, ma fuori da casi fortuiti come il mio, le leggi dell’editoria mi sembrano davvero spietate, mille volte di più di quelle teatrali. Non mi sento di dispensare stoici incitamenti del tipo: volere è potere. Piuttosto preferisco consigliare un lavoro che forse c’entrerà poco con la libera ispirazione, ma che alla lunga potrebbe dimostrarsi più efficace: leggere, informarsi, studiare, acquisire competenze, mettersi in discussione, rivedere, confrontarsi, essere il più possibile elastici e non covare l’illusione di avere successo seguendo la scia di un titolo, di un argomento, di un genere che per mille inspiegabili ragioni è riuscito ad emergere in un preciso momento. Se nessuno avesse creduto nella possibilità di esprimere conflitti e desideri  in forma di romanzo ma senza punteggiatura, non avremmo avuto geni come Virginia Woolf e James Joyce. Credo che osare sia d’obbligo in questa professione, ma con onestà.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi si sente spesso dire che si legge poco ma si scrive molto. Non lo trovi un paradosso?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Tutt’altro, anzi penso che sia una triste realtà frutto dei nostri tempi e della nostra società. In Italia scrivono in molti per una naturale ispirazione, spesso non corredata da una sufficiente attenzione – se di professionismo non si può parlare per i neofiti – verso la cura della forma e dello stile, verso la necessità delle competenze, verso l’introspezione psicologica. E si legge poco per una massificazione culturale che ha come massimo indicatore la televisione generalista e, in senso più allargato, la conoscenza visiva. La nostra è una società che corre e che quindi ricerca l’immediatezza in tutti gli aspetti della vita: dall’elettrodomestico al mezzo di trasporto, dall’i-pod ad internet. Nella società della visione (e, al massimo, dell’ascolto) non ci può essere abbastanza spazio per la lettura, che è invece un’attività che richiede analisi, approfondimento, continuità, in una parola: tempo. Se poi si aggiunge che l’offerta supera di gran lunga la domanda, per la maggior parte degli scrittori pur meritevoli d’essere pubblicati non è una vita facile.    </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Progetti in cantiere relativi alla scrittura? Se sì, ce ne anticiperesti qualcosa?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Ho iniziato da tempo a concepire quello che vorrei diventasse il mio secondo romanzo, ma la prospettiva di dedicarmici a tempo pieno è molto lontana, il che dilata vistosamente i tempi di proposta alle case editrici e, in caso fortunato, di pubblicazione. Questa volta l’ambientazione non è europea ma squisitamente italiana, anche se la città che fa da sfondo alla storia è di fantasia, e anche qui c’è una molteplicità alternata di voci narranti in cui credo di aver trovato una costante cifra stilistica che forse mi deriva dal mio lavoro d’attrice.     </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/tag/intervista+a+vanessa+sacco" target="_blank">MUSHROOM’S BLOG</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/roundrobineditrice.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/roundrobineditrice.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/roundrobineditrice.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/roundrobineditrice.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/roundrobineditrice.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/roundrobineditrice.wordpress.com/269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=269&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Stefano Milani</title>
		<link>http://roundrobineditrice.wordpress.com/2008/07/09/intervista-a-stefano-milani/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 17:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Milani]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;intervista di Marco Mazzanti a Stefano Milani, nostro diettore editoriale.
Domanda di rito: com’è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?
E’ nata, come spesso accade, per passione. Passione per la letteratura, per le storie, per l’immaginazione, ma anche per l’odore dei fogli e della colla, per la cura dei dettagli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=260&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/avatar_stefano.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-261" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/07/avatar_stefano.gif?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>L&#8217;intervista di Marco Mazzanti a Stefano Milani, </em><a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank"><em>nostro</em></a><em> diettore editoriale.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Domanda di rito: com’è nata la Vostra casa editrice e con quali aggettivi (facciamo quattro) la definireste?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E’ nata, come spesso accade, per passione. Passione per la letteratura, per le storie, per l’immaginazione, ma anche per l’odore dei fogli e della colla, per la cura dei dettagli tipografici, per il piacere di vedere belle copertine. Insomma per la voglia di “fare letteratura” in tutte le sue declinazioni: è importante, anzi fondamentale, il contenuto ma da noi anche il contenitore ha una strada privilegiata.<span id="more-260"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Dirigere una piccola realtà editoriale, specialmente di questi tempi, non dovrebbe essere semplice: ogni anno nascono e muoiono decine di editori. Quali sono i Vostri punti di forza e qual è la Vostra strategia per farvi avanti nel sottobosco spesso intricato della piccola editoria?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">E’ un mondo di squali quello dell’editoria, e noi siamo come un piccolo pesciolino rosso che, abituato a vivere nella sua ampolla dorata, improvvisamente ha deciso di nuotare in oceano aperto. Un po’ come il Nemo disneyano, sperando nello stesso lieto fine. Ma niente vittimismi, non portano da nessuna parte. Anzi credo che proprio la nostra dimensione “ridotta”, la nostra dimensione precaria, possa essere un punto di forza. Avendo pochi capitali a disposizione ci rifugiamo nel nostro ingegno, che è tanto, e così possiamo rischiare, sperimentare, provocare, usare nuovi linguaggi, viaggiare fuori dai canoni tradizionali. Usiamo, ad esempio, molto bene la “rete” e questo ci permette di farci conoscere al mondo a costo zero. Poi non ci fermiamo al libro stampato. Facciamo booktrailer, magliette, spettacoli teatrali tratti dai nostri libri, concerti, eventi culturali. Parole d’ordine dunque: creatività e sperimentazione. Perché guai a scimmiottare le grandi case, sarebbe un suicidio annunciato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Pubblicare un libro è per ogni autore, ma anche per gli editori stessi, un grande traguardo, ma è anche e solo il primo passo. Come gestite la distribuzione dei libri da Voi editi?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Siamo alla nota dolente. Al brusco risveglio dopo i sogni di gloria. Uno lavora per mesi, immagina, crea, architetta, trova la storia giusta, la copertina che spacca. La quadratura del cerchio sottoforma di libro. Poi però quell’oggetto di carta deve uscire dalla redazione ed entrare negli scaffali delle librerie prima, e delle case poi. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la distribuzione. E’ lei che decide i nostri destini. E a lei che ci si affida, sborsando parecchi soldini (in media il 50% del prezzo di copertina) senza però avere la certezza che quell&#8217;investimento un giorno frutterà. Noi (poveri illusi!) all’inizio abbiamo provato a scavalcarla. Mettendoci noi stessi a distribuire i nostri libri con la vendita porta a porta, anzi libreria a libreria. Dieci giorni di pattugliamenti in giro per la città, montagne di bolle, litri di benzina evaporata, contrattazioni per togliere lo zero virgola sulla percentuale di vendita. E il tutto per accorgersi che rimanevamo comunque invisibili. Relegati, quando andava bene, all’ultimo ripiano in alto della libreria più periferica della periferia della città. La situazione ora è solo leggermente migliorata. Abbiamo un distributore nazionale che paghiamo profumatamente, e ogni volta riesce nel miracolo di collocare qualche nostro titolo tra gli scaffali delle Feltrinelli. Ma la vetrina, la “bella mostra”, lo specchietto che cattura il lettore-cliente rimane sempre roba per i soliti noti. E noi piccoli ci dobbiamo adeguare e, costretti a ripiegare su altri lidi, accendiamo tutti i giorni un cero ad Santo Internet.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Pensate che una giusta sinergia fra Editore ed Autore sia importante? Qual è il Vostro rapporto con gli scrittori da voi editi?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;">E’ il nostro punto di forza. Dal momento in cui diventano nostri autori entrano a far parte della nostra squadra in tutto e per tutto. Con oneri e onori. Quindi la scelta di pubblicazione è dettata, oltre alla validità del manoscritto, anche dalla disponibilità e dalla  “filosofia” dell’autore che deve coincidere con la nostra. Consapevole, il nostro autore,  che se firma per noi non venderà mai come Joanne Kathleen Rowling, ma certo non morirà di noia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Cosa pensate del fenomeno dell&#8217;editoria a pagamento?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Che è una pratica deprecabile e sempre più diffusa. Tenere a galla la “baracca” non è infatti semplice. Le spese di gestione e produzione sono infinite rispetto ai guadagni che un singolo libro può regalare. Succede che la passione man mano scema, e con lei anche il conto in banca. E così c’è chi per dare ossigeno alle casse pratica questo “servizio” che rimane però, per quanto mi riguarda, deontologicamente discutibile. Specie se si gioca sulla bramosia delle persone che pur di vedere il proprio nome e cognome stampato a chiare lettere su una copertina sono pronte a staccare assegni sonanti e ricevere centinaia di copie indietro per arredare il corridoio di casa. A quel punto però non è giusto chiamarle case editrici. Sono un’altra cosa, tipografie o stamperie. Se si esce da questo equivoco allora non c’è nulla di male. Perché rischia di confondere le idee agli autori, i quali pensano che quello di pagare sia rimasto l’unico modo per riuscire a vedersi pubblicare un libro. E’ sicuramente il modo più semplice, ma poi una volta regalate tutte le copie ad amici, parenti, conoscenti, vicini di casa e riempito il proprio ego letterario cosa resta?</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Quali sono i generi sui quali punta la vostra linea editoriale?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Due “classici”: romanzi e saggistica. Ultimamente stiamo aggiustando un po’ il tiro dopo una prima fase di assestamento. Abbiamo giovani autori molto validi con i quali abbiamo stabilito un rapporto più duraturo nel tempo. Convinti, noi come loro, che prima o poi si riuscirà a fare il “botto”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong>Progetti editoriali in campo?</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Per fortuna tanti. Ci piacerebbe uscire dai confini italici, aprire una collana di romanzi sudamericani, aprirne un’altra anche sull’est Europa, dove c’è ancora tanto da scoprire. E poi provare a sperimentare nuovi linguaggi e forme di libro sempre più innovative. Ma non sveliamo tutto, altrimenti non c’è gusto!</p>
<p style="text-align:right;">  </p>
<p style="text-align:right;">Fonte: <a href="http://mmushroom.splinder.com/post/17600724/intervista+ROUND+ROBIN+EDITRIC" target="_blank">MUSHROOM&#8217;S BLOG</a> .</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
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		<title>Intervista a Stefano Pavan</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 18:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In poche battute, come definiresti Jackroad?
Un romanzo di formazione per tutte le età.
Jack, il protagonista del romanzo, è un personaggio dalle mille sfaccettature, apparentemente un sognatore romantico, ma alla fine anche uno con le idee ben chiare in testa. Quanto ti somiglia?
Abbastanza. Credo sia normale. Tendenzialmente si cerca di scrivere di quello che si conosce [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=1188&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1189" title="jackroad" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2009/02/jackroad.jpg?w=134&#038;h=200" alt="jackroad" width="134" height="200" />In poche battute, come definiresti <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=8890148020" target="_blank">Jackroad</a>?</strong><br />
Un romanzo di formazione per tutte le età.<br />
<strong>Jack, il protagonista del romanzo, è un personaggio dalle mille sfaccettature, apparentemente un sognatore romantico, ma alla fine anche uno con le idee ben chiare in testa. Quanto ti somiglia?</strong><br />
Abbastanza. Credo sia normale. Tendenzialmente si cerca di scrivere di quello che si conosce meglio. Il romanticismo in Jack penso sia una riscoperta continua. Dico riscoperta perché, iniziando dalla fine di una storia, la demotivazione romantica in lui è molto forte nei primi capitoli.  La consapevolezza che, crescendo durante il corso dei viaggi, porta il protagonista ad avere sempre le idee più chiare, fino a caratterizzarlo completamente rendendolo fortemente sensibile ai drammi sociali.<span id="more-1188"></span><br />
<strong>Sarà perché sei un cantautore, ma in questo romanzo il ruolo della musica è evidente e chiaro fin dalle prime righe. Una colonna sonora costante che spesso serve anche a dare la giusta melodia al verso scritto.<br />
</strong>E&#8217; vero. La musica è una locomotiva portante. Quando scrivo, anche in assenza di radio o cd, nella mia testa le canzoni partono da sole e prendono nelle righe che escono lo spazio che credo gli spetti di diritto. Non penso di aver scelto molto. Le canzoni sono uscite e si sono dirette al posto che era già loro. Penso che molto sia dovuto al fatto di come sono cresciuto e di come sia le influenze musicali che cinematografiche mi hanno contaminato.<br />
<strong>Due i temi portanti della storia: l&#8217;amore e l&#8217;ingiustizia. Temi che viaggiano paralleli e s&#8217;incrociano qua e là fino anche a sovrapporsi. E Jack corre impavido su questi due binari, una sorta di Don Chisciotte dei giorni nostri?</strong><br />
Beh&#8230; forse un po&#8217; sì. Ma lui non se ne accorge, almeno fino a quando prende coscienza di avere i mezzi, non per batterli ma per &#8220;resistere&#8221;. Il concetto di ingiustizia oggi è molto contaminato dalla propaganda mediatica e questo nella seconda parte del libro è delineato in maniera abbastanza decisa. Non ho pensato molto se era il caso di parlarne o no. L&#8217;ho scritto naturalmente, ciò significa che l&#8217;ingiustizia è normalmente nell&#8217;aria.<br />
<strong>Il sottotitolo del romanzo recita &#8220;l&#8217;amore e le fettuccine a lunga conservazione&#8221;. Cosa sta a significare?</strong><br />
&#8220;L&#8217;amore e le fettuccine a lunga conservazione&#8221; è la frase che dice un personaggio del libro che si chiama Mario. Lui associa le fettuccine fatte in casa all&#8217;amore vero. L&#8217;amore forte, quello che ti strappa il cuore e ti rende felice allo stesso tempo ma che come sempre finisce. Per le fettuccine, quelle fatte in casa da mamma con il bastone, è la stessa cosa, sono buonissime ma durano un giorno e poi puff non ci sono più. Se si vuole conservare quel sapore e produrle a livello industriale il gusto non sarà più lo stesso. E per l&#8217;amore, secondo Mario, è uguale. L&#8217;amore è bello perché si ha la consapevolezza che dovrà finire un giorno. In pratica congelando in catena di montaggio il sentimento, il risultato che ne fuoriuscirà sarà solo una &#8220;minestra riscaldata&#8221;.<br />
<strong>Una domanda &#8220;tecnica&#8221;. Quanto tempo hai impiegato a scrivere il romanzo e quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato nell&#8217;elaborare la storia?<br />
</strong>Ho impiegato circa tre anni per scrivere Jackroad anche se l&#8217;idea me la portavo dietro da molto più tempo, forse addirittura dieci anni. Ogni volta che sono in viaggio a vagabondare, sulle orme dei maestri come Kerouac e Chatwin ho preso l&#8217;abitudine di riempire di impressioni dei quadernetti, così quando poi decido di rielaborare le idee, tutto diventa più semplice. Anche se la storia è venuta fuori senza difficoltà la parte che maggiormente ho cambiato è stata la fine. Avevo terminato tutto ma la fine non mi convinceva. Poi una domenica mattina mi sono svegliato ho acceso il pc ed ho iniziato a scrivere. L&#8217;ho riletta e mi sembrata perfetta. Chissà forse l&#8217;avevo sognata.<br />
<strong>Nella seconda parte, la vicenda prende una vena decisamente più sociale e politica ed è forte l&#8217;invettiva contro un certo tipo di potere discografico. E&#8217; un caso specifico o, come credo, è una metafora per una denuncia più universale ad ogni forma di potere?</strong><br />
No. Non è un caso specifico, come hai detto tu è più una metafora per descrivere un certo presente. Un presente dove il potere e il condizionamento mediatico riescono a controllare e possedere molti dei nostri desideri senza lasciarci neanche il sospetto della gravità di quello sta accadendo. Nella seconda metà della storia ho pensato che era una conseguenza naturale, per il protagonista, ritrovarsi diretto verso una consapevolezza sociale e politica. Penso che mai come in questi anni lo sbandierato liberismo vestito di un consumo a tratti soporifero rischia di diventare la scusa per un totalitarismo mascherato da guerra preventiva.<br />
<strong>Tornando alla musica, c&#8217;è un&#8217;edizione speciale e limitata del libro con allegato il tuo nuovo cd <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=8890148039" target="_blank"><em>Lacrime e ruggine</em></a>. Come è nato il progetto e quali sono i punti di contatto tra loro?<br />
</strong>In realtà <em>Jackroad</em> e <em>Lacrime e ruggine</em> sono stati scritti nello stesso periodo e credo, che anche dai testi, si capisca abbastanza bene. L&#8217;idea di riuscire a stampare tutto insieme era più che altro una bel pensiero ma non pensavo che sarei riuscito in questo sincronismo. Il merito è della Round Robin, sono stati loro che, conoscendo il primo cd <em>Cambierà il tempo</em>, mi hanno proposto l&#8217;idea di una edizione speciale con il cd che stavo ultimando. In <em>Lacrime e ruggine</em> l&#8217;idea del viaggio è molto forte, in realtà la contemporaneità della scrittura ha permesso alle canzoni di diventare la colonna sonora delle pagine.<br />
<strong>Come mai l&#8217;idea di pubblicare il tuo romanzo con una piccola casa editrice come la <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx" target="_blank">Round Robin</a>?</strong><br />
Sono diversi i motivi. Ora me ne vengono in mente un paio. Il primo penso sia dovuto al fatto che alla Round Robin ho trovato delle persone estremamente serie e responsabili. E già questo, non è facile. Con la musica mi sono abituato a lavorare con un&#8217;equipe che mi lascia libero senza soffocarmi. Con la casa editrice è successa la stessa cosa. Questo ha fatto sì che nascesse un&#8217;ottima intesa artistica, permettendomi così di esprimere serenamente quelle che erano le mie sensazioni e facendo nascere, allo stesso tempo, una bella amicizia. Il secondo è perché sono convinto che anche nel campo artistico la qualità delle idee può nascere artigianalmente e vada lavorata nei dettagli, senza direttive spudoratamente commerciali. Un progetto narrativo deve presentare, a mio parere, una bella storia, sincera, credibile associata soprattutto a delle buone idee al di là degli effetti speciali che siamo abituati a vedere nei film.</p>
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		<title>Intervista a Ninni Bruschetta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 21:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>round robin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Per celebrare il sessantesimo anniversario della Costituzione Italiana, l&#8217;attore e regista Ninni Bruschetta ha proposto La Costituzione: una piece frutto di un laboratorio teatrale sui temi costituzionali presso il Teatro biblioteca Quarticciolo di Roma. Lo spettacolo, che è andato in scena nei primi giorni di giugno, scaturisce dal lavoro di approfondimento civile che un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=roundrobineditrice.wordpress.com&blog=3403262&post=237&subd=roundrobineditrice&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/filippogrande.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-239" src="http://roundrobineditrice.files.wordpress.com/2008/06/filippogrande.jpg?w=237&#038;h=361" alt="" width="237" height="361" /></a> Per celebrare il sessantesimo anniversario della <em>Costituzione Italiana</em>, l&#8217;attore e regista <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=16082" target="_blank">Ninni Bruschetta</a> ha proposto <em><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=1.0.2211178293" target="_blank">La Costituzione</a></em>: una <em>piece</em> frutto di un laboratorio teatrale sui temi costituzionali presso il Teatro biblioteca Quarticciolo di Roma. Lo spettacolo, che è andato in scena nei primi giorni di giugno, scaturisce dal lavoro di approfondimento civile che un gruppo di cittadini e studenti del VII Municipio hanno affrontato, con l&#8217;ausilio del costituzionalista Michele Ainis, distillando un percorso artistico che muove dai valori stillati nella Carta Costituzionale. Parte dello spettacolo di Ninni Bruschetta è tratta da <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731032" target="_blank"><em>L&#8217;isola che c&#8217;è</em></a>, di <a href="http://www.roundrobineditrice.it/rred/autore.aspx?bk=filippo_conticello" target="_blank">Filippo Conticello</a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Come è nata l&#8217;idea di uno spettacolo sulla Costituzione?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;idea è stata di Sabina De Tomasi, che lavora al Teatro Quarticciolo, poi l&#8217;ha proposta al Teatro di Roma e a me. Sia Sabina che Giovanna Marinelli (direttore artistico del Teatro di Roma) conoscono il mio lavoro da molti anni e quindi avranno giustamente pensato che io potessi essere l&#8217;unico pazzo ad accettare una sfida di questo genere. L&#8217;idea è ovviamente collegata con il sessantesimo anniversario della Costituzione, ma è stata di certo motivata dalla necessità di parlare di questo testo straordinario, nominato da tutti, ma conosciuto da pochissimi.<span id="more-237"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La scelta di proporre questo spettacolo al Teatro di Roma, al Quarticciolo, rivela un&#8217;attenzione particolare all&#8217;impatto che questa  rappresentazione può avere sul sistema sociale, sopratutto giovanile, ci sbagliamo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">No, non vi sbagliate. Questa è l&#8217;attuale politica del teatro di Roma, che io trovo encomiabile ed unica per alcuni aspetti. Da parte mia non riesco a capire a cosa serva il teatro che non porti in sé questa funzione sociale. Se il teatro non parla ai giovani e alla gente comune non ha motivo di esistere. Il motivo per cui il teatro italiano sta morendo è perché si rivolge sempre di più agli addetti ai lavori e ai &#8220;salotti&#8221; intellettuale delle grandi città. E&#8217; un teatro fine a se stesso, onanista e così celebrale da risultare alle volte volgare e soprattutto &#8220;falso&#8221;, che è la cosa peggiore che possa capitare al teatro stesso.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;inserimento di un brano tratto da <em>L&#8217;isola che c&#8217;è</em> indica una particolare sensibilità anche al tema della questione mafiosa, come è maturata la scelta di questo testo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il testo in questione l&#8217;ha portato Perla, una delle ragazze che hanno fatto lo spettacolo, come tutti i testi dello spettacolo stesso. Beh, sai, per me la questione mafiosa, come la chiami tu, è tutto&#8230; Io ho quasi esclusivamente parlato di mafia in tutta la mia carriera, da <em>Giulio Cesare</em> di Shakespeare all&#8217;Istruttoria di Claudio Fava, i miei spettacoli parlano sempre di mafia. Non solo perché sono siciliano, sono disincantato e me ne sono andato da quella terra stupenda che mi ha fatto odiare, ma soprattutto perché per me la questione mafiosa è LA questione! Qualcuno ha detto che &#8220;la mafia è qualcosa a cui i siciliani hanno dato un nome, gli altri ancora no&#8221;. Ecco per me la mafia è il modo di pensare di troppa gente nel mondo, non solo in Sicilia. E&#8217; il modo di pensare di chi vuole sfruttare il prossimo per i suoi interessi personali. La cosa è assai diffusa e l&#8217;omertà, la mentalità che prima sosteneva la mafia in sicilia ora si è diffusa in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Condivide il messaggio di speranza contenuto nel saggio di Filippo Conticello?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Io condivido tutti i messaggi di speranza e poi considero Conticello una persona di grande valore. Certo il disincanto cui accennavo prima è forte in me e non so per quanto ancora continuerò a mandare messaggi di speranza prima di perdere la speranza. E purtroppo ti devo dire che se vai a vivere in Sicilia (non in vacanza!) la speranza ti passa molto facilmente. Comunque spero ancora sennò non farei tutto quello che faccio.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:right;">Federico di Vita</p>
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