Una donna mi fa piedino in un bar e non la conosco ancora. Per un attimo sono un bambino piccolo e ci sono Rita ed Emanuela ed Elena che giocano nude su pietre aguzze e cocenti, e la maestra mi chiama alla cattedra e improvvisamente nuda fa vedere solo a me le ferite di guerra, e poi entra il macellaio col grembiule sporco di sangue e da una parte Paola ha gonfie tette che ti entrano negli occhi e dall’altra Rosalba con il cazzo appeso tra le gambe. Poi seni grossi, seni grossi, seni piccoli, seni piccoli, seni grossi senza sapere mai che dire, consumando i contorni di Antonella, come se questi atteggiamenti fossero parole, mentre Chiara scriveva sulle lenzuola quando aveva la febbre: lei è nuda pellicana che s’ingozza il membro in un battibaleno, lo ingoia e non c’è tempo di trattenere uno schizzo perentorio, in faccia e sulla tappezzeria. Ma non è vero e solo ora si fa sul serio.
Ha diversi anni più di me ed è disposta a farmi uno sconto, ha un bel seno e la pelle liscia, scopre subito che è la prima volta, pago l’intero. Proporzioni ridotte, riccioli rossastri, studia filosofia, questione di dieci minuti, la pago. Piccola nera, dice che m’ha visto gironzolare lì intorno, non è mica scema lei, vengo subito, accetta anche assegni, la pago in contante. Nera, bella, dice di fare giochi tra palle e cazzo con la lingua, ma solo se sente odore di pulito e m’invita a farmi un bidè, mi soddisfa e la pago con piacere. E’ brutta e sta alla porta con una lanterna rossa, mi dice vieni?, e io rispondo che non ho tempo, hai paura?, no, ed entro nella sua stanza con un letto, una stufa e una sedia, facciamo veloce e la pago. E’ straniera, corpulenta, mentre si lava mi sorprendo a scostare le tendine della finestra, lei entra e le dico che c’è una bella vista, e lei dice che no, che si vede il cimitero, io guardo ancora un po’, richiudo la tenda e mi cade l’occhio su un giornale che parla di due coniugi massacrati da un treno, un paginone con tanto di foto, e su quelle foto ci pranza il gatto che nel piattino lì poggiato mangia il suo pesce sminuzzato, l’ho già pagata. E’ piccola, bionda e parla in modo fastidioso, tiene acceso il televisore a un volume alto, l’abbassa, ma non lo spegne mentre il suo cagnetto continua ad abbaiare, la pago. Ancora piccola, bionda, mi dice se vengo dai monti, prendendomi le scarpe che pesano perchè hanno la boccia d’acciaio sulla punta, si fa tutto come al solito e mentre è sopra che mi lecca le tette mi chiede se le faccio il regalino, il doppio, con calma e io chiedo di venire due volte e lei dice di no e si altera, chiedo allora che mi morda i capezzoli, dice di no, la pago. Caschetto biondastro, la tocco e mi dice di star fermo con le mani, mi si mette sotto e attende che io la penetri, non lo faccio, si chiede se gli uomini sanno becciare e poi me lo chiede direttamente con violenza, ma sai becciare almeno?, vacillo, lei quasi urlando mi dice cosa vuoi che ti faccia, una sega? e io dico fammi venire con la bocca, no no, non lo faccio mica, mi rimetto le mutande e la pago lo stesso. Non ha tratti caratteristici, mi illustra le prestazioni, anche di dietro se non ce l’hai grosso ma costa di più, faccio sadomaso anche, una cosa fatta bene e mi mostra tutto l’armamentario e tu cosa hai già fatto?, mi dice e io solo con materiale casalingo, dico, mollette e simili intendo e lei dice lo vuoi il cazzo, no, perchè io faccio anche quello se vuoi, dico no, e lei dice col sadomaso poi non c’è la scopata, lo sai?, sì, sì, m’immagino, e lei dice no, te lo dico perchè qualcuno poi vuole anche quello, no faccio io, e lei cosa dici, allora, ci divertiamo un po’?, tu che dici, fa freddo eh? sì, ci vorrebbero un po’ di vacanze, una settimana, sì, una ogni mese magari, stai giù, ti ho detto di stare giù, ah, ah, fai ah! baciami i piedi, sei il mio schiavo, di’ sì padrona, vuoi provare con la candela?, di’ sì, sì alla tua padrona, se picchio troppo forte dimmelo, sei il mio schiavo, va bene se picchio qui?, no perchè c’è chi preferisce anche in faccia, dato che era la prima volta non ho fatto le scosse, ma se vuoi, no dico, posso offrirti qualcosa da bere?, pago anche questa. E’ grossa, capelli lunghi neri, insiste per vedere un filmino mentre ci spogliamo, suda, la pago. E’ con un accento vagamente francese, parla in continuazione, racconta le sue prodezze, dice che ho le mani fredde, la pago. E’ vecchia, grossa, sta alla finestra con una parrucca bionda, in casa le luci sono basse, mi crede straniero, c’è una foto del papa nello stanzino dove c’è il letto, la pago soprattutto per questo. E’ nera di colore, mi ferma per strada, la seguo per un po’, fino ad un albergo che lascia a desiderare, all’entrata lascio il documento, m’invita a entrare nella vagina che mi spalanca davanti, non esito a pagarla.
E solo per non andare oltre, smetto. Invece è piccola, bionda, ubriaca, mi tocca la coscia, mi trova sodo, mi mette la lingua sul collo e guida fino a casa. Si trova quindi in mutandine e io con i pantaloni abbassati sul pavimento della cucina. Si tratta di una pompa. E’ alta, nera, con una erre curiosa, mi fa vedere i gatti e bere un bicchiere di vino, quanto basta per metterci nudi. Ha la carne molto bianca e io l’arrosso con la cintura, poi la penetro nel culo e perdo sangue. E’ di media statura, bionda, mi piace, apre la bocca in modo strano per bere. Mentre guardiamo la luna prima di addormentarci adopero molto le dita. Nulla di più, sono ancora ferito. E’ piccola e ricciola, nera e umorale, ci mischiamo un po’ di saliva dopo che lei ha fatto pipì davanti alla Questura. E’ alta, enorme, m’invita a cena e mi ritrae, tendo una mano e si ritrae, tende una mano e gioco un po’ con le sue mammelle. E’ piccola e con un ano troppo stretto per essere praticato anche solo con le dita, fuma ogni volta subito dopo. E’ bella, tendente al rosso, ha un bell’accento, lecco molto e molto la guardo, ci bagniamo insieme. E’ bionda, una volta le accarezzo la lingua colla lingua e un’altra le misuro i seni con le mani, non affondiamo neanche un paio di colpi, le teste non ci consentono sviluppi. E’ piccola e con un viso piccolo, ingoia tutto. E’ alta e grossa, le guardo la casa e in una stanza non ancora arredata trovo giusto adeguarci all’ambiente e restare nudi. Capita tra le mani un frustino da cavallo, lo adoperiamo. E’ nera e tatuata, mi è bellissima, non so dire altro. E’ alta con tanta carne, massiccia, non riesco a spostarla, le bacio la bocca che sa di formaggio per arrivare al grosso seno, invece ci addormentiamo. E’ nera e sincera, finisce tutto appena si vede in uno specchio. E’ nera.
Respirerei e invece mi trovo affondato nella merda della mia testa che mi gira, mi gira questa testa che mi martella a tappeto. Ecco di nuovo la donna che mi fa piedino in un bar. Come ti chiami? Bazomba… Come? Bazomba, Bazomba Potanga. Bazomba Potanga? Proprio così. Non aspettavo altro, e lì ho naufragato.
Paolo Gentiluomo
(pubblicato sulla rivista “Passaggi”, n.3, 1998)
