
Si fa sempre più pressante, dal punto di vista di una piccola casa editrice come la nostra, un discorso integrato – organico – sull’eventuale necessità di proporre i nostri testi anche in forma digitale. Di consentire cioè ai nostri lettori – anche a voi che state leggendo questo post – di poter scaricare i nostri libri direttamente dal sito, pagandoli molto meno che in libreria (i prezzi ragionevolmente oscillerebbero tra i 4 e i 5 €), e di poterli quindi leggere per mezzo dei cosiddetti e-book (cerco di essere comprensibile anche a tutti quanti non conoscano perfettamente i termini della questione: si tratta di quei dispositivi portatili sui quali è possibile scaricare e leggere migliaia di libri contemporaneamente, dispositivi che riproducono la pagina su uno schermo non retro-illuminato – diverso da quello del computer per intenderci – pensato per simulare l’effetto carta e per non stancare lo sguardo durante la lettura).
Il fenomeno degli e-book-reader è già molto diffuso negli Stati Uniti, dove anche grandi giornali come il New York Times dispongono e incoraggiano i lettori a servirsi della versione digitale del quotidiano. Al di là degli innegabili vantaggi che la penetrazione degli e-book garantirebbe a livello di eco-sostenibilità (si pensi al risparmio di carta cui si andrebbe incontro anche solo se il fenomeno fosse ‘limitato’ all’ambito giornalistico), quello che mi preme proporre in questo post è un dibattito interno ed esterno ai membri della stessa Round Robin sull’eventuale impiego dell’evoluzione digitale da parte nostra (scrivo a titolo personale, la casa editrice a riguardo non ha preso al momento alcuna risoluzione).
Più diffusamente l’argomento e-book-reader è trattato in un articolo di Antonio Tombolini recentemente rilanciato da Nazione Indiana, copio qui sotto due delle idee che suggerisce Tombolini:
3 – un’idea per gli editori, anzi due: la prima, rilasciate subito tutto il vostro catalogo in formato ePub, cribbio, cosa state ancora aspettando? E se avete il fegato per farlo, senza DRM, ché tanto sappiamo già tutti che tra due anni, forse meno, saremo lì a toglierli (noi di Simplicissimus vi suggeriamo SBF STEALTH, con i Social DRM, col nostro tool di watermarking, che consente una personalizzazione dell’ebook aggiungendo sul frontespizio del libro un vero e proprio ex-libris digitale, col nome e cognome dell’acquirente); se però non ne avete il fegato, metteteci pure i DRM (tanto tra due anni, forse meno, li toglierete), e rilasciate subito ’sto benedetto catalogo! Seconda idea, smettetela di dire agli autori che il vostro ruolo non morirà mai perché siete voi a dare autorevolezza ai loro libri appiccicandoci il vostro brand. Già oggi nessun lettore cerca un libro in base al marchio dell’editore (ma semmai autore, titolo, argomento, prezzo… tutto tranne che l’editore!). Concentratevi invece in quello che era il vero mestiere dell’editore, e di cui ci sarà sempre più bisogno nell’epoca dell’abbondanza digitale: la ricerca e scoperta di talenti nuovi, e la loro cura, offrendo piattaforme di scrittura innovative, in grado di dare all’autore la padronanza di tutte le possibilità che la rete offre fin dalla ideazione del suo libro, offrendo piattaforme ricche di interazione e condivisione diretta coi lettori, … imparando insomma un nuovo-vecchio mestiere: quello di padroneggiare la tecnologia per cavarne tutti i tool, gli attrezzi del mestiere, più adatti a coltivare i talenti di un autore e il suo rapporto coi lettori.
8 – un’idea per i lettori: smettetela di fare i bambini capricciosi, ah ma vuoi mettere la carta e l’inchiostro e il profumo… tutte balle, il 95% della carta stampata che maneggiate fa schifo, è stampata male, puzza, vi sporca le dita, i caratteri sono troppo piccoli e da una pagina vedete in trasparenza quella successiva. E pesa. E… insomma, piantatela: date soddisfazione al vostro feticismo spendendo dei bei soldoni in qualche realmente bella edizione cartacea, e correte a comprarvi un ebook reader, e cominciate a rompere le scatole a librai ed editori perché si decidano a pubblicare tutti i loro libri anche in formato ebook. Cosa ne otterrete facendo così? Che leggerete di più, come, guarda un po’, da quando c’è il lettore mp3, ascoltate più musica.
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Al di là delle considerazioni personali di Tombolini (io per esempio mi fido, eccome!, del marchio di alcuni editori) le sue valutazioni meritano un approfondito dibattito. Dovremmo rendere disponibile il nostro catalogo in forma digitale? Se sì dovremmo proteggere i singoli file tramite dei dispositivi (i DRM) che ne rendano difficoltosa (non certo impossibile) la riproducibilità? Oppure dovremmo rilasciarli, come suggerisce l’autore dell’articolo, senza alcuna protezione, tanto se qualcuno volesse clonarli e renderli disponibili, che ne so, su eMule potrebbe comunque farlo – senza contare che una trasmissione pirata dei nostri testi oltretutto ci garantirebbe una discreta forma di pubblicità a costo zero (sinceramente io mi sentirei lusingato se trovassi un nostro titolo ‘piratato’ in rete). La questione è articolata e complessa.
Per quanto mi riguarda io non solo pubblicherei il nostro catalogo in forma digitale, ma cercherei di farne delle belle edizioni (magari personalizzate) e non mi preoccuperei di bloccare i file tramite i dispositivi DRM. Perché? Perché, come dicevo sopra, se qualcuno li piratasse più che altro ci farebbe pubblicità, in secondo luogo perché bloccarli tramite i dispositivi DRM al momento ridurrebbe il pubblico dei potenziali lettori di testi digitali al numero (in Italia davvero esiguo) dei possessori degli e-book reader (capaci di decrittare i DRM), mentre rilasciando i testi in una qualche forma di PDF saremmo da subito in grado di proporci al pubblico di tutti coloro i quali sono in possesso di un pc, di tutti coloro i quali siano insomma già in grado di leggere questo articolo. Non male eh? Concludo con un’ultima considerazione: io non credo che la diffusione degli e-book sia un grosso rischio per l’editoria come la conosciamo noi, credo che ancora per lungo tempo i due mercati (cartaceo e digitale) continueranno a convivere e saranno di fatto due scenari per lo più paralleli e non in vera concorrenza, anzi, se ne saremo capaci, in grado di sostenersi l’un l’altro, di fare sistema. Per essere chiaro: se io da un libro fossi solo incuriosito sarei probabilmente disposto a spendere 4 o 5 € per acquistarlo in versione digitale, mentre invece forse nel dubbio eviterei di acquistarlo a prezzo pieno in formato cartaceo…
FdV
Propongo di seguito un sondaggio, puramente indicativo.

Anche se ho tirato fuori io nel mio ultimo articolo il discorso sugli e-book, ho qualche idea confusa, non riuscirei a rispondere al sondaggio ora, anche se a naso propendo per l’uso di questo strumento. (1) Una prima incertezza riguarda la “percezione sensoriale”: forse è vero che la mistica della carta è appunto un atteggiamento mistico. Però vorrei prima di decidere avere in mano uno di questi libri elettronici, vedere com’è leggerlo a letto, capire se si può annotare o sottolineare, se una volta che l’hai comprato e annotato puoi conservarlo così, ecc. Come vedi ho parlato di una cosa tecnologica che non padroneggio affatto e che non ho mai avuto in mano.(2) Inoltre non capisco dall’ultimo paragrafo del tuo intervento (a partire da “Per quanto mi riguarda io non solo pubblicherei…” alla fine) di che cosa vivrebbe un editore e quelli che lavorano per lui. (2) Infine, immagino che l’uso di e-book spingerebbe verso una “massificazione” ancora più vasta della produzione libraria. Ho già cercato di dire recentemente- forse male – che l’ampliamento del numero delle persone che leggono e anche scrivono o anche apprendono non va considerato una cosa di per sè cattiva. Ma come tracciare delle rotte riconoscibili, delle scelte significative, all’interno di questo mare? Quello delle rotte, delle scelte “culturali” (la parola “cultura” mi fa in genere venire l’allergia, ma per questa volta la uso) alte, fortemente caratterizzate è una questione centrale, non solo in ambito editoriale. Navigare in un oceano infinito di informazioni senza che ci siano rotte è come restare a casa, non conoscere nulla, si annulla la possibilità di conoscere.
Sarebbe utile, Federico, che prima di chiedere un sì o un no, si portasse un discorso più ampio che informi il lettore sulle cose che ho detto e forse anche su altre. O sono solo io a non conoscere bene queste tecnologie, a non orientarmi?
C’è un link nell’articolo che rimanda a un post più esteso e che chiarisce ancor maggiormente la questione (che però devo dire non mi pare così oscura):
http://www.nazioneindiana.com/2009/10/21/editoria-digitale-ebook-e-mercato-italiano/
Rispondo alla domanda di cosa vivrebbe l’editore. Saranno in vendita, mica verrebbero regalati i libri digitali. Solo che come produzione costerebbero meno (costerebbero materialmente zero, di fatto, tolto il lavoro editoriale) sia alla casa editrice che al lettore. E inoltre mica si interrompe la pubblicazione di libri di carta, e anche questo era detto chiaramente (oltre ad essere ovvio). I due mercati sono assolutamente compatibili a mio avviso, libri come li conosciamo noi per il mercato libresco ‘normale’, e e-book per chi è solito usarli, o per chi lo sarà tra qualche tempo. E, come dicevo, non solo queste due proposte non si faranno concorrenza ma anzi a mio avviso dal punto di vista di un editore potrebbero essere due ottimi veicoli commerciali, capaci di integrarsi fruttuosamente. In un primo momento chi è affezionato in modo quasi irriducibile ai libri di carta continuerà a comprare solo quelli, mentre chi è in possesso di e-book – e chi presto lo sarà – potrà di volta in volta scegliere quanto investire. Per conto mio – ma credo che il mio ragionamento sia condivisibile da tanti – per un libro che desidero molto, che penso mi interesserà parecchio, un libro insomma che proprio vorrei continuerei/continuerò a comprarlo di carta, mentre per un testo che mi attira, ma un po’ meno, potrò scegliere di investire una somma di denaro decisamente inferiore e quindi – anche da parte di me lettore insicuro di acquistare quel determinato testo – sostestenibile. Si offre una possibilità in più, non una in meno, si apre a un nuovo mercato senza rinunciare a quello vecchio, è come se fossimo in grado di fornire dall’oggi al domani oltre alle normali edizioni delle edizioni tascabili (virtuali) a un prezzo concorrenziale. Credo che un editore commercialmente avveduto dovrebbe pensarci bene a questa opportunità, è un’occasione in più, non certo in meno.
Tutto quanto detto a mio avviso non c’entra praticamente nulla con la qualità e/o con la messe dei testi prodotti. Mica cominceremo a pubblicare di più perché gli e-book costano meno, per continuare a garantire la nostra credibilità dobbiamo – e fortissimamente vogliamo – continuare a puntare su libri a nostro avviso di buon valore letterario, su libri di qualità.
dai nembi delle vette olimpiche come nume tutelare della casa editrice (mumblemumblemumble) rivendico la paternità del discorso sugli e-book, che era nell’aria già da un po’ (sul blog almeno da lunedì)
a parte gli scherzi, chi ci dice che farebbe? ePub, appoggiarsi su amazoon, pdf semplici etc etc etc… che ci dite?
Solo per chiarire un equivoco, su un punto però centrale: usare i DRM non significa affatto limitare la lettura solo a chi ha un ebook reader: al contrario, sia gli ebook reader, che un computer, che un telefonino leggono ebook sia con che senza DRM. I DRM pongono limitazioni del tipo “non puoi trasportare il tuo ebook su più di “n” dispositivi (qualsiasi siano), oppure potrai leggerli ma non stamparlo, ecc…
E i DRM possono essere usati, oppure no, sia con ebook di formato ePub che PDF. Si può ad esempio pubblicare un ebook in formato ePub (senza o con DRM) consentendone così la lettura sia a computer (con Adobe Digital Editions o altri programmi gratuiti da installare, o via browser attraverso bookworm.simplicissimus.it), sia sui lettori ebook, sia su tutti gli smartphones.
Grazie mille Antonio, stiamo appunto cercando di farci un’idea e contributi come questo aiutano concretamente. Attualmente sono del parere che la soluzione degli ePub sia la più duttile, ma ho intenzione di vagliare a fondo tutte le possibilità. Spero senz’altro di leggere ancora commenti che chiariscano e al contempo offrano spunti di indagine come il suo.
Forte del mio Sony PRS mi intrometto nella discussione! Il primo punto importante, a mio parere, è la compatibilità tra editoria cartacea ed editoria digitale. Il pubblico probabilmente si distribuirà “a campana”, con piccole percentuali di estremisti del cartaceo o dell’ebook ai lati e con i lettori “ibridi” al centro.
Vorrei proporre qualche spunto di discussione:
1) Non si potrebbe pensare di vendere il formato digitale anche allegato al cartaceo? Voglio dire che se comprassi un libro con un codice all’interno per il download (gratis? scontato?) del pdf-ePub potrei anche essere più invogliato all’acquisto (potrei portarmi i miei libi in vacanza).
2) Trovo che un eBook Reader sia fantastico per avere sempre disponibili dizionari, enciclopedie o altri “testi di riferimento”. In questo caso si potrebbe pensare ad una pubblicazione esclusivamente digitale (accordi con le case editrici proprietarie) da regalare dopo un numero x di libri-ePub acquistati?
P.S. I dispositivi più recenti (touch screen) consentono annotazioni e sottolineature, il problema è che non le senti tue come quelle scritte a mano.
@Marco, probabilmente il pubblico si distribuirà a campana, come suggerisci tu, ma in tempi medio-lunghi a mio avviso, è uno scenario comunque verosimile e per questo dobbiamo muoverci ora, senza lasciarci superare dai tempi.
Per quanto riguarda i tuoi spunti di discussione, riguardo al primo ti dico che è una buona idea. Qui siamo a una fase ancora precedente a quella della progettazione di offerte editoriali, dobbiamo proprio decidere in che modo e in quale/i formati (come sai ne esistono diversi) proporre i nostri futuri testi virtuali. Certamente una volta fatto l’idea che suggerisci di scontare (anche molto) l’acquisto del pdf-ePub all’acquirente del cartaceo sarà tenuta in seria considerazione.
Sul punto due anche mi trovo d’accordo, ma ti confesso che quello dei dizionari non è ancora il nostro campo
dovresti rivolgerti a qualcuno come Garzanti… (l’idea è buona, non so come farai a suggerirgliela però).
condivido nel vostro blog quel che ho scritto ieri qui http://twitter.com/redattore/status/5255557860 e qui http://twitter.com/redattore/status/5260838015
è davvero quanto mai urgente la decisione di trasformare un catalogo editoriale in formato digitale (chi perde il treno adesso arrancherà poi troppo – a livello produttivo – per recuperare il tempo perso).
ma bisogna fare una scelta di formato che tenga presente i device dedicati all’ebook, cioè che non pensi l’ebook leggibile unicamente da pc ma che lo pensi invece leggibile su un “aggeggio” mobile a inchiostro elettronico: un ereader.
in giro l’editoria tradizionale sta sfornando qualche ebook ma di fatto sono scelte di formato che non si discostano dalla pagina cartacea, ovvero sono il pdf dello stampato, spesso un formato A4 o a volte più grande. quando si è più fortunati e il cartaceo era di narrativa tascabile il formato si adatta meglio a schermi da 6 o 8 pollici ma il corpo del carattere microbico e l’affastellamento delle righe è tale da non permettere la lettura.
vi assicuro che sul mio ereader 8 pollici per ora posso leggere tanta “letteratura grigia” e file di lavoro miei, ma quando sento l’annuncio di nuovi libri digitali poi di fatto devo convertirli in altri formati perché così come sono stati ideati non agevolano la lettura su device e-ink.
quindi se la scelta va su un pdf va bene, purché non sia con un layout A4 ma adattato a schermi da 6 o 8 pollici.
se invece c’è maggiore lungimiranza i testi li si converte in un epub che ha caratteristiche decisamente crossmediali, cioè si adatterà lui stesso allo schermo del device su cui viene letto e quindi sarà leggibile da “n” dispositivi (compresi pure i cellulari che, ahimé, temo si affermeranno sempre più per la lettura mobile degli ebook, pur avendo schermi piccoli, retroilluminati e affaticanti per la vista).
Grazie mille Elena, ribadisco la mia inclinazione per gli ePub, cercheremo di documentarci al meglio per riuscire a offrire degli e-book degni di questo nome, fruibili, duttili.
[sembrerò un omertoso, ché non faccio mai i nomi
dipende dalla mia formazione da provincia - non faccio nemmeno mai il mio, di nome]
un piccolo editore romano cazzuto – no, non siete voi. me è un altro editore che rispetto, per qualità – ha una collana di italiani. sono dei tascabili e stanno sotto gli 8 euro – circa.
oltre ai normali libri, mette a disposizione, sul suo sito e solo se l’autore lo concede, una versione in pdf in ComCr. aggratis, insomma.
l’anno scorso a piùli(b)eri m’han detto – loro: i romani, piccoli ma cazzuti ecc. – che i libri più venduti della collana sono quelli disponibili anche in pdf, aggratis.
io, per esempio, ne ho uno bellissimo. di carta.
la mia idea è che e-reader e e-book siano formidabili per quanto rigurda certa scrittura tecnica, o dizionari, o per il lavoro editoriale.
] l’oggetto-libro resta la cosa più multimediale che sia mai stata inventata: ci fai le orecchie, ci scrivi a matita, a penna, evidenzi di giallo o di verde, lo porti ovunque, lo tiri contro i muri, e contro le brutture che incontri. lo presti, lo leggi a letto, sul treno, in poltrona, se è tascabile lo metti in tasca, se ha la copertina rigida fa male alle brutture quando lo scagli loro contro.
però, come disse Eco [ecco: un nome l'ho fatto
poi, ’sti e-reader costano ancora troppo.
un’idea sarebbe convincere Bondi [altro nome!] a regalarne un paio di milioni.
oppure una casa editrice volenterosa potrebbe darne uno in comodato, previo contratto di pre-acquisto di una ventina di titoli – passati, presenti e futuri.
per chiudere, in un mondo di e-book: c’è il rischio che gli editori siano bypassati, se non dagli stessi autori, magari dai service editoriali, o da altri.
ovvero i costi industriali si azzerano e resta solo il costo del lavoro.
se io – faccio un esempio – curo dei libri per l’editore PXPSPX, e mi occupo di tutto, e magari so anche usare il Quarkexpress, ovvero impagino decentemente, posso aprire un sito di vendita on-line e smazzare quei libri -solo- in pdf e fare – per dire – a metà con l’autore [legalmente, dico]
oppure un autore con un suo pubblico – più o meno folto – può concedere a un grafico-correttore un tot percento e vendere direttamente i pdf.
una bella rivoluzione, insomma…
[lontana, eh. moooolto lontana]
e.
enpi, ma la questione non è aggirabile purtroppo! Potrebbe anche darsi che alcune delle declinazioni di una futura media diffusione dei reader siano quelle che ipotizzi tu – agenzie di stampa che vendono direttamente i titoli senza passare per gli editori, autori con un ‘loro’ pubblico che pure bypassano il mondo editoriale, un tuttofare di PXPSPX che d’accordo con l’autore venda i suoi libri in formato pdf sottobanco-ma-legalmente etc – sono tutti scenari verosimili come ti dicevo, ma non per questo possiamo evitare di fare i conti con questa realtà, che porterà seco (oibò!) una piccola rivoluzione. in che misura e in che forme è ancora difficile al momento dirlo. cerchiamo di parlarne proprio per ponderare una scelta, che poi potrà anche eventualmente essere modificata.
Su alcune proposte (molto avvedute) di natura commerciale, che tu ed altri avete fatto, ad esempio quella di fornire con alcuni titoli in cartaceo la versione in pdf a costo ridottissimo o gratuito, oppure di dare in comodato d’uso l’e-reader a chi acquista un tot numero di copie (è il sistema che usa il New York Times, per dire), beh, ragazzi, prima riusciamo a partire con dei formati virtuali e prima saremo in grado di proporre offerte! Perché no, anche queste magari!
C’è da dire che molto ovviamente dipende da quale giocatore vincerà il piatto al tavolo dei reader. Kindle in questi ultimi due mesi ha davvero messo la freccia, in Usa e nel più conservatore UK. Sony ha perso la prima battaglia nonostante avesse speso di più per la promozione, e già così si vede come si stanno mettendo le cose: Kindle ha fatto sua la lezione di Apple con l’Ipod, ovvero che per mettersi a capo di un mercato di questo tipo non contano le features ma il “sistema” che lega indissolubilmente l’apparecchio alla piattaforma di contenuti (con una piccola – e vedremo quanto decisiva – differenza, che riguarda il passo iniziale dell’acquisto del device. L’industria musicale si reggeva comunque sulla presenza di un terminale per ogni utente, l’Ipod – come gli altri prima di lui dopo l’indimenticato Rio Diamond – doveva solo sostituirsi agli altri, mentre gli ebook reader hanno una curva più ripida davanti. Dovranno prima far digerire a tutti l’idea di un terminale in più, questo almeno sull’ottica pre-integrativa di qualche anno).
Con il mostro che è Amazon alle spalle parte 5 passi avanti a tutti. Però ad esempio il formato di Amazon è proprietario, questo isola un po’ il Kindle e lascia spazio ad esempio a una coalizione di concorrenti che sfruttino ad esempio l’epub e potrebbero aggredire Amazon a tenaglia sfruttando il numero.
Rimane il fatto però che è una guerra di posizione, e “scardinare” questa barriera dietro cui si rifugia il Kindle non è facile. Come sapete, quando si compra il Kindle, arriva già agganciato al proprio profilo Amazon, il che vuol dire che non bisogna nemmeno settare un account, o inserire dettagli di pagamento. Con la prima pressione di un tasto si potrebbe già stare scaricando il primo libro. E poi c’è il confortevole background di Amazon in generale, l’interfaccia, la community, le recensioni, ecc.
Per il resto Sony, oltre ad essersi mossa sul fronte Epub, è già andata alla riscossa sul campo delle caratteristiche tecniche, e il suo nuovo reader ha alcuni vantaggi sul Kindle tipo il touchscreen e una connettività non limitata allo scambio lettore-Amazon. Tra gli altri lettori sembra interessante quello Barnes&Noble, ma anche lì diventa una scelta di campo: se in qualità di editori si entra nella “prigione” di Amazon vuol dire salutare il resto del mondo che, ripeto, aggregandosi potrebbe controbilanciare lo strapotere del Kindle – senza contare il ruolo di mamma Google in tutto questo che ha la statura per spostare da sola l’ago della bilancia. Col suo progetto di ebook online compatibili con altri lettori e NON con il Kindle le cose cambierebbero.
Dicevo, come editori la cosa migliore sarebbe poter fornire entrambi i servizi, ma non credo sia possibile. Allora forse meglio buttarsi sull’epub ora e portarsi avanti col lavoro integrando la tecnologia nell’offerta day to day della casa editrice. Va fatto in modo organico e convinto, ma questo è stato già detto.
Poi se fra 4 anni sarà emersa una forza dominatrice si può cambiare rotta in quella direzione.
spiegami questo con altre parole, va’ (please):
“Kindle ha fatto sua la lezione di Apple con l’Ipod, ovvero che per mettersi a capo di un mercato di questo tipo non contano le features ma il “sistema” che lega indissolubilmente l’apparecchio alla piattaforma di contenuti (con una piccola – e vedremo quanto decisiva – differenza, che riguarda il passo iniziale dell’acquisto del device. L’industria musicale si reggeva comunque sulla presenza di un terminale per ogni utente, l’Ipod – come gli altri prima di lui dopo l’indimenticato Rio Diamond – doveva solo sostituirsi agli altri, mentre gli ebook reader hanno una curva più ripida davanti. Dovranno prima far digerire a tutti l’idea di un terminale in più, questo almeno sull’ottica pre-integrativa di qualche anno).”
Mi riferisco al fatto che come per molti altri ambiti il produttore non vince sulle caratteristiche ma sul fronte del servizio che collega il prodotto all’”esperienza” di una sinergia che fa tutt’uno con il terminale. In questo modo si smussano anche gli angoli della pirateria, perchè dev’essere tutto integrato. Mi riferisco ovviamente a Apple e al successo ottenuto dall’Apple Store con Itunes per la musica e immediatamente replicato con le Apps per l’Iphone, che stanno crescendo a dismisura e sono uno dei pochi veri fenomeni all’interno del settore.
Amazon punta allo stesso risultato con la differenza che la piattaforma non deve costruirla, già ce l’ha ed è la più importante al mondo.
La seconda parte invece si riferisce alla presenza fisica del terminale nelle mani del consumatore, una categoria nuova che deve trovarsi uno spazio vitale, è l’unica differenza – nel pur tirato paragone con l’industria musicale – rispetto a un settore che invece già prevedeva un oggetto in mano all’utente (walkman, cd, ecc.)
immagino che verl0c si riferisca alla possibilità di acquistare musica on-line [per quanto riguarda i lettori mp3] ovvero: ipod->itune.
immagino, eh!
io volevo chiedere a verl0c:
ma l’ePub è Xhtml e Xml, giusto?
quindi è un formato “aperto”.
qual è il formato Amazon?
secondo me l’ePub è vincente [culturalmente]. il software sarà un browser, in pratica [se è Xhtml...] e non un lettore di un formato propietario come il pdf [Adobe] – anche se il pdf è un formato proprietario aperto, è comunque meglio che tutto si basi su uno standard disponibile a tutti.
grande, c’ho preso!
[verl0c, scusa, abbiamo commentato insieme]
e.
(conoscendo i tortuosi sentieri dell’espressione verlochiana anche io intuivo… tentavo di farlo parlà come magna… ma enpi, se lo sfidi sul suo terreno pure te è davvero la fine
)
sì ‘culturalmente’ e anche come concezione passatemi-il-termine-filosofica sono migliori gli ePub e i formati aperti in genere, bisognerà tenere però conto del mercato, se il modello Amazon-Kindle si imporrà come (quasi come) monopolista allora bisognerà piegarsi, temo. Purtroppo è vero che questo ora non si può dire, e che le scelte in questo ambito saranno passibili di modifiche e cambi di rotta forse anche frequenti (speriamo di no). Quello che mi pare di dedurre è che una proposta universale-universale purtroppo non sia praticabile.
sì, esatto, epub è Xml. Il formato di Amazon invece so che si chiama AZW ed è non solo bloccato verso l’esterno ma anche limitato internamente (mi pare che dopo un tot di download scadano i diritti e devi ricomprare il file). Insomma, Amazon c’è andata giù pesante con la chiusura, è la nota più stonata del Kindle, direi.
In passato a chi voleva imporre un formato proprietario è andata male, però anche qui non vale più – forse – il paragone con la musica, dove l’MP3 era già formato dominante PRIMA che si scatenasse la guerra. Difatti il WMA di Microsoft è stato il fallimento che tutti si aspettavano, e gli altri formati sono stati relegati a delle nicchie per audiofili più o meno importanti (i formati lossless giocano comunque un ruolo di peso). Questo è un mercato più nuovo e dunque più imprevedibile.
se foste editori che fareste? ePub (magari personalizzati) con protezione DRM e via sul mercato?
Beh le alternative al momento non ci sono ancora, quindi io sì, andrei di ePub, con il giusto di protezioni (poche per non intralciare gli utenti) e con il massimo possibile di integrazione ai servizi della casa editrice.
Salve a tutti, mi chiedeva Federico di entrare nella discussione e son qui, offrendo un parere da lettore.
Per chiarezza intellettuale inizio dicendo il mio punto di vista: se avessi una casa editrice io proporrei eBook (il più possibile) liberi dai DRM.
La motivazione principale è che l’assenza di DRM aumenta il valore (reale e apparente) di un file che compro. Già nell’acquisto di un file invece di un libro di carta si ha meno l’idea di possesso (che spinge la nostra anima consumistica a cacciare i denari), l’acquisto di un file con DRM che non potrò ad esempio leggere nel caso cambiassi eBook reader in futuro e non posso in generale manipolare a piacere sembra meno “soddisfacente”. Questa impressione economica è anche supportata da fatti relativi a precedenti mercati simili: i negozi di musica che vendevano file protetti da DRM stanno tutti passando a formati liberi, iTunes in testa.
Qualcuno lo scaricherà? Certo. Ma questo non vuol dire che sia una perdita economica. Per dirlo bisognerebbe dimostrare che la persona, se non l’avesse potuto scaricare, l’avrebbe comprato. E confrontarlo con i libri in più acquistati in seguito alla pubblicità gratuita. Perché ad esempio in varie occasioni si è visto (link agli studi su richiesta) che in generale chi scarica (pirata) consuma anche (legalmente) di più, e non di meno. Se questo sia un bias di selezione o meno non è dato saperlo, ma il totale, tra persone che scaricano contenuti che avrebbero altrimenti comprato e persone che comprano legalmente un libro dopo averne letto un altro simile scaricato, potrebbe realisticamente essere positivo.
Un ultimo appunto: comunque decidiate di vendere, utilizzate ANCHE il mercato online di Amazon. E’ la vera forza dei Kindle (che realisticamente vinceranno il mercato). La possibilità di accedere ad un libro ovunque ci si trovi (senza pagare la connessione) è splendida e sono pochissimi i titoli in italiano attualmente disponibili. In un viaggio in treno di sei ore in cui ci si è dimenticati di portarsi da leggere, comprare un libro (anche con DRM) per qualche euro diventa improvvisamente molto più interessante.
eccolo un link emanuele:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_02/pirati_clienti_peer_to_peer_musica_eec48a58-c7b2-11de-ace9-00144f02aabc.shtml
ed eccone un altro (i titoli italiani su kindle devono essere pochi davvero
):
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/tecnologia/e-book-sviluppo/kindle-italia-prova/kindle-italia-prova.html?ref=hpspr3
Entro in ritardo in questa discussione, l’ho notata solo oggi mea culpa. Di tutte le cose scritte alcune mi sembrano molto buone da pensare:
- l’ebook non sottrae vendite, le genera. Questo ad esempio è il punto di vista di Cory Doctorow e si collega al concetto di lettura. I libri si scivono per farli leggere, incidentalmente per venderli. Le biblioteche non sottraggono vendite, ma creano cultura e quindi mercato per la cultura, eccetera.
- gli ebook spingono fuori mercato gli editori? Di certo gli autori possono già oggi scrivere (sul loro pc), essere letti e criticati (blog, forum, liste), impaginare (sul proprio pc) pubblicare (ebook, ed a stampa su lulu ilmiolibro…), essere pagati (lulu ilmiolibro, ma chiunque può mettere su un negozio online con Paypal senza complicazioni). Se il lavoro dell’editore è in concorrenza con l’autore (come gli editori a pagamento) è chiaro che l’editore verrà marginalizzato. L’ebook spinge a riconsiderare il lavoro editoriale, a smontarne i pezzi e rimontarli insieme in modo nuovo, qualche pezzo resterà fuori, ci saranno nuovi buchi da riempire. Quali pezzi del lavoro di editore insostituibili e portano valore?
la lettura multipla, la selezione e la scelta?
i contratti e la consulenza legale?
l’editing?
i paratesti e la registrazione?
l’impaginazione, la veste tipografica, la grafica e la copertina?
i rapporti (operativi ed economici) con il tipografo?
i rapporti col distributore?
la promozione?
il marchio?
la capacità economica e la gestione del rischio d’impresa?
la capacità negoziale sul mercato?
C’è molto spazio per giocare al lego con queste cose.
@jan
“l’ebook non sottrae vendite, le genera”.
sono d’accordo. questo mi han detto gli editori che mettono a disposizione e-book in CC.
per altro non c’è alcun nesso con gli mp3. se posso scaricarmi un album gratis, posso anche convertire l’audio in qualsiasi formato, e inserirlo su qualsiasi supporto.
diverso – molto diverso – stamparsi un libro da soli.
questo è tanto più vero tanto è minore il prezzo di copertina dei libri – credo.
sul secondo punto, trovo molto interessante la tua osservazione, in particolare la domanda: “Quali pezzi del lavoro di editore sono insostituibili e portano valore?”
escluderei la selezione [l'autore si auto-pubblica, quindi si autoseleziona], e i rapporti con la distribuzione [quantomeno ci sarà/sarebbe una nuova "distribuzione", e credo che tanti editori non sono "al passo"].
via anche tipografo [è un e-book] e il marchio [sostituito dalla credibilità dell'autore].
il rischio d’impresa è praticamente nullo [basta un blog in wordpress, e un dominio con un po' di spazio web: valore di mercato: 10 euro all'anno].
restano fuori, credo:
- l’editing
- i paratesti e la registrazione
- l’impaginazione, la veste tipografica, la grafica e la copertina
- la promozione
ora – promozione a parte [che già molti autori fanno "in proprio"] – restano due figure-chiave:
*l’editor/redattore
*il grafico [che "fa" anche il pdf o l'epub]
e sono – fra l’altro – le due tipiche figure sulle quali si basa (già ora) l’editoria cartacea.
un editor che sappia usare QuarkExpress, e un paio di programmi di grafica: risolverebbe ogni problema.
se questa “figura” fosse pagata a percentuale: ecco trovato l’editore del futuro.
e.
Beh in realtà il libro a stampa lo vedo ancora a lungo a fianco all’ebook, per cui ci sarà bisogno di molte cose che fa l’editore di oggi, ad esempio quelle che implicano una segreteria amministrativa.
Mi ha colpito un blog di una persona che lavora nell’editoria: “Operati dell’editoria, unitevi!” Per questo nuovo movimento del futuro, il nome ce l’ho pronto: New Italian Editor
@ Jan.
Le tue conclusioni mi trovano sostanzialmente d’accordo, l’e-book anche secondo me genererà vendite, e i libri sopravviveranno a lungo a fianco degli e-book, probabilmente, magari come prodotti via via qualitativamente più alti, per sempre.
@ per enpi invece dico: è così! se ci va diamoci dentro!
[presto proporrò un nuovo post di sintesi sull'argomento a partire dalle considerazioni e dalle ricchezza di valutazioni espressi dai lettori nel thread]
@jan
sì, il libro cartaceo sarà a lungo il miglior supporto per la scrittura
@fede
cioè? diventiamo NIEditors?
e.
@ enpi
avoja!
va bene
però impagini tu…
jan che fa?
mannaggia oh…
mettite a studià!
In questo periodo siamo in tanti a pensare le stesse cose. Io volgio fare l’infrastruttura tecnologica che trasforma l’editoria in lego.
bene, jan: a te affidiamo “l’infrastruttura ecc.”.
ci siamo, direi…
e.