round robin

Michael Jackson, tragedia di un satiro danzante

In (p)Recensioni & vanità on Luglio 15, 2009 at 11:25 am

Abbiamo assistito al passaggio di una creatura mitica, per caso o per errore manifestatasi nel nostro tempo, nel nostro universo di simboli anziché nel suo, nel quale avrebbe goduto di un’esistenza infinita ma meno vistosa. Michael Jackson è stato un satiro strappato al delirio dei baccanali degli antichi boschi della penisola ellenica. Creatura padrona del canto invasato e ispirato dall’ebbrezza divina Michael, nel suo passaggio nell’epoca dell’immagine, ha naturalmente – come avrebbe potuto fare altrimenti? – guidato orde di cantanti e ballerini, cambiando la storia del canto e della danza (più innovativo di Nureyev, è stato detto). Il satiro mostra i suoi tratti sin dall’apice massimo del suo successo, lo sguardo caprino nel video di Thriller rivela al mondo la sua divina diversità. Una diversità sempre più irriducibile, una distanza via via più abissale: nessuno avrebbe potuto veramente identificarsi in questa misteriosa creatura malata e sofferente, dominatrice di passaggio di un tempo non suo. La tragedia del satiro danzante è evidente nel progredire della sua vicenda umana, la creatura mitologica si ammala, di vitiligine, perde a chiazze il colore della pelle, ma anziché rivelare il suo malessere dovuto alla totale estraneità all’ambiente e al tempo attraversati, preferisce nascondersi mostrando come voluta la delirante progressione: da nero naturalmente comincia a diventare bianco, ma si maschera, lascia credere che lo sbiadimento sia scelta volontaria, seguendo l’onda della sua folle insicurezza cambia i connotati del proprio volto. Procedendo dentro età estranee, sempre più estranee a quelle mitiche – si è mai visto a Creta un satiro più che ventenne? – Michael smarrisce i tratti fanciulleschi, viene risucchiato e si nasconde in ambienti patetici e fasulli (Neverland), nei quali non può che accentuarsi la parabola terribile dell’essere perduto. È il tempo delle accuse di pedofilia, attuale declinazione di quella che all’epoca a cui sarebbe dovuto appartenere si sarebbe chiamata pedagogia, e poi la sempre più orribile androginia, la perdita di peso, e una morte inspiegabile, prematura e strana, per via di un cuore che si ferma senza infarto e di uno stomaco privo di cibo ma pieno di centinaia di resti di pastiglie*.

FdV

* Tra le compresse rinvenute nello stomaco di Michael Jackson l’incredibile numero di 40 Vicodin,  il potentissimo antidolorifico reso celebre dal Dr. House. Le mitologie, come si sa, si alimentano.

YOUTUBOGRAFIA ESSENZIALE

I want you back – Jackson 5

Don’t Stop ‘Til You Get Enough – Michael Jackson

Billie Jean – Michael Jackson

Thriller – Michael Jackson

Smooth Criminal – Michael Jackson

Moon Walk – Michael Jackson (sulle note di Billie Jean)

Black or White – Michael Jackson

Heal the world – Michael Jackson

You are not alone – Michael Jackson

Michael Jackson allo Staples Center 2 giorni prima di morire

  1. io avrei scritto piuttosto: storia di un ricchissimo pederasta. fine.

  2. peccando di evidente superficialità.

  3. Forse non sono bene informata, ma mi pare che le accuse di pedofilia siano risultate infondate: purtroppo non è l’unico caso di persona accusata di delitti sessuali, poi assolta, negli Stati Uniti e forse non solo lì.
    Il bellissimo articolo di Federico di Vita dà di M.J. una lettura assai intensa. È quasi provocatorio e certamente straniante, il richiamo a miti classici – greci – in relazione a un musicista e uomo di spettacolo che ha immesso nella sua musica e nella sua danza profonde suggestioni afro-americane.
    A proposito di classicità, mi viene in mente la bella traduzione tardo ottocentesca- piccolo gioiello – di una ballata giovanile di Johann Wolfgang Goethe, che richiama straordinariamente la danza degli zombies di Thriller. La riporto di seguito come mio personale omaggio alla memoria. Mi pare di scorgere candore e persino di festosità sia in Thriller, sia nella ballata di Goethe: è, la mia, una lettura complementare, non alternativa, a quella che ne dà Federico.
    (Avverto che il torriere di cui si parla nel testo di Goethe è il guardiano della torre che si trova nei pressi o all’interno di un cimitero).

    LA DANZA DEI MORTI

    A mezzo è la notte; sogguarda il torriere
    l’asilo de’ morti; la luna è nel pieno,
    e imbianca le fosse di tanto sereno
    che sembra la luce dal giorno venir.

    Si move una tomba, poi quella, poi questa;
    ed ecco, ravvolti da candida vesta,
    qua l’uno, qua l’altro gli scheletri uscir.

    La bieca congrega vuoi darsi trastullo;
    e l’anche e gli stinchi disnoda alla danza.
    Col povero il ricco, col vecchio il fanciullo
    la ridda s’intesse, s’ingrossa, s’avanza.

    Lo strascico impaccia del lungo lenzuol;
    e poi che timore non han del pudore
    ne scuotono i terghi, lo gittano al suol.

    Or s’alzano tibie, si piegan ginocchi,
    — accadono orrendi, novissimi gesti! —
    di nacchere a guisa, di tasti mal tocchi
    vi scricchiola e crocchia lo strano tenor.

    Li guata il torriere con muto sogghigno;
    nel credulo orecchio gli soffia il Maligno:
    «Discendi, ed un manto rapisci a color».

    E ratto l’impresa succede al pensiero;
    discende, ritorna, racchiude le porte.
    La luna fra tanto sul campo di morte
    l’orribile danza prosegue a schiarar.

    Ma l’un dopo l’altro svanisce lo stuolo;
    ravvolto di novo nel bianco lenzuolo
    con sordo bisbiglio sotterra dispar.

    Sol un ne rimane, che intoppa, che fruga,
    che brancola e palpa per tutti gli avelli;
    alfin non incolpa verun de’ fratelli,
    perché la sua veste nell’aria fiutò.

    S’avventa alla torre, ma subito indietro
    la porta devota ributta lo spetro.
    V’è sopra una croce, varcarla non può.

    E pur la sua veste convien che riabbia,
    né spazio rimane per lungo consiglio.
    Ai gotici sporti dà tosto di piglio;
    da questo su quello s’inerpica e sal.

    Cogli omeri in arco s’aggrappa, s’aggira,
    qual ragno gambuto, di spira in ispira;
    ghermito è quel tristo; qui fuga non val.

    Lo prende un terrore convulso, crescente;
    ridar gli vorrebbe la veste rapita,
    ma il lembo s’impiglia d’un cardine al dente.
    Non resta al torriere più soffio di vita.

    E già della luna — s’imbruna il seren.
    D’un colpo sonoro la squilla rintocca,
    Lo scheltro dirocca — sul duro terren.

    da O. Targioni Tozzetti, antologia della poesia italiana, trad. di A. Maffei, Raffaello
    Giusti Editore, 1898

  4. Sono lusingato di questo apprezzamento. Cerco di rispondere ad alcune questioni. Le accuse di pedofilia: riporta Wikipedia che “Jackson fu prosciolto da tutte e dieci le sue accuse. Poi la CNN riportò che uno dei giudici, Ray Hultman, credeva alla faccenda dei crimini a sfondo sessuale ma non aveva prove sufficienti” (http://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Jackson).

    Per quanto riguarda il mio accostamento alla mitologia greca, sono stato in questi giorni come folgorato, o forse sarebbe meglio dire perseguitato dall’idea – alla quale faccio fatica a ridurmi (io che mai sono stato un suo fan) – della morte di Michael Jackson. E la sua figura, attraverso ore e ore di video notturni guardati su youtube (dopo correderò l’articoletto di qualche video), ha pian piano fortemente stratificato in me questa convinzione. Era un essere diverso, un essere con poteri sovrannaturali e straordinariamente incapace di comunicare con gli umani, che sapeva sì emozionare, guidare, coinvolgere, ma da cui si sentiva lontano e da cui era anche respinto, un uomo straordinariamente, disperatamente solo. Mi è venuta quest’idea del satiro, del faunesco. Un po’ prendendo spunto proprio dal video di Thriller, (anche, in parte, da Billie Jean, miglior canzone degli anni ‘80 – e qui per inciso lo dico: peggior decennio della storia della musica a mio avviso, e conto dal pentagramma in poi, da Pierluigi da Palestrina insomma…) ho insomma elaborato questa considerazione. L’accostamento mi pare sempre meno strano, infatti mi riferisco non alla mitologia greca attica, apollinea, ma a miti legati a Dioniso, a Zagreo, abitatore di foreste, dio nato delle ceneri della sua stessa morte (il che ricorda qualcosa), dio drogato – l’inventore del vino (in onore e in memoria del trapasso del fanciullo amato), un dio e una mitologia piuttosto orientale all’interno della storia del mito greco, una mitologia che ha qualcosa di indoeuropeo e di egiziano, così come Michael Jackson ha avuto qualcosa di afroamericano e qualcosa di “occidentale” (nel senso di bianco), nel suo modo di ballare, nel suo modo di fare musica e nei suoi tratti somatici.
    Il suo talento del resto era soprannaturale, paragonabile a quello di Mozart. Innato. C’è un video in cui canta con il gruppo dei suoi fratelli (I want you back), credo che avesse cinque anni: c’è davvero da rimanere sbalorditi. E il talento non l’ha abbandonato mai. Due giorni prima di morire, drogato di chissà quante centinaia di compresse, ballava, lui cinquantenne, come quando aveva 20 anni, ballava come un dio, questa è la verità. E le canzoni che da anni stava componendo per un nuovo attesissimo disco che chissà se vedrà mai la luce, erano definite dagli artisti chiamati a collaborare con lui, ad esempio da Will.i.am dei Black Eyed Peas,”canzoni pop perfette” (anche per questo, cfr Wikipedia).

    L’impressione che rimane è forte, è stato importante come Elvis, se non di più, e per come è diventata l’industria della musica e per la divorante attitudine dei nuovi mezzi di comunicazione è improbabile che avremo modo di assistere all’incoronazione di un nuovo Re, questa è la verità.

  5. L’articolo è stato integrato con alcuni video che ripercorrono le tappe essenziali della carriera di MJ. In alcuni casi i video sembrano non partire, in questi casi è sufficiente cliccare due volte sull’immagine e accedere direttamente alla pagina di YouTube, da dove si vedono perfettamente.

  6. Cercherò di evitare di perdermi nella vanità della ricerca di verità assolute. Personalmente continuo a non comprendere nemmeno lontanamente l’urgenza di celebrare il mito e l’apologia di questa icona della cultura pop. Aggiungo: della cultura pop deteriore. Ok, Micheal Jackson è stato MTV in persona, è stato la musica commerciale in persona, è stato una macchina da soldi vivente. Bene. Dove dovrebbe essere il dramma della sua dipartita? Billie Jean migliore canzone degli anni ottanta? Ti invito a sentire qualcosa dei vecchi U2 o degli Smiths. E’ stato un icona, un paradigma della contemporaneità. Ok, bell’esempio. Visto che era una sorta di simbolo della cultura afroamericana ha pensato bene di umiliare il colore della sua pelle. Non voglio nemmeno scrivere delle accuse di pedofilia, non è nemmeno quello il punto.
    Il punto è che MJ è stato l’esempio vivente di cosa significhi perdere la brocca di fronte ad una valanga di soldi ed un successo planetario. Non gliene faccio di certo un torto.
    Ma a questo punto, se proprio devo scegliere un artista tra i due, preferisco Antonio Cassano.

  7. un’icona. con l’accento. chiedo venia per questo e per tutte le altre schifezze nel mio intervento, è molto tardi, o molto presto.

  8. l’apostrofo, non l’accento. è davvero tardi :)

  9. Non è, evidentemente, una questione musicale. Ma è stato più innovativo degli U2, se poi uno sente solo musica rock è un altro discorso, e una scelta legittima ovviamente. Qua non c’è una vera celebrazione ma un’interpretazione che è un’altra cosa. Il tuo mi sembra un approccio di uno che non ha veramente chiari i termini della questione sinceramente. È molto facile, ma veramente molto, soprattutto avendo visto solo gli ultimi anni della sua esperienza, avere l’impressione che hai tu: è uno stronzo; si è sbiancato (cosa non vera, informati); è un pedofilo (prosciolto) etc… ma non è che questo signore fosse arrivato a tale punto di esposizione per caso, né la sua caduta ha avuto niente di normale. Farsi delle domande e cercare di interpretare una vera icona del nostro tempo è attività che mi sembra oltre che nobile, utile.

  10. Il paragone con Cassano non merita commenti, casomai lo dovresti paragonare a Maradona. se vuoi cominciare a inquadrare la portata del fenomeno…

  11. Non intendo mettere in dubbio le dimensioni del fenomeno. Quello che non condivido affatto è l’apologia, addirittura la trasfigurazione mitologica in questo caso. Non capisco perchè lo si debba far passare per un grande artista, quando si è trattato solo, per me, di un’enorme macchina commerciale. Poi la sua vicenda umana decadente può affascinare, ma la sua parabola è stata la stessa di tante celebrità che non ce l’hanno fatta. Certamente Michael Jackson è il simbolo di un epoca, ma un epoca triste.

  12. Fred Astaire l’ha chiamato per fargli i complimenti, per come ballava naturalmente. Per la danza è stato il personaggio decisivo dalla seconda guerra mondiale in poi, ma non lo dico io, lo dicono i critici della danza, ho citato (senza la fonte, ora la trovo) nell’articolo “più innovativo di Nureyev”, copio da quel pezzo di Germaine Greer ( Guardian 2009, Traduzione di Rita Baldassarre, corriere.it) un brano più esteso:

    “Il suo contributo sarà sempre più ovvio e la sua influenza sempre più incisiva nel mondo della danza. Nessun coreografo negli ultimi trent’anni ha potuto ignorare le conquiste di Michael Jackson, che ha riscritto il copione della danza per ogni categoria, dai bambini che si esibiscono in televisione ai balletti classici di tutta Europa. Se il mondo della danza non ha mai offerto a Michael Jackson un riconoscimento ufficiale per la sua influenza è semplicemente perché non ve n’era bisogno: le sue mosse, le sue cadenze erano ovunque. Nijinsky e Nureyev sono anch’essi morti in giovane età. Anch’essi sono stati eccezionali danzatori, ma scelsero di interpretare le coreografie ideate da altri. L’arte di Michael Jackson, invece, è stata profondamente innovativa. Nessuno riusciva a danzare come lui, finché non rivelò il segreto dei suoi passi, e anche allora nessuno fu mai in grado di eguagliarlo. Il suo concetto di danza era in tutto e per tutto figlio del ventesimo secolo, straordinariamente multidimensionale, e per nulla borghese. Nijinsky è stato forse il più gran de Spectre de la Rose, Nureyev il massimo Corsair, ma questi due luminari impallidiscono davanti al fulgore della stella di Jackson. Non è stata una sorpresa perderlo, quanto piuttosto averlo avuto tra noi.”

    Per quanto riguarda la sua portata innovativa in ambito musicale mi è piaciuto un intervento di Adriano Celentano (http://www.corriere.it/spettacoli/09_giugno_28/celentano_ricordo_jackson_bbd0abe8-63b4-11de-baf4-00144f02aabc.shtml) e quindi lascio la parola al critico musicale del New York Times (ma posso rintracciare decine di altri autorevolissimi pareri in materia), che ritengo più autorevole di me:

    http://www.corriere.it/spettacoli/09_luglio_13/farkas_Jon_Pareles_jackson_b492afe0-6fe7-11de-bf72-00144f02aabc.shtml

    Per quel che riguarda il mito, la mitologia di bello ha questo, fornisce immagini e categorie archetipiche e cariche di significato, capaci di parlare e riuscire a interpretare epoche diverse e lontane, questo è il segreto della mitologia e la sua funzione più alta è quella interpretativa.

  13. Trovo azzeccatissima l’associazione tra MJ e il dionisiaco piu’ oscuro, o comunque l’ambito orfico. Soprattutto pensando che Dioniso si manifesta in limine, nei momenti di contatto tra il mortale e il divino. Nella sua liminalita’, questo personaggio strano e la sua vita d’eccessi e d’arte, mi sembra paradigmatica di un motivo ancestrale. La storia di MJ, creatura ormai mitologica mi riporta molto alle descrizioni della violenza invasata del baccanale come rito di contatto col divino attraverso la musica e l’arte che si trovano nella letteratura Greca.
    MJ era una di quelle creature privilegiata, capace di superare il confine che separa le muse dall’umano, ma per cui ha dovuto pagare un grande scotto. Il fatto che fosse anche diventato una macchina commerciale non toglie nulla alla qualita’ della sua musica, che, se non altro, e’ stata veramente innovativa. Quando si viene a contatto con una figura d’eccesso e di smoderato genio come MJ sarebbe forse meglio abbandonare discorsi moralisti, che non portano a molto. Si puo’ anche non apprezzarne la musica, ma mi sembra molto difficile negarne la genialita’ nel suo campo. Ha cambiato un’era, chi fosse come persona nessuno lo sapra’ mai. Come tutti i miti vive e si trasforma nei racconti della gente. E mi sembra proprio che anche questo thread lo dimostri.

  14. Grazie Cecilia, il senso del post era esattamente questo. Non tutti sono in grado di cogliere la dolorosa ambiguità e la sfrenata genialità di certi personaggi, né, evidentemente la portata a suo modo mitica di MJ, o la duttilità del mito come strumento di comprensione… ma, del resto, che ce voi fa’? :D

  15. che dire. ognuno ha gli idoli che merita. si vede che noi ci meritiamo questo.

  16. (e comunque sono vergognoso: ho scritto due volte un’epoca senza apostrofo. senza nemmeno la scusante dell’ora e dell’ubriachezza)

  17. e vabbè i rifusi capitano… ;-)