Norme sull’immigrazione in Spagna
Inizio luglio 2009 – Norme sull’immigrazione in Italia
Passati i giorni del G8, che ha riempito i giornali e ha messo in ombra altri problemi, torniamo a occuparci dell’immigrazione, questa volta in Italia.
Come si sa, il 2 luglio è stato convertito in legge, con voto di fiducia, il decreto sicurezza. L’aspetto più rilevante è la criminalizzazione dell’immigrato irregolare. Se l’immigrazione irregolare è un crimine, i pubblici ufficiali hanno il dovere di denunciare chi lo commette. Sono da considerare pubblici ufficiali il medico o il primario ospedaliero, il preside e l’insegnante di scuola pubblica? Non si sa. C’è una norma delle leggi precedenti, che la Lega voleva abolire, ma è restata per la ribellione dei medici: proibisce a questi ultimi, in osservanza al giuramento di Ippocrate e del Codice deontologico, la denuncia del paziente. Però c’è un’altra norma di legge che obbliga il medico a denunciare il paziente che abbia commesso un delitto. Non si sa quale delle due norme prevarrà di fatto. Qualcuno ha avuto la buona idea di cercare di anticipare il decreto sicurezza mesi fa. Intanto – mi dice un’amica di Bergamo che lavora da anni in un’associazione solidaristica – stanno prendendo in esame la possibilità di obiezione di coscienza del personale sanitario a questa legge: cose da pazzi, che siano ridotti a dover obiettare per salvare vite!
Discorso analogo si può fare per la scuola dell’obbligo (per iscrivere i figli alle superiori sarà necessario esibire un certificato di residenza).
Quel ch’è certo è che molti immigrati che, anche se solo per ritardi burocratici, non hanno ancora ottenuto la regolarizzazione, hanno già paura, non si presentano al pronto soccorso o al medico se sono malati e il prossimo anno non manderanno i figli a scuola.
È sicuramente pubblico ufficiale l’impiegato dell’anagrafe. La donna che partorisce, perciò, se dichiara il figlio all’anagrafe, dopo sei mesi dal parto – tempo in cui viene, così per dire, “protetta”– subito dopo sarà considerata criminale. Pertanto si prevede che molti bambini nati da genitori immigrati irregolari non verranno dichiarati e di conseguenza non esisteranno, diventeranno bambini invisibili, e, secondo alcuni (si stenta a crederlo!), potranno persino essere sottratti alle madri e magari resi a forza adottabili perché non riconosciuti legalmente come figli dai genitori naturali. L’esclusione o l’autoesclusione degli immigrati irregolari e dei loro familiari, compresi bambini e donne che devono partorire, dall’assistenza sanitaria, l’esclusione dei bambini degli immigrati irregolari dalle istituzioni educative (ricordano, queste norme, le leggi razziali del 1938 che cacciarono i bambini ebrei dalle scuole) aumenteranno il panico nella popolazione e renderanno ancora più selvaggi i rapporti. Sono, queste, norme contrarie alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Quella di cui sto per parlare non è la cosa fondamentale, ma va detta lo stesso, soprattutto per i più cinici: il costo dell’assistenza sanitaria degli immigrati irregolari è bassissimo. I loro ricoveri ospedalieri gravano per lo 0,063% sull’intera spesa sanitaria. Già la Caritas, alcuni giorni fa, ha dichiarato anche l’impossibilità di attuare questa legge: 600mila le badanti non regolarizzate, e più di mezzo milione gli altri lavoratori stranieri irregolari. E ancora, aggiungeva Forti: “700mila domande presentate a fronte di 70mila posti disponibili”.
Dopo l’approvazione della legge, nella maggioranza di governo si sono messi a discutere e a litigare sulla faccenda delle badanti e delle colf, infine hanno deciso di salvare questa categoria di persone, di cui le famiglie italiane non possono fare a meno: in modo “selettivo” (che significa?), e battendo cassa (di fronte alle ruberie, agli stili di vita dissipatori di politici e di altri, al crescere delle disuguaglianze, che si fa? Si batte cassa sulle badanti!).
Questa legge non servirà certamente né a espellere gli immigrati irregolari presenti sul territorio nazionale, né a regolare i flussi migratori. Servirà solo a far crescere la paura degli italiani nei confronti dello straniero e dello straniero nei confronti del nativo, a incrementare lo sfruttamento degli irregolari da parte del potere mafioso, quello che può permettersi di violare tutte le leggi che vuole, di spingere molti degli immigrati ancor più ai margini della consesso sociale. D’altra parte il potere di questo governo è basato proprio sulla paura, su conflitti irrazionali tra gli stessi italiani (basti pensare alle selvagge contese per questioni condominiali), sulla rabbia irrazionale contro gli stranieri: l’eterno ritorno del sacrificio propiziatorio del capro espiatorio.
Certo, ci saranno immigranti più sfortunati di altri che pagheranno durissimamente per tutti, tra l’indifferenza generale. Già si sono viste nei giorni scorsi persone sfinite, moribonde, spedite in Libia, senza neppure la verifica dell’eventuale diritto all’asilo politico, in ennesima violazione dei più elementari diritti umani. E voglio ricordare un episodio particolarmente feroce degli ultimi anni, i cui protagonista sono caduti nel dimenticatoio nazionale. È la vicenda di un ingegnere siriano che nel 2002 – c’erano ancora loro al governo – mentre, proveniente dall’Iraq in guerra, era di passaggio all’aeroporto di Malpensa per andare in Marocco, fu fermato, legato, buttato su un aereo e inviato in Siria; con lui, dopo essere stati a loro volta legati, furono spediti in Siria anche la moglie e i quattro bambini. La stampa ne parlò appena. Si sa che era oppositore del regime siriano, che al suo arrivo fu torturato e forse ammazzato; della moglie e dei bambini non si sono avute (e forse neppure cercate) notizie. Forse ci meritiamo il governo che abbiamo, visto che questa e altre atrocità hanno avuto sulla stampa e nella nostra coscienza uno spazio di molto inferiore a quello guadagnato da squallide vicende private di questo o quel personaggio.
Chi senza troppa fatica volesse capire in che consiste e quali incerte conseguenze potrà avere questa ‘legge della insicurezza’ non solo sugli immigrati irregolari, ma su tutta la società, può seguire il bel dibattito on-line che si è tenuto qualche giorno fa su Repubblica on-line.
Singole autorevoli voci della Chiesa cattolica condannano questa legge, ma con toni non troppo alti, incomparabili per moderazione con quelli usati da colleghi nel caso Englaro. Vedi a tal proposito la dichiarazione di monsignor Marchetto, Segretario del Pontificio consiglio per i migranti e quella del bravo cardinale Tettamanzi, tremendamente cauta.
Non a caso, cauta: perché la Santa Sede ha dichiarato il giorno prima della definitiva approvazione della legge che non è compito prioritario della Chiesa impegnarsi nella costruzione della giustizia sociale: deve innanzi tutto diffondere il vangelo (come se non ci fosse nei vangeli anche un discorso sulla giustizia su questa terra!) e insegnare il catechismo. E il 3 luglio il Vaticano ha preso le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Marchetto.
Poi c’è stata l’enciclica “Caritas in veritate” e la giornalista Ritanna Armeni consiglia a quelli di sinistra di leggersela e annotarla. E, ancora, il papa dice nella predica domenicale del 12 luglio, che bisogna combattere le ingiustizie del mondo. Dunque, il Vaticano più avanti di tutti? Ma a chi si rivolge il papa? Come si fa a rendere operative le cose che dice, se lui stesso usa prima e dopo tutte le cautele pur di non offendere i potenti che danno finanziamenti alla Chiesa e alle scuole private, se consiglia ai preti, a quelli che salvano l’anima della Chiesa perché rappresentano l’altra chiesa, quella dei diseredati, di non occuparsi di giustizia sociale, ma di catechismo?
Con la stessa legge sono passate le ronde: anche questo provvedimento è stato anticipato da persone di “buona volontà”: le prime divise per le ronde padane – di cui fanno parte anche un cubano e un ecuadoriano che naturalmente hanno imparato che gli zingari e gli “altri” stranieri sono pericolosi – sono state commissionate dal Comune di Milano alla stessa casa di moda che veste Valentino Rossi e sono costate già 200.000 euro. Perché queste divise? Quante erano/sono? Quale il costo di ciascuna divisa?
A capo di queste ronde diventate legali c’era Vincenzo Scavo, uomo dal “cuore nero”, già organizzatore di “ronde nere” che utilizzano la divisa del ventennio fascista. Poi, per un residuo di decenza, il Comune di Milano ha detto che queste ronde con a capo uno che si dichiara apertamente fascista non si potevano fare. E ora? E le divise?
Intanto sono continuate le aggressioni a stranieri: qualche volta li ammazzano, altre volte si limitano a bastonarli, a umiliarli, a derubarli. La più recente mi pare sia quella di un congolese che aveva ottenuto negli anni scorsi l’asilo politico nel nostro paese, picchiato e derubato nella capitale da un gruppetto di maschi italiani di età diverse…
Questo è il mio scritto conclusivo della serie e perciò non aggiungo altre informazioni. Suggerisco solo di leggere un articolo de El País uscito sabato, 11 luglio, in cui si dice di altre misure prese dal governo spagnolo in favore degli immigrati e a integrazione della Ley de extranjería, di cui ho parlato la volta scorsa.
(fine)
Maria Laura Bufano
serie di articoli preziosissima. la segnalerò.
grazie.
Un’aggiunta a questo mio articolo. Il link di un articolo assai chiarificatore di E.Scalfari che è uscito oggi su La Repubblica:
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-10/morti-gridano/morti-gridano.html: utile, perché non si limita a denunciare, ma dà un quadro impressionante e significativo di quanto sta accadendo in Italia a livello generale e questa ennesima tragedia di migranti.