Inizio luglio 2009 – I numeri e le percentuali
Inizio luglio 2009 – Norme sull’immigrazione in Italia
Inizio luglio 2009 – Norme sull’immigrazione in Spagna
In Spagna ci sono norme che mirano a limitare e a respingere l’immigrazione irregolare, e quindi hanno un volto repressivo, ma sono sotto molti aspetti anche elastiche e rispettose dei diritti umani. In sintesi: l’immigrazione irregolare non è reato, ma infrazione. Chi entra nel territorio spagnolo senza averne il diritto legale, può essere espulso. Però, dopo che ha ricevuto la notifica di espulsione, può ricorrere e fermarsi in Spagna nel mentre il giudice decide se accogliere o meno il ricorso. Quando giunge il decreto di espulsione, molti riescono a fermarsi ugualmente nel paese.
Vengono comunque riconosciuti i diritti all’assistenza sanitaria, alla scuola per i figli, dall’età di 3 anni a 18 anni. I bambini nati su suolo spagnolo, se i genitori non rivendicano per loro altra nazionalità, hanno la cittadinanza spagnola.
Molti irregolari chiedono al comune il domicilio (non la residenza!), che, come vedremo subito, è importante per la successiva regolarizzazione. Infatti la condizione di irregolarità può essere sanata dall’arraigo laboral: l’immigrato che dimostri – tramite il certificato di domicilio o altra documentazione, la permanenza in Spagna per tre anni, ottiene, con un contratto di lavoro stipulato alla fine di questo periodo, il permesso di residenza e quindi di lavoro legale.
Mi dice Chila, un’amica colombiana che guida l’associazione Mujeres del mundo, che il momento più critico per l’immigrato irregolare in Spagna è quello del suo ingresso: può essere internato nei centri di accoglienza, identificato e, nel caso non gli venga riconosciuto il diritto all’asilo politico, espulso, senza poter neppure prendere coscienza dei suoi diritti. È assai più raro il perseguimento e l’espulsione dell’immigrato che sia riuscito a entrare in Spagna. Per avere un quadro generale della legge sull’immigrazione tuttora in funzione.
Con la crisi economica che ha colpito l’occupazione, il Consiglio dei ministri ha approvato una nuova Ley de extranjería, che sarà discussa prossimamente nel Parlamento.
Le variazioni che porta questa legge alla situazione precedentemente descritta sono così riassumibili:
- Si eleva da 40 a 60 giorni la possibilità di trattenere l’immigrante nei centri di internamento e di riconoscimento (però il giudice per diverse ragioni potrà limitare questo periodo);
- È prevista l’istituzione di un registro di entrate e uscite degli stranieri dal territorio nazionale, per cercare di controllare meglio il flusso degli irregolari;
- Si sanzionano in modo più definito e severo coloro che sfruttano l’irregolare, appoggiandone la permanenza sempre come irregolare dopo averne facilitato l’entrata; invece non è penalizzato l’aiuto che si dà all’immigrato irregolare per ragioni umanitarie, in specifico da parte di Organizzazioni Non Governative (ONG);
- Si permette alle ONG di entrare a ispezionare i centri di internamento, sulle cui condizioni sono sorte nel tempo numerose polemiche;
- Si limita il raggruppamento familiare in riferimento agli ascendenti: gli anziani potranno raggiungere i parenti in Spagna solo se la famiglia risiede da almeno cinque anni e loro hanno raggiunto i 65 anni d’età (anche a questa limitazione sono previste eccezioni);
- Si garantisce il permesso di lavoro ai figli degli immigranti irregolari che abbiano compiuto i 16 anni (oggi possono lavorare solo a partire dall’età di 18 anni);
- Si garantisce il permesso di lavoro e la residenza alle straniere che abbiano subito “violenza machista”, quindi a donne maltrattate dal marito/convivente, o costrette a prostituirsi ecc.; e si consente anche il raggruppamento con l’eventuale coniuge o convivente naturalmente richiesto dalla donna;
- I minori di età, prima di essere rimpatriati al paese di origine (questo forzoso rimpatrio, estremamente complicato, ha suscitato proteste di molte organizzazioni umanitarie) avranno diritto alla difesa da parte di un avvocato indipendente.
Sono, come si è già accennato, previste eccezioni a molte delle limitazioni su elencate, sempre per ragioni umanitarie. Controlla il link per avere un quadro abbastanza completo dei cambiamenti introdotti dalla nuova proposta di legge.
Anche in Spagna, come forse dovunque, la legislazione sull’immigrazione è assai complicata e “stratificata”, prevede pesi e contrappesi, limitazioni e limitazioni delle limitazioni. Si avverte che il legislatore ha cercato di ispirarsi a principi umanitari e di giustizia sociale, ma è stato anche pressato da emergenze economiche – per esempio, dalla crisi attuale – e dalla necessità di mantenere posizioni di equilibrio, mediane, fra altri gruppi politici cui fanno riferimento parti consistenti dell’opinione pubblica: inutile dire che Izquierda Unida (corrispondente, press’a poco all’italiana Rifondazione Comunista), e alcuni partiti di estrema sinistra “regionali”, come Esquerra Republicana de Catalunya, vorrebbero la piena apertura delle frontiere, mentre il Partido Popular e altre forze moderate di singole comunità spingono per un’accentuazione drastica delle limitazioni.
Naturalmente in una situazione legislativa così complicata, conta molto l’assistenza legale all’immigrato irregolare, che viene fornita da organizzazioni per la difesa dei diritti umani e anche dalle pubbliche istituzioni. Capita perciò, mi dice sempre Chila, che chi non riesce a capire quali siano i suoi diritti, non trova un avvocato affidabile, non ha l’appoggio di organizzazioni solidaristiche, sia più colpito da interpretazioni restrittive della legge (vedi per esempio il caso di questa mamma colombiana con figlia spagnola).
Giorni fa, prima dell’alba, si è rovesciata una patera (barcone con cui arrivano immigrati dal Marocco), in una zona rocciosa vicina al faro di Trafalgar, a 11 chilometri dal pueblo in cui vivo. Sono morti annegati non si sa quanti migranti: sono stati recuperati otto corpi, ma non si è sicuri che siano tutti. Ho letto su El País che, stando alla testimonianza di qualcuno che si è salvato, gli organizzatori mafiosi del viaggio hanno cercato di spingere in acqua vicino alla costa alcune persone che non sapevano nuotare (mi dice Malika, marocchina, che quasi nessuno di quelli che arrivano qui attraversando questo tratto di mare sa nuotare): la lotta avrebbe sbilanciato la barca, che si sarebbe capovolta. Qualche giorno dopo mi ha telefonato una ragazza di trent’anni che si occupa di diritti umani a Conil, invitandomi a una manifestazione di protesta sull’accaduto. Ci sono andata.
C’erano davanti al municipio un centinaio di persone, quasi tutti spagnoli, molte donne. La commozione era intensa. Hanno parlato un giovane che lavora in un’associazione per la difesa dei diritti umani e il sindaco di Conil, di Izquierda Unida. Hanno detto che Conil deve essere un “pueblo sin fronteras”, che le frontiere le vogliono quelli che governano la comunità di Andalusia e la Spagna (nel caso specifico, tutti socialisti). E che la colpa di queste morti ricade su di loro, su chi vuole le frontiere e costringe gli immigrati a queste traversate spaventose.
Più tardi sono uscita con la mia amica Antonia, socialista, e le ho detto del mondo senza frontiere. E lei: “La frontiere sono nel cervello delle persone… sono queste le più resistenti. Ci vuole tempo, ci vuole tempo per distruggerle…”.
Chissà chi ha ragione: chi difende i diritti umani con compromessi, certe volte con ambiguità, giorno dopo giorno, ma pur li difende… o chi si proietta in un futuro splendente, senza barriere, di persone davvero uguali? Forse ci vogliono tutte e due queste ragioni.
(continua)
Maria Laura Bufano
