round robin

Beyond the Alps

In poesia on Giugno 21, 2009 at 12:23 am

(On the train from Rome to Paris, 1950, the year when Pius XII
defined the dogma of Mary’s bodily assumption)

Reading how even the Swiss had thrown the sponge
in once again and Everest was still
unscaled, I watched our Paris Pullman lunge
mooning across the fallow Alpine snow.
O bella Roma! I saw our stewards go
forward on tipotoe banging on their gongs.
Man changed to landscape. Much against my will,
I left the City of God where it belongs.
There the skirt-mad Mussolini unfurled
The eagle of Caesar. He was one of us
Only, pure prose. I envy the conspicuous
Waste of our grandparent on their grand tours –
Long-haired Victorian sages accepted the universe,
While breezing on their trust funds through the world.

When the Vatican made Mary’s Assumption dogma,
The crowds at San Pietro screamed Papa.
The Holy Father dropped his shaving glass,
And listened. His electric razor purred,
His pet canary chirped on his left hand.
The lights of science couldn’t hold a candle
To Mary risen – at one miraculous stroke,
Angel wing’d, gorgeous as a jungle bird!
But who believed this? Who could understand?
Pilgrims still kissed Saint Peter’s brazen sandal.
The Duce’s lynched, bare, booted skull still spoke.
God herded his people to the coup de grace –
The costumed Switzers sloped their pikes to push,
O Pius, through the monstrous human crush…

Our mountain-climbing train had come to earth.
Tired of the querulous hush-hush of the wheels,
The blear-eyed ego kicking in my berth
lay still, and saw Apollo plant his heels
on terra firma through the morning’s thigh…
Each backward, wasted Alp, a Parthenon,
fire-branded socket of the Cyclop’s eye.
There are no tickets for that altitude
once held by Hellas, when the Goddess stood,
prince, pope, philosopher and golden bough,
pure mind and murder at the scything prow –
Minerva, the miscarriage of the brain.

Now Paris, our black classic, breaking up
like killer kings on an Etruscan cup.

Robert Lowell, 1959

>> [ Oltre le Alpi

(Sul treno da Roma a Parigi, 1950, l’anno in cui Pio XII
definì il dogma dell’assunzione del corpo di Maria)

Leggendo come anche gli svizzeri avessero gettato la spugna
un’altra volta e l’Everest fosse ancora
intonso, notavo la carrozza per Parigi gettarsi
e vagare fra la neve alpina sul maggese.
O bella Roma! Vedevo le nostre guide andare
avanti in punta di piedi picchiando sui gong.
L’uomo cambiò in paesaggio. Molto contro voglia,
lasciai la Città di Dio al suo posto.
Là un Mussolini pazzo di gonne spiegava
l’aquila di Cesare. Era uno di noi
solo, pura prosa. Invidio l’ostentato
spreco dei nostri nonni al gran tour –
saggi vittoriani dai lunghi capelli accettavano l’universo,
veleggiando per il mondo sui loro fondi fiduciari.

Quando il Vaticano rese dogma l’Assunzione di Maria,
le folle a San Pietro urlarono Papa.
Il Santo Padre abbassò il suo specchio da barba,
e ascoltò. Il rasoio elettrico faceva le fusa,
il canarino cinguettava sulla sua mano sinistra.
I lumi della scienza incapaci d’accendere una candela
a Maria risorta — in un colpo miracoloso,
dall’ali d’angelo, stupenda come un uccello selvaggio!
Ma chi ci credeva? Chi poteva capire?
I pellegrini baciavano ancora il sandalo sfrontato di San Pietro.
Il teschio del Duce linciato, spoglio, calpestato parlava ancora.
Dio pascolava la sua gente verso il coup de grâce
gli svizzeri in costume inclinavano le lance per passare,
o Pio, attraverso la mostruosa calca umana…

Il nostro treno da scalata era arrivato a terra.
Stanco del lamentoso ssh-ssh delle ruote,
l’ego dagl’occhi velati che prima scalciava nella mia cuccetta
giacque fermo, e vide Apollo piantare i suoi tacchi
sulla terra firma, attraverso la coscia del mattino…
indietro, l’Alpe scarnita, un Partenone,
l’orbita marchiata a fuoco dell’occhio del Ciclope.
Non ci sono biglietti per quell’altezza
un tempo occupata dall’Ellade, quando la Dea regnava,
principe, Papa, filosofo e il ramo d’oro,
pura mente e massacro alla falce di prora –
Minerva, l’aborto spontaneo della mente.

Ora Parigi, il nostro classico nero, smembrata
come re assassini s’un’anfora etrusca.

trad. it. Cecilia Piantanida ]

NOTE


Brazen = ‘sfrontato’, ma anche ‘di ottone’/ ‘di bronzo’.

Hush-hush = letteralemente ‘zitto-zitto’, questo significato va ad aggiungersi, ovviamente, al carattere onomatopeico della parola ‘hush’,

Paris = in inglese, Paris è il nome non solo della città di Parigi, ma anche di Paride, il principe troiano che, secondo la mitologia greca, scatenò la guerra di Troia fuggendo con Elena, moglie del re spartano Menelao.

Robert Lowell (1917-1977). Nato a Boston, a soli trent’anni vince il Pulitzer con la raccolta Lord Wearies Castle (1947). Un rapporto conflittuale con la famiglia e la religione, l’impegno politico pacifista (contro la Seconda Guerra Mondiale e il conflitto in Vietnam), una devastante depressione cronica, e due matrimoni disastrosi, sono alcuni dei temi fondamentali della poesia di Lowell. In seguito a diversi episodi maniaco-depressivi— per cui viene ripetutamente ospedalizzato— e l’abbandono radicale della fede Cattolica, nel 1959 il poeta pubblica Life Studies. La silloge, marcata da toni fortemente introspettivi e personali, abbandona i metri tradizionali, in favore di una sperimentazione formale e linguistica che cambierà per sempre il panorama della poesia moderna— così come T.S. Eliot e la sua Waste Land avevano fatto trent’anni prima. I temi e lo stile delle raccolte successive, tra cui For the Union Dead (1964), History (1973), For Lizzy and Harriet (1973), Day by Day (1977), divideranno la critica degli anni sessanta e settanta, fino alla morte improvvisa del poeta a soli sessant’anni. Oggi Lowell è da molti considerato il poeta anglo-americano più significativo del secondo dopo guerra.