Un Erasmus a Siviglia: sei mesi di viaggi, scoperte e studio (?) nella splendida capitale andalusa danno forma a questo romanzo fresco e originale dell’esordiente Federico di Vita, edito da Round Robin. In un’Europa senza più frontiere, tedeschi, italiani, francesi, americani, slovacchi si gettano sulla Spagna come su un frutto maturo, da assaporare con entusiasmo, con foga, ma con la consapevolezza – anche – di avere dalla propria parte tutto il tempo del mondo (Time is on my side, cantavano gli Stones, e la musica degli anni ’60 e ’70 – Dylan in testa – ha un ruolo centrale in queste Cronache). Grazie all’effetto magico dell’Erasmus, che blocca il tempo – quello della vita individuale così come quello del mondo circostante – qualche mese si trasforma in una “bolla di sapone, e chi c’è entrato ora si goda tra le gocce di vapore il delicato estendersi del cerchio, gli anelli arcobaleno all’orizzonte e poi lo scoppio, che arriva subito”.
La narrazione, mossa e variegata, si rivela da subito particolarmente adatta a far rivivere il ‘passo’ di un’esperienza di viaggio che è rottura con le abitudini lasciate a casa, avventura e conoscenza di sé. Come in un caleidoscopio, Di Vita riesce a raccontare il quotidiano, anche nei suoi momenti più triviali, alternando passaggi estremamente diretti a impennate liriche in cui torna a vivere il passato mitico della città di Cervantes.
In questa interessante reinvenzione del romanzo epistolare (il libro nasce, come rivela l’autore in nota, da una serie di e-mail spedite agli amici nei mesi di permanenza in Spagna), coesistono dunque la meraviglia per le architetture meticce dell’Andalusia, il desiderio per una ragazza sfuggente (una storia d’amore mancata fa da filo conduttore al racconto) e l’esaltazione spacconesca per le recenti vittorie calcistiche (sono Cronache scritte a ridosso del Mondiale 2006), che a volte si scontra con la durezza di un brusco ritorno alla realtà (l’incubo della notte di Manchester, ferita aperta di ogni tifoso romanista, è descritto da Di Vita in una sequenza di scene esilaranti).
Intorno all’autore si muove una girandola di personaggi che appaiono e scompaiono come le cocorite nell’Alcazar, l’antico palazzo reale moresco, e la cui importanza non è tanto nella loro individualità di carattere e di azioni, quanto nel legame – occasionale eppure imprescindibile – con il paese, la stagione, il momento descritto dall’autore. Come il Genius loci dei Romani, sono presenze che incarnano lo spirito dei posti visitati, vissuti e amati da Di Vita. Ed è per questo che, a seconda delle occasioni e dei comprimari, i registri linguistici cambiano, si mescolano, si scontrano senza mai annullarsi, in un tentativo felicemente riuscito di riportare sulla pagina le diverse anime di quella luminosa, fragile ed eterna “bolla di sapone” che è l’Erasmus.
Giacomo Polillo, City
you! you little bastard!
de-hi-ho… non male, eh?