God washed his womb in the ocean.
All things that lived in or above the sea
rejoiced that they were there.
The sand under the rocks,
the driftwood trees rejoiced.
The living, those who called to their kind,
the lucky ones, rejoiced.
When I was young and prodigal,
I dived into God’s womb and the ocean.
God spoke to me as I swam
through a thousand reflections,
his face and my face touched
like Mary’s cheek on the cheek of her deposed son.
God washed across my face. My face was in him.
From time to time I spit him out as I swam.
I came out of his womb dripping. I felt clean.
I knew God was cold and wet wilderness.
Shivering, I dried God off me with a towel
then I hung him on a clothesline to dry.
God and the towel seemed happy and laughing,
flapping in the wind without commandments.
From the shore I could see the horizon:
he was washing his womb in the ocean
after a day of love, before his gala night.
Stanley Moss, 2009
>> [ Gioire
Dio si lavò il grembo nell'oceano.
Tutte le cose che vivevano dentro o sopra al mare
gioivano d'esser lì.
La sabbia sotto le rocce,
gli alberi alla deriva gioivano.
I viventi, quelli che invocavano la loro specie,
i fortunati, gioivano.
Quando ero giovane e prodigo,
mi tuffai nel grembo di Dio e nell'oceano.
Dio mi parlò mentre nuotavo
fra mille riflessi,
la sua faccia e la mia faccia si toccarono
come la guancia di Maria sulla guancia di suo figlio deposto.
Dio lavò la mia faccia da parte a parte. La mia faccia era in lui.
Di tanto in tanto lo sputavo fuori mentre nuotavo.
Uscii dal suo grembo gocciolante. Mi sentii pulito.
Seppi che Dio era una distesa fredda e bagnata.
Rabbrividendo, asciugai Dio via da me con una pezza
poi l' appesi s'una corda da bucato ad asciugare.
Dio e la pezza parevano ridere felici,
sbattendo al vento senza comandamenti.
Dalla riva potevo vedere l'orizzonte:
si stava lavando il grembo nell'oceano
dopo un giorno d'amore, prima della sua notte di gala.
trad. it. Cecilia Piantanida ]
Stanley Moss (1925 – ). A ottant’anni suonati Stanley Moss scrive ancora. Poeta americano di origine ebrea (circonstanza che influenza in decisamente la sua scrittura), questo genio del male ha capito tutto dalla vita: nel 1966 pubblica il suo primo libro The Wrong Angel, seguito da altri sei: The Skull of Adam (1979), The Intelligence of Clouds (1989), Asleep in the Garden (1997), A History of Color (2003), Songs of Imperfection (2004) and New & Selected Poems 2006. Stanley Moss sa, giustamente, che la poesia non paga. Per cominciare si guadagna da vivere insegnando inglese per un po’ a Roma e per un po’ a Barcellona. Realizza subito che anche quello paga poco e male e a un certo punto s’inventa mercante d’arte Italiana e Spagnola (altro evento che influenzerà fortemente le sue opere). Tra le altre cose, nel tempo libero tra un Goya e un Tiepolo decide di fondare una casa editrice no-profit specializzata principalmente in poesia e traduzione, la Sheep Meadow Press. Ora vive tra Clinton Corners, un paesino di quattromila anime nello stato di New York, e Riverdale, nel Bronx. E scrive – ancora.

mi tuffai nel grembo di Dio e nell’oceano.
[...]
Dio e la pezza parevano ridere felici,
sbattendo al vento senza comandamenti.
questa poesia ha versi bellissimi e dimostra in modo meraviglioso la felicità del rapporto col mare, in senso fisico. è davvero una bella scoperta! grazie.
grazie, sì, sono veramente bellissime le poesie che ci propone la nostra amica cecilia! che siano frutto di un percorso che intende – lei esperta di poesia americana – farci seguire?!? comunque la ringraziamo!
la si vedrebbe bene interpretata dal Vedder più sciamanico, quello di ‘Release’, per intenderci. Bella assai.
Sono molto contenta che vi piaccia Stanley Moss, l’ho scoperto anch’io di recente. Ma chi è Vedder?!
Ringrazio il Blog Round Robin per avermi messo a disposizione questo spazio (matti..). Uno spazio in cui vorrei richiamare l’attenzione su certa poesia spesso ignorata in Italia; quella poesia americana che ha lasciato una traccia da qualche altra parte nel mondo, o la lascerà- perche’ magari non tutti lo sanno.
Poi, visto che me lo si chiede, volevo dire anche che un percorso in un certo senso c’è. All’inizio ho cominciato a proporre alcune poesie “da passerella”: un mostro sacro del Modernismo, un premio Nobel, un Pulitzer. Dopo qualche tempo ho pensato fosse ora di sottolineare che anche gli Yankees del genere un po’ meno patinato due robine le sanno scrivere. Da lì, ho azzardato inoltrarmi per una strada un po’ meno battuta (tipo Moss).
Le poesie che scelgo e infliggo al prossimo sono legate da un sottile filo conduttore: dialogano deliberatamente tra loro e con la tradizione. Un po’ perché le singole poesie, di solito, giocano con immagini molto concrete: sono visibili; cantano alla gente, ma amano il silenzio.. Belle lapidarie e nitide, à la Saffo. Un po’ perché tutti i poeti considerati hanno in testa, chi più chi meno, il pallino del frammento classico e della mitopoiesi. E un po’ perché la fissa della tradizione classica ce l’ho pure io…sublime fenomeno di rinascita, la tradizione.
Per lo più, continuerò a seguire questo labile e flebile filo d’Arianna fra i meandri della poesia americana, e magari oltre. Altre volte invece, mi capiterà (e ooh, se capiterà) di mandare delle cose in cui mi sono imbattuta per caso, che sono sempre le migliori, ovviamente.
Il percorso che voglio fare qui, in sostanza, è quello di una ri-scoperta di carattere un po’ reverenziale, ma neanche tanto. La riscoperta di una poesia umile che abbassa la cresta, disarmata dal peso di una tradizione non sua; che della tradizione ne fa una madre adottiva, facendosi a volte baciare, a volte prendere a schiaffi— una poesia con la speranza ultima di lasciare una traccia. Una traccia salvifica.
Sì, direi di sì, una traccia. Perché, secondo me, alla fine ha poi ragione Ezra Pound quando dice che:
nothing matters but the quality
of the affection –
in the end—that has carved the trace in the mind
dove sta memoria.
(Canto 76, p. 457)
Certo che poi uno può anche non essere d’accordo con niente…ovviamente.
Ecco, l’ho detto. Grazie mille e a presto.
vabbene. grazie a te. e questo manifestino di intenzioni lo ripostiamo paro paro in un post, dove sarà letto non solo da me e da te, per lo meno si spera…
[...] le sanno scrivere. Da lì, ho azzardato inoltrarmi per una strada un po’ meno battuta (tipo Moss). Le poesie che scelgo e infliggo al prossimo sono legate da un sottile filo conduttore: dialogano [...]