God washed his womb in the ocean.
All things that lived in or above the sea
rejoiced that they were there.
The sand under the rocks,
the driftwood trees rejoiced.
The living, those who called to their kind,
the lucky ones, rejoiced.
When I was young and prodigal,
I dived into God’s womb and the ocean.
God spoke to me as I swam
through a thousand reflections,
his face and my face touched
like Mary’s cheek on the cheek of her deposed son.
God washed across my face. My face was in him.
From time to time I spit him out as I swam.
I came out of his womb dripping. I felt clean.
I knew God was cold and wet wilderness.
Shivering, I dried God off me with a towel
then I hung him on a clothesline to dry.
God and the towel seemed happy and laughing,
flapping in the wind without commandments.
From the shore I could see the horizon:
he was washing his womb in the ocean
after a day of love, before his gala night.
[...] Ma Psiche, paurosa e tremante, mentre piange sulla cima della rupe, una mite aura di Zefiro sente spirare mollemente che le fa svolazzare le vesti, ne gonfia i lembi, poi la solleva insensibilmente e col suo placido soffio la porta via per il pendio dell’alta rupe, la fa scivolare dolcemente per posarla tra i cespugli fioriti d’una valle segreta.
Psiche si trovò coricata in un luogo tutto morbido d’erba, in un letto di rugiadosi cespugli, soavemente: si calmò il turbamento del suo animo, e dolcemente si addormentò. Si leva con animo sgombro, ristorata da un breve sonno. Scorge un bosco fitto di alberi alti e grossi, vede una fonte trasparente di acqua cristallina, e nel mezzo del bosco, presso la fonte, scorge una reggia edificata da mani umane ma con arti divine. Già fin dall’entrata ti avvedi che si tratta dell’abitazione splendida e lieta di un qualche dio.
Colonne d’oro sostengono gli alti soffitti di cedro e d’avorio lavorati finemente; e tutte le pareti sono ricoperte di bassorilievi d’argento con bestie d’ogni genere, e animali in atto di accorrere verso chi entra. Certo un uomo maraviglioso, anzi un semidio, se non addirittura un dio, dovette scolpire nell’argento animali come quelli, con la finezza della grande arte. Anche i pavimenti di scolpito marmo prezioso staccavano in pitture di svariate guise. Somma e sempre nuova gioia di coloro che camminano su tali gemme e monili. Le altre parti della casa incalcolabilmente preziosa, Read the rest of this entry »
A volte capita d’incontrare dei libri di difficile definizione, sulla cui natura la domanda proposta dalla lettura continua a rimanere aperta.
L’ultimo di questi che mi sia finito tra le mani è Cronache da Siviglia, di Federico di Vita, esordiente scrittore romano edito da Round Robin, piccola ma fantasiosa realtà editoriale.
È difficile definire “Cronache da Siviglia”, più volte durante la lettura ci si domanda che cosa questo volumetto sia. Un libro di viaggio, un epistolario amoroso, uno spaccato d’autobiografia, un romanzetto generazionale, una guida turistica, un manuale atipico di un’esperienza Erasmus? In definitiva “Cronache da Siviglia” rappresenta un’eccentrica shakerata miscela di tutto questo. Dalla sua certamente l’autore ha la vocazione del viaggiatore settecentesco, una predilezione che il lettore avverte, ama parlare minuziosamente di Siviglia, dei suoi vicoli, dei suoi giardini, e lo fa con passione: le sue descrizioni hanno poco della cartolina turistica e molto “della vista del cuore”. Si sente che Siviglia è una città che ama ed è capace di farla amare anche al lettore. Read the rest of this entry »
“Perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova!”
È da poco uscito per la casa editrice romana Round RobinMaledizione del sommo poeta, secondo capitolo della trilogia sulla follia di Angelo Calvisi, scrittore genovese. Questo “Sommo Poeta” segue Il geometra sbagliato e precede Il principe di Persia, la cui uscita è prevista per settembre. L’autore, come suggerisce Filippo La Porta, “Con modi naif e lo stile del parlato, tenta di dare una voce alla follia”, riuscendo al contempo a rappresentare “l’esito esistenziale, oltreché letterario, dell’uomo precario contemporaneo”. Nella presentazione alla trilogia presente nel catalogo della Round Robin lo stesso Calvisi dice che “Ci sono tre libri, tre sofferenze diverse ma uguali, c’è la lingua dell’inferno e quella del paradiso, e poi il buio del dolore e la luce del riscatto. C’è Dante Alighieri, il suo fantasma dispettoso, e da qualche parte un Virgilio privo di senno e di memoria che guida un geometra sbagliato nei sentieri che conducono non tanto alla sommità del monticello purgatoriale, ma a un abisso dove la ragione si arrende. C’è una certa continuità stilistica, e molti temi che ritornano”. L’autore, evidentemente consapevole del suo lavoro, si serve di una lingua pulita, di uno stile cadenzato da anacoluti e ricco di formule tipicamente parlate, perché, come dichiara lui stesso “ho sempre scritto testi che, almeno inizialmente, avevo intenzione di portare in scena, e quindi di rendere orali“. Read the rest of this entry »
Londra 3 – “The river is amazing”, dicono gli inglesi. Dimenticano di aggiungere “e basta”, il resto è ributtante. I monumenti più caratteristici sembrano posticci, tipo Westminster, che pare messo lì l’altro ieri. Una città che respinge, pervasa dalla frenesia, dal cattivo gusto e dal grigiore. Anche la metro è brutta, unge la pelle. Quella di Roma, sembra strano, è meglio… [sono pronto ad argomentare quest'audacità nei commenti, se necessario].
Madrid 6 – - Bruttarella, divertente.
Firenze 4,5 – La più grande impostura dell’era del turismo, una città medievale riverniciata (male) nel rinascimento e con l’interland, città, per altro, morente. Sfilacciata e grigia. Capolavoro di un genio del marketing. Qualche bella chiesa, un bel museo.
Siena 7,5 – Al momento è ancora un miracolo, una cittadina medievale conservata intatta fino ad oggi (altre, Lucca, Arezzo, Assisi, sono troppo piccole per il nome di città). Rischia la rovina, vedi ingressi hi-tech sistemati nel duomo. Come in tutta la Toscana (meno Firenze e Prato, popolate da cinesi) brulicante di donne che ti viene voglia di.
Siviglia 8 – - La città del sole, e, letteralmente, dei sogni. Cangiante e meravigliosa. “Sevilla tan sonriente, yo me lleno de alegria cuando hablo con su gente, sevilla enamora el cielo, para vestirlo de azul, hasta el sol duerme en triana, y la luna en santa cruz…” Read the rest of this entry »
Qualche settimana fa la stampa spagnola ha dato notizia della rivolta di cattolici – non solo comunità di base, ma anche teologi ed ecclesiastici – alle direttive della gerarchia, soprattutto in materia di libertà di pensiero e di aborto.
In questo mio primo scritto sull’argomento mi limiterò a tradurre/riassumere un articolo de El País del 14 aprile, che dà ampia informazione su tali vicende, riservando una personale riflessione a una seconda puntata.
Come si sa, in questi anni la Conferencia Episcopal ha lanciato crociate contro tutte le leggi laiche del governo socialista: contro il matrimonio gay e il riconoscimento delle coppie di fatto, poi contro la Ley de educación para la ciudadanía, ora si scaglia contro la nuova legge sull’interruzione della gravidanza molto simile alla 194 che c’è in Italia dal 1978 (ricordo che, dal momento in cui è entrata in vigore, per ragioni che non posso spiegare qui, si è ridotto moltissimo il numero delle interruzioni di gravidanza nel nostro paese). Queste sono comunque reazioni che conosciamo bene, in Italia e in Spagna: “Questa qui la conosco, purtroppo”, canta Don Giovanni nell’opera di Mozart. Ma il fatto straordinario è costituito dalla grandiosa e alata contestazione che si è levata contro le gerarchie da parte di settori significativi della stessa Chiesa.
Sono stati pubblicati due manifesti: quello uscito per primo si intitola A proposito dell’aborto; il secondo Di fronte alla crisi della Chiesa. Read the rest of this entry »
There was an apple tree in the yard –
this would have been
forty years ago — behind,
only meadows. Drifts
of crocus in the damp grass.
I stood at that window:
late April. Spring
flowers in the neighbor’s yard.
How many times, really, did the tree
flower on my birthday,
the exact day, not
before, not after? Substitution
of the immutable
for the shifting, the evolving.
Substitution of the image
for relentless earth. What
do I know of this place,
the role of the tree for decades
taken by a bonsai, voices
rising from the tennis courts –
Fields. Smell of the tall grass, new cut.
As one expects of a lyric poet.
We look at the world once, in childhood.
The rest is memory.
La trilogia sulla follia in partenza doveva essere una “bilogia”. In effetti ho cominciato a scrivere Maledizione del Sommo Poeta e Il Geometra Sbagliato praticamente in contemporanea, tra il 2002 e il 2003. La continuità stilistica e tematica fra questi due testi è piuttosto evidente, così come sono evidenti i miei referenti letterari, che vanno da Celati al primo Nori, passando magari per il Berto del Male oscuro. In entrambi i racconti è proprio la componente stilistica a evidenziare fin da subito (o quasi) la devianza patologica che affligge la psiche dei protagonisti. Tale aspetto non è altrettanto nitido per larga parte del Principe di Persia, che inizia come un semplice racconto d’avventura e che nelle mie intenzioni di partenza come tale doveva svilupparsi. Ma spesso accade che alle intenzioni poi non corrispondono gli esiti, e il racconto d’avventura è diventato la storia di una memoria guasta che, faticosamente, cerca una sua ricomposizione. E così come è differente il tema portante e la struttura, il Principe di Persia si distingue dagli altri due libri della trilogia anche stilisticamente. Potrei parlare di una maggiore precisione descrittiva, forse di una maggiore chiarezza e di una maggiore luce. Una luce bianca, non so se realmente solare o “ospedaliera”, che avvolge il protagonista alla fine della sua vicenda.
In occasione dei 15 anni dalla tragica scomparsa di don Giuseppe «Peppe» Diana, il parroco della chiesa di San Nicola a Casal di Principe assassinato per essersi ribellato alla camorra, la casa editrice Round Robin ha dato alle stampe il volume a fumetti «Don Peppe Diana – Per amore del mio popolo». Realizzato in collaborazione con l’associazione «daSud», è il primo libro della collana «Libeccio», nata con l’intento di far conoscere soprattutto nelle scuole, attraverso la narrazione per immagini, le vicende di personaggi simbolo della lotta alle mafie.
Scritto e sceneggiato da Raffaele Lupoli e Francesco Matteuzzi, con i disegni di Riccardo Innocenti, Luca Ferrara, Luca Cicchitti, Giovanni Ballati, Mauro Balloni e Anna Ciammitti, il romanzo grafico racconta chi era don Diana, offrendo un contributo importante al ricordo di un uomo coraggioso che la camorra cercò di screditare con ogni mezzo e che oggi più che mai invece ritorna come esempio di resistenza civile e morale. Oggi l’attenzione dell’opinione pubblica è ritornata su don Diana grazie al successo di «Gomorra», con le pagine che Roberto Saviano dedica al parroco di San Nicola, ma anche grazie alle iniziative del coordinamento «Libera» don Luigi Ciotti e del comitato «Don Peppe Diana». Il fumetto di Lupoli e Matteuzzi accende però un ulteriore riflettore sulla vicenda dell’uomo Giuseppe Diana, ricordando anche le sue passioni più quotidiane, come lo scoutismo e l’attaccamento alla squadra del cuore, il Napoli. Read the rest of this entry »
Io, gli ultimi tempi, i libri troppo conosciuti, preferisco di no.
Allora mi fa piacere quando sfogliando i cataloghi delle case editrici piccine scopro dei libri che non li conosce quasi nessuno, mi vien curiosità di conoscerli a me. Tipo questo, che l’ha pubblicato una casa editrice che si chiama Round Robin, c’ha anche un blog, se vi interessa.
Questo è un libro che bisogna stare attenti a come se ne parla, sennò si rischia che poi uno lo legge e sa già delle cose che invece è meglio che non le sappia, se si vuol godere la lettura per benino.
Perché in questo libro c’è un crescendo secondo me molto efficace, e sarebbe un peccato se ve lo rovinassi, questo bel crescendo che ti prende alla sprovvista e finisce che ti porta dove non te lo aspetti.
Allora abbiate pazienza se sarò un po’ ermetica e non si capirà niente (intendo: meno del solito).
Alla fine di questo libro, c’è un’eclissi solare, c’è un silenzio che fa spavento tutto intorno, c’è un po’ di buio, in generale. Read the rest of this entry »
Sfruttando con abilità la crono scalata della sera, ripresa dalle telecamere RAI iiiihiihiihiiiiiiiIIIIIiiihhiIIIII DON PEPPONE DIANA ragggggggiunge in vetta il geometra, leader della corsa dall’inizio. Questo giro si aggiudicherà all’ultima curva dell’ultima tappa, grazie all’ultimo colpo di reni, al fotofinish della giornata di sconti torinesi. Domani, alla Fiera del Libro di Torino, Calvisi o Don Peppe, pirati e ammiragli, caporali o signori, nobili principi e alteri villani seguono col fiato sospeso l’altalenarsi alterno delle mutevoli emozioni dell’univero roundrobiano, certi che il futuro ci regalarà gioie e vittorie di quella che, ormai è già certo, è la casa editrice del futuro.
Nella crono-scalata della domenica, tra l’esuberante esordio del Poeta e la presentazione ufficiale di Don Peppe, i pirati della Round Robin hanno conosciuto inaspettatamente il mitico Björn Larsson, dalla cui Vera storia del pirata Long John Silver prende il nome il nostro sparuto gruppo di audaci navigatori…
Per quanto riguarda le note dalla tappa conduce ancora saldamente il geometra, e il nostro capitano fuggitivo, il doppio Calvisi difende autorevolmente la maglia rosa di questa prestigiosa corsa a tappe…
Ma oggi è la giornata del pirata long john silver e di Larsson, nostro antico mito fondatore, con le cui parole chiudiamo questo storico piccolo post:
Cercate di far aderire quanti più possibile alla nostra causa e state all’erta per trovarvi pronti. Ciascuno di voi dovrà giurare sul round robin. Il round robin non è altro che una misura precauzionale. Da un lato, tutti quelli che vogliono essere dei nostri dovranno firmare la dichiarazione, così che non potranno tirarsi indietro quando si comincerà a sentire odore di bruciato. Dall’altro, quello stesso foglio ci condurrà dritti alla forca, se finisce nelle mani sbagliate. Ma, dato che sono sempre quelli che hanno firmato per primi ad essere considerati gli istigatori, sul round robin le firme formano un anello, in modo che non si può sapere chi ha iniziato.
La corsa entra nel vivo. Nel tappone dolomitico del sabato i grandi attesi, finora rimasti guardingamente a ruota, escono allo scoperto per tentare la stoccata decisiva alla maglia di leader della Fiera del Libro di Torino. Si segnala il primato per la corsa a squadre della compagine dei Calvisi, che avvantaggiati dal doppio titolo e dall’imminente presentazione del Poeta conducono questa particolare classifica. Per la maglia rosa notevoli le fughe di Chiuso per turno e Interno con Rivoluzione che dettano il passo sul primo gran premio della montagna per venire successivamente raggiunti in discesa proprio dal Geometra. Sulla seconda vetta di giornata notevolissimo lo scatto di Cronache da Siviglia, l’autorevole maglia gialla della fiera di Roma esce finalmente allo scoperto e appaia in testa i fuggitivi. La corsa entra nel vivo. Favorito per la vittoria finale a questo punto non può che essere il Geometra, ma i bookmaker non si sbilanciano, e il pubblico si aspetta ancora numerose sorprese in questa corsa prestigiosa e avvincente, pur nella sua per certi versi deludente affluenza di pubblico rispetto alle attese della vigilia.
Sardini appaia in vetta Vignozzi, per ora i due outsider guidano la classifica del Giro contentendosi paginata su paginata la maglia di leader. I favoriti della corsa attendono sornioni. Intanto a Torino piove. Piove, piove. Nel nostro “hotel” - e lo chiamano hotel… – questa mattina i nostri vicini si sono trovati nel loro vano del bagno, bagno comune ma fortunatamente non nostro, una cagata di gatto dentro alla vasca. “Lo scriveranno su internet”, si lamentava tra sé e sé la proprietaria, aggiungendo, “peccato, se l’avessi vista prima l’avrei tolta…”.
L’hotel è il NàNò Nà di Via NOMEDIUNPAPA V. (signora, su internet ce l’ho scritto io, ma finché il gatto non caga nel bagno nostro sorvolerò mi limiterò a dei vaghi indizi, altrimenti invece… ).
Per ora dalla strada è tutto, al comando la strana coppia Vignozzi-Sardini, arriverà la fuga al traguardo?! I bookmaker al momento sono cauti.
NOTE: il Ciccio, figlio della proprietaria dell’hotel, è mitico.
Evvabbene, per qualche giorno, mi sa, gli aggiornamenti del blog procederanno a singhiozzo… ci dispiace, proprio moltissimo, ma abbiamo una buona giustificazione, dai…
Infatti:
Da Giovedì 14 a Lunedì 18 maggio 2009,
La Round Robin Editrice sarà alla Stand L-178 padiglione 2
Per la prima volta nella sua storia, la piccola casa editrice romana approda nel tempio dell’editoria!
Accorrete numerosi all’evento, e un giorno potrete dire con orgoglio ai vostri nipoti… “io c’ero!”.
Nell’ambito della Fiera, domenica 17 maggio, presso lo stand M142 padiglione 2 si terranno le presentazioni di
Dopo il grande successo dell’iniziativa alla Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma, la Round Robin Editrice, alla sua prima presenza alla Fiera internazionaledellibrodiTorino, rilancia presso il suo stand (Stand L-178 padiglione 2) la raccolta di libri da destinare alle biblioteche delle carceri. Un libro ti fa evadere. Grazie a questa iniziativa qualunque libro portato nei giorni della fiera allo stand della Round Robin (o successivamente inviato presso la sede della casa editrice: Via Malaga 14, 00144, Roma, RM) verrà spedito in omaggio dalla casa editrice stessa alle biblioteche degli istituti penitenziari. Inoltre, chiunque intenda in questa maniera donare un libro ai detenuti avrà diritto presso la fiera a uno sconto del 50% su uno dei nostri titoli.
Cortometraggio di Antony Redfield. Scritto da Antony Redfield, liberamente (molto liberamente) tratto da Cronache da Siviglia di Federico di Vita (Round Robin editrice, 2008). Con Federico di Vita. Regia Antony Redfield. Produzione Q.
INTERVISTA ALL’ATTORE OCCASIONALE
Allora Federico, ti sei dunque prestato a questa interpretazione, breve, inusuale, tratta dalle tue pagine. Non ti sembra lontano però il registro stilistico ed emotivo scelto dal noto artista visivo londinese Antony Redfield rispetto a quello del tuo libro?
Guarda, hai senz’altro ragione, il tono di Antony è lontano da quello delle pagine. Ma una proposta così non si può rifiutare. E poi mi sembravano interessanti queste note malinconiche, quasi disperate, e queste sensazioni di abbandono e trasfigurazione di luoghi e sentimenti proposte dal regista. Read the rest of this entry »
Dopo lo straordinario successo della parte della tesi di Wu-Ming-F dedicata a Interno con rivoluzione di Maria Laura Bufano, abbiamo chiesto allo stesso autore la possibilità di pubblicare anche la sezione in cui tratta di Mille anni che sto qui, di Mariolina Venezia.
Dalla tesi Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi con la quale Wu Ming-F si è laureato in Scienze del testo, presso la facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università La Sapienza di Roma. Relatore della tesi il professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea Aldo Mastropasqua, correlatore il prof. Rocco Paternostro (Critica letteraria). Si avvertono i lettori che data l’estesa trattazione tesistica (comprendente anche un corposo riassunto del romanzo), si consiglia la conoscenza del testo. Si sconsiglia altresì la lettura a chi avesse intenzione di leggere il romanzo di Mariolina Venezia e non l’avesse ancora fatto: vengono anticipati completamente trama e motivi.
Certe cose a me vengono spontanee e non so dire se siano la causa o l’effetto dei granchi che mi stanno rosicchiando (ma allegramente, lo giuro!) la base cranica. Ma tant’è, vi voglio ammannire un prezioso e utile suggerimento per misurare l’entità e/o originare un sano impazzimento. Si tratta di ripetere a voce alta (o anche solo pensare, ma è meno incisivo) la medesima frase o il medesimo concetto. La cosa migliore sarebbe che quando ti viene in mente una frase o un concetto degni di nota (ma anche no, come dite voi gggiovani) cominci a ripetere quella frase o quel concetto, li ripeti, cominci a ripetere il concetto, lo ripeti a voce alta, te lo fissi nel pensiero ma anche lo ripeti, ripeti il concetto e la frase che ti è venuta in mente, magari cambiando un po’ l’ordine delle parole, ma ripeti concetto e frase, a voce alta, sostanzialmente con le stesse parole, per almeno cinque minuti, non importa l’inflessione, importante è che ripeti la frase e il concetto, e adesso non so se vi serve un esempio, ve lo potrei anche fare, deve solo venirmi in mente un esempio che sia calzante, un esempio da farvi per esprimere questa tecnica rivoluzionaria che serve a stimolare il cervello alla base dell’impazzimento, e quindi ora non so se sia il caso di farvelo, questo esempio, anche perché ci vorrebbe una frase degna di essere ripetuta, una frase pregna e degna, una frase che serva come esempio e, insomma, ci vorrebbe una frase (o un concetto).
Avevo consigliato questo vecchio film di Fellini ad un amico. Perché c’era la scena del tram. La scena, mi ricordavo, in cui Fellini ragazzo con il tram andava a Cinecittà. E parlavo di questa scena, gliene parlavo l’altra sera, come di una scena, come di una lezione di cinema, dove il cinema, proprio lo schermo, è il vetro del tram. La lezione di cinema avviene guardando attraverso questo vetro, la finestra del tram (lo so, lo so… avete capito). Mi ricordavo di una scena in particolare, in cui dal tram Fellini giovane (Sergio Rubini) vedeva una cascata così vicina e vaporosa da bagnare le stesse finestre del veicolo, o forse bagnare addirittura i viaggiatori. Poi mi è venuto il dubbio di avere esagerato a parlare al mio amico di questo film e di questa scena in questo modo, di avergli anzi finanche consigliato il film quasi rimproverandolo per non averlo inserito in un libro che ha scritto, proprio sui tram a Roma. Libro nel quale cita come esempio – per lui la particolarità del tram è che possiede questa peculiare capacità narrativa, questa dote di connettere persone e luoghi, di attraversare storie – e cita, come esempio, dicevo, un film con una certa scena di Aldo Fabrizi, sempre a Roma. Ma come – gli dicevo – ma c’hai messo quello e nemmeno una parola su Intervista?! Read the rest of this entry »