Oggi ho dato una bella svolta alla mia vita: sono andato a tagliare i capelli e ho portato a lavare la macchina.
E’ stato importante, sarebbe stato davvero un delitto se fosse rimasto, come ultimo ricordo (e di questi tempi non si sa mai, con tutti quei romeni che impazzano per le strade), l’immagine del mio volto incorniciato da quella zazzera inconcludente ed erratica.
I miei capelli sono tornati, come direbbero, anzi come in effetti dicono quei due simpatici individui che parrebbero essere i miei genitori, ad avere un aspetto civile, che indica evidentemente un grado di anonimia dell’aspetto esteriore compatibile con i parametri estetici della brava gente di questo paese meraviglioso.
Ora che la mia testa non è più infestata di vorticosi boccoli dal discutibile impatto ambientale, i miei capelli si piazzano sul podio nella speciale classifica delle parti del corpo che creano un minore senso di imbarazzo nei confronti del mondo esterno.
Ma andiamo con ordine.
Una considerazione preliminare che ritengo non si debba eludere al fine di fornire un’idea appropriata dell’aspetto fisico del sottoscritto: il mio corpo presenta uno squilibrio grottesco.
Le mie braccia hanno un diametro ridicolo, imbarazzante, che può essere racchiuso senza eccessive difficoltà tra l’indice ed il pollice della mano di un individuo qualsiasi; le mie cosce invece sono enormi, massicce, spropositate, elefantiache, al pari di questo culo che farebbe la fortuna di molte ballerine brasiliane.
Ne consegue una fisionomia buffa, decisamente poco aggraziata, pennellata ineffabilmente dal soprannome che un amico crudele ha trovato in un momento di ispirazione malvagia: il fauno.
Già, il fauno. Animale di mitologica bruttezza, parto della mente malata di qualche epico fanfarone.
Il mio aspetto faunesco consiste dunque nell’enorme ponderosità di ciò che è al di sotto del mio baricentro, e nell’anacronistica ristrettezza di quello che è sopra.
In effetti, per essere completamente onesti, non è soltanto questo: il mio piede è scandalosamente piatto e liscio, come uno zoccolo, quasi, e le mie gambe sono storte, ma parecchio; curvano vertiginosamente verso l’interno, sembrano montate al contrario.
Come quelle di un fauno, verrebbe ormai facile dire.
Non sarebbe corretto tralasciare, inoltre, il contrasto tra la paffuta rotondità del mio volto, il nasone enorme, le orecchie solenni come quelle di una coppa prestigiosa, ed il taglio affilato e conciso dei miei occhi, eternamente socchiusi. In due parole la mia faccia sembra, ed in effetti raramente questa apparenza inganna, gonfia ed assonnata.
Non sorprende allora che anche dei capelli tutto sommato modesti come quelli che porto in testa, e che se non altro devo ringraziare per il fatto di rimanere, per ora, saldi al loro posto, siano in grado di salire sui gradini più alti di questo campionato dei poveri delle parti del mio corpo.
Mettiamoli al terzo posto, senza voler esagerare.
Basta poi un attimo rapido e sconfortate per rendermi conto che in realtà non esiste nessuna seconda posizione, ed un altrettanto rapido momento di soddisfazione per scartare la busta che nomina il campione, il premio poco ambito di padrone elegante ed incontrastato di questo disastroso organismo.
Il cazzo.
Il mio cazzo vince per distacco e semina lungo il percorso, irridente, i suoi improbabili avversari.
Non è squallido machismo da ragazzino in età puberale, o, peggio, cameratismo da frustrato, o una patetica rivendicazione di misogino incallito.
Non sto parlando nemmeno, in verità, di qualche sua trionfante virile apparenza; sto parlando della sua onestà. Il mio cazzo è onesto.
E’ buono. Non è bello, perché non potrebbe esserlo, non fa parte della sua natura, ma è onesto.
Non è un pisello che si distingua particolarmente per le sue dimensioni, né in un senso né in un altro; certo non si becca più lo scherno e i risolini che gli ha riservato il triste periodo delle scuole medie, quando si trovava ad affrontare l’evidenza del ritardo dello sviluppo rispetto ai suoi colleghi di pari età.
E’ onesto. Funziona, e svolge con abnegazione i compiti che gli spettano. Pende leggermente verso destra, ma non ne fa un dramma e non si appella a patetici vittimismi, come fanno gli ingrati compagni con i quali si trova a spartire questa terra arida.
Spontaneo e simpatico, me lo immagino erigersi stupito per venire a ritirare la statuetta che attesta il suo trionfo, e lanciarsi in generosi ed elaborati ringraziamenti.
Questo ho pensato, oggi che ho dato una svolta alla mia vita, andando a tagliare i capelli e portando a lavare la macchina.
Della macchina sarà il caso di parlare un’altra volta.
Tommaso Rodano

ehhh… la grrrande onestà intellettuale del Rodano (e del suo cazzo)…
Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace… http://i405.photobucket.com/albums/pp131/Lucianabrasil2008/250pxwilliamadolphebougxw9.jpg?t=1240242799
grazie Ugo, l’immagine vale più di mille parole.
Caro Tommaso, è solo pratica. Sono un po’ di anni che mi esercito sul tema…