Non è facile trovare un libro ambientato nel sessantotto con una struttura narrativa forte ed un intento letterario né banale né presuntuoso. Penso alla letteratura della militanza, ai romanzi che nascono tali ma spesso deviano assumendo la forma boriosa di saggi dal contenuto trito e ritrito.
In Interno con rivoluzione, Maria Laura Bufano ha un obiettivo: narrare la storia di Lidia e quella di Paolo. Tutto il resto è un contorno, certamente necessario a contestualizzare il romanzo, ma mai invadente. Per una volta, insomma, gli anni della rivoluzione non rubano la scena ai veri protagonisti, cioè a chi il cambiamento l’ha voluto, l’ha perseguito e, nel suo piccolo, l’ha anche ottenuto. Lidia e Paolo. Lei fiera e battagliera, figlia di una borghesia che ama vivere al di sopra delle proprie possibilità, si ribella ai genitori e dalla Puglia se ne va in un’innominata città del nord Italia ad insegnare in un liceo. Qui incontra Paolo, taciturno e remissivo, succube ancora inconsapevole dell’asfissiante amore della madre e della sorella. Durante una riunione del PCI, i due giovani s’incontrano e perdono la testa l’una per l’altro. Nasce un amore forsennato, fatto di lunghe pause e d’istanti intensissimi, coronato dalla nascita dei figli, destinato ad esaurirsi in una manciata d’anni.
La copertina ed il titolo di Interno con rivoluzione vanno a braccetto: il rosso-rivolta fa da sfondo ad una foto in bianco e nero degli anni settanta che ritrae dei giovani al termine di un pranzo. I ragazzi sono immortalati di spalle ma i loro volti sono riflessi in uno specchio. La particolarità è che lo specchio rivela anche presenze nascoste, come in un gioco illusionistico. E questa foto, in effetti, un’illusione la racchiude: la stessa di quei ragazzi che avrebbero voluto cambiare il mondo. Così la “rivoluzione” che sta compiendosi fuori si riproduce all’”interno” del microcosmo familiare, innescando i medesimi rapporti di gioco-forza e tante contraddizioni.
Interno con rivoluzione è intriso di autobiografismo, ma attenzione: “protagonista della storia è Paolo, più che Lidia”. Quasi un monito, un’avvertenza o piuttosto una svelata chiave di lettura. Ad ogni modo non si coglie nella narrazione una “disparità di trattamento” tra i due protagonisti. L’attenzione dell’autrice è salda sia nei confronti di Lidia, sia in quelli di Paolo; ed anche il registro linguistico è lineare, calibrato. Vi è una delicatezza nel modo di scrivere della Bufano che difficilmente si coglie in un’opera prima, anche se sarebbe ingiusto definire un’”esordiente” questa signora barese trapiantata in Spagna. Lo stile della Bufano è sorprendentemente maturo: curato ma privo di sterili orpelli, preciso ma non ridondante, piuttosto “asciutto”, semplice.
Interno con rivoluzione sfiora il Premio Calvino nel 2001 ma arriva tra i finalisti. Sette anni più tardi approda sul galeone della Round Robin che ci crede e lo pubblica. C’è da augurarsi che al secondo romanzo di Maria Laura Bufano – anch’esso arrivato tra i finalisti del premio Calvino nel 2003- tocchi la stessa sorte.
fonte loop
