Visto che ci conosciamo già da un po’ e che ci diamo ormai del tu, voglio essere sincero: sto molto faticando a terminare questo post.
Vorrei scrivere di qualcosa di attuale, che faccia riferimento agli argomenti di Chiuso per turno, e che racconti brevi vicende di persone che abbiano avuto il proprio quarto d’ora di celebrità. Il tutto coronato da una citazione.
Ho tutti gli elementi:
1. La morte e la libertà di scelta sono argomenti trattati nel libro e sono di grande attualità.
2. Il personaggio, non ha avuto un quarto d’ora di celebrità e forse mai lo avrà, ma è una persona che ammiro e non mi posso far sfuggire l’occasione di parlarne.
3. Una citazione dal Don Giovanni di Mozart/Da Ponte, funzionale anche per introdurre la lirica, importante elemento di Chiuso per turno.
Quello che mi manca è il collante tra i tre fattori. O meglio nella mia testa il collante c’è. È più un legame poetico, spirituale, che logico. Ecco il perché di questo cappello, devo spiegare l’illogicità di quanto sto per scrivere: questo post è una specie di flusso di coscienza. E forse neanche questo.
Il personaggio è al Meg – da pronunciarsi con la e lunga e aperta. Ha circa un’ottantina d’anni e vive in un paese della bassa Bolognese. Ha una famiglia, una moglie e due figlie, una casa e una pesa pubblica ormai in disuso.
Vicino a quella pesa pubblica ormai in disuso c’è un campo da bocce anch’esso in disuso. Una volta la pesa era un vero e proprio centro di aggregazione, dove si giocava o si facevano delle chiacchiere al ritorno dal lavoro nei campi o nelle fabbriche. In questo piccolo orto abbandonato dai più, sono oggi cresciuti dei frutti bizzarri: dei Bacalà. Un Bacalà è un aquilone, o comunque un oggetto che sfrutta la forza del vento per muoversi. Nell’orto dal Meg si agitano stravaganti anemometri ottenuti riciclando vari materiali: fili di ferro, rami, bottiglie di plastica, lamiere, cuscinetti, vecchi giocattoli scoloriti…
Al centro di questo improduttivo parco eolico, oltre al Meg in persona, un mezzo busto del Meg in legno, con tanto di barba e capelli colorati di nero.
E lui è libero come i suoi aquiloni, in mezzo a quelle piccole poesie semoventi accarezzate dalle brezze della bassa.
E mentre il paese, per poca fantasia, ne parla come di un originale, di uno con la testa fra le nuvole, lui l’adorna con le sue poesie che non scrive, ma fa, assemblando rifiuti, giocando col vento.
E mentre il prete lo critica perché non va a messa per giocare con gli aquiloni, lui intrattiene Dio con le danze dei suoi umili congegni.
E mi chiedo: ma uno potrà vivere (o morire) come (e quando) cazzo gli pare?
Notte e giorno faticar
per chi nulla sa gradir;
piova e vento sopportar;
mangiar male e mal dormir!
Voglio fare il gentiluomo,
e non voglio più servir.
Oh, che caro gentiluomo!
Vuol star dentro con la bella,
ed io a far la sentinella!…
Voglio fare il gentiluomo,
e non voglio piú servir…
(Don Giovanni, Lorenzo da Ponte)
Massimo Zanettini
