Successo di pubblico per l’iniziativa che si è svolta sabato 21 novembre
Circa 300 giovani, con tante domande e interventi, all’incontro sulla legalità. Aperta fino al 30 novembre la mostra di disegni
Importante successo di pubblico per l’iniziativa “Fumetti antimafie.Tre eroi del nostro tempo: Giovanni Falcone, Peppino Impastato e Don Peppe Diana” che si è svolta a Poggibonsi sabato 21 novembre. Read the rest of this entry »
È nato un fantastico animale, nel dettaglio si tratta di una bestia con corpo di leone e testa di leone, ma non necessariamente dello stesso leone… E il mitico cucciolone che si aggira novello tra le maglie della rete si chiama il Grande Roe! Read the rest of this entry »
considerevole di racconti giunti tra ieri e oggi) ben sapete, corrono rapide le lancette delle ultime ore dell’Ultimo Roundnovembrino, se siete dei nostri, affrettatevi!
Ci sono occasioni in cui non può proprio farsi a meno di scrivere una bella lettera. La mia pigrizia queste occasioni le filtra per benino. Direi anzi che ne fa scempio. Per talune, però, nulla può. Nella mia vita Trenitalia me ne ha fornite più d’una… questa che segue è la prima, cioè quella che ha innescato un vero e proprio epistolario tra me e vari funzionari degli ex pubblici trasporti. Seguiranno altri episodi.
Ci tengo a precisare che nulla di quanto segue è inventato. Tutto corrisponde a sacrosanta verità. Coautori di quanto è narrato sono gli stessi protagonisti citati. Non sono per nulla simpatico, io, sono loro ad esserlo! Read the rest of this entry »
Qualche tempo fa abbiamo proposto un sondaggio: chiedevamo ai nostri lettori di indicare quali fossero i libri importanti scritti in Italia negli ultimi 34 anni, vale a dire dal giorno della morte di Pier Paolo Pasolini.
È nostra intenzione portare avanti ancora un po’ quest’indagine, che ha raccolto diversi pareri e che speriamo serve a delineare almeno parzialmente un panorama difficile da inquadrare, essendo noi ancora nel vivo della scena. I libri che sinora sono stati indicati sono questi: Read the rest of this entry »
I walk the front lawn, pretending
to be weeding. You ought to know
I’m never weeding, on my knees, pulling
clumps of clover from the flower beds: in fact
I’m looking for courage, for some evidence
my life will change, though
it takes forever, checking
each clump for the symbolic
leaf, and soon the summer is ending, already
the leaves turning, always the sick trees
going first, the dying turning
brilliant yellow, while a few dark birds perform
their curfew of music. You want to see my hands? Read the rest of this entry »
Una estate per Barabànov non c’era stato mare, o quasi. Giusto un paio di volte c’era stato mare, che era già agosto, mare, e aveva stabilito che quell’agosto senza mare o quasi, quell’estate senza mare o quasi, doveva essere un deciso spartiacque della sua vita. Spartiacque vuol dire una roba in mezzo che poi c’è un di qua e un di là, poteva essere tipo che decideva di non fare più mare d’ora in poi, e allora c’era un prima con mare anche se poco e c’era un dopo senza mare, niente niente. Read the rest of this entry »
i vostri interventi mi hanno procurato un quarto d’ora di sano divertimento. Mi presento. Sono uno stagionato ragazzo che da una decina d’anni scrive di critica letteraria e di altri argomenti cosiddetti culturali. L’ottanta per cento di questi interventi è uscito per noti giornali e riviste di regime, tra i quali il manifesto, Linea d’ombra, Pulp, Liberazione. Gratis. (“Gratis” non è una nuova testata giornalistica, è l’ammontare dei compensi ricavati dall’ottanta per cento della mia attività critica in dieci anni di lavoro). Read the rest of this entry »
Il Principe di Persia, di Angelo Calvisi (Round Robin, pp 109), è un breve romanzo costruito sulla falsariga di Prince of Persia, il celebre videogioco ideato da Jordan Mechner all’inizio degli anni ‘90, cui il testo si riferisce apertamente sin dal titolo. Si parte infatti da un’Intro con “la storia della mia avventura d’esordio, quella del vecchio floppy”, per poi passare attraverso i livelli e le vite – tipiche di ogni videogioco d’avventura – e arrivare fino all’Outro e ai Credits, gli immancabili titoli di coda. Read the rest of this entry »
Per vie traverse – come sempre sono quelle del web – qualche settimana fa mi sono trovato a leggere questo articolo, nell’edizione online de Il Foglio (quotidiano sui generis quant’altri mai, che comincio a pensare di aver forse sottovalutato negli anni [1]). La mia prima reazione è stata un’espressione di instupidita letizia, seguita da un fervente desiderio di divulgare la buona novella. Perché? Read the rest of this entry »
The great thing is
not having a
mind. Feelings:
oh, I have those; they
govern me. I have a
lord in heaven
called the sun, and open
for him, showing him
the fire of my own heart, fire
like his presence.
What could such glory be
if not a heart? Oh my brothers and sisters,
were you like me once, long ago,
before you were human? Did you
permit yourselves
to open once, who would never
open again? Because in truth
I am speaking now
the way you do. I speak
because I am shattered. Read the rest of this entry »
Come tutti i ragazzi anche io ho sviluppato una malsana passione per i videogiochi che, purtroppo, perdura tuttora. Tra i videogames che hanno segnato la mia infanzia ricordo con piacere Prince of Persia. Perciò quando ho letto il titolo di questo libro di Angelo Calvisi e ho visto la sua bellissima copertina non ho potuto fare a meno di leggerlo. Read the rest of this entry »
Una donna mi fa piedino in un bar e non la conosco ancora. Per un attimo sono un bambino piccolo e ci sono Rita ed Emanuela ed Elena che giocano nude su pietre aguzze e cocenti, e la maestra mi chiama alla cattedra e improvvisamente nuda fa vedere solo a me le ferite di guerra, e poi entra il macellaio col grembiule sporco di sangue e da una parte Paola ha gonfie tette che ti entrano negli occhi e dall’altra Rosalba con il cazzo appeso tra le gambe. Poi seni grossi, seni grossi, seni piccoli, seni piccoli, seni grossi senza sapere mai che dire, consumando i contorni di Antonella, come se questi atteggiamenti fossero parole, mentre Chiara scriveva sulle lenzuola quando aveva la febbre: lei è nuda pellicana che s’ingozza il membro in un battibaleno, lo ingoia e non c’è tempo di trattenere uno schizzo perentorio, in faccia e sulla tappezzeria. Ma non è vero e solo ora si fa sul serio. Read the rest of this entry »
A che cosa somiglia di più, mi chiedo, questo schermo munito di tastiera su cui passo ormai molte ore della mia giornata: al vecchio caro foglio bianco che mi si para davanti quando clicco sull’icona di Word, o a una finestra spalancata sul mondo? A ben vedere, questo attrezzo chiamato personal computer, se non lo si mette in rete ha ben poche differenze rispetto a una normale macchina da scrivere.
Si tratta in pratica di uno strumento “privato”, “personale” per l’appunto, che improvvisamente può diventare di dominio pubblico, con tutte le complicazioni del caso. Read the rest of this entry »
Tra le guerre fondamentaliste emerse nell’ultima decade non c’è solo quella cultural-religiosa; altre forze minacciose si disponevano in campo sul finire di quegli anni ‘90. Sinistramente somigliante alla parabola berlusconiana, il ritorno di Jobs nel reame di Cupertino segnava infatti la spettacolare trasformazione di una crisi profonda nella genesi di un impero, lasciando in eredità a noi, gente di fine decennio, la perniciosa mole di suoi discepoli: i fondamentalisti Mac. Read the rest of this entry »
“…The use of condoms offers substantial protection, but does not guarantee total protection and that while there is no evidence that deep kissing has resulted in transfer of the virus, no one can say that such transmission would be absolutely impossible.” — The Surgeon General, 1987
I know you won’t mind if I ask you to put this on.
It’s for your protection as well as mine–Wait.
Wait. Here, before we rush into anything Read the rest of this entry »
I libri pubblicati da Round Robin, neonata casa editrice romana, sono belli da vedere e da toccare. Vediamo un po’ come se la cavano con i contenuti.
Mi sono trovato a leggere Chiuso per turno di Massimo Zanettini, giovane consulente informatico parmigiano che qui si cimenta con il suo primo romanzo. Read the rest of this entry »
Il Principe di Persia, personaggio creato da Jordan Mechner, è il celebre protagonista di una serie di videogiochi, e alle situazioni narrate nei vari titoli della collana si è ovviamente attinto a piene mani. Per la struttura circolare del racconto si citi almeno Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, il western di Sydney Pollack con Robert Redford. I “serti di vittoria” (alla fine dell’intro) sono una citazione tratta dal monologo iniziale del Riccardo III di Shakespeare. La locuzione “lugubre idiota” (che nel capitolo i. è declinata al plurale) è contenuta in una pagina di Dostoijesvski che non ho più trovato. Read the rest of this entry »
Si fa sempre più pressante, dal punto di vista di una piccola casa editrice come la nostra, un discorso integrato – organico – sull’eventuale necessità di proporre i nostri testi anche in forma digitale. Read the rest of this entry »
Propongo due ordini di dati che ci vengono dalla realtà circostante e che dovrebbero sempre essere sotto gli occhi di autori, aspiranti autori, ed editori, soprattutto se piccoli:
1- La scolarizzazione di massa ha cambiato il volto della produzione “letteraria”: le proposte di pubblicazione si sono moltiplicate per mille, le case editrici sono sommerse dai manoscritti, gli editori-tipografi che molte volte promettono agli aspiranti autori carriere luminose sono almeno in parte una delle conseguenze di questo stato di cose. Read the rest of this entry »
Dopo le mirabolanti vicende di Steven vi proponiamo la nuova sfida, il cui tema sarà ancor più ermetico (quello del mese scorso lo era solo apparentemente: le vicissitudini biografiche di Bradbury in realtà offrivano di per sé notevoli spunti narrativi, così come non indifferenti erano quelli comici suggeriti dal video della Gialappa’s), affideremo infatti per questo mese l’enigma solo ed esclusivamente ad una foto. L’Ultimo Round di novembre, amici miei, è tutto qui: Read the rest of this entry »
L’e-mail. La posta elettronica. Il veicolo di comunicazione più diffuso su questa terra. L’invenzione rivoluzionaria che permette di condividere informazioni in tempo reale fra emisferi opposti. L’e-mail, indispensabile oggi a tutti noi: se crollasse G-mail il mondo imploderebbe. Lavoriamo e viviamo con l’e-mail. Grazie al cielo c’è la posta elettronica che ha permesso a questo articolo di farsi Oxford-Roma all’una del mattino nello spazio di un minuto. Read the rest of this entry »
Ecco il racconto vincitore del concorso Ultimo Round del mese di ottobre 2009:
“Ora potete chiudere la Bibbia e riflettere”, proclamò il reverendo Thompson.
I ragazzi obbedirono silenziosi.
Dopo un profondo sospiro, il reverendo riprese: “Vediamo di capire cosa ci insegna questo brano dell’Apocalisse. Chi vuole dirmelo?”.
Nessuno si mosse. I ragazzi, seduti ai vecchi banchi della canonica, parevano poco attratti dall’argomento; la maggior parte di loro prestava attenzione al vociare che proveniva da oltre i vetri. Nella splendida domenica mattina di maggio la luce del sole scintillava sull’erba verde del parco di Camden, dietro la Chiesa Presbiteriana, Read the rest of this entry »
Visto l’imbarazzante successo di pubblico di ieri sera abbiamo deciso su due piedi di replicare e oggi pomeriggio alle 18:27 tra bicchieri di vino e tranci di pizza (forse) parleremo nuovamente di follia e letteratura col fuggiasco Angelo Calvisi – che domani se ne torna in quel di Genova – altre occasioni amici non ce ne saranno davvero!
A proposito delle scuole di scrittura… Dice Davide Martirani in un commento all’ultimo racconto vincente del concorso indetto dalla R.R.: “… quello che mi preme individuare è una generale difficoltà a costruire una storia coerente, dei personaggi verosimili e capaci di appassionare il lettore, etc. [...] L’insistere sulla storia, quindi, è un invito a impadronirsi innanzitutto dei ferri del mestiere, degli strumenti base, per poi eventualmente scardinarli, piegarli, modificarli, etc”.
Queste cose una scuola di scrittura o l’insegnamento della scrittura a scuola (che sarebbe possibile se tanti insegnanti si fossero per tempo esercitati a scrivere: le vite sono incatenate!) dovrebbe proporle. Read the rest of this entry »
Roma, 21 ott 2009 - Angelo Calvisi è il protagonista e anche l’autore di una storia a tratti surreale ma anche molto vera, che rispecchia il malessere dell’uomo contemporaneo, la sua difficoltà ad affermarsi, ad essere qualcuno, a lasciare un segno nella vita. Read the rest of this entry »
È da poco possibile seguire le nostre mirabolanti avventure tramite due novissimi ritrovati della telematica tecnologia post-cartesiana. Trattasi dello stupefacente gingillo chiamato NetworkedBlogs in dove sulla futuristica piattaforma faccialibresca poterete, nevvero, abbonarvi al nostro blogghettino come se nulla fosse tramite leggera pressione dell’indice o altro dito della mano, sovente destra, sul topo caudato (o meno) che governa del computatore le freccette (ubichiamo inoltre il link a tale arzigogolato lustrino permanentemente in basso a destra, così come in basso a destra scorrendo si può in effetti aver modo di vedere…). Read the rest of this entry »
Scade questa sera alle 24:00 la tornata di racconti sulle lame di Steven… tema (o meglio suggestione) valido/a per l’Ultimo Round di ottobre. Mancano pochi giri della lancetta (corta) e, forse, pochi capitomboli e giravolte in pista…
A dodici ore di distanza gli animi si raffreddano e si è in grado di riflettere in maniera lucida sulla partita.
Sgombriamo subito il campo dal dubbio che questo mio post sia la solita lamentela del romanista piagnone. Diciamo che la Roma ha colpe gravi sulla sconfitta di Milano. Cito le due macroscopiche: primo il non aver saputo concretizzare la schiacciante supremazia di gioco del primo tempo con un secondo gol, secondo l’aver subito gol a Milano su contropiede sul punteggio di 1 a 1 (semmai avrebbe dovuto essere il Milan a scoprirsi al contropiede della Roma). Read the rest of this entry »
La gente normale scrive l’inizio di un romanzo. Io sono un idiota e ne scrivo la fine. Eccola.
Il testimone invisibile ha assistito a tutto, pezzo dopo pezzo, e si è marcato anche la frenesia dei giornalisti, l’esodo di dio, le storie oltre il quadro. Si è fatto un’idea. Forse, per comprendere la vita, oc corre veramente pensare a certi film francesi, che si può azzerare l’audio perché intanto i dialoghi sono superflui, e ciò che importa sono i movimenti del corpo, i gesti, le espressioni del viso. E cosa salta fuori? La sensazione spiacevole che se vedi un giorno li hai visti tutti. O almeno così la pensa il testimone invisibile, Read the rest of this entry »
She is jack-hammering needlepoint through
a hank of satin blanched in a wash of milk light,
the rippling fluorescents, her sculpted hunch
snow-capped by the light above the workbench, the ceiling
veined with shadow play of plumbing
gurgling like hand fed pigeons.
House-shoes drag out her listening and she
thinks of sea foam inching the linoleum’s
edge, dampening the sill between
laundry and garage where his voice
catches like a sweater thread
on a cuticle, unsure of loss
or longing, before he enters her field
of vision to peck her forehead as if she were
parchment, and he tells her it is good
and she thinks comme ci comme ça. Read the rest of this entry »
Ultimo giorni della tornata ottobrina. Ultimo Round. – 3. Il 20 scade eh. Fatevi sotto, siamo alle ultime curve, gli avversari cadranno ancora come pere mature al cospetto dello stralunato di Steven?
Il dibattito che si è aperto sul blog a proposito di scrittura, letteratura, editoria, scuole di scrittura, è interessante e coinvolgente e mi dà l’occasione di dire cose che avevo in mente da molto tempo. Naturalmente la prendo alla larga… ma non so proprio fare diversamente.
Sono convinta che l’arte e la letteratura siano diventate, con la nascita e la crescita della secolarizzazione e della miscredenza, il paradiso dei laici. Evidentemente è difficile per gli esseri umani fare a meno della fede in un’entità metafisica ed eterna. Read the rest of this entry »
Lo scorso settembre è uscito nelle sale italiane (sempre troppo poche) il film-documentario Videocracy, del regista italiano Erik Gandini, che ormai da anni vive in Svezia e studia le evoluzioni o, per meglio dire, le involuzioni socio-culturali del nostro paese. Il film, presentato alla Settimana della Critica e delle Giornate degli Autori della 66ma Mostra del Cinema di Venezia e scartato dalla sezione ufficiale, parla di come l’assetto politico, sociale e culturale italiano sia stato distorto e trasfigurato dalla onnipresente e sempre più imperante televisione. Dove, naturalmente, per televisione s’intende quella berlusconiana. Read the rest of this entry »
trofeo, chi vincerà la guerra di Steven, chi segnerà con la lama della penna il giro veloce nella pista di short track chiamata letteratura? 7 giorni e lo saprete, come sempre su questi schermi, ultimo round
Riportiamo in forma di post parte di una discussione nata in sede di commento a una delle poesie americane scelte, curate e tradotte per il nostro blog da Cecilia Piantanida. L’intervento di Cecilia indaga l’ambito delle sempre più numerose (e viste da lontano verrebbe da dire ottime, escono dalle scuole di scrittura americane autori di un certo interesse ormai di continuo da oltre 30 anni) scuole di scrittura statunitensi. Questo post (in cui sono evidenziate anche tutte le contraddizioni del sistema nord-americano) può essere un valido spunto per riflettere sulla situazione che invece c’è qui da noi, dove le scuole di scrittura sembrano manifestazioni episodiche, mal strutturate e spesso organizzate con l’unico scopo, mal celato, del lucro.
Sticàzzi /sti’kattsi/ o ’sti cazzi [comp. di 'sti, questi, e cazzi, peni] inter. • fam. dial. rom. inim. Esprime schietto disinteresse, naturale e leggera indifferenza, distacco e sim.: Pronto casa Stichizzi? No. — | Ho comprato delle pere! — | Oltre a essere un’esclamazione sticazzi assurge a livello filosofico in quanto capace di dare forma definitiva alla placida noncuranza, tipica e genuina espressione del punto di vista del romano, Read the rest of this entry »
I was born in minutes in a roadside kitchen a skillet
whispering my name. I was born to rainwater and lye;
I was born across the river where I
was borrowed with clothespins, a harrow tooth,
broadsides sewn in my shoes. I returned, though
it please you, through no fault of my own,
pockets filled with coffee grounds and eggshells.
I was born still and superstitious; I bore an unexpected burden.
I gave birth, I gave blessing, I gave rise to suspicion.
I was born abandoned outdoors in the heat-shaped air,
air drifting like spirits and old windows. Read the rest of this entry »
settimane. affrettatevi signori la mitica storia di steven aspetta di essere narrata, non troppi i partecipanti sinora a questa giostra, un po’ più impegnativa, e per questo più ambita, affrettatevi, sfidatevi, il termine di scadenza per inviarci i vostri racconti come sapete è il 20 (ottobre). le regole stanno qui.
Ho combattuto contro guerrieri di tutti i livelli, con punti-ferita maggiori dei miei, ho lasciato sul pavimento i corpi esanimi di un sacco di assassini senza scrupoli e soprattutto ho corso come un keniota degli altopiani, scampando imboscate e tagliole e spunzoni. E alla fine ho vinto. Ho liberato la Daughter e per un istante la mia scimitarra si è incrociata con quella di Jaffar…
“Vivere è stupefacente” è la nuova campagna antidroga, o anche: “andare al cinema è stupefacente”, “la droga distrugge i nostri neuroni”, “non bere prima di guidare”, “non bere prima di andare al cinema”, “non fumare”, “il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”, “il fumo uccide”, “non fumare durante la proiezione di un film di Tornatore” etc.
Avendo trasgredito a questi utili avvertimenti, il vostro precensore non è più sicuro di quello che scrive; all’indomani di una confusa convalescenza riferisce di essere entrato di nuovo in una sala cinematografica. Le poche righe che riportiamo sono frammenti critici sui diversi film visionati (pura follia). Read the rest of this entry »
Da Machiavelli all’Aretino, da Foscolo a Giusti, da Malaparte a Maccari, da Delfini a Flaiano, da Fortini a Pasolini, e via e via, nella nostra letteratura, soprattutto a partire dal Rinascimento, zampetta e graffia tutta una folla di epigrammisti e di poeti satirici che nel Novecento, nei modi di quello che si potrebbe dire microgiornalismo in versi, trovano la loro couche privilegiata. Read the rest of this entry »
провокации è la nuova rubrica del blog della Round Robin. провокации è una rubrica basata sulle singole, estemporanee, irregolari, libere e indipendenti idee di ognuno dei suoi autori. Gli autori di провокации sono Marina Romani (dottoranda in Italian Studies presso l’Università di Berkeley, CA; e North American Editor di musicalcriticism.com), Cecilia Piantanida (dottoranda in Letteratura Comparata presso l’Università di Oxford); Tommaso Tocci (traduttore); Davide Martirani (moralista) e Federico di Vita (curatore di questo blog). провокации non è una rubrica letteraria. провокации è una rubrica di Read the rest of this entry »
–Questa notte è stata una di quelle notti in cui il letto mi ballava, sotto. Mare mosso involontario. Da qualche anno bevo solo – meglio: cerco di bere solo – vodka, perché m’han spiegato che è “bianca”, appunto. Il giorno dopo non c’hai i soliti problemi di stomaco e di testa che dà l’alcol, sei grossomodo normale. Il giorno dopo ti svegli e puoi lavorare, scrivere, leggere. Da qualche giorno leggo e rileggo questa cosa qui: collettivomensa ascolta Moresco. La cosa bella è che io ero lì, ho visto Antonio Moresco seduto per terra, davanti al Teatro della Pergola, e i due del collettivomensa a girargli intorno, a domandargli, a fotografarlo. Leggo: «Oggi sembra che chi è visibile è un essere umano, chi non è visibile non esiste. Come se fosse una non persona, non è così». Ecco: lo status. Read the rest of this entry »
One narcissus among the ordinary beautiful
flowers, one unlike all the others! She pulled,
stooped to pull harder—
when, sprung out of the earth
on his glittering terrible
carriage, he claimed his due.
It is finished. No one heard her.
No one! She had strayed from the herd.
(Remember: go straight to school.
This is important, stop fooling around!
Don’t answer to strangers. Stick
with your playmates. Keep your eyes down.)
This is how easily the pit
opens. This is how one foot sinks into the ground.
Quanno che ‘r padreterno fece er monno
c’aveva i cazzi sua da ‘n’antra parte
e ccó le mano ‘n pasta in artre marte [1]
nun pòrse portà ll’opra fino ‘n fonno
Ce mise ggiusto ‘r tempo de ‘n seconno
distratto da faccenne bben più arte
j’anniede bbene qu’o’o stato dell’arte
e ‘nvece d’appiattillo o lassò ttonno
Defatti su ‘sta tèra bbenedetta
ce fusse ‘n accidente che ffunziona
e ttocca sempre spigne la caretta
Si ‘r caro sempiterno, anima bbona,
c’avrebbe messo impegno un quarche oretta
nun gne saria vienuto a la carlona
Quando ha chiuso gli occhi per sempre sembrava che dormisse. Nella penombra della stanza l’incarnato brillava del suo bell’arancione innaturale, i capelli delicati e sottili erano raccolti nella bandana da pirata, quella bianca con i pois viola, e la pelle del viso si distribuiva ordinatamente sul cuscino, modello medusa spiaggiata. Le notizie riguardanti le ultime parole pronunciate da Berlusconi sono discordanti. Sandro Bondi sostiene che fossero rivolte alla Madonna, che la settimana scorsa era scesa dagli empirei per farle da infermiera. L’ipotesi dell’ex ministro della Cultura è quella più plausibile poiché, in qualche misura, collima con quella del fedele Confalonieri, il quale, con la voce rotta, racconta che prima di spirare Silvio gli si rivolse con la solita, irresistibile verve domandando: l’hai palpata? L’hai palpata? Read the rest of this entry »
Ricordo che mi ero innamorato della figlia del Sultano, bella come il sorriso del cielo in una sera d’estate…, sembra l’inizio di una canzone medievale, o di una novella delle Mille e una notte, invece è quello del Principe di Persia, terzo capitolo della tua trilogia sulla follia. Da dove viene questa trilogia, perché andrebbe letta e quali sono le caratteristiche che accomunano e che distinguono ciascuno dei tre libri? Read the rest of this entry »
Although it is night, I sit in the bathroom, waiting.
Sweat prickles behind my knees, the baby-breasts are alert.
Venetian blinds slice up the moon; the tiles quiver in pale strips.
Then they come, the three seal men with eyes as round
As dinner plates and eyelashes like sharpened tines.
They bring the scent of licorice. One sits in the washbowl,
One on the bathtub edge; one leans against the door.
“Can you feel it yet?” they whisper.
I don’t know what to say, again. They chuckle, Read the rest of this entry »
Ancora esausti ed estasiati dalla mirabile valanga di racconti al chinotto ci apprestiamo a fornirvi il nuovo tema, ottobrino, del concorso Ultimo Round. Read the rest of this entry »
È stato assegnato mercoledì 23 settembre nella sede di via Chiatamone del quotidiano Il Mattino il Premio Siani, riconoscimento in memoria del giovane giornalista ucciso dalla camorra. Quest’anno due titoli dedicati ad altrettanti “martiri della libertà” si sono aggiudicati ex-aequo il prestigioso premio: Don Peppe Diana, per amore del mio popoloRead the rest of this entry »
Ecco il racconto vincitore del concorso Ultimo Round dei mesi di agosto/settembre 2009:
A mia discolpa posso dire che non pensavo sarebbe andata così. Il mio lavoro era quello di biologo genetista presso la ditta ‘New World’, specializzata in creazioni biologiche, cioè in sementi geneticamente modificate. Ero a capo del progetto ‘Imperatore Alessandro’, per la creazione di semi di piante che richiedessero poche risorse per crescere e che avessero una grande capacità di riprodursi autonomamente. Read the rest of this entry »
Er sinnaco dei sorci de le fogne
all’ora concordata diede inizzio
a cquello che ssarà er più bber commizzio
de tutti quanti i tempi: «Le menzogne
che vvanno a mette ‘n giro ‘ste carogne
de ommini buciardi, có cquer vizzio
de dì cche ttutto è lloro, cór giudizzio
che nnoi nun semo artro che vvergogne
dovranno da finire e ffiniranno!
‘Sti pulitini zzozzi, amiche fiere,
avranno da vedé chi cc’ha er comanno!
Sò nnostra sia ‘r formaggio sia le pere!
Ce pijeremo tutto quer che cc’hanno!»
E dda llì a ppoco presero er potere Read the rest of this entry »
Pubblichiamo per una sorta di curiosità antropologica una recente e-mail di un nostro conoscente. Il testo, pur se moralmente discutibile, costituisce a nostro avviso un importante spaccato sociologico circa le abitudini e le inclinazioni dei giovani d’oggi che, come è noto, usufruiscono abbondantemente di materiale pornografico rintracciabile in rete. Ripetiamo la nostra estraneità ai contenuti ribadendo il nostro interesse di natura scientifica per la mail riportata. Oscuriamo naturalmente il nome dell’autore del messaggio.
I love the hour before takeoff,
that stretch of no time, no home
but the gray vinyl seats linked like
unfolding paper dolls. Soon we shall
be summoned to the gate, soon enough
there’ll be the clumsy procedure of row numbers
and perforated stubs—but for now
I can look at these ragtag nuclear families
with their cooing and bickering
or the heeled bachelorette trying
to ignore a baby’s wail and the baby’s
exhausted mother waiting to be called up early
while the athlete, one monstrous hand
asleep on his duffel bag, listens,
perched like a seal trained for the plunge. Read the rest of this entry »
Difficile vincolare L’ultimo capriccio di Paganini, il secondo romanzo di Dimitri Sardini edito da Round Robin, a un solo genere letterario: giallo? Drammatico? Avventura? Forse con una buona dose di originalità si pone in un punto d’incontro tra tutto questo, introducendo i lettori nel mondo di Steve Dominici, musicista blues probabilmente geniale ma un po’ problematico. Read the rest of this entry »
Mettiamo subito le carte in tavola, Chiuso per turno è un bel romanzo. O meglio: questa tavola bisognerebbe apparecchiarla, imbandirla, visto come il romanzo ruota attorno alla cucina, al mangiare, al bere, e il titolo si riferisca proprio al turno di chiusura di un ristorante.
Settimana finale del concorso Ultimo Round valido per i mesi di agosto e settembre. A sfidarsi sul frizzante tema del Chinotto siete stati in tanti, avete ancora 7 giorni, aumenteranno i pretendenti al titolo di secondo campione? Avanti scriventi, scrivete, avanti Chinotti, evviva i chinotti!
The porch swing hangs fixed in a morning sun
that bleaches its gray slats, its flowered cushion
whose flowers have faded, like those of summer,
and a small brown spider has hung out her web
on a line between porch post and chain
so that no one may swing without breaking it.
She is saying it’s time that the swinging were done with,
time that the creaking and pinging and popping
that sang through the ceiling were past,
time now for the soft vibrations of moths,
the wasp tapping each board for an entrance,
the cool dewdrops to brush from her work
every morning, one world at a time.
E così, a quanto pare, all’inizio di ottobre la Round Robin farà uscire il mio terzo libercolo, che si intitolerà Il Principe di Persia. Per me è un cerchio che si chiude, perché ho cominciato a scrivere questo racconto nel 1993, mentre stavo faticando (si fa per dire) sulla mia tesi di laurea. Esistono, nel disordine della mia casetta, almeno cinque manoscritti che recano altrettante differenti versioni del Principe e devo dire che alla vigilia della pubblicazione della versione definitiva provo sensazioni contrastanti. Intanto mi fa piacere, è ovvio, e mi fa piacere perché la casa editrice che pubblica il racconto è per lo più composta da ragazze e ragazzi dei quali non dico che potrei essere padre, ma almeno fratello mooolto maggiore. Read the rest of this entry »
L’esperienza di Gian Carlo Caselli, la speranza di Rita Borsellino, la battaglia di Francesco Forgione. I punti salienti del percorso tracciato da Riccardo Castagneri in Il riflesso della mafia (Round Robin). Dal dialogo con l’autore emergono spunti interessanti di riflessione anche sul modo di fare giornalismo. Un’inchiesta ancora attuale come si legge nelle parole dell’autore. Read the rest of this entry »
Quanno Peppe da novello Torquemada [1]
fu ppromosso su a la carica più mmagna
– la gognata pontisgicia gran cuccagna –
primo passo: fa ddu’ passi e vva dda Prada [2]
“Pe ppercore degnamente la mia strada,
tantoppiù che nu’ la devo fà a pedagna [3],
su le scarpe poi, se sa, n’ se risparagna [4],
vojo er mejo, ché la ggente a dda dì: Abbada! [5] Read the rest of this entry »
La leggerezza è una ragazza olandese con il corpo elastico, è la Giralda di smeraldo, è un mercato pieno di colore che si apre all’improvviso tra le case disabitate. La leggerezza è un calle fiorito, è la fortuna di avere vent’anni in una città straniera, quando tutto ti pare innamorato, ed è il lucente acquerello che brucia nel tempo, e brucia anche se non te ne accorgi. Nelle Cronache da Siviglia di Federico di Vita, le parole hanno il sapore dei datteri e se volano via sono farfalle che lasciano tra le palpebre l’iride perfetta e malinconica della giovinezza. Read the rest of this entry »
C’era un vecchio a Conil, sicuramente più che novantenne. Lo incontrai la prima volta, due anni fa, nell’Hogar del pensionista (La casa del pensionato): non ci ero andata in quanto pensionata, ma per partecipare a una riunione sui diritti umani che si teneva in una delle sale di questa specie di centro sociale per anziani, nella splendida, bianchissima calle Cádiz, al centro del pueblo. Read the rest of this entry »
Slap of the screen door, flat knock
of my grandmother’s boxy black shoes
on the wooden stoop, the hush and sweep
of her knob-kneed, cotton-aproned stride
out to the edge and then, toed in
with a furious twist and heave,
a bridge that leaps from her hot red hands
and hangs there shining for fifty years
over the mystified chickens,
over the swaying nettles, the ragweed,
the clay slope down to the creek,
over the redwing blackbirds in the tops
of the willows, a glorious rainbow
with an empty dishpan swinging at one end. Read the rest of this entry »
guardatei nostri libri, librai
le copertine, i colori, i saggi, narrazioni,
spulciateli sul sito, librai,
convinti dalla cura e dalle informazioni
non c’è che da ordinarli, librai
ai 2 distributori:
Quando ho aperto il pacco e ne è uscito Il trasloco ho sorriso come una bambina la sera di Natale. Mi è piaciuto l’odore che aveva, il colore della copertina, la storia che sapevo già mi avrebbe raccontato: quella di un giornale che è il mio, di un fondatore che ammiro, di una linea di pensiero che si mantiene salda.
Nella cultura araba di regioni diverse del mondo, e anche nella Spagna medievale, non fiorirono poemi epici simili a quelli della tradizione greco-romana, e neppure ampi poemi cavallereschi, come quelli del nostro rinascimento. Lo stesso Poema del Cid, certamente uno dei pochi (se non l’unico, non ne sono sicura) nati in terra spagnola, è composto da meno di 4000 versi, un’ampiezza simile a quella della Chanson de Roland.
Erano invece molto diffusi canti epico-lirici piuttosto brevi, i romances. Molti raccontavano, romanzandole, vicende reali, disavventure sentimentali, matrimoniali o guerresche, di personaggi noti del tempo. Read the rest of this entry »
È già da ‘n po’ che s’aggira pe’ i locali, tra li circoli, sui parchetti sgangherati della città de Roma er nome de un poeta, un non ancora noto sonettista: sor Teo Baracca. Read the rest of this entry »
Ho incontrato una signorina che poi una mia amica mi ha telefonato il giorno dopo che ci ha visto insieme in piazza delle Erbe e mi ha detto: complimenti! Questo lo dico per il curriculum. Ad ogni modo ho incontrato questa signorina con cui ho avuto una breve e rovinosa relazione sentimentale nel 2001 e certi dettagli è meglio non approfondire, ma lei sempre bella, anzi forse di più. Mi ha raccontato due episodi che avevo completamente rimosso e mi sono impressionato. Il primo che una volta mi sono presentato all’appuntamento con un mazzo di fiori e una poesia disegnata e le ho detto: quale vuoi dei due? Lei ha detto che voleva la poesia disegnata, e io ho fatto una scena che è nel mio stile da psicolabile, cioè che le ho dato la poesia e gettato via i fiori composizione curatissima. E di questo episodio piuttosto strano e plateale che dovrebbe rimanere impresso invece nulla mi ricordo, come se parlasse di un altro. Read the rest of this entry »
La promessa di un graffito su uno dei tanti muri di Camden Town.
E’ così che inizia il nostro breve viaggio. Carla parte da Napoli per Londra, dopo la promessa fatta al suo ragazzo Piero, in fin di vita, che le chiede di tornare nel luogo in cui si sono conosciuti ed innamorati un po’ di anni prima. Sembra un percorso precostituito quello della nostra protagonista, ma tutte le vite hanno misteri e segreti che le sconvolgono. Read the rest of this entry »
PER SALVARE L’ITALIA DALLA SPECULAZIONE EDILIZIA BISOGNEREBBE COMINCIARE A COSTRUIRE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SUL GIA’ COSTRUITO Sono intimamente convinto che i caratteri generali, le inclinazioni, le doti e le caratteristiche di quell’insieme di persone che si definiscono nazione siano geneticamente dipendenti da fattori geografici, molto più che storici o latamente ‘culturali’, Read the rest of this entry »
Non avevo mai letto un libro sulla mafia perché generalmente preferisco letture più allegre. Ma, dato che di recente se ne parla poco, penso che sia importante essere aggiornati. Per questa ragione ho iniziato la lettura del Riflesso della mafia di Riccardo Castagneri e devo dire che non mi ero sbagliato: qui non c’è niente da ridere…
Troppe vicissitudini più o meno turpi e/o aberranti e disonorevoli hanno coinvolto la mia persona, troppe iniziative da me poste in essere a detrimento di meretrici disseminate su e giù per lo stivale… è l’estate del “Fuck me, I’m famous”, delle identità fittizie, dei cognomi pesanti, di comuni mortali all’ombra di ben più noti fratelli… così però sicuramente non c’avrete capito un cazzo… famo ’sta pizza e ve racconto tutto…
Siamo felici di rendere pubblico sul nostro blog Il mio Marocco, di Maria Laura Bufano. Nel corso di un recente viaggio nel paese maghrebino la nostra Maria Laura ha avuto modo di raccogliere un gran numero di appunti e osservazioni, soprattutto del tipo che si è soliti definire sociale: la nostra autrice ha infatti osservato dall’internola vita di una famiglia allargata, e le sue sono dunque rilevazioni di natura personale, umana. Frutto del lavoro di Maria Laura è questo “libretto”, come lo chiama lei, che proponiamo qui in forma di lungo post (è il modo più comodo di leggerlo, nel senso che la forma che proponiamo è comoda da essere stampata, soluzione che vista la lunghezza del testo consigliamo). Read the rest of this entry »
Decina centrale d’agosto, prosegue Ultimo Round. Il blog ristagnerà nella bonaccia dei controlli e nell’abbandono estivo (forse), ma l’Ultimo Round procede la sua regata, siamo al quarto di boa, c’è chi si è già presentato ai nastri di partenza e questo di per sé è un vantaggio. Avanti, da sotto gli ombrelloni, forza, dai verdi clivi estivi, dalle isole o dai monti, abbandonate l’enigmistica e sfidatevi,al sapore di Chinotto, c’è in palio Ultimo Round…
COME LA COSTITUZIONE DI UNA ELEMENTARE RETE NAVALE TRA PUGLIA E CALABRIA SAREBBE IN GRADO DI RILANCIARE L’ECONOMIA DEL SUD ITALIA. Ci penso da anni, ora mi ricapita. Dovrò andare in Puglia, a Gallipoli e poi in Calabria, a Tropea. Due posti del Sud, sarà uno spostamento agevole, meglio che se fossi andato prima a Gorizia e poi a Tropea, o prima a Parma e poi a Tropea, invece che a Gallipoli, direte voi. E invece NO. Read the rest of this entry »
Il principe di Persia. Angelo Calvisi. A settembre. Ho già i brividi. La pelle d’oca. Esce a Calvisi, Angelo Settembre, Il principe dei brividi. Ho già la Persia. La pelle di Calvisi, esce in Persia. Il principe d’oca, già Angelo. Ho Settembre. Calvisi d’oca, la pelle di Persia, del Principe Angelo, esce a settembre… o mio dio, è il libro dell’anno, cazzo cazzo cazzo…
DIALOGO POSTPLATONICO NELLA FACEBOOK DEL XXI SECOLO
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27 scudetti = 24 rubati 3 da dopati
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Round Robin editrice
(e non osare rispondere al tuo Editore altrimenti ti bruciamo le copie)
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Filippo Conticello
Cara Round Robin (ma qual è il nome e quale il cognome?), saresti pure una bella casa editrice, così giovane e fieramente impegnata. Saresti pure simpatica, se non fosse per il tuo tifo becero. E quel senso di malcelata inferiorità quando parli di nostra Signora. Ma io ho una missione storica: Read the rest of this entry »
Per completezza riportiamo anche l’ultimo atto della vicenda Saviano-Pecorella. Le scuse di quest’ultimo resosi conto di aver inavvertitamente (?) infangato Don Peppe Diana, vero eroe dell’antimafia. Riportiamo anche in questo caso integralmente l’articolo di Repubblica, sperando che la vicenda sia a questo punto definitivamente chiusa.
ROMA – “Se sono stato causa di amarezza o ritenete che abbia offeso la memoria di vostro figlio vi chiedo scusa. Ma le mie parole sono state travisate. Mai ho detto che vostro figlio non è stato ucciso dalla camorra né che della camorra non è stato vittima. Ho detto esattamente il contrario”. Chi scrive ai genitori di don Peppe Diana è l’avvocato Gaetano Pecorella, difensore di uno dei condannati per l’omicidio del sacerdote. Scrive e chiede scusa a tarda sera l’avvocato – e parlamentare del Pdl – che in una trasmissione televisiva aveva parlato di “movente non chiaro” dell’assassinio. Read the rest of this entry »
Round Robin editrice e daSud onlus: su Don Diana ha ragione Saviano, l’On. Pecorella dovrebbe imparare a misurare le parole.
“Ha ragione Roberto Saviano quando sostiene che don Peppe Diana sia stato ucciso per il suo impegno contro i clan dei casalesi. È una verità accertata persino da una sentenza della cassazione ed è incontestabile”. Read the rest of this entry »
Citiamo per intero l’articolo di Repubblica in cui Roberto Saviano si scaglia contro l’Onorevole Pecorella reo, ancora una volta, di aver tentato di gettare discredito sulla riconosciuta figura di martire della camorra di Don Peppe Diana.
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Mi è capitato nella vita di fare pochissimi giuramenti a me stesso. Uno di questi, che non riuscirei a tradire se non vergognandomi profondamente, è difendere la memoria di chi nella mia terra è morto per combattere i clan. Read the rest of this entry »
Heartworn happiness, fine line that winds
among the tapestry’s old blacks and blues,
bright hair blazing in the theater,
red hair raving in the bar—as now
the little leaves shoot veils of gold
across the trees’ bones, shroud of spring,
ghost of summer, shadblow snow, blood-
russet spoor spilled prodigal on last year’s leaves…
When your yellows, greens, and yellow-greens,
your ochres and your umbers have evolved
nearly to hemlock blackness, cypress blackness,
when the woods are rife with soddenness
(unfolded ferns, skunk cabbage by the stream,
barberry by the trunks, and bitter
watercress inside the druid pool)
will your thin, still-glinting thread insist
to catch the eye in filigreed titrations
stitched along among beneath the branches,
in the branches where it lives all winter,
occulted fire, brief constant fleeting gold… Read the rest of this entry »
Dopo l’inaspettato – direi quasi straordinario direi – successo dello scorso mese, lanciamo oggi il nuovo tema del concorso di racconti Ultimo Round. Come sempre il vincitore sarà premiato con la pubblicazione del racconto sul blog e… le regole, ormai lo sapete, le trovate qui. Considerando che il mese di Agosto la Round Robin chiude i battenti per godersi meritate e anelate bracciate marine, e con lei chiude anche per un mese questo blog, Read the rest of this entry »
l’altro giorno °
nelle quinte stavano litigando °
una pasta dil rei °
ed una gamba di pois °
il primo diceva che la scala era abbastanza grande °
per aprire il sole e chiedergli qualcosa °
l’altro un po piu grosso diceva che comunque °
non era posibile salire °
senza l’aprobazione dil rei °
allora la gamba ha presso una casserola °
la ha messo sulla testa della pasta °
ed è salito °
ha incontrato un uccelo °
con l’ochio sinistro °
sempre in giro °
questo uccelo °
gli ha spiegato il segreto °
di come fare cambiare il colore dil sole ° Read the rest of this entry »
Riassumiamo prima dell’estate tutti i modi che avete di cercarci, per i più svariati motivi, e come quindi agevolmente seguirci.
Su internet siamo presenti con il nostro sito e questo blog, oppure è possibile sapere qualcosa di noi attraverso il nostro account su Twitter e/o quello su facebook (dove c’è anche un gruppo a noi dedicato, wohhh). Inoltre potete iscrivervi alla nostra newsletter, grazie alla quale vi arriveranno tutte le nostre aziendalmente deliranti promozioni, o potete comodissimamente ordinare on-line i nostri libri, che altrimenti potete trovare in tutte le librerie d’Italia – e non è detto che già ci siano (le migliori, proverbialmente, ce li hanno) – ma potete comunque ordinare qualunque nostro libro da tutto il territorio del reame, che è ben servito dai seguenti distributori (a cui qualunque libraio può ordinare i libri, anche, volendo, in conto vendita):
Ecco il racconto vincitore del concorso Ultimo Round del mese di luglio 2009:
1
La mano guantata di bianco tracciò il segno della croce sulla folla osannante. A metà fra la balconata e la piazza, un palco di legno circondato da una bassa balaustra scricchiolò sotto il peso dei passi dei Dodici.
Fremiti di anticipazione e curiosità correvano lungo le schiene. Ancora poche ore, e finalmente sarebbe stato pronunciato il nome del Diacono, colui che avrebbe avuto l’onore di diventare il servitore dei Cinque Pontefici nel Regno dei Cieli. I Dodici rappresentavano la crema del noviziato del Seminario Vaticano, coloro che durante il loro percorso di formazione avevano dimostrato la più ferma devozione alla Chiesa e più incrollabile fede in Dio. Athelpius, che dei Cinque Pontefici era colui che dirigeva l’Elezione, pronunciò i loro nomi con voce tonante. Read the rest of this entry »
Dopo qualche anno di partecipazione intensa al movimento delle donne per i consultori, nella prima metà degli anni Settanta, mi allontanai dal femminismo. Non mi andavano e non mi vanno nel femminismo degli anni successivi diverse cose. Forse la mia diagnosi non è obiettiva e bene informata, oggi; forse, quelle che sto per dire, sono impressioni, più che giudizi fondati. Beh, comunque dico quel che non mi piace, anche se mi si potrà rimproverare di essere superficiale.
Non mi piace il separatismo sociale, sessuale, genitoriale; non mi piace una sorta di autosantificazione della donna, talvolta accompagnata da vittimismo; non mi piace il discorso ossessivo sulla letteratura al femminile, sulla poesia al femminile, sull’arte al femminile, che non tiene conto del fatto che quando le donne facevano tanti bambini Read the rest of this entry »
Si sta per concludere il primo prestigiosissimo, direi storico direi, va’, mese di concorso del già sarà fu mitico Ultimo Round, l’agone di racconti mensile della Round Robin, la casa editrice del futuro! Alle 24:00 di stasera scadrà infatti la validità del primo scherzoso tema, meglio cominciare con un sorriso ci siamo detti, “Papi“, il tema, vi ricordo. Affrettatevi ordunque…
Ho fatto due gol in una partita di serie A. Naturalmente dentro un sogno. Il primo era un gol di rovesciata, calciando col sinistro, dal limite dell’area, la palla è rimpallata tra me e un difensore, poi, in modo un po’ rocambolesco a dire il vero, sono riuscito a infilarla con una palombella lenta e dall’arco molto pronunciato, attaccata al palo. Tutti, tutti tranne me e l’arbitro, erano convinti che avessi preso la palla con la mano. Ma come? Era una rovesciata! Gli avversari mi guardavano veramente storto, come quello che ci prova, me le promettevano. I compagni sorridevano sotto i baffi mentre a centrocampo mi battevano il cinque. Ma cazzo! Era una rovesicata! Ma quale mano? L’azione successiva mi ritrovavo palla al piede molto fuori area sulla fascia destra, che era anche una navata destra, il campo era diventato una chiesa, e io correvo alla destra della fila esterna di bancate, tra le panche e la serie delle colonne che divideva la navata principale da quella esterna. Read the rest of this entry »
Nei giorni scorsi ho pensato molto ai due libri di Calvisi, mi dicevo che raccontavano due tipi di pazzia che tempo fa sentii sommariamente descrivere da uno strizzacervelli, ma soprattutto che riconoscevo e riconosco come fondati non solo teoricamente: sia introspettivamente, in quella – piccolissima – quota di pazzia che alberga in me, sia nella crescente, infinita quantità di pazzia che continuo a scoprire negli altri. Read the rest of this entry »
Mancano solo cinque giorni alla fine del primo Ultimo Round, il concorso di racconti mensile della RR. Il 20 luglio si chiude infatti la possibilità di partecipare al concorso di questo mese, il cui tema, lo ricordiamo è “Papi“, forza gente, scrivete, mandateci racconti, partecipate, il tempo stringe e si avvicina la proclamazione del primo, immortale vincitore…
Abbiamo assistito al passaggio di una creatura mitica, per caso o per errore manifestatasi nel nostro tempo, nel nostro universo di simboli anziché nel suo, nel quale avrebbe goduto di un’esistenza infinita ma meno vistosa. Michael Jackson è stato un satiro strappato al delirio dei baccanali degli antichi boschi della penisola ellenica. Creatura padrona del canto invasato e ispirato dall’ebbrezza divina Michael, nel suo passaggio nell’epoca dell’immagine, ha naturalmente – come avrebbe potuto fare altrimenti? – guidato orde di cantanti e ballerini, cambiando la storia del canto e della danza (più innovativo di Nureyev, è stato detto). Il satiro mostra i suoi tratti sin dall’apice massimo del suo successo, lo sguardo caprino nel video di Thriller rivela al mondo la sua divina diversità. Read the rest of this entry »
Brevi perché anticamente destinati a essere incisi sulla pietra e il bronzo, piccole saette che vanno dritte al cuore. Gli epigrammi sono la sfida cui si sottopone, non per la prima volta, Tommaso Di Francesco, firma de il manifesto, autore di saggistica e poesia. Il suo ultimo, Il trasloco, è un omaggio affilato ai colleghi di redazione e complici di una vita. 195 epigrammi “come lame aguzze nella carne di ciascuno di noi”, scrive Valentino Parlato nella postfazione. Read the rest of this entry »
Inizio luglio 2009 – Norme sull’immigrazione in Italia
Passati i giorni del G8, che ha riempito i giornali e ha messo in ombra altri problemi, torniamo a occuparci dell’immigrazione, questa volta in Italia.
Come si sa, il 2 luglio è stato convertito in legge, con voto di fiducia, il decreto sicurezza. L’aspetto più rilevante è la criminalizzazione dell’immigrato irregolare. Se l’immigrazione irregolare è un crimine, i pubblici ufficiali hanno il dovere di denunciare chi lo commette. Read the rest of this entry »
A Roma i miracoli esistono: ce lo conferma l’impagabile giunta Alemanno. Non paga degli obiettivi raggiunti nel garantire la sicurezza dei cittadini (…), la solerzia del sindaco si spinge ormai ai confini della taumaturgia, come ci informa un prezioso manifesto apparso qualche giorno fa agli angoli delle strade di Testaccio (e probabilmente altrove, non ho controllato). A quanto pare, infatti, lo storico campo della SS Romulea 1921 non verrà toccato dai lavori per la costruzione della linea C metropolitana, come originariamente previsto. E di questo, mi pare, possiamo essere tutti contenti. Oppure, e forse è più probabile, ce ne frega poco, ma insomma, troppo male non farà (certo, bisogna vedere quanto costerà questo ‘ritocco’ ai lavori, ma questi sono pensieri chiaramente tendenziosi…). Read the rest of this entry »
RESTA l’acquolina in bocca leggendo le pagine di Chiuso per turno (Round Robin), il libro in cui Massimo Zanettini, parmigiano di nascita e bolognese per lavoro, racconta la vita quotidiana di Michelangelo Bricoli, cuoco per tradizione familiare, tutt’uno col ristorante ereditato e col cibo che cucina. Lutti, una fidanzata stanca e noiosa, un safari a Zanzibar per farla tacere; tutt’attorno, il pensiero fisso a piatti stuzzica-palati, sigarette e la lirica. Prosa eccessivamente dettagliata, ma una lettura piacevole.
Inizio luglio 2009 – Norme sull’immigrazione in Spagna
In Spagna ci sono norme che mirano a limitare e a respingere l’immigrazione irregolare, e quindi hanno un volto repressivo, ma sono sotto molti aspetti anche elastiche e rispettose dei diritti umani. In sintesi: l’immigrazione irregolare non è reato, ma infrazione. Chi entra nel territorio spagnolo senza averne il diritto legale, può essere espulso. Però, dopo che ha ricevuto la notifica di espulsione, può ricorrere e fermarsi in Spagna nel mentre il giudice decide se accogliere o meno il ricorso. Quando giunge il decreto di espulsione, molti riescono a fermarsi ugualmente nel paese.
Vengono comunque riconosciuti i diritti all’assistenza sanitaria, alla scuola per i figli, dall’età di 3 anni a 18 anni. I bambini nati su suolo spagnolo, se i genitori non rivendicano per loro altra nazionalità, hanno la cittadinanza spagnola. Read the rest of this entry »
Scrivo per segnalare quella che secondo me è la modalità migliore e più comoda di ricerca e reperimento dei libri: l’acquisto on-line.
Chiunque pubblichi ha la giusta ambizione e la necessità di vedere i propri libri esposti nelle librerie della propria città, necessità quasi fisica, di presenza dell’anima nel mondo.
Ma se si esce con un piccolo editore si sa – io lo so per esperienza – che la presenza in libreria è saltuaria, discontinua, inaffidabile e ostacolata dalle scelte degli stessi librai (ancora di più in verità la presenza dei libri è messa a repentaglio dall’atteggiamento dei distributori che cercano letteralmente di tagliare i piccoli editori, per loro inutile peso: con lo stesso ingombro di pratiche burocratiche ottengono infatti un giro d’affari molto inferiore con un libro di un editore piccolo rispetto a quello di uno più grande e pubblicizzato).
I libri vengono quindi dapprima esposti per un breve periodo se si è fortunati a banco, poi, poco dopo (una settimana, se va bene), passano a scaffale, e poi vengono spinti fisicamente indietro dai nuovi arrivati, prima di finire in magazzino o peggio resi. Read the rest of this entry »
“Perché vale la pena vivere?”. Una domanda angosciante, sparata come una bomba a tempo nella testa di un ragazzino undicenne dalla terribile supplente delle medie.
Un ragazzino che diventerà uomo, ma che non riuscirà a trasformarsi in un adulto, schiacciato sotto il peso di una risposta troppo dura per essere elusa, troppo ingombrante per essere ignorata: “Bisogna vivere per lasciare un segno nella vita. Bisogna lasciare un segno come Dante Alighieri”. Con queste due frasi si apre il romanzo di Angelo Calvisi, e con queste due frasi la supplente delle medie condanna il ragazzo, poi uomo (che guarda caso si chiama Angelo Calvisi), ad un’esistenza di perpetua sconfitta, ad una “maledizione infinita”, la Maledizione del Sommo Poeta.Read the rest of this entry »
Come si sa, è stato convertito in legge, dal Parlamento italiano, con voto di fiducia, il decreto sulla sicurezza. In Spagna, in questi stessi giorni, è viva la discussione e la polemica sull’ultima Ley de extranjería (Legge sull’immigrazione) che, approvata dal Governo, andrà, non so quando, in Parlamento (non ci saranno ricatti di voti di fiducia che blocchino la discussione parlamentare e potrà perciò essere ulteriormente emendata).
My washed rags flap on a serious grey sunset.
Suppertime, a colder wind.
Leaves huddle a bit.
Kitchen lights come on.
Little spongy mysteries of evening begin to nick open.
Time to call mother.
Let it ring.
Six.
Seven.
Eight—she
lifts the receiver, waits.
Down the hollow distances are they fieldmice that scamper so drily.
Michelangelo vive per il cibo. La morte del padre, che con lui gestiva un ristorante in centro Parma, lo induce a riflettere su scelte e valori che fino a quel momento hanno ispirato la sua vita. Altre vicende drammatiche lo segneranno nel profondo fino alla constatazione che forse, di fronte alla paura del dolore, della solitudine, della morte, il benessere economico e il successo professionale non sono tutto. Sarà capace Michelangelo di rinunciare a quei piaceri della vita che da sempre rappresentano la sua filosofia esistenziale?
- Hai paura? – disse una voce maschile alla mia destra.
Mi spaventai, tanto che per poco non finii fuori strada. Senza fermarmi, mi girai e vidi seduto al mio fianco Sandokan.
Leggo il primo capitolo di Chiuso per turno di Massimo Zanettini e mi dico che l’autore ha dei numeri. Il fatto è che mentre leggo vedo la scena di un film con Totò o, meglio ancora, con Massimo Troisi. Perché proprio Troisi? Perché mi sembra che, meglio di qualsiasi altro artista, riesca a coniugare malinconia e ironia, e non è una cosa da poco. Ma vediamo questa scena. Read the rest of this entry »
Esce in libreria Il trasloco, epigrammi sulla nostra redazione, dal 1971 a oggi.
Il trasloco (del manifesto s’intende, dal centro di Roma all’attuale semiperiferia di Via Bargoni) non è stato un addio, ma una partenza. Affaticati scambi di parola: «Che strada facciamo?», «Dove diavolo metti la tua valigia?». Un cambiamento di sede che diventa, per il nostro Tommaso Di Francesco, un’occasione per osservarci e gridarci in faccia i suoi versi. È in libreria «Il trasloco, epigrammi sulla redazione de il manifesto», prefazione in versi di Roberto Roversi (Round Robin editrice, 12 euro, pp. 150, www.roundrobineditrice.it)
Gli epigrammi originano dagli epitaffi, e se quelli erano elogi dei morti, questi sono coltellate ai vivi. Un grande libertino come Balzac ricorda che «l’epigramma sollecita l’intelligenza e non induce mai all’amor proprio». Nemmeno l’autore, dunque, può considerarsi immune dai colpi che scaglia sugli altri. Della banda del manifesto, ripeto banda, Tommaso è fra i compagni più antichi, presente già ai tempi della rivista, nel 1969. Appassionato, generoso fino alla violenza e fedele a se stesso, è al tempo stesso lucido e acuminato quanto serve per scrivere epigrammi che s’intrecciano, com’è nel suo carattere, con la sensibilità della poesia. Tommaso è anche un poeta: è opportuno tenerlo a mente quando leggiamo queste composizioni che sono, naturaliter, cattive. Read the rest of this entry »
C’è un gruppo di ragazzi, aspiranti scrittori, che sta svolgendo una meritoria indagine nei recessi più spinosi nell’ambito dell’editoria, indagine volta all’identificazione gli editori a pagamento. La missione dell’editore, secondo loro (come dargli torto?) dovrebbe essere quella di investire sugli scrittori e cercare di venderli al pubblico, non a loro stessi chiedendo in modi varii quanto fantasiosi corposi contributi per la pubblicazione agli scrittori stessi. La sfida e la scommessa dell’editoria è tutta lì: nella ricerca della qualità e nella capacità di saperla confezionare, vendere e promuovere. Il lavoro di questi aspiranti scrittori sta dando qualche frutto, è consultabile infatti in tutte le manifestazioni del loro network Writer’s dream (composto di un sito, di un blog e di un forum) quella che viene ormai definita famosa lista E. A. P. (Editori A Pagamento). La lista, mutevole a seconda delle informazioni che i ragazzi riescono via via a mettere insieme, comincia ad essere discretamente nota e innesca ardenti dibattiti: non sempre gli editori a pagamento intendono dichiarare palesemente quella che è la loro natura. La lista si articola in tre sezioni: Inferno: editori completamente a pagamento; Purgatorio: editori parzialmente a pagamento; e Paradiso: editori ‘veri’, e quindi non a pagamento.
N.B. per non rischiare che il lettore possa confondersi, segnaliamo che la Robin edizioni, attualmente presente al n. 28 della lista “Inferno”, non siamo noi. La Round Robin editrice infatti compare al n. 47 della lista Paradiso, già che noi, di contributi, non ne abbiamo mai chiesti.
Alla fiera del libro di Torino ho incrociato per caso un conterraneo, il giornalista Filippo Conticello, e mi sono un po’ sentita in colpa per non aver ancora letto il suo libro: un po’ per campanilismo, un po’ per il coraggio che ha dimostrato nella scelta dell’argomento. Per rimettermi in pari, dopo aver letto il libro, ho scritto non una ma due recensioni parallele, la prima per Rivista inutile e la seconda per Liblog.
Già l’aspetto è una dichiarazione, per differenza: è infatti un libro bianco, in netto contrasto coi libri neri della mafia siciliana; non poteva essere altrimenti, dato che si tratta di un’inchiesta sulla Sicilia che si ribella al pizzo e sulla nascita delle associazioni che lo combattono.
Nella tradizione del mestiere giornalistico questo ragazzo, con buona volontà e registratore alla mano, è andato a intervistare tutti quegli imprenditori che hanno dato impulso alla creazione di una cultura antiracket, dando voce alle loro storie, ai loro motivi, alle loro speranze. Perché le paure, questi uomini, le hanno già affrontate e vinte. Read the rest of this entry »
Con il mese di luglio del 2009 parte il nostro novissimo concorso di racconti, Ultimo Round. Si tratta di un concorso mensile di racconti brevi (max 3000 battute) a tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione del suo racconto e un libro a scelta tra quelli del nostro catalogo. [In ogni modo la ripetizione del regolamento è tautologica, considerando che lo trovate qui, oppure cliccando sulla scritta in grassetto "Ultimo Round" in questo post, o, sopra, in alto a destra, sotto alla testata del blog, accanto ai Servizi editoriali... e quindi, saltando queste benedette regole, dirigiamoci senz'altro al tema del mese]. Che è, per luglio, il tema, dicevo, per il mese di luglio, trentina inaugurale, sarà un po’ ironico va’, il tema dunque risiederà nelle plurime accezioni della polisemica e al momento assai pubblicizzata parola “papi“. Maiuscola o minuscola, apostrofe, nomignolo o classica indicazione dei capi incontrastati del soglio pontificio. Fate voi: “Papi”.
ps. il regolamento è questo, il tema del mese papi, il mese luglio >>
dichiaro ufficialmente aperto il primo Ultimo round: buona scazzottata!
Mediatore culturale che ha lavorato con i rom di Conil
Ho intervistato il giovanissimo Juan José. Lavorava fino a pochi giorni fa come mediatore culturale, si occupava del collettivo dei rom, per conto del Comune di Conil de la Frontera. È stato costretto a lasciare per terminare la facoltà di magistero: “Me encanta la profesión de maestro y también el trabajo de mediator cultural.”
Prima di passare all’intervista sulla sua esperienza con i rom (i “gitani romeni”, di recentissima immigrazione) che vivono a Conil, ricapitolo per il lettore qualche informazione che ho fornito in articoli precedenti.
Romeni immigrati in Spagna negli ultimi anni, fra cui moltissimi rom: 800.000
Numero gitani precedentemente residenti in Spagna: fra 500.000 e 700.000; 250.000 solo in Andalusia.
Conil de la Frontera: pueblo andaluso di 20.000 abitanti, fra cui un numero cospicuo di gitani giunti con precedenti immigrazioni.
M.L. – Quanti sono a Conil i romeni? E di questi quanti sono rom?
J.J.- Il 95 per cento degli immigrati dalla Romania sono rom. Finora hanno chiesto la residenza nel Comune di Conil 63 uomini, 73 donne (compresi anche bambini e bambine). Quelli con cui ho lavorato sono 45 uomini, tra 0 e 60 anni, e 60 donne, tra 0 e 75 anni. Ce ne sono molti non registrati: non conoscono ancora i loro diritti e si spostano in cerca di opportunità migliori di vita.
M.L. – Quando sono arrivati?
J.J. – Da non più di cinque anni, molti più di recente. Read the rest of this entry »
Camden Town (Round Robin, 2007) è un libro che inizia con una promessa, anzi con una richiesta di promessa. “Prometti” viene sussurrato, “prometti” viene urlato immediatamente dopo. L’autrice, la giovane e brava Diana Letizia, ci introduce di colpo nel microcosmo che ha tentato di disegnare attraverso il desiderio di dare ordine alla cose, all’universo circostante.
Questo romanzo o racconto breve è l’appassionante ricerca di se stessi e di una verità taciuta, sommersa, apparentemente invisibile. Ci sono, poi, cose che cambiano tutto, ci sono momenti, attimi, persone che con il solo “passaggio” in questa vita modificano la realtà precostituita. E c’è la memoria, individuale e collettiva, che si rifà storia o ricordo.
Il momento di rottura, qui una malattia, quella del proprio ragazzo, si fa punto di partenza di un viaggio metaforico e di un viaggio reale, quella della protagonista che da Napoli sale su verso Londra, per raggiungere il quartiere di Camden Town, loro primo luogo d’incontro. Partenza e arrivo si mescolano, si rovescia la storia e il ricordo innesca un processo che condurrà ad un nuovo futuro. Read the rest of this entry »
(On the train from Rome to Paris, 1950, the year when Pius XII
defined the dogma of Mary’s bodily assumption)
Reading how even the Swiss had thrown the sponge
in once again and Everest was still
unscaled, I watched our Paris Pullman lunge
mooning across the fallow Alpine snow. O bella Roma! I saw our stewards go
forward on tipotoe banging on their gongs.
Man changed to landscape. Much against my will,
I left the City of God where it belongs.
There the skirt-mad Mussolini unfurled
The eagle of Caesar. He was one of us
Only, pure prose. I envy the conspicuous
Waste of our grandparent on their grand tours –
Long-haired Victorian sages accepted the universe,
While breezing on their trust funds through the world.
When the Vatican made Mary’s Assumption dogma,
The crowds at San Pietro screamed Papa.
The Holy Father dropped his shaving glass,
And listened. His electric razor purred,
His pet canary chirped on his left hand.
The lights of science couldn’t hold a candle
To Mary risen – at one miraculous stroke,
Angel wing’d, gorgeous as a jungle bird! Read the rest of this entry »
Language problems – Silvio Berlusconi and the press
The Economist, 18th June
La campagna del primo ministro italiano contro i giornali esteri
Nessun politico ama una stampa critica, e Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, non fa eccezione. Nelle ultime settimane è stato oggetto di analisi ravvicinata da parte dei giornalisti stranieri, e ciò che questi hanno scritto non gli ha offerto una lettura piacevole. I colpi portati alla sua solidità, tuttavia, sono in parte dovuti alle sue stesse azioni. Rimangono aperti gli interrogativi circa le sue relazioni con giovani donne e con David Mills, avvocato inglese da lui pagato e recentemente condannato per averlo favorito testimoniando il falso (Mills ha fatto ricorso in appello). Il signor Berlusconi ha provato a fermare la pubblicazione di fotografie dei suoi ospiti nella sua villa in Sardegna. Ha detto che sarebbe stata un’invasione della privacy, ma i media stranieri vedono questo gesto come parte di un disegno che tradisce insofferenza per la libertà di stampa.
Il signor Berlusconi ritiene che la miglior difesa sia l’attacco. Il mese scorso il suo ministro degli esteri ha definito ‘cattivo e disonesto giornalismo’ un articolo di primo piano del Financial Times, quotidiano finanziario inglese (e in parte proprietario dell’Economist), che muoveva critiche a Berlusconi. Read the rest of this entry »
Mentre a gran parte di voi, gentilissimi lettori di questo blog e, si spera, di qualche libro, consigliamo sempre l’acquisto on-line, con i nostri romanzetti o saggetti o fumetti che freschi freschi e senza alcuna spesa spedizioniera vi portiamo direttamente a casa; ad alcuni altri, che immaginiamo pochi ma speriamo non pochissimi (parliamo dei librai), interesserà sapere che ospitare dal vivo nei begli scaffali delle vostre librerie i nostri splendenti volumetti è ora possibile e agevole da ogni zona d’Italia, avendo noi finalmente una distribuzione capace di coprire l’intero e più che largo lungo territorio nazionale:
Emulando le tecniche comunicative dell’esimio Presidentissimo e dei suoi fidi sodali [e qui apro una discreta parentesi su quattro, e dico 4 finezze vere cui a mio avviso né la stampa di regime né quella mondiale del complotto hanno reso degna giustizia, prodezze ad opera di due dei più mirabili Campioni del variegato parterre dei Bruscolone's boys attivi nel Paese: la prima magica doppietta reca l'inconfondibile e prestigioso sigillo del Ministro degli Esteri Frattini, che in un primo momento ha definito "disonesti" i giornali internazionali* che si occupavano dei cazi privati del Premiér-dictateur italienne, e poi, vero colpo di tacco, ha buttato là - ma come COME vi siete lasciati sfuggire tanto mirabile prova - ha buttato là, dicevo, che comunque l'età del consenso in Italia è 14 anni, genio. L'altra doppietta, più recente, la si deve al fido avvocato Ghedini che, con fare da vero fantasista, prima ha segnalato che il legale del fotografo Zappaddu è un parlamentare dell'Italia dei Valori e, quindi, in un certo senso, ecco, non l'ha proprio detto chiaro chiaro, ma insomma, sì, opera in lui in qualche modo un certo 'conflitto di interessi'. E poi, con rovesciata alla Pelè, ha fatto notare che per quanto riguarda il novissimo scandalo delle ragazzotte pagate per passare la serata a Palazzo Grazioli e in Sardinia, insomma, traccia di reato per il Premier alcuna non vi è, essendo lui, in caso, solo e puramente "l'utilizzatore finale" del corpo di dette fanciulle... ], Read the rest of this entry »
Un Erasmus a Siviglia: sei mesi di viaggi, scoperte e studio (?) nella splendida capitale andalusa danno forma a questo romanzo fresco e originale dell’esordiente Federico di Vita, edito da Round Robin. In un’Europa senza più frontiere, tedeschi, italiani, francesi, americani, slovacchi si gettano sulla Spagna come su un frutto maturo, da assaporare con entusiasmo, con foga, ma con la consapevolezza – anche – di avere dalla propria parte tutto il tempo del mondo (Time is on my side, cantavano gli Stones, e la musica degli anni ’60 e ’70 – Dylan in testa – ha un ruolo centrale in queste Cronache). Grazie all’effetto magico dell’Erasmus, che blocca il tempo – quello della vita individuale così come quello del mondo circostante – qualche mese si trasforma in una “bolla di sapone, e chi c’è entrato ora si goda tra le gocce di vapore il delicato estendersi del cerchio, gli anelli arcobaleno all’orizzonte e poi lo scoppio, che arriva subito”. Read the rest of this entry »
domani, esattamente (per chi lo legge poi specifichiamo), domani, si diceva quindi e cioè intendo martedì, martedì 16 giugno 2009 alle ore 17:00, in quel del Porto antico (invero nuovo), e proprio lì, dentro quel mazzo di museo, e cioè il mitico, fantomatico Luzzati di Via Porta Siberia, sì, proprio in Liguria, nella fiera città di Genoa (sic) veniamo a presentar, maledizione!, Maledizione del sommo poeta del, per altro già noto come sampdorian, Calvisi>>
FUMETTI. Una collana a fumetti interamente dedicata ai protagonisti dell’antimafia. Libeccio è la coraggiosa iniziativa varata dalla Round Robin, che mette in campo giovani autori e un interessante apparato di contributi testuali per ogni volume. Il primo titolo è Don Peppe Diana – Per amore del mio popolo, scritto da Francesco Matteuzzi con la supervisione di Raffaele Lupoli, che è anche il curatore della collana. La storia prende l’avvio dell’omicidio del sacerdote di Casal di Principe, compiuto nel marzo 1994 da due killer della camorra casalese nella sacrestia della chiesa. Ai disegni si sono alternati sei artisti: Riccardo Innocenti ha realizzato l’omicidio e le parti di racconto, altri 5 disegnatori hanno curato una serie di flashback. Il prossimo volume della collana sarà dedicato a Giuseppe “Pippo” Fava, giornalista e scrittore ucciso dal clan Santapaola nell’84.
Maybe my limbs are made
mostly for decoration,
like the way I feel about
persimmons. You can’t
really eat them. Or you
wouldn’t want to. If you grab
the soft skin with your fist
it somehow feels funny,
like you’ve been here
before and uncomfortable,
too, like you’d rather
squish it between your teeth
impatiently, before spitting
the soft parts back up
to linger on the tongue like
burnt sugar or guilt.
For starters, it was all
an accident, you cut
the right branch
and a sort of light
woke up underneath,
and the inedible fruit
grew dark and needy.
Think crucial hanging.
Think crayon orange.
There is one low, leaning
heart-shaped globe left
and dearest, can you
tell, I am trying
to love you less.
Comunità cristiane tra Spagna e America Latina: intervista a Gesù
Da un bel po’ di tempo vado pensando che la vischiosa visione confessionale (non limpidamente religiosa!) della vita e dei rapporti, tanto diffusa oggi in Italia, dipenda anche dal fatto che nel caso di una vicenda come quella di Beppino Englaro troppi laici si limitino a dire: “La Chiesa faccia il suo mestiere di parlare ai credenti, lo stato laico deve decidere in autonomia”. Nella Spagna di oggi – e forse non solo in Spagna -, di fronte a spettacoli simili a quelli di cui in Italia sono stati protagonisti recentemente (e anche in tempi passati) uomini potenti e ricchi, molti sarebbero entrati pubblicamente nel merito e avrebbero dichiarato che le gerarchie ecclesiali usano continuamente due pesi e due misure: sono feroci con quelli che non hanno potere, cautissime, indulgenti, discrete, problematiche, con i potenti arroganti, pur quando qualche rimprovero non possono proprio fare a meno di muoverlo.
Non solo su vicende quotidiane, ma anche sulle culture religiose, i laici, credenti o no, stentano a entrare nel merito: per esempio, a criticare l’ignoranza in cui vengono lasciati, non per caso, i fedeli dagli stessi ministri di culto. Read the rest of this entry »
Mentre Silvio Berlusconi si occupa della sua vita sentimentale, i federalisti della Lega Nord governano di fatto il paese.
Silvio Berlusconi si occupa del suo divorzio – circostanza ironica per un uomo che da tempo ha sovvertito i rapporti tra vita pubblica e privata, usando la famiglia come un’arma di propaganda politica e riducendo il dibattito in parlamento al livello di una farsa sentimentale da giornale scandalistico.
In seguito alle elezioni del 7 giugno, il controllo reale del governo italiano è nelle mani della Lega Nord. In Italia, come in ogni altro paese, non si votava solo per le elezioni europee, ma anche per quelle comunali e provinciali. Ed è proprio nelle comunali che la Lega ha fatto il colpaccio.
La Lega, fondata nel 1989, è il partito più antico d’Italia. È un movimento federalista di ispirazione xenofoba, l’espressione delle regioni più ricche e produttive d’Italia, come il Veneto e la Lombardia settentrionale.
Il suo fondatore, Umberto Bossi, usa un linguaggio rozzo e colorito, vivacizzato da metafore triviali e cliché da osteria. Read the rest of this entry »
Agro il sapore degli epigrammi, ai protagonisti fa torcere la bocca. Eppure. A volte riesce a cogliere una verità segreta. Quel che fa Il trasloco di Tommaso Di Francesco (Round Robin, 12 euro), remake di uno smilzo librino anni ‘70, “Quinto Piano”. Protagonisti gli “abitanti” del manifesto, via Tomacelli 146, indirizzo ormai abbandonato. Allora quei versi furono accolti con una nuvola di mugugni e qualche rancore. Oggi, cambiata la location, cambiato anche il giornale, è cambiato anche il tono, forte ancora ma meno aspro. Unico neo qualche assenza ingiustificata. Ma il maggior merito di quei versi resta il ricordo, tenace, di quell’impresa improba e orgogliosa, il reinventare il giornalismo ogni giorno. E non è questo il segreto vero di tutti i giornalisti di gran mestiere?
Le immagini non svelano l’intimità del primo ministro, ma la sua deriva autoritaria.
Non si inganni Berlusconi: è la stampa democratica che rispetta la sua intimità e lui che non smette di delegittimarla. Poiché la pubblicazione delle foto delle sue feste private non obbedisce ad alcun intento di giudicare la sua morale di cittadino, ma al proposito di dimostrare che egli, come primo ministro, sta cercando di convertire lo spazio della politica democratica in un semplice prolungamento delle proprie relazioni d’amicizia e dei propri divertimenti.
Ciò è esattamente quello che, secondo le sue stesse dichiarazioni, ha fatto nell’elaborare le liste elettorali del proprio partito e, incluso nel momento di assegnare incarichi di Governo. E altrettanto si può dire delle agevolazioni che lo Stato mette a disposizione del primo ministro affinché adempia ai propri compiti istituzionali. Trasportare invitati alle feste private non è compito degli aerei di Stato, poco importa nello specifico che si tratti di ballerine o di presentatori della televisione. E il fatto che il primo ministro abbia fatto approvare nel 2008 una legge che avrebbe aperto i voli ufficiali a qualunque accompagnatore, non gli offre una copertura giuridica, ma evidenzia un flagrante abuso di potere. Read the rest of this entry »
i risultati di una notte di spoglio nel seggio 1069, di Cinecittà, Roma:
PD = 36,1 %
PDL = 32,0 %
It. Val. = 11,0 %
RADICALI = 4,1 %
Sx & Libertà = 3,4 %
Rif. Com. = 3,4 %
UDC = 3,0 %
Destra Sociale = 1,2 %
Partito Comunista = 0,6 %
Forza Nuova = 0,4 %
Lega Nord = 0,4 %
Melchiorre = 0,4 %
BIANCHE = 1,5 %
NULLE = 1,0 %
Questo, per quanto ne so, è il mio paese. O meglio il pezzo nel quale vivo io. Ecco, adesso ho fatto, mi sciacquo la faccia, nascondo i segni dell’assenza di sonno esco e mi compro un giornale…
Interno con rivoluzione, di Maria Laura Bufano (Round Robin editrice, pp 360, € 15), narra le vicende di due personaggi di differente origine geografica e sociale: Lidia, pugliese di famiglia laico-borghese, in parte di estrema destra, in parte antifascista; e Paolo, di famiglia proletaria lombarda, con padre fascista e madre comunista. La storia, inizialmente giocata sull’inseguirsi e il crescere dei protagonisti è interamente affidata alla narrazione di lei e si svolge in un arco di tempo compreso fra il 1942 e la primavera del 1973. L’incontro nella città lombarda di F., il crescere delle rispettive personalità sullo sfondo della sezione del PCI e l’immersione nelle battaglie politico-sociali degli anni ‘60 e ‘70 forniscono l’ambiente e le motivazioni incidentali del romanzo. In questo orizzonte si svolgono le travolgenti, toccanti vicissitudini amorose dei due, le fughe, gli inseguimenti, le partenze, i ripensamenti, la nascita dei figli. Traspaiono insieme la forza, la sicurezza di Lidia, e l’aerea essenza di uomo moderno di Paolo, nuova figura di padre capace di curarsi dei figli piccoli senza timore dello scandalo che tali premure avrebbero potuto provocare nell’ambiente dell’epoca. Read the rest of this entry »
Chiuso per turno, romanzo d’esordio di Massimo Zanettini, ruota attorno alla figura di Michelangelo Bricoli, cuoco di un lussuoso e rinomanto ristorante nel centro dell’opulenta città di Parma. Michelangelo è un uomo come ce ne sono tanti, pavido, indolente, abitudinario. Il protagonista, che nella conduzione del “Mangione” succede al padre, vive del suo lavoro di chef, del bip-bip di saluto della Mercedes, delle vacanze a Forte che “ci trovi tutta Parma”, e ha una passione smodata, indecente, per il cibo, maledizione di famiglia già pagata con la vita da suo padre (“La ragione per cui mio padre chiamò il ristorante ‘Il mangione’ è fin troppo ovvia: mio padre era obeso. Non amava il cibo, lui viveva per il cibo”). A queste istanze sembra ridursi l’esistenza di Michelangelo, personaggio emblematico dell’evo moderno, fino a che la scossa della morte non tenta di strapparlo con violenza al quieto cortocircuito dell’abitudinarietà. Tre morti cadenzano il ritmo narrativo del romanzo. La prima, quella del padre, apre il libro. Sull’onda degli accadimenti emotivi Michelangelo, quarantenne, si lascia convincere dalla sua eterna fidanzata a partire finalmente per l’Africa. Tra la lotta contro la sua stessa natura, e una serie di surreali dialoghi con Sandokan, Read the rest of this entry »
Come forse qualcuno avrà notato è già da un po’ di tempo che qui, sul nostro blog, è apparsa una sezione di Poesia in cui, oltre ai pochi pezzi casualmente apparsi precedentemente, vengono raccolte e proposte poesie novecentesche di area generalmente americana, le cui traduzioni sono a firma – e questo l’avranno visto solo i più attenti per davvero – sempre della stessa ragazza: Cecilia Piantanida. Cecilia mi mandava le poesie e io le postavo, più o meno finiva lì, erano belle, niente da ridire… ma, mi chiedevo, ci sarà un disegno, un percorso, un filo rosso che lega le poesie scelte dalla mia amica? Lei era restia a rispondere fino a che ieri, in coda a un thread di commenti, un piccolo manifestino se l’è lasciato scappare, e allora cogliamo l’occasione e lo copiamo qui:
Ringrazio il Blog Round Robin per avermi messo a disposizione questo spazio (matti…). Uno spazio in cui vorrei richiamare l’attenzione su certa poesia spesso ignorata in Italia; quella poesia americana che ha lasciato una traccia da qualche altra parte nel mondo, o la lascerà – perché magari non tutti lo sanno.
Poi, visto che me lo si chiede, volevo dire anche che un percorso in un certo senso c’è. All’inizio ho cominciato a proporre alcune poesie “da passerella”: un mostro sacro del Modernismo, un premio Nobel, un Pulitzer. Dopo qualche tempo ho pensato fosse ora di sottolineare che anche gli Yankees del genere un po’ meno patinato due robine le sanno scrivere. Da lì, ho azzardato inoltrarmi per una strada un po’ meno battuta (tipo Moss). Read the rest of this entry »
Una civiltà vince su un’altra non certo quando l’esercito occupante oltrepassa le mura perimetrali, bensì quando il popolo conquistato assorbe usi, costumi e cultura del popolo conquistatore…
Queste parole, contenute nella lettera al Presidente Napolitano in seguito ad una iniziativa a sostegno di Saviano e della sua opera di denuncia, riassumono bene quanto le azioni di contrasto alla camorra, alle mafie ed alla criminalità organizzata debbano tenere conto di tutto il substrato sociale economico e culturale del terreno su cui esse poggiano e prosperano.
Al contempo danno la misura di quanto sia difficile combattere questa “civiltà” nemica, proprio perché non immediatamente identificabile in una entità precisa da poter respingere al di là delle ipotetiche mura perimetrali, avendo anzi talmente permeato di sé la propria vittima da renderla essa stessa una potente alleata. Read the rest of this entry »
Comunità cristiane di base fra Spagna e America latina
Scoprendo il cattolicesimo ribelle in terra di Spagna, di cui ho parlato nel post precedente, mi è parso che il mondo si slargasse, e che pure il cielo diventasse più infinito di com’è. Cerco di spiegare il perché di quest’impressione facendo ricorso anche a un giro di ricordi personali.
Non ebbi in famiglia una vera formazione religiosa. Forse proprio per questo, quando a ventisette anni da Bari mi trasferii a Bergamo – era il ’69 – restai affascinata dal fermento che c’era nel mondo cattolico. I miei compagni pugliesi del Pci mi avevano avvertita: “Vai nell’anticamera del Vaticano, però certo… Milano è vicina, la classe operaia, le lotte operaie…”. Nell’anticamera del Vaticano conobbi il mondo dei credenti e in qualche caso quasi mi dispiaceva non poterlo essere anch’io, credente, quel loro Dio mi era diventato abbastanza simpatico.
Nella mia sezione barese non si era mai parlato di Lettera a una professoressa. Una volta avevo chiesto a un preparatissimo compagno professore universitario di storia che cosa pensasse di don Milani: “Roba da libro cuore”, mi aveva risposto. Avevo peraltro imparato molto – e lo dico senza alcuna ironia – da lui e da quelli come lui: sulla storia del socialismo in Europa, sui limiti delle società con socialismo realizzato, su ciò che era stato lo stalinismo e su tante cose che servivano non solo per rapportarsi al partito, ma anche e soprattutto per leggere il mondo di allora (e pure, attraverso ripensamenti profondi e anche assai traumatici, quello di dopo). Read the rest of this entry »
God washed his womb in the ocean.
All things that lived in or above the sea
rejoiced that they were there.
The sand under the rocks,
the driftwood trees rejoiced.
The living, those who called to their kind,
the lucky ones, rejoiced.
When I was young and prodigal,
I dived into God’s womb and the ocean.
God spoke to me as I swam
through a thousand reflections,
his face and my face touched
like Mary’s cheek on the cheek of her deposed son.
God washed across my face. My face was in him.
From time to time I spit him out as I swam.
I came out of his womb dripping. I felt clean.
I knew God was cold and wet wilderness.
Shivering, I dried God off me with a towel
then I hung him on a clothesline to dry.
God and the towel seemed happy and laughing,
flapping in the wind without commandments.
From the shore I could see the horizon:
he was washing his womb in the ocean
after a day of love, before his gala night.
[...] Ma Psiche, paurosa e tremante, mentre piange sulla cima della rupe, una mite aura di Zefiro sente spirare mollemente che le fa svolazzare le vesti, ne gonfia i lembi, poi la solleva insensibilmente e col suo placido soffio la porta via per il pendio dell’alta rupe, la fa scivolare dolcemente per posarla tra i cespugli fioriti d’una valle segreta.
Psiche si trovò coricata in un luogo tutto morbido d’erba, in un letto di rugiadosi cespugli, soavemente: si calmò il turbamento del suo animo, e dolcemente si addormentò. Si leva con animo sgombro, ristorata da un breve sonno. Scorge un bosco fitto di alberi alti e grossi, vede una fonte trasparente di acqua cristallina, e nel mezzo del bosco, presso la fonte, scorge una reggia edificata da mani umane ma con arti divine. Già fin dall’entrata ti avvedi che si tratta dell’abitazione splendida e lieta di un qualche dio.
Colonne d’oro sostengono gli alti soffitti di cedro e d’avorio lavorati finemente; e tutte le pareti sono ricoperte di bassorilievi d’argento con bestie d’ogni genere, e animali in atto di accorrere verso chi entra. Certo un uomo maraviglioso, anzi un semidio, se non addirittura un dio, dovette scolpire nell’argento animali come quelli, con la finezza della grande arte. Anche i pavimenti di scolpito marmo prezioso staccavano in pitture di svariate guise. Somma e sempre nuova gioia di coloro che camminano su tali gemme e monili. Le altre parti della casa incalcolabilmente preziosa, Read the rest of this entry »
A volte capita d’incontrare dei libri di difficile definizione, sulla cui natura la domanda proposta dalla lettura continua a rimanere aperta.
L’ultimo di questi che mi sia finito tra le mani è Cronache da Siviglia, di Federico di Vita, esordiente scrittore romano edito da Round Robin, piccola ma fantasiosa realtà editoriale.
È difficile definire “Cronache da Siviglia”, più volte durante la lettura ci si domanda che cosa questo volumetto sia. Un libro di viaggio, un epistolario amoroso, uno spaccato d’autobiografia, un romanzetto generazionale, una guida turistica, un manuale atipico di un’esperienza Erasmus? In definitiva “Cronache da Siviglia” rappresenta un’eccentrica shakerata miscela di tutto questo. Dalla sua certamente l’autore ha la vocazione del viaggiatore settecentesco, una predilezione che il lettore avverte, ama parlare minuziosamente di Siviglia, dei suoi vicoli, dei suoi giardini, e lo fa con passione: le sue descrizioni hanno poco della cartolina turistica e molto “della vista del cuore”. Si sente che Siviglia è una città che ama ed è capace di farla amare anche al lettore. Read the rest of this entry »
“Perché lui diventerà famoso, e mica solo a Genova!”
È da poco uscito per la casa editrice romana Round RobinMaledizione del sommo poeta, secondo capitolo della trilogia sulla follia di Angelo Calvisi, scrittore genovese. Questo “Sommo Poeta” segue Il geometra sbagliato e precede Il principe di Persia, la cui uscita è prevista per settembre. L’autore, come suggerisce Filippo La Porta, “Con modi naif e lo stile del parlato, tenta di dare una voce alla follia”, riuscendo al contempo a rappresentare “l’esito esistenziale, oltreché letterario, dell’uomo precario contemporaneo”. Nella presentazione alla trilogia presente nel catalogo della Round Robin lo stesso Calvisi dice che “Ci sono tre libri, tre sofferenze diverse ma uguali, c’è la lingua dell’inferno e quella del paradiso, e poi il buio del dolore e la luce del riscatto. C’è Dante Alighieri, il suo fantasma dispettoso, e da qualche parte un Virgilio privo di senno e di memoria che guida un geometra sbagliato nei sentieri che conducono non tanto alla sommità del monticello purgatoriale, ma a un abisso dove la ragione si arrende. C’è una certa continuità stilistica, e molti temi che ritornano”. L’autore, evidentemente consapevole del suo lavoro, si serve di una lingua pulita, di uno stile cadenzato da anacoluti e ricco di formule tipicamente parlate, perché, come dichiara lui stesso “ho sempre scritto testi che, almeno inizialmente, avevo intenzione di portare in scena, e quindi di rendere orali“. Read the rest of this entry »
Londra 3 – “The river is amazing”, dicono gli inglesi. Dimenticano di aggiungere “e basta”, il resto è ributtante. I monumenti più caratteristici sembrano posticci, tipo Westminster, che pare messo lì l’altro ieri. Una città che respinge, pervasa dalla frenesia, dal cattivo gusto e dal grigiore. Anche la metro è brutta, unge la pelle. Quella di Roma, sembra strano, è meglio… [sono pronto ad argomentare quest'audacità nei commenti, se necessario].
Madrid 6 – - Bruttarella, divertente.
Firenze 4,5 – La più grande impostura dell’era del turismo, una città medievale riverniciata (male) nel rinascimento e con l’interland, città, per altro, morente. Sfilacciata e grigia. Capolavoro di un genio del marketing. Qualche bella chiesa, un bel museo.
Siena 7,5 – Al momento è ancora un miracolo, una cittadina medievale conservata intatta fino ad oggi (altre, Lucca, Arezzo, Assisi, sono troppo piccole per il nome di città). Rischia la rovina, vedi ingressi hi-tech sistemati nel duomo. Come in tutta la Toscana (meno Firenze e Prato, popolate da cinesi) brulicante di donne che ti viene voglia di.
Siviglia 8 – - La città del sole, e, letteralmente, dei sogni. Cangiante e meravigliosa. “Sevilla tan sonriente, yo me lleno de alegria cuando hablo con su gente, sevilla enamora el cielo, para vestirlo de azul, hasta el sol duerme en triana, y la luna en santa cruz…” Read the rest of this entry »
Qualche settimana fa la stampa spagnola ha dato notizia della rivolta di cattolici – non solo comunità di base, ma anche teologi ed ecclesiastici – alle direttive della gerarchia, soprattutto in materia di libertà di pensiero e di aborto.
In questo mio primo scritto sull’argomento mi limiterò a tradurre/riassumere un articolo de El País del 14 aprile, che dà ampia informazione su tali vicende, riservando una personale riflessione a una seconda puntata.
Come si sa, in questi anni la Conferencia Episcopal ha lanciato crociate contro tutte le leggi laiche del governo socialista: contro il matrimonio gay e il riconoscimento delle coppie di fatto, poi contro la Ley de educación para la ciudadanía, ora si scaglia contro la nuova legge sull’interruzione della gravidanza molto simile alla 194 che c’è in Italia dal 1978 (ricordo che, dal momento in cui è entrata in vigore, per ragioni che non posso spiegare qui, si è ridotto moltissimo il numero delle interruzioni di gravidanza nel nostro paese). Queste sono comunque reazioni che conosciamo bene, in Italia e in Spagna: “Questa qui la conosco, purtroppo”, canta Don Giovanni nell’opera di Mozart. Ma il fatto straordinario è costituito dalla grandiosa e alata contestazione che si è levata contro le gerarchie da parte di settori significativi della stessa Chiesa.
Sono stati pubblicati due manifesti: quello uscito per primo si intitola A proposito dell’aborto; il secondo Di fronte alla crisi della Chiesa. Read the rest of this entry »
There was an apple tree in the yard –
this would have been
forty years ago — behind,
only meadows. Drifts
of crocus in the damp grass.
I stood at that window:
late April. Spring
flowers in the neighbor’s yard.
How many times, really, did the tree
flower on my birthday,
the exact day, not
before, not after? Substitution
of the immutable
for the shifting, the evolving.
Substitution of the image
for relentless earth. What
do I know of this place,
the role of the tree for decades
taken by a bonsai, voices
rising from the tennis courts –
Fields. Smell of the tall grass, new cut.
As one expects of a lyric poet.
We look at the world once, in childhood.
The rest is memory.
La trilogia sulla follia in partenza doveva essere una “bilogia”. In effetti ho cominciato a scrivere Maledizione del Sommo Poeta e Il Geometra Sbagliato praticamente in contemporanea, tra il 2002 e il 2003. La continuità stilistica e tematica fra questi due testi è piuttosto evidente, così come sono evidenti i miei referenti letterari, che vanno da Celati al primo Nori, passando magari per il Berto del Male oscuro. In entrambi i racconti è proprio la componente stilistica a evidenziare fin da subito (o quasi) la devianza patologica che affligge la psiche dei protagonisti. Tale aspetto non è altrettanto nitido per larga parte del Principe di Persia, che inizia come un semplice racconto d’avventura e che nelle mie intenzioni di partenza come tale doveva svilupparsi. Ma spesso accade che alle intenzioni poi non corrispondono gli esiti, e il racconto d’avventura è diventato la storia di una memoria guasta che, faticosamente, cerca una sua ricomposizione. E così come è differente il tema portante e la struttura, il Principe di Persia si distingue dagli altri due libri della trilogia anche stilisticamente. Potrei parlare di una maggiore precisione descrittiva, forse di una maggiore chiarezza e di una maggiore luce. Una luce bianca, non so se realmente solare o “ospedaliera”, che avvolge il protagonista alla fine della sua vicenda.
In occasione dei 15 anni dalla tragica scomparsa di don Giuseppe «Peppe» Diana, il parroco della chiesa di San Nicola a Casal di Principe assassinato per essersi ribellato alla camorra, la casa editrice Round Robin ha dato alle stampe il volume a fumetti «Don Peppe Diana – Per amore del mio popolo». Realizzato in collaborazione con l’associazione «daSud», è il primo libro della collana «Libeccio», nata con l’intento di far conoscere soprattutto nelle scuole, attraverso la narrazione per immagini, le vicende di personaggi simbolo della lotta alle mafie.
Scritto e sceneggiato da Raffaele Lupoli e Francesco Matteuzzi, con i disegni di Riccardo Innocenti, Luca Ferrara, Luca Cicchitti, Giovanni Ballati, Mauro Balloni e Anna Ciammitti, il romanzo grafico racconta chi era don Diana, offrendo un contributo importante al ricordo di un uomo coraggioso che la camorra cercò di screditare con ogni mezzo e che oggi più che mai invece ritorna come esempio di resistenza civile e morale. Oggi l’attenzione dell’opinione pubblica è ritornata su don Diana grazie al successo di «Gomorra», con le pagine che Roberto Saviano dedica al parroco di San Nicola, ma anche grazie alle iniziative del coordinamento «Libera» don Luigi Ciotti e del comitato «Don Peppe Diana». Il fumetto di Lupoli e Matteuzzi accende però un ulteriore riflettore sulla vicenda dell’uomo Giuseppe Diana, ricordando anche le sue passioni più quotidiane, come lo scoutismo e l’attaccamento alla squadra del cuore, il Napoli. Read the rest of this entry »
Io, gli ultimi tempi, i libri troppo conosciuti, preferisco di no.
Allora mi fa piacere quando sfogliando i cataloghi delle case editrici piccine scopro dei libri che non li conosce quasi nessuno, mi vien curiosità di conoscerli a me. Tipo questo, che l’ha pubblicato una casa editrice che si chiama Round Robin, c’ha anche un blog, se vi interessa.
Questo è un libro che bisogna stare attenti a come se ne parla, sennò si rischia che poi uno lo legge e sa già delle cose che invece è meglio che non le sappia, se si vuol godere la lettura per benino.
Perché in questo libro c’è un crescendo secondo me molto efficace, e sarebbe un peccato se ve lo rovinassi, questo bel crescendo che ti prende alla sprovvista e finisce che ti porta dove non te lo aspetti.
Allora abbiate pazienza se sarò un po’ ermetica e non si capirà niente (intendo: meno del solito).
Alla fine di questo libro, c’è un’eclissi solare, c’è un silenzio che fa spavento tutto intorno, c’è un po’ di buio, in generale. Read the rest of this entry »
Sfruttando con abilità la crono scalata della sera, ripresa dalle telecamere RAI iiiihiihiihiiiiiiiIIIIIiiihhiIIIII DON PEPPONE DIANA ragggggggiunge in vetta il geometra, leader della corsa dall’inizio. Questo giro si aggiudicherà all’ultima curva dell’ultima tappa, grazie all’ultimo colpo di reni, al fotofinish della giornata di sconti torinesi. Domani, alla Fiera del Libro di Torino, Calvisi o Don Peppe, pirati e ammiragli, caporali o signori, nobili principi e alteri villani seguono col fiato sospeso l’altalenarsi alterno delle mutevoli emozioni dell’univero roundrobiano, certi che il futuro ci regalarà gioie e vittorie di quella che, ormai è già certo, è la casa editrice del futuro.
Nella crono-scalata della domenica, tra l’esuberante esordio del Poeta e la presentazione ufficiale di Don Peppe, i pirati della Round Robin hanno conosciuto inaspettatamente il mitico Björn Larsson, dalla cui Vera storia del pirata Long John Silver prende il nome il nostro sparuto gruppo di audaci navigatori…
Per quanto riguarda le note dalla tappa conduce ancora saldamente il geometra, e il nostro capitano fuggitivo, il doppio Calvisi difende autorevolmente la maglia rosa di questa prestigiosa corsa a tappe…
Ma oggi è la giornata del pirata long john silver e di Larsson, nostro antico mito fondatore, con le cui parole chiudiamo questo storico piccolo post:
Cercate di far aderire quanti più possibile alla nostra causa e state all’erta per trovarvi pronti. Ciascuno di voi dovrà giurare sul round robin. Il round robin non è altro che una misura precauzionale. Da un lato, tutti quelli che vogliono essere dei nostri dovranno firmare la dichiarazione, così che non potranno tirarsi indietro quando si comincerà a sentire odore di bruciato. Dall’altro, quello stesso foglio ci condurrà dritti alla forca, se finisce nelle mani sbagliate. Ma, dato che sono sempre quelli che hanno firmato per primi ad essere considerati gli istigatori, sul round robin le firme formano un anello, in modo che non si può sapere chi ha iniziato.
La corsa entra nel vivo. Nel tappone dolomitico del sabato i grandi attesi, finora rimasti guardingamente a ruota, escono allo scoperto per tentare la stoccata decisiva alla maglia di leader della Fiera del Libro di Torino. Si segnala il primato per la corsa a squadre della compagine dei Calvisi, che avvantaggiati dal doppio titolo e dall’imminente presentazione del Poeta conducono questa particolare classifica. Per la maglia rosa notevoli le fughe di Chiuso per turno e Interno con Rivoluzione che dettano il passo sul primo gran premio della montagna per venire successivamente raggiunti in discesa proprio dal Geometra. Sulla seconda vetta di giornata notevolissimo lo scatto di Cronache da Siviglia, l’autorevole maglia gialla della fiera di Roma esce finalmente allo scoperto e appaia in testa i fuggitivi. La corsa entra nel vivo. Favorito per la vittoria finale a questo punto non può che essere il Geometra, ma i bookmaker non si sbilanciano, e il pubblico si aspetta ancora numerose sorprese in questa corsa prestigiosa e avvincente, pur nella sua per certi versi deludente affluenza di pubblico rispetto alle attese della vigilia.
Sardini appaia in vetta Vignozzi, per ora i due outsider guidano la classifica del Giro contentendosi paginata su paginata la maglia di leader. I favoriti della corsa attendono sornioni. Intanto a Torino piove. Piove, piove. Nel nostro “hotel” - e lo chiamano hotel… – questa mattina i nostri vicini si sono trovati nel loro vano del bagno, bagno comune ma fortunatamente non nostro, una cagata di gatto dentro alla vasca. “Lo scriveranno su internet”, si lamentava tra sé e sé la proprietaria, aggiungendo, “peccato, se l’avessi vista prima l’avrei tolta…”.
L’hotel è il NàNò Nà di Via NOMEDIUNPAPA V. (signora, su internet ce l’ho scritto io, ma finché il gatto non caga nel bagno nostro sorvolerò mi limiterò a dei vaghi indizi, altrimenti invece… ).
Per ora dalla strada è tutto, al comando la strana coppia Vignozzi-Sardini, arriverà la fuga al traguardo?! I bookmaker al momento sono cauti.
NOTE: il Ciccio, figlio della proprietaria dell’hotel, è mitico.
Evvabbene, per qualche giorno, mi sa, gli aggiornamenti del blog procederanno a singhiozzo… ci dispiace, proprio moltissimo, ma abbiamo una buona giustificazione, dai…
Infatti:
Da Giovedì 14 a Lunedì 18 maggio 2009,
La Round Robin Editrice sarà alla Stand L-178 padiglione 2
Per la prima volta nella sua storia, la piccola casa editrice romana approda nel tempio dell’editoria!
Accorrete numerosi all’evento, e un giorno potrete dire con orgoglio ai vostri nipoti… “io c’ero!”.
Nell’ambito della Fiera, domenica 17 maggio, presso lo stand M142 padiglione 2 si terranno le presentazioni di
Dopo il grande successo dell’iniziativa alla Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma, la Round Robin Editrice, alla sua prima presenza alla Fiera internazionaledellibrodiTorino, rilancia presso il suo stand (Stand L-178 padiglione 2) la raccolta di libri da destinare alle biblioteche delle carceri. Un libro ti fa evadere. Grazie a questa iniziativa qualunque libro portato nei giorni della fiera allo stand della Round Robin (o successivamente inviato presso la sede della casa editrice: Via Malaga 14, 00144, Roma, RM) verrà spedito in omaggio dalla casa editrice stessa alle biblioteche degli istituti penitenziari. Inoltre, chiunque intenda in questa maniera donare un libro ai detenuti avrà diritto presso la fiera a uno sconto del 50% su uno dei nostri titoli.
Cortometraggio di Antony Redfield. Scritto da Antony Redfield, liberamente (molto liberamente) tratto da Cronache da Siviglia di Federico di Vita (Round Robin editrice, 2008). Con Federico di Vita. Regia Antony Redfield. Produzione Q.
INTERVISTA ALL’ATTORE OCCASIONALE
Allora Federico, ti sei dunque prestato a questa interpretazione, breve, inusuale, tratta dalle tue pagine. Non ti sembra lontano però il registro stilistico ed emotivo scelto dal noto artista visivo londinese Antony Redfield rispetto a quello del tuo libro?
Guarda, hai senz’altro ragione, il tono di Antony è lontano da quello delle pagine. Ma una proposta così non si può rifiutare. E poi mi sembravano interessanti queste note malinconiche, quasi disperate, e queste sensazioni di abbandono e trasfigurazione di luoghi e sentimenti proposte dal regista. Read the rest of this entry »
Dopo lo straordinario successo della parte della tesi di Wu-Ming-F dedicata a Interno con rivoluzione di Maria Laura Bufano, abbiamo chiesto allo stesso autore la possibilità di pubblicare anche la sezione in cui tratta di Mille anni che sto qui, di Mariolina Venezia.
Dalla tesi Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi con la quale Wu Ming-F si è laureato in Scienze del testo, presso la facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università La Sapienza di Roma. Relatore della tesi il professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea Aldo Mastropasqua, correlatore il prof. Rocco Paternostro (Critica letteraria). Si avvertono i lettori che data l’estesa trattazione tesistica (comprendente anche un corposo riassunto del romanzo), si consiglia la conoscenza del testo. Si sconsiglia altresì la lettura a chi avesse intenzione di leggere il romanzo di Mariolina Venezia e non l’avesse ancora fatto: vengono anticipati completamente trama e motivi.
Certe cose a me vengono spontanee e non so dire se siano la causa o l’effetto dei granchi che mi stanno rosicchiando (ma allegramente, lo giuro!) la base cranica. Ma tant’è, vi voglio ammannire un prezioso e utile suggerimento per misurare l’entità e/o originare un sano impazzimento. Si tratta di ripetere a voce alta (o anche solo pensare, ma è meno incisivo) la medesima frase o il medesimo concetto. La cosa migliore sarebbe che quando ti viene in mente una frase o un concetto degni di nota (ma anche no, come dite voi gggiovani) cominci a ripetere quella frase o quel concetto, li ripeti, cominci a ripetere il concetto, lo ripeti a voce alta, te lo fissi nel pensiero ma anche lo ripeti, ripeti il concetto e la frase che ti è venuta in mente, magari cambiando un po’ l’ordine delle parole, ma ripeti concetto e frase, a voce alta, sostanzialmente con le stesse parole, per almeno cinque minuti, non importa l’inflessione, importante è che ripeti la frase e il concetto, e adesso non so se vi serve un esempio, ve lo potrei anche fare, deve solo venirmi in mente un esempio che sia calzante, un esempio da farvi per esprimere questa tecnica rivoluzionaria che serve a stimolare il cervello alla base dell’impazzimento, e quindi ora non so se sia il caso di farvelo, questo esempio, anche perché ci vorrebbe una frase degna di essere ripetuta, una frase pregna e degna, una frase che serva come esempio e, insomma, ci vorrebbe una frase (o un concetto).
Avevo consigliato questo vecchio film di Fellini ad un amico. Perché c’era la scena del tram. La scena, mi ricordavo, in cui Fellini ragazzo con il tram andava a Cinecittà. E parlavo di questa scena, gliene parlavo l’altra sera, come di una scena, come di una lezione di cinema, dove il cinema, proprio lo schermo, è il vetro del tram. La lezione di cinema avviene guardando attraverso questo vetro, la finestra del tram (lo so, lo so… avete capito). Mi ricordavo di una scena in particolare, in cui dal tram Fellini giovane (Sergio Rubini) vedeva una cascata così vicina e vaporosa da bagnare le stesse finestre del veicolo, o forse bagnare addirittura i viaggiatori. Poi mi è venuto il dubbio di avere esagerato a parlare al mio amico di questo film e di questa scena in questo modo, di avergli anzi finanche consigliato il film quasi rimproverandolo per non averlo inserito in un libro che ha scritto, proprio sui tram a Roma. Libro nel quale cita come esempio – per lui la particolarità del tram è che possiede questa peculiare capacità narrativa, questa dote di connettere persone e luoghi, di attraversare storie – e cita, come esempio, dicevo, un film con una certa scena di Aldo Fabrizi, sempre a Roma. Ma come – gli dicevo – ma c’hai messo quello e nemmeno una parola su Intervista?! Read the rest of this entry »
The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,
and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you
all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,
the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.
Roma, 9 marzo 2009 - Alla libreria Nero su Bianco è stato presentato Chiuso per turno, scritto da Massimo Zanettini. Il romanzo, edito da Round Robin, è uscito nelle librerie il 26 febbraio nella collana Parole in Viaggio e racconta la storia di un insolito personaggio, inetto, stravagante, mangione. Personaggio tutto umano emblematico di quell’esistenzialismo del dissidio, del distacco dalla realtà, spesso tipico del rapporto dell’uomo contemporaneo con il mondo, Michelangelo (questo il nome del protagonista del racconto) vive in una Parma contemporanea gestendo un ristorante di lusso. Con i tratti di un tipico antieroe, un uomo comune preso dalla gente, forse per questo così simpatico, il protagonista ha alcuni elementi che lo avvicinano ad ognuno di noi: “è difficile a volte per gli uomini seguire una strada virtuosa “dice l’autore “difficile essere coerenti con i propri ideali, con la propria ideologia politica. Il protagonista è un persona normale, comune, uno che non ce la fa a fare quel salto“. Read the rest of this entry »
Da qualche giorno abbiamo un account su twitter, il nuovo popolare social network degli istant message da 140 caratteri. Se possiedi anche tu un account su twitter cercaci e segui i nostri cinguettii, li riconoscerai tra milioni! Il nostro account è RoundRobined, let’s go guys, come on: join us!
Oggi è la Liberazione, la Festa della Liberazione. Oggi celebriamo il giorno in cui l’Italia si è liberata dal nazifascismo mentre magari un sindaco di una città di 4 lettere come amor, l’anno scorso abbia detto che la liberazione rappresenta la libertà da ogni forma di regime. No, mi dispiace, per noi la Liberazione rappresenta la fine dell’oppressione nazifascista e, di riflesso, il rifiuto per qualunque regime. Oggi festeggiamo la libertà (parola di cui un barattolo coi denti si è illegittimamente appropriato) che ci è stata donata dagli eserciti alleati e dai PARTIGIANI, dalle varie anime della Resistenza, nonostante pochi giorni fa un ministro, uno che fino a poco tempo fa aveva l’abitudine di salutare a braccio teso e mano aperta insieme al sindaco di amor, abbia detto che i partigiani rossi non vanno celebrati come eroi. Mi dispiace ministro, ma i cosiddetti partigiani rossi sono quelli che hanno dato il contributo militare più consistente alla Resistenza ed inoltre nella Costituzione sono evidenti l’anima democratica, socialista e comunista. Tutte e tre. Che Le piaccia o no. E se non sono stati sempre eroi, nel complesso sono molto migliori di altri.
E nonostante lo stesso ministro abbia detto che i Partigiani e i ragazzi di Salò in fondo erano animati dallo stesso spirito patriottico e nonostante in questi giorni alcuni parlamentari del Pdl vogliano equiparare per legge i republichini ai Partigiani, bisogna distinguere, bisogna continuare a distinguere tra chi combattè perché l’Italia fosse migliore e chi voleva continuasse lo squallido coma civile e politico del ventennio. No, ministro, no indegni parlamentari, non è così. Non è per niente così, ancora una volta si sbaglia, vi sbagliate. Read the rest of this entry »
Dalla tesi Forme della scrittura autobiografica. Tre esempi con la quale Wu Ming-F si è laureato in Scienze del testo, all‘Università La Sapienza di Roma. Relatore della tesi il professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea Aldo Mastropasqua, correlatore il prof. Rocco Paternostro (Critica letteraria). Uno dei tre testi presi in esame da Wu Ming-F nella sua tesi è il nostroInterno con rivoluzione. Pubblichiamo qui l’estratto di tesi che parla del romanzo. Si avvertono i lettori che data l’estesa trattazione tesistica (comprendente anche un corposo riassunto del romanzo), si consiglia la conoscenza del testo. Si sconsiglia altresì la lettura a chi avesse intenzione di leggere il romanzo di Maria Laura Bufano e non l’avesse ancora fatto: vengono anticipati completamente trama e motivi.
Mi preme riassumere brevemente in queste primissime pagine la storia della “scoperta” e della pubblicazione di Interno con rivoluzione, che, in parte, mi riguardano direttamente. Ormai da un paio d’anni infatti lavoro come editor per la Round Robin editrice, la piccola, audace casa editrice romana che, al momento della discussione di questa tesi, avrà pubblicato il romanzo d’esordio di Maria Laura Bufano. Read the rest of this entry »
“Chi è Don Peppe?” “Sono io”. Poi una rapida successione di colpi e sei mesi dopo don Puglisi anche la camorra ammazza il suo primo prete. Aveva 36 anni don Peppe Diana quando nella sagrestia della Chiesa di San Nicola a Casal di Principe ha risposto per l’ultima volta a quella domanda. Era il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico.
Un fumetto, con relativa mostra presente nella prestigiosa cornice dell’undicesima edizione del Comicon di Napoli, racconta la vita e l’eredità di don Peppino, la sua normalità che diventa rivoluzionaria in una terra sfregiata dai molteplici e loschi affari del cosiddetto clan dei Casalesi, il contesto difficile in cui ha vissuto e dal quale ha tentato di sottrarre i più deboli. Don Peppe Diana, Per amore del mio popolo è il titolo del fumetto scritto da Raffaele Lupoli (che è anche ideatore e curatore della collana) e dallo sceneggiatore Francesco Matteuzzi e disegnato da Riccardo Innocenti, Luca Ferrara, Luca Cicchitti, Giovanni Ballati, Mauro Balloni e Anna Ciammitti, prima opera di un progetto ancora più ampio, figlio dell’associazione daSud e della casa editrice Round Robin, che lanciano al Comicon la collana Libeccio, con la quale racconteranno grazie a tavole e balloon le storie degli eroi (quasi mai per scelta) della lotta alle mafie, soprattutto attraverso le testimonianze di chi li ha conosciuti. Read the rest of this entry »
Cronache da Siviglia è il romanzo d’esordio di Federico di Vita, classe 1982, studente romano che ha fatto l’Erasmus in Spagna e che da quella esperienza ha ricavato questa veloce narrazione.
Si legge nella seconda di copertina: “un trovatore dei nostri giorni se ne va per le strade dell’Andalusia, raccoglie a caso rami, fiori, pietre, ragazze che non si lasciano afferrare e scrive agli amici storie sbilenche e struggenti come ondate di mare nei giardini, racconti di Francesi che si incazzano per il mondiale… Storie perdute tra le pinete in Portogallo, squarci di vita che si propaga dall’ombra dei vicoli intorno a Calle Verde e poi si irradia di luce […]”.
Nell’atmosfera di Siviglia, città che ha davanti a sé l’Atlantico con uno splendore di sensuale indolenza nei profumi e nei colori, Federico ci parla dei suoi coinquilini e delle scorribande nei locali con gli altri studenti stranieri, racconta le feste finniche in discoteca, le sfide da goliardi “a chi magna dappiù” (p. 84), il suo non perdere neanche un’occasione per ricordare – fiero delle sue “augustissime origini” (p. 29) – chi ha vinto il mondiale. Read the rest of this entry »
… dove trovi:
- una bionda intellettuale concentrata nella lettura di un romanzo, voluminoso.
- una meravigliosa signorina, forse francese, tutta presa a smangiucchiare un noto hamburger. (Si suppone che la ragazza indossi le cuffie di un iPod, perché forse non si accorge di cosa le succede intorno).
E questo è il punto in cui entri tu, con la lettrice davanti e la francese a sinistra. Di poco ti segue:
- una banda di teen-ager chiassosi e scatenati che si sistema a fianco della bionda, disturbandone visibilmente la lettura. Intanto il più audace nota la bella francesina, le si rivolge e fa:
- Dove hai preso quell’hamburger?
- …
- HEI TU, quell’hamburger dove l’hai preso?
Lei mangia e non ci sente, o forse finge. Sul pacchetto della busta del panino campeggia grossa la M di McDonald. La bionda fa:
- Non è un logo proprio sconosciuto… Mi sa che non è stata la battuta migliore del secolo eh…
I compagni del distratto seduttore ridono di gusto, la lettrice batte il cinque al più vicino, il carro si ferma di nuovo, il nostro eroe prova a scusarsi, più volte ripete le sue venie alla ragazza, che forse, sempre forse, non lo sente. E a te forse rimane la strana sensazione che il denominatore comune dell’universo non sia tanto armonia, ma caos, conflitto e…
La letteratura di viaggio (e non da viaggio che è tutta un’altra cosa) è sempre stata una porzione del settore che ha interessato principalmente i viaggiatori indefessi, o i sognatori: coloro che non potendo permettersi di mollare tutto e andarsene in giro per il mondo, riescono a costruirsi i loro viaggi, volando con la fantasia, laddove i piedi o il portafoglio non possono arrivare.
Altra cosa le guide turistiche, unico mezzo di sopravvivenza nei luoghi lontani.
Eppure bisognerebbe ascrivere alle categorie sopra menzionate, un altro tipo ancora di letteratura di viaggio: quella dove il viaggio avviene più o meno dichiaratamente tra le righe, dove la cronaca è quella del viaggio personale, dove le esperienze raccontate sono quelle di vita vissuta dall’autore stesso.
Mi sono capitati tra le mani proprio due libri, nell’ultimo periodo, che mi hanno fatto riflettere proprio su questa tipologia alternativa di letteratura di viaggio. Read the rest of this entry »
Oggi ho dato una bella svolta alla mia vita: sono andato a tagliare i capelli e ho portato a lavare la macchina.
E’ stato importante, sarebbe stato davvero un delitto se fosse rimasto, come ultimo ricordo (e di questi tempi non si sa mai, con tutti quei romeni che impazzano per le strade), l’immagine del mio volto incorniciato da quella zazzera inconcludente ed erratica.
I miei capelli sono tornati, come direbbero, anzi come in effetti dicono quei due simpatici individui che parrebbero essere i miei genitori, ad avere un aspetto civile, che indica evidentemente un grado di anonimia dell’aspetto esteriore compatibile con i parametri estetici della brava gente di questo paese meraviglioso.
Ora che la mia testa non è più infestata di vorticosi boccoli dal discutibile impatto ambientale, i miei capelli si piazzano sul podio nella speciale classifica delle parti del corpo che creano un minore senso di imbarazzo nei confronti del mondo esterno.
Più veloce del suono, più potente della locomotiva, al servizio dell’umanità e del progresso, contro i nemici della sicurezza e del benessere: è l’Uomo Atomico.
Volando a velocità supersonica, l’Uomo Atomico arrivò in un batter d’occhio nella zona dove un tempo aveva il laboratorio il suo fornitore di carburante atomico.
Il luogo era molto cambiato durante tutti quegli anni. Case nuove e palazzi erano stati costruiti fino a coprire quelli vecchi, inglobandoli in nuovi quartieri residenziali, impermeabilizzando il terreno col cemento, in nome del benessere e dello sviluppo.
Dopo aver sorvolato alcune volte l’area, l’Uomo Atomico intercettò finalmente il laboratorio. Con una picchiata lo raggiunse.
-C’è nessuno? – chiese una volta dentro al piccolo locale che ospitava gli esperimenti dell’amico del supereroe.
-Dipende, – rispose una voce.
-Sono l’Uomo Atomico.
-Che mi venisse un… Read the rest of this entry »
Trenta anni di storia italiana, tra il dopoguerra e gli anni ‘70, attraverso le vite di Lidia e Paolo. Le ansie, le contraddizioni, le incertezze, gli amori e la passione politica di due ragazzi che diventano adulti su uno sfondo che forse per loro muta troppo rapidamente. O forse sono Lidia e Paolo che cambiano, siamo noi che cambiamo e vediamo tutto da una prospettiva diversa.
Paolo guardò a terra. C’erano due grossi pesci che si contorcevano per smania d’acqua. “Chissà come gli brucia l’aria nel corpo – pensò. – E ora che sono fuori dall’acqua, non hanno neppure la forza di riconoscersi, di farsi compagnia nella morte. Ciascuno magari scambia l’altro per un sasso. Read the rest of this entry »
Dopo mesi di consultazioni questo l’autorevole parere che i gestori del prestigioso blog della RR hanno emesso riguardo il noto libello illustrato. Gli stimati critici sono pronti a discutere tali mirabili conclusioni con i numerosi lettori nei commenti.
grazie.
ps. Suggeriscono ora dalla regia di aggiungere un sondaggio onde rendere più agevole per il pubblico la discussione ermeneutica:
Non posso, ovviamente, nel breve spazio di qualche articolo, dar conto della grande ricchezza di dati, storie, comparazioni, riflessioni, norme assurde, leggende crudeli, che riporta la studiosa nel suo libro avvincente, strumento utilissimo a comprendere i nostri “palestinesi”, i poveri e perseguitati che vivono fra noi, e ancor più a interrogarci sullo sguardo con cui li osserviamo.
In quest’ultimo mio scritto sul libro della Calabrò mi limiterò a proporre la lettura di due ampi passi particolarmente significativi.
Leggiamo dunque quel che dice Anna Rita Calabrò a proposito del numero degli “zingari” presenti a Milano e della presunta invasione che sarebbe avvenuta negli ultimi anni: Read the rest of this entry »
LAZIO: DOVE DONARE IL SANGUE
Questi i centri a disposizione: policlinico Umberto I; ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli; ospedale Sandro Pertini; policlinico Tor Vergata; ospedale San Giovanni Evangelista Tivoli; spedale Delfino Parodi Colleferro; San Giovanni Addolorata; Cto; ospedale S. Eugenio; ospedale Civile di Velletri; ospedale Civile di Frascati; ospedale Civile di Anzio/Nettuno; San Camillo Forlanini; ospedale Grassi di Ostia; ospedale Pediatrico Bambino Gesu’; I.F.O.; San Filippo Neri; ospedale S. Andrea; ospedale San Pietro FBF; ospedale S. Spirito; ospedale Civile San Paolo di Civitavecchia; Policlinico Gemelli; ospedale degli Infermi di Viterbo; ospedale Civile di Rieti; Centro Trasfusionale di Frosinone; ospedale S.S. Trinita’ di Sora; ospedale S.M. Goretti di Latina; presidio ospedaliero di Formia.
L’INIZIATIVA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
Rifondazione sta organizzando e raccogliendo le disponibilita’ di famiglie disponibili ad ospitare gli sfollati nelle regioni limitrofe all’Abruzzo. Il punto di riferimento e’ la Federazione provinciale del Prc di Pescara (via F. Tedesco 8 ) che funzionera’ anche come centro di raccolta di aiuti e soccorso. Read the rest of this entry »
Non è facile trovare un libro ambientato nel sessantotto con una struttura narrativa forte ed un intento letterario né banale né presuntuoso. Penso alla letteratura della militanza, ai romanzi che nascono tali ma spesso deviano assumendo la forma boriosa di saggi dal contenuto trito e ritrito.
In Interno con rivoluzione, Maria Laura Bufano ha un obiettivo: narrare la storia di Lidia e quella di Paolo. Tutto il resto è un contorno, certamente necessario a contestualizzare il romanzo, ma mai invadente. Per una volta, insomma, gli anni della rivoluzione non rubano la scena ai veri protagonisti, cioè a chi il cambiamento l’ha voluto, l’ha perseguito e, nel suo piccolo, l’ha anche ottenuto. Lidia e Paolo. Lei fiera e battagliera, figlia di una borghesia che ama vivere al di sopra delle proprie possibilità, si ribella ai genitori e dalla Puglia se ne va in un’innominata città del nord Italia ad insegnare in un liceo. Qui incontra Paolo, taciturno e remissivo, succube ancora inconsapevole dell’asfissiante amore della madre e della sorella. Read the rest of this entry »
Io son scarpolino, aggiusto le scarpe. Di gente che aggiusta le scarpe non ce ne più al giorno d’oggi. Se ne compra un paio nuovo ogni anno, e quelle vecchie si buttano via. Così tutti gli scarpolini hanno lasciato lì di fare sto mestiere. Ma io non lascio mica lì finché non crepo! Adesso sono in pensione, ma con 600.000 lire al mese, non ci campo, allora continuo a fare il mestiere che ho fatto per cinquant’anni, così per arrotondare la pensione. Ma più che altro lo faccio per passare il tempo. Da quando è morta la Fernanda, la mia povera moglie, la mattina è lunga come la quaresima. Mio figlio, che ha studiato da dottore, mi dice che dovrei leggere, tenermi informato. La fa facile lui, ma oramai mi son scordato di come si fa a leggere, e faccio una fatica dell’ostia, e non capisco mai quello che vogliono dire. Poi mi è calata la vista, e dopo un po’ mi bruciano gli occhi.
Il pomeriggio però mi passa alla svelta anche se non lavoro, perché quando non vado a giocare a briscola al bar, suono la fisarmonica. Mi piace suonare la fisarmonica, soprattutto d’estate. Quando l’aria è calda come il brodo, dormo un po’. Poi quando vien più fresco, mi metto davanti a casa mia, all’ombra, e suono.
Delle volte vengono delle persone a sentirmi, non perché sia tanto bravo, ma per stare in compagnia e sentire le canzoni di una volta. Read the rest of this entry »
Davvero un libro interessante questo di Filippo Conticello. L’isola che c’è (Round Robin 2008) è un lavoro di ricerca, collage, denuncia che mostra la faccia meno visibile di una terra, la Sicilia, troppe volte ricordata solo per il cancro apparentemente incurabile della mafia. L’occhio dello scrittore si sposta via via sui vari centri della regione (Palermo, Catania, Gela, Siracusa), come se ognuno fosse un microcosmo diverso dall’altro. E in ogni città viene palesato l’impegno di chi vuole sconfiggere questo torpore marcio che attanaglia il progresso economico e sociale dell’isola.
Nelle pagine del libro non v’è odore di arance, il colore delle zagare in fiore, non si respira l’aria del mare che osservato dagli scogli sembra più un oceano che il Mediterraneo, non c’è il silenzio della “siesta” pomeridiana, il fragore delle domeniche in piazza. E per una volta scompare anche il sangue delle stragi mafiose, il dolore delle famiglie colpite, le continue minacce, il lento stillicidio del racket e del pizzo. Tutto è coperto da una sensazione ottimistica e vitale, la sensazione di aver trovato una possibile via d’uscita, una speranza prima nascosta e poi riaffiorata. Read the rest of this entry »
Maledizione del sommo poeta è il secondo romanzo della trilogia sulla follia pubblicato dalla Round Robin editrice. Rispetto al Geometra sbagliato notiamo subito una notevole differenza: il nome del protagonista non è Tito Pozzi ma il tuo, Angelo Calvisi. L’opera non si può certo definire autobiografica ma alcune delle ossessioni del personaggio Angelo Calvisi devono essere le stesse dell’autore, come per esempio il segno da lasciare nella vita. Parlaci un po’ dell’Angelo Calvisi protagonista del Sommo poeta e, più in generale del tuo rapporto con questo libro.
Nella Maledizione del Sommo Poeta ci sono talmente tanti episodi collegati alla mia biografia che chiamare il protagonista con il mio nome mi è proprio venuto spontaneo. In questo senso, contrariamente a quello che dici tu, è un libro clamorosamente e vergognosamente autobiografico, e d’altra parte ritengo che ogni libro lo sia. Intendo dire che ogni scrittore è mosso alla scrittura dal proprio vissuto, che necessariamente si riverbera, in maniera più o meno diretta, su quello che scrive. Per assurdo anche Stephen King fa dell’autobiografia, anche Manganelli. Read the rest of this entry »
Anna Rita Calabrò, nel suo libro Zingari-Storia di un’emergenza annunciata, prende in considerazione parecchi studi sulle popolazioni “zingare”: soprattutto quelli di Leonardo Piasere, prestigioso antropologo italiano. La studiosa valorizza importanti elementi che emergono dalla pluriennale ricerca di Piasere, ma al tempo stesso pone in evidenza quella che secondo lei è un’eccessiva unilateralità nell’interpretazione che lo studioso dà dell’“identità zingara” (anche se, leggendo un’intervista purtroppo non datata di Piasere, paiono assai fitti gli elementi che rinviano a una molteplicità di gruppi umani, di usi, di “culture”, che non si possono racchiudere in un recinto rigido e stabile). La Calabrò però non si limita a insistere, come già fa Piasere, sulla molteplicità di raggruppamenti che ai nostri occhi di ignoranti gagé paiono come popolazione unitaria, gli “Zingari”; ma mette anche in evidenza come le trasformazioni nella produzione e nei consumi della società maggioritaria, lo svuotamento di molte delle professioni tradizionali (venditori di cavalli, giostrai, fabbri ecc.), l’abbandono del nomadismo da parte di molti – di quel nomadismo in parte forzato, in parte legato a certe attività che queste popolazioni praticavano nel passato – hanno messo definitivamente in crisi l’”identità separata” di queste genti, senza però offrire alcuna alternativa di lavoro e di vita. Read the rest of this entry »
CASAL DI PRINCIPE. L’antimafia a fumetti di Round Robin editricee Associazione daSud. Don Peppe Diana. Per amore del mio popoloè il primo titolo della collana Libeccio, dedicato a don Giuseppe Diana, prete ucciso il 19 marzo del 1994 nella chiesa S. Nicola di Bari.
A realizzare il fumetto, distribuito da Pan distribuzione e Pde, sei giovani disegnatori che hanno condiviso con daSud e Round Robin lo spirito dell’iniziativa. I curatori sono Raffaele Lupoli e Francesco Matteuzzi. Oltre alle tavole disegnate, in questo primo volume, come negli altri della collana Libeccio, è presente un approfondimento composto da testi, ritratti e fotografie inedite. [...] Per Danilo Chirico, portavoce dell’associazione daSud il fumetto «si propone di allargare la platea della riflessione sul Mezzogiorno e sulla legalità nel nostro paese». Read the rest of this entry »
Più veloce del suono, più potente della locomotiva, al servizio dell’umanità e del progresso, contro i nemici della sicurezza e del benessere: è l’Uomo Atomico.
Mentre era in volo verso l’edificio del Municipio di Elder Town, L’uomo Atomico fu assalito da una sensazione che non provava da anni…
- Che sete! – si disse, – devo al più presto trovare una fonte.
Una delle caratteristiche della potenza dell’Atomo è proprio quella di richiedere una enorme quantità d’acqua, una piccola controindicazione se paragonata alla grandezza dei poteri acquisiti.
- Ecco laggiù un piccolo torrente: ma certo è il Termina! L’acqua è ottima, a monte ci vivono persino i gamberi d’acqua dolce…
Eseguì quindi, il super eroe, una picchiata che lo portò in un batter di ciglia sul greto del torrente. Accostò quindi le labbra all’acqua, e cominciò a bere. Con avidità, in pochi minuti, l’Uomo Atomico bevve centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua lasciando appena umido il letto del torrente ormai prosciugato. Read the rest of this entry »
Quando scendo dall’autobus di fronte alla stazione marittima, poi devo camminare ancora cinque minuti direzione monti, passare sotto un archivolto e attraversare la strada sulle strisce pedonali. Dopo le strisce pedonali vado ancora un po’ avanti, sulla sinistra c’è una scalinata dove i tossici vanno a bucarsi, c’è odore di piscio, la scalinata bisogna farla altrimenti allunghi il tragitto di un quarto d’ora. In cima alla scalinata si vede il complesso, il monastero dove ci sono le comunità. Comunità di tossici comunità di minori richiedenti asilo politico comunità di minori extracomunitari non accompagnati. Io adesso lavoro una notte alla settimana in quest’ultima comunità, primo piano del monastero. Per raggiungerla devi fare un’altra scala esterna senza odore di piscio poi una passerella metallica che nel cortile stanno sbancando con i caterpillar per fare gli interventi che altrimenti viene giù il fianco della collina. Alla fine della passerella il cancello, poi il portone della comunità dove lavoro. La comunità dove lavoro, un lungo corridoio con le stanze per i minori che dormono in coppia, un salone disadorno con la TV che non si vede una mazza, pareti bianche e giallo ocra, pavimento nero, a lastroni. Come descrizione può bastare. Read the rest of this entry »
…saresti tornato a cercare di rompere l’ordine, dopo quella volta.
- Quale? Ancora E. E.? Ancora quella?
- Tu non puoi, non puoi, devi lasciare che gli eventi si svolgano secondo il corso stabilito, e che non stabilisci tu. Tu non puoi precipitarti, precipitarti al primo spiraglio, giocare con la prima crepa intaccata dal silenzio. È presto, non lo capisci? Dio, tu non puoi capire.
- TU non puoi capire! Ancora E. E. ancora quella storia, sempre lì andiamo a parare. Ho fatto quello che era giusto. Li hai visti? Li hai visti rincorrersi accanirsi, sbraitare meschini, sputarsi addosso scene vecchie di 20 anni. Occhiali fuori moda, sopracciglia fuori moda, il chiodo come giubbotto, la carta ingiallita, il mare vecchio, un sorriso negli occhi spento da quasi diciott…
- Certo, e questo ti autorizza a infr… Read the rest of this entry »
A chiusura del nostro discorso precedente (Ci vorrebbe il battipanni + commenti), una mia osservazione e l’invito a leggere un bellissimo articolo.
L’osservazione mia: pur negli articoli che in questi giorni informano sulla piena riabilitazione di Racz, alcuni giornalisti di quotidiani democratici precedentemente citati – quelli con cui vorrei avere il potere di litigare, perché penso che ci si debba arrabbiare, prima che con altri, con chi si sente in vario modo vicino – non rinunciano al soprannome “faccia di pugile”. A parte il fatto che le foto di Racz riproposte fino all’ossessione dai giornali mostrano un uomo con un viso minuto e non con una grossa “faccia di pugile”, vorrei chiedere a chi scrive così: “Perché lo fai? Che soddisfazione ti dà?”. È persino banale ricordarlo: gli stereotipi che vengono ripetuti senza riflettere diventano facilmente armi improprie.
Ed ecco l’invito: leggete lo splendido articolo di Barbara Spinelli del 15 marzo sull’uso del volto e del corpo dei deboli, Quei romeni. Habeas vultus.Read the rest of this entry »
Jack ha i capelli neri e il viso scuro, ma un sorriso luminoso. Jack ha gli occhi dannatamente vivi e la pelle vissuta. Jack ha una cicatrice a forma di dolore alla base del collo e una voglia di donna a tre centimetri dal suo sesso e io, io sono la sua ombra. Tra i palazzi ricoperti dalla notte, al riparo dalle luci e dai rumori, siamo arrivati al fiume, passando dal ponte, nascosti tra i piloni. Abbiamo lasciato Nashville e le sue note troppo malinconiche per rifugiarci nel silenzio di Shelby Park, a metà tra la luce lunare e le ombre del Dutch Mill. Fuggire a piedi non è il massimo, ma Jack sembra essere sicuro di sé. La notte del 9 eravamo ad Inglewood, dove abbiamo rapinato un negozio in chiusura, una lavanderia di una vecchia maliarda e quattro cinesi, undici dollari. Jack aveva gli occhi spiritati ed ha più volte colpito la vecchia e i poveri cinesi, due erano donne, prima di prendere i soldi e andarcene. Per un attimo ho pensato che volesse rimanere lì a massacrarli per sadismo, o una qualche forma di divertimento. In quell’attimo ho temuto per me, per la mia fuga. Ma Jack per il momento mi serve, è sempre a suo agio, non parla molto e sembra sapere sempre cosa fare e come. Ha colpito un negro alla stazione solo perché lo fissava mentre aspettavamo il treno per Oak Hill, diretti a sud. Read the rest of this entry »
Nel quindicesimo anniversario dell’assassinio un gruppo di giovani disegnatori ricorda il suo impegno contro la camorra. L’antimafia a fumetti di Round Robin editrice e Associazione daSud. Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo è il primo titolo della collana Libeccio, dedicato a don Giuseppe Diana, prete casalese ucciso il 19 marzo del 1994 nella sagrestia della chiesa S. Nicola di Bari. A realizzare il fumetto, distribuito da Pan distribuzione e Pde, sei giovani disegnatori che hanno condiviso con daSud e Round Robin lo spirito dell’iniziativa. I curatori sono Raffaele Lupoli e Francesco Matteuzzi. Oltre alle tavole disegnate, in questo primo volume, come negli altri della collana Libeccio, è presente un approfondimento composto da testi, ritratti e fotografie inedite. Il fumetto sarà presentato oggi (17 marzo), come uno dei ‘Cento Passi’ verso il 19 marzo, alle ore 19.00 a Casal di Principe in corso Umberto I,153. Tra i presenti anche Santo della Volpe, vicepresidente di Libera Informazione. Read the rest of this entry »
Iniziamo con le presentazioni: chi è Massimo Zanettini e qual è la sua formazione professionale?
Sono un consulente informatico. La mia è quindi una formazione tecnica, anche se coltivo da anni una grande passione per la letteratura.
Massimo Zanettini, autore de Chiuso per turno, Round Robin Editrice. Parliamo di questo tuo romanzo d’esordio, soffermandoci anche sul titolo e sulla copertina… e sul suo protagonista
Il protagonista di Chiuso per turno è un vorace cuoco emiliano: Michelangelo Bricoli. Proprio dal protagonista e dal contesto della storia che viene la copertina del libro, sapientemente progettata dai ragazzi della Round Robin (RR). L’oggetto raffigurato in copertina è divertente, tenero, fragile, un po’ kitsch, e rappresenta molto bene credo le ambientazioni provinciali della storia. Read the rest of this entry »
Più veloce del suono, più potente della locomotiva, al servizio dell’umanità e del progresso, contro i nemici della sicurezza e del benessere: è l’Uomo Atomico.
All’interno del loro cupo rifugio, nelle fogne di Elder Town, i nemici della sicurezza e del benessere, i Fratelli della Crisi, tramavano il ritorno e la loro vendetta contro le forze del bene. Un enorme Robot dall’aspetto mostruoso era circondato da decine di tecnici che, perfettamente coordinati, terminavano le operazioni di assemblaggio. -È straordinario, – disse Nopil, il capo della setta. -Questa volta la città sarà nostra, – rispose il viscido e più stretto suo collaboratore, Stag Flag. -Attaccheremo direttamente la città e una volta preso il municipio, con il sindaco in ostaggio, nessuno oserà ostacolarci. Elder Town sarà nostra! Una risata satanica interruppe per alcuni attimi il lavoro dei tecnici che guardarono intimoriti verso i due. Nel frattempo, al di sopra del manto stradale, nel suo appartamento nella prima periferia di Elder Town, un uomo di una settantina d’anni seduto su una poltrona di cuoio, tisana fumante lì accanto, leggeva. Un suono elettrico destò la sua attenzione. Read the rest of this entry »
UNA GRAPHIC NOVEL SUL PRETE ANTICAMORRA- Sperimentazione di linguaggi, mescolanze di forme e immagini, scoperte e riscoperte di strade. Alla ricerca di una memoria antimafia davvero condivisa, e dal basso. Nasce da questo percorso Don Peppe Diana – Per amore del mio popolo, il primo fumetto della collana “Libeccio” sugli eroi dell’antimafia promossa dall’associazione daSud onlus e Round Robin editrice, curato da Raffaele Lupoli e sceneggiato da Francesco Matteuzzi. Racconta una storia straordinaria e tragica, la storia di un prete vero, il primo prete ucciso dalla camorra. Da quel clan dei casalesi che non sopportava la presenza a Casal di Principe di un prete capace di declinare il Vangelo dentro la chiesa, per le strade, nelle “uscite” degli scout e persino in curva allo stadio San Paolo dove portava i suoi ragazzi a vedere le magie del Napoli di Maradona. Read the rest of this entry »
Chi è Don Peppe? Don Peppe sono io… E da qui che ricomincia una storia che ha cambiato la vita di molte persone. Parole semplici che diventano tragedia. Don Peppe Diana, parroco coraggioso di casal di principe, nella sua chiesa di San Nicola spesso parlava anche del Napoli e di quanto lo facessero incazzare alcuni giocatori. Un uomo nato in un luogo che sembra maledetto, ma che da quello stesso luogo cercava riscatto per il suo popolo e la sua terra. Don Peppe con il cuore scout e il vangelo in mano, non ha mai smesso di lottare e di combattere una guerra impari fin nel cuore della terra di gomorra. Il 19 marzo del 1994 un sicario entra nella chiesa di san Nicola e lo uccide a sangue freddo. Per la prima volta la camorra alza il tiro sulla Chiesa e un servo di Dio resta a terra in un bagno di sangue, perché vittima della follia e della sopraffazione del potere criminale che impazza nell’Agroaversano. Silvana Giusti, il commissario di polizia che arrestò Quadrano, il Killer di don Peppe, ricorda lo sgomento della gente e la particolare vicenda che per la prima volta vedeva un killer entrare in una chiesa. Un anno dopo fu proprio lei ad arrestare il sicario, con un mandato di estradizione che lo raggiunse fino in Spagna. Read the rest of this entry »
“Per amore del mio popolo non tacerò”. La denuncia di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994, riecheggia ancora. Fino a divenire un sogno di carta e inchiostro. Ora, grazie all’iniziativa dell’associazione “DaSud”, la vita del prete diventa un fumetto per i tipi di Round Robin, disponibile subito per l’acquisto on line e da aprile in libreria e nelle fumetterie specializzate; sarà presentato durante le giornate antimafia in Campania che avranno il loro clou il 21 marzo. “Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo” è il titolo della graphic novel che esce per la collana Libeccio, una serie di racconti a fumetti sulla vita e l’impegno civile di uomini delle istituzioni e cittadini comuni che hanno deciso di schierarsi contro la criminalità organizzata. Read the rest of this entry »
Tito Pozzi è un geometra di trent’anni, che abita a Genova, suona la chitarra, e lavora negli uffici dell’ Amministrazione provinciale. Fin qui, apparentemente, niente di più comune. Ma basta proseguire nel romanzo di Calvisi per accorgersi di come anche queste poche informazioni elementari siano tutt’altro che solidi dati di fatto. Il Geometra, infatti, è quanto di più lontano si possa immaginare dall’ennesimo, futile romanzo generazionale sulle ansie e le insicurezze dei trentenni di oggi. Con una sorprendente abilità mimetica di scrittura, l’autore mette a fuoco le frustrazioni, i turbamenti e i quotidiani terrori di ognuno di noi, rappresentandoli nella figura sghemba e tormentata di Tito, vittima sacrificale di un mondo ostile e sempre più avaro di umanità. Read the rest of this entry »
Scerrati, non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce a bisce, sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta. E’ frusco David! E’ pieno di lupigna! Arraferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e t’arripigna. Se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio David scerratano quest’oggi compie un anno, un altro ancora, e in dono offre uno sconto del 50% su tutti i nostri libri… ma affrettati, hai 3 giorni: domenica di già l’offerta scade!
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La storia che sto per raccontare non ha per oggetto l’orribile violenza patita da due ragazzi; riguarda invece le modalità con cui due grandi giornali italiani hanno a loro volta raccontato le fasi centrali dell’indagine su questa violenza. Ho preso in considerazione le cronache pubblicate negli ultimi giorni da La Repubblica e dal Corriere della sera – voci importanti della nostra democrazia. Se a dire certe cose fossero tizi che vanno in giro con maiali al guinzaglio o sparano insulti su chiunque abbia l’aria di non far parte della platea rozza e violenta dei loro sostenitori… beh, non ci sarebbe motivo di stupore e forse neppure di scandalo. Ma dalla grande stampa democratica ci si aspetta ben altro. Non so quanto questa storia possa essere considerata esemplare del modo in cui anche questa stampa, cui siamo affezionati, tratta vicende di tal genere: giudicherà il lettore.
Se dovessi ricapitolare e commentare quello che è stato pubblicato su La Repubblica e sul Corriere della Sera in 17 giorni, a partire da quel 14 febbraio, mi ci vorrebbe un libro. Perciò sull’inizio della vicenda andrò in fretta, citando solo due articoli dei primi giorni. Metterò invece a fuoco con maggiore cura i resoconti pubblicati in tre giorni centrali dell’inchiesta, il 3, il 4 e il 5 marzo 2009: in queste 72 ore, nella cronaca nazionale delle due testate on-line (vivo in Spagna e consulto così i giornali italiani; non ho preso in considerazione la cronaca locale), sono usciti ben 10 articoli, più trasmissioni-video. Completezza e accuratezza dell’informazione? Vedremo. Read the rest of this entry »
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In Interno con rivoluzione, libro grazie al quale Maria Laura Bufano si aggiudica un posto tra i finalisti del Premio Calvino nel 2001, c’è davvero molto: un’intensa saga familiare, un’appassionante autobiografia, un romanzo di formazione, le confessioni di una donna. Malgrado la varietà di spunti, l’autrice riesce ad armonizzare il tutto consegnandoci un romanzo organico, compiuto e, soprattutto, maturo.
Il punto d’osservazione è quello di Lidia, pugliese di nascita, figlia del dopoguerra e di proprietari terrieri, giovane donna benestante in aperto contrasto con la volubilità della madre e l’asfissia che patisce da uno stuolo di zie zitelle, per le quali tuttavia nutre un profondo affetto che resterà immutato negli anni. Read the rest of this entry »
Il blog della Round Robin segnala l’interessante operazione di trascrizione letteraria di un autore inedito nordamericano, Elmer Hemingway. Qui di seguito la biografia ricostruita attraverso i suoi stessi appunti diaristici.
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Scrittore eclettico e paranoico, Elmer Hemingway ha vissuto una vita all’insegna della paura e della fuga.
Nasce nel 1918 a New York. La madre, irlandese immigrata nei primi anni del secolo, era insegnante di lettere mentre il padre, americano di nascita, era titolare di un negozio di tabacchi a Brooklyn. Il vero nome non è conosciuto, di nessuno, poiché il diario che è stato recuperato insieme agli scritti parla ben poco dei genitori e di se stesso ed è scritto in prima persona, senza nome, e si riferisce al “padre” e alla “madre” limitandosi ai consueti appellativi.
Intorno al 1936 comincia a lavorare in modo discontinuo con il padre, continuando a prendere lezioni di scrittura dalla madre le cui storie dei grandi romanzieri lo affascinano sin da piccolo.
Nel 1940 il padre viene ricoverato in seguito ad un incidente nella sua tabaccheria, preda di fiamme che in seguito si sapranno di origine dolosa. Read the rest of this entry »
Il 19 marzo* la Round Robin editrice inaugura libeccio, la sua prima collana di fumetti.
Il libeccio è un vento che soffia da sud-ovest. È il vento di ponente. Spesso porta caldo e tempesta e rende il mare impetuoso al suo risveglio. Un vento che arriva daSud, trasportando la storia di uomini come tanti, che mai avrebbero voluto essere eroi…
Il primo volume di libeccio è Per amore del mio popolo, ricostruzione biografica a fumetti della vita di Don Peppe Diana.
Ci furono vari tentativi, nel tempo, di mettere le briglie a questo carnevale, che però non si lasciò regolamentare. Un documento antico che riporta una protesta di benpensanti, per esempio, se la prende con l’abitudine dei gaditani di tirare, durante Carnevale, il saquillo, un involto pieno di legumi, sulla testa dei passanti: immagino dei più ricchi e perbene. In un giornale gaditano dell’’800 si diceva, sempre a proposito del Carnevale appena trascorso: “Le donne erano in rivolta: il diavolo scorrazzava liberamente.”
Al tempo della guerra civile, nel 1937, Franco cancellò e proibì con un decreto il Carnevale in tutta la Spagna. Mi dicono le mie amiche che vissero durante il franchismo, che a Cadice e nei pueblos della provincia, come Conil, alcuni, particolarmente dotati di picardía (per capire il significato di questo termine, basta far riferimento all’espressione “romanzo picaresco”) e di ironía, actuaban velocemente, per disperdersi quando qualcuno li avvertiva che stava arrivando la Guardia Civil.
Per un decennio il franchismo cercò, sebbene inutilmente, di cancellare persino la memoria del Carnevale. Read the rest of this entry »
Ho letto il tuo nome oggi, sul giornale. L’occhio ci è inciampato sopra mentre scorreva le pagine, e si è ritratto di colpo come un animale ferito. Ero seduto sull’erba, sotto l’acero rosso: intorno a me qualcuno andava in giro cercando di afferrare gli ultimi brandelli d’estate. Mi sono alzato in piedi, ho salito le scale di fianco al casino, salutando le papere grasse che starnazzavano al di là del cancello. Sono andato verso il laghetto. Ci ho girato intorno tre volte, camminando lentamente col giornale tra le mani e le mani dietro la schiena. Sull’acqua, che diventava sempre più scura, galleggiava qualche ramo secco. Quanto tempo è passato? Non ero più giovane, nemmeno allora, ma ancora abbastanza ingenuo da prendermi in giro da solo, credendo che l’amore per te avrebbe cambiato tutto, aggiustato tutto, una volta per sempre. Era una giornata come questa, piena di sole ma già con un piede sulla soglia rugginosa dell’autunno. Read the rest of this entry »
Da molto tempo ho voglia di scrivere per il blog qualcosa sul Carnevale di Cadice. È un mobilissimo e grande carnevale: secondo molti, con quello pur assai diverso di Santa Cruz de Tenerife (Canarie), è al secondo posto nel mondo, subito dopo il Carnevale di Rio de Janeiro. Ma è proprio difficile parlarne, è un argomento complicatissimo. Per quest’anno darò alcune informazioni basilari; mi impegno, per l’anno prossimo, a scrivere resoconti più completi e vissuti.
Il Carnevale di Cádiz, oggi, è diverso da quello di Venezia e da molti altri a cui va la nostra mente. Quando sono stata nelle strade di Cádiz, fra la folla che festeggiava, ho visto poche persone adulte mascherate: certamente ci sono occasioni – balli e feste – in cui tutti si camuffano, ma la parte più originale e significativa non è costituita dalle maschere, ma dalle actuaciones. Si tratta brevi spettacoli con parole e canti, che si tengono nelle strade e nel Teatro Falla. Non sono professionisti, quelli che actuan (che si esibiscono), dopo aver composto testi e musiche: sono in genere gruppi di cittadini – uniti per attività professionale, per amicizia, per età, per interessi comuni – che lavorano tutto l’anno a scrivere parole e musiche, a imparare il repertorio, a provare insieme. Read the rest of this entry »
Stamattina ho voglia di un toast, uno di quelli un po’ bruciacchiati che si vedono nei film americani; toast, burro (meglio se salato) succo d’arancia, uova strapazzate. Sento in bocca il pane sottile che si sbriciola, la viscosità del burro che impasta il boccone: arriverebbe poi l’aranciata a riequilibrare il tutto e le uova mi sazierebbero. Andrei al lavoro al massimo delle mie forze. Invece il caffè riempie già la mia tazzina. Lo bevo forzandomi: mi viene da vomitare come se ne avessi presi dieci a digiuno. Ho un buco nello stomaco. Le fette biscottate che stanno sul tavolo non sono per niente invitanti, così secche e faticose, insapori: non c’è miele in casa né marmellata. Niente. Ma che mangiamo a colazione? Mia moglie entra in cucina e mi sorride: è carina anche alle sette, beata lei. Non mi parla perché sa che di mattina non ho voglia di ascoltare né di rispondere, che sarò gentile con lei solo quando sarò uscito dal bagno rasato e pulito. Come fa a ricordarsi tutte queste cose? Intanto ho fame e anche freddo, mi sento i piedi gelati, totalmente estranei alle pantofole. Pantofole schifose che odio: sottili, deformate, a quadrettoni, da vecchio. Le butterei all’istante, ma non ho proprio voglia di prendere decisioni, di agire e sprecare energie. Striscio via dalla sedia e mi vado a lavare. Read the rest of this entry »
Visto che ci conosciamo già da un po’ e che ci diamo ormai del tu, voglio essere sincero: sto molto faticando a terminare questo post.
Vorrei scrivere di qualcosa di attuale, che faccia riferimento agli argomenti di Chiuso per turno, e che racconti brevi vicende di persone che abbiano avuto il proprio quarto d’ora di celebrità. Il tutto coronato da una citazione.
Ho tutti gli elementi:
1. La morte e la libertà di scelta sono argomenti trattati nel libro e sono di grande attualità.
2. Il personaggio, non ha avuto un quarto d’ora di celebrità e forse mai lo avrà, ma è una persona che ammiro e non mi posso far sfuggire l’occasione di parlarne.
3. Una citazione dal Don Giovanni di Mozart/Da Ponte, funzionale anche per introdurre la lirica, importante elemento di Chiuso per turno.
Quello che mi manca è il collante tra i tre fattori. O meglio nella mia testa il collante c’è. È più un legame poetico, spirituale, che logico. Ecco il perché di questo cappello, devo spiegare l’illogicità di quanto sto per scrivere: questo post è una specie di flusso di coscienza. E forse neanche questo. Read the rest of this entry »
Il manifesto, quotidiano comunista, è stato ed è uno dei luoghi più particolari del giornalismo e della politica italiana. “Una forma originale della politica” lo ha definito Luigi Pintor che ne è stato il fondatore, con una espressione che voleva evocare proprio l’attuale deserto della sinistra. In questo luogo si sono avvicendate almeno quattro generazioni, centinaia di individualità, generi, volontà, passioni, odi e amori, vittorie (poche), sconfitte (tante) e moltissima fatica malripagata. Con tanti ex, dispersi quando non lontani, in altri media, giornali, radio e tv. Prima nell’originario “quintopiano” di Via Tomacelli 146 a Roma, poi nel meglio arredato terzopiano allo stesso numero civico della medesima via bombardato a fine 2000 da un attentato fascista, e ora dopo il trasloco nella più popolare Via Bargoni, praticamente Porta Portese. Ognuno ha scritto il quotidiano ma anche la sua narrazione, la sua interpretazione, ognuno ha svolto il suo lavoro nel collettivo, lasciando un segno indelebile. Read the rest of this entry »
C’era un tizio abbronzato e bello, devo ammetterlo. Aveva i capelli tipo Sandy Marton, portava l’orologio al polso destro e indossava una camicia soffice, appena sbottonata, e si vedevano i peli del petto. Questo per descrivere l’ambiente. Con la mia fidanzata siamo una coppia stramba, soltanto che lei non lo sa. Facciamo l’amore ogni sera, ma il sesso non è importante. E poi le piace sciare, sicché San Valentino non lo abbiamo festeggiato. Lo festeggeremo stasera, forse, dopo essere stati a casa dei gemelli. Ad ogni modo ieri sono andato con una mia amica che si chiama Luisa, siamo stati a cena con dei suoi amici e delle amiche in un posto che si chiama Motonautica. La Motonautica si trova in corso Italia. Corso Italia si trova in riva al mare, nel quartiere genovese di Albàro. Albàro è come dire i Parioli a Roma, e il Lido d’Albàro, proprio vicino alla Motonautica, è citato anche dal gran lombardo nel Pasticciaccio. In Albàro ci sono nato, ma ora non ci abito più. Io non sono ricco, sono uno straccione. Alla Motonautica ieri sera ho dato il peggio di me. C’erano un sacco di ricchi di età diverse. Ce n’era uno con la faccia da ricco idiota, ed era piuttosto ubriaco. Tanto è vero che si è alzato dal tavolo, era il tavolo vicino al nostro, ed è caduto per terra. Anche questo per descrivere l’ambiente. Al mio tavolo medici, ingegneri, avvocati. I medici stavano andando a soccorrere il ricco con la faccia da idiota che è caduto dal tavolo. Read the rest of this entry »
Nel 2006, il primo governo Zapatero ha varato la Ley Orgánica de Educación (LOE), che fra l’altro introduceva nella scuola spagnola una nuova materia – si è deciso che fosse un insegnamento specifico, con il suo monte-ore e i suoi programmi, non un’insegnamento trasversale che avrebbe potuto venire facilmente eluso -: l’Educación para la Ciudadanía y los Derechos Humanos (per una sintesi particolareggiata di quest’argomento, clicca qui).
Perché il lettore si orienti, è necessario che sia informato sulla durata dei diversi gradi d’istruzione e sui diversi tipi di scuola che ci sono in Spagna. La scuola obbligatoria dura da 6 a 16 anni e si divide in Primaria (i primi 6 anni) e Secondaria (i successivi 4 anni). Poi c’è il bachillerato, per l’accesso all’università, o, in alternativa, varie offerte di Formación Profesional; l’Educación para la ciudadaniá riguarda solo i dieci anni di scuola obbligatoria. Inoltre in Spagna ci sono scuole di tre tipi: públicas, il cui funzionamento è in mano al Ministero dell’Istruzione e alle Comunidadesconcertadas, costituite da istituti di diverso tipo, di fatto per lo più religiosi, a gestione privata, ma sostenuti con fondi pubblici, con l’obbligo, però, di sottostare a leggi e controlli dello stato; e infine escuelas privadas, sostenute completamente dalle rette molto alte pagate dagli studenti, che riescono a sfuggire in parte alle regole dello stato laico. Read the rest of this entry »
Vattene! Lasciami stare qui, al buio. Non voglio vedere niente. Neanche il dolore che mi mangia dentro. Vattene ho detto: vattene. Allontanati dall’arco della porta, chiudila dietro di te, togliti da quella cornice di luce gialla. È il neon della cucina, lo so. Ti ho sempre detto che avremmo dovuto cambiarlo; non ho mai sopportato quella luce che stenta ad accendersi e poi esplode maleducata su quelle piastrelle vecchie e verdoline, sul tavolo con le gambe di metallo sottili. Sugli odori rimasti nell’aria. Non voglio vedere niente. Tu taci e mi guardi ma, nel buio che mi assorbe, non sono niente, neanche una sagoma. Non sai neanche dove io sia: se ditesa sulla tua parte di letto o accovacciata accanto al termosifone. Te lo voglio dire: sono accanto al termosifone. C’era più caldo fino a poco fa, ma ora l’hanno spento. È appena tiepido, come il tuo cuore duro. Allora rimani dove sei, se proprio non vuoi andartene; tanto con la faccia affondata sulle ginocchia, non ti vedo. Devo chiederti alcune cose. Ad esempio se mi lascerai la macchina. A me serve. Serve, capisci?! Come faccio a fare la spesa? Come faccio? Le mie braccia non sono abbastanza forti per sopportare il peso di quelle buste. La plastica mi taglia le dita. Tanto a te non può servire. E poi tu te la sai cavare. Io no. Io ho bisogno di tutto. Anzi, ora ho bisogno di una camomilla: puoi farmela, per favore? Sì, ecco, grazie. Ne ho bisogno. Read the rest of this entry »
Una tavola imbandita, ingredienti sparsi, il genio di un cuoco, una musica d’opera in lontananza. La solitudine, la depressione, la morte, la gioia e l’Africa nera. Una mercedes, il rombo del motore, il bip dell’allarme, la vita di sempre tra Parma e il ristorante. Michelangelo in bilico tra la scelta, il conflitto e la noia. E poi le vittime, tante, della sorte che disprezza. Gli impegni, le responsabilità, il viaggio, la paura, la vigliaccheria, le visioni. Un’altra morte, un’altra donna, tutto questo in una sola vita. Per fortuna però che oggi è chiuso per turno.
In Spagna c’è un Testamento vital(l’equivalente del nostro testamento biologico) varato dalla Conferencia Episcopal, che è il livello gerarchico più alto della Chiesa cattolica e rappresenta naturalmente il Vaticano. Certo, molto sommario rispetto ai modelli “laici” presenti nelle diverse Comunidades (che sono regioni con marcata autonomia), su cui darò indicazioni in seguito. E tuttavia, se i vescovi l’avessero varato in Italia, certe crudelissime persecuzioni, unite a minacce alla democrazia, avrebbero trovato più difficoltà a farsi strada. Tra l’altro questo testamento steso dai vescovi spagnoli declina:
“Chiedo che se, a causa della mia malattia, giungessi a trovarmi in una situazione critica irreversibile, non mi si mantenga in vita per mezzo di trattamenti sproporzionati o straordinari; che non mi si applichi l’eutanasia attiva, ma neppure che mi si prolunghi in modo abusivo e irrazionale il processo che mi condurrà alla morte; che mi si somministrino le medicine adeguate per calmare il dolore.”Read the rest of this entry »
…ma che sono questi?
- Guarda rimane solo l’asta e il perno. Sono occhiali, sono distrutti, lì c’è un pezzo di lente.
- Ha preso una bella botta. Ditegli di non muoversi. Come è successo?
- Chiamate un’ambulanza, non muoverti. Non muoverti tu. Passami l’ombrello.
- Sto… penso di potermi alzare.
- Aiutami a coprirlo. Ecco, fallo passare, fermo. Tieni l’ombrello.
- Guarda non ce la fai, fermo, non. Fermo. Respira, tranquillo, non ce la fai. Adesso arriva. Non ti muovere. Sta arrivando l’ambulanza, com’è successo? Come hai fatto? Cristo, come hai fatto?! Read the rest of this entry »
Premetto che ho sempre qualche riserva nell’andare al cinema col Sardo: innanzitutto non consente che gli si parli. Se pure il film offre qualche spunto involontariamente comico, che sarebbe un delitto non sfruttare, io so che col Sardo non vale la pena di rompere il silenzio della sala per sussurrare una battuta. Il suo sguardo di ghiaccio non si distoglierebbe dallo schermo, e al massimo ne otterrei un’impercettibile ma significativa contrazione delle labbra, ad ingiungermi di tacere.
Io poi, quando esco dal cinema, ho bisogno di un momento di tregua, qualche minuto di riflessione per elaborare l’esperienza, ripercorrere quello che ho visto ed accennare un primo, vago giudizio. Read the rest of this entry »
Il 30 giugno arrivarono. Il primo luglio 1944 cominciarono a sparare, razziare, saccheggiare, incendiare. Le pattuglie nazi-fasciste, coi loro rastrellamenti, volevano reprimere la resistenza dei banditi partigiani che con sabotaggi e imboscate stava rendendo difficoltose le loro manovre. L’obiettivo era quello di liberare una zona strategicamente importante per conformazione e posizione geografica: il comune di Neviano degli Arduini, negli Appennini parmensi, rappresentava infatti un’importante punto di difesa per le incursioni dal reggiano.
I partigiani, subendo alcune perdite, si ritirarono di fronte al massiccio attacco, lasciando i civili in balia del nemico, forse sperando anche che non vi sarebbero state ritorsioni troppo gravi.
In tutto il territorio nevianese, furono trucidate 35 persone, tutti civili. Alcuni freddati da un colpo alla nuca, altri con una raffica di mitra. Ci furono casi di torture, pestaggi, violenze di vario tipo. Furono uccisi ragazzini, donne, padri di famiglia e vecchi. Molti altri uomini furono deportati, non tutti ritornarono. Read the rest of this entry »
Per la Round Robin editrice ad aprile esce Maledizione del sommo poeta, il secondo dei tre romanzi sulla follia di Angelo Calvisi. Ma ancora siamo indecisi sulla copertina… AIUTACI A SCEGLIERLA, PARTECIPA AL SONDAGGIO!
Marco Bianchi Merisi, il tuo A fior di pelle, giunto ormai alla terza ristampa, continua a contribuire devolvendo il 50% del prezzo di copertina al progetto Una scuola per i bambini di Freedom Park. Dal 1995 un gruppo di volontari si occupa delle cure medico-sanitarie per una popolazione di 25.000 persone. Freedom Park, in Sudafrica, non è servito da nessun tipo di servizio, non ci sono fognature o elettricità, non c’è acqua potabile o servizi scolastico-sanitari. Solo il lavoro dei volontari permette a queste persone di essere seguite con dignità e dedizione. Read the rest of this entry »
Come avrete già notato abbiamo rivoluzionato la struttura del nostro blog. Ci sembra necessario spendere due parole per presentare la nuova fisionomia del blog della Round Robin editrice. La nuova impaginazione del sito, che consente la vista sinottica degli ultimi tre post evitando il tipico incolonnamento e la conseguente gerarchizzazione, oltre a porre gli articoli sullo stesso piano percettivo, richiama esplicitamente il disegno e le funzioni del giornale quotidiano e, se ce lo consentite, ancor più, delle vecchie riviste letterarie. Ma nel XXI secolo non è più tempo di riviste, ed è la loro eredità – che via via rischia sempre più di perdersi, così come l’incidenza e il peso delle voci critiche – che con questa nuova impostazione cerchiamo di raccogliere. Read the rest of this entry »
La casa editrice romana Round Robin, oltre a pubblicare opere di autori emergenti, si occupa del nobile progetto “Un libro ti fa evadere” per recapitare libri ai detenuti.
Il Round Robin è un’usanza marinaresca e piratesca di firmare gli accordi o le lettere di protesta. In pratica, invece di fare una lista, si scrivono le firme in maniera circolare così da non far risultare nessuno come capo o istigatore. Allo stesso principio si ispira la piccola e giovane casa editrice Round Robin di Roma. Tanto che dalle pagine del suo sito si può leggere: “Nel maggio del 2002, nel tempo dell’attacco all’informazione e alla cultura italiana, fondare a Roma una casa editrice per divulgare saperi non allineati era un atto di pirateria”. Read the rest of this entry »
…questo fiume cresciuto come il pane sotto una coperta, come una pasta col lievito di birra, come una spuma che monta, come la maionese, come una ferita che si gonfia e si apre e si ingiallisce e sanguina, come il ventre di una donna il biondo Tevere è cresciuto gli ultimi giorni dell’altr’anno. Il fiume Tevere, il fiume di Roma, per via della pioggia. Ogni ora che l’acqua saliva il fiume era più pericoloso e bello, avvolgente come una lunga sciarpa i margini dell’Isola, tagliando in alto l’arco dei ponti, da quello di ferro sembrava di camminare sull’acqua. E l’ultimo giorno ad ogni ora in attesa della piena che per la prima volta avrebbe sconfitto gli sproporzionati argini, la gente, avvertita del pericolo, si assiepava attorno ai muraglioni, avvertita del pericolo sperava, a ben vedere, che il fiume straripasse. La piena è scesa, l’acqua ha rioccupato il consueto letto lasciando i marciapiedi sommersi puliti come non lo erano mai stati. E gli spogli platani fioriti di buste rubate a questo sogno danubiano…
Stamattina mi è arrivata una mail, una mail da un editore piccolo ma serio e ben conosciuto come Manni, e questo editore piccolo ma serio come Manni mi scrive che Il geometra Sbagliato è un romanzo “notevole” (testuale) e mi acclude la scheda compilata dal comitato di lettura, che così recita:
Titolo didascalico, quasi smaccato (in origine il titolo era Viva il Manicomio ndr), per un romanzo – invece – molto calibrato nel linguaggio e nello sviluppo psicologico dei personaggi. Sviluppo particolarmente delicato, perché l’autore dà voce (la narrazione è in prima persona) al disagio psichico di Tito Pozzi, un malato di mente realmente esistito.
L’abilità di Calvisi sta nel condurci, dall’inizio appena un po’ stravagante, ma piuttosto realistico, nel suo più profondo, e irrecuperabile, delirio: grazie a un controllo totale dello stile (che rende, in modo originale e credibile, il processo mentale e linguistico della sofferenza psichica), ma soprattutto attraverso l’attendibilità dell’io: la pazzia di Tito è resa dall’interno, quasi con divertimento, mettendo al riparo il lettore da pietismi e sociologismi. Read the rest of this entry »
Lo scorso mese, con i giudizi dei giurati del “Premio Calvino” su Interno con rivoluzione, abbiamo cominciato a recuperare sul blog testimonianze sotterranee sui nostri libri: giudizi, commenti, pareri, consigli dati quando ancora questi erano in forma di bozze. Qui sotto riportiamo la lettera che Maria Laura Bufano scrisse a Federico di Vita dopo aver letto per la prima volta le bozze di Cronache da Siviglia.
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Ho finito ora di leggerlo. È lucente!
E non si riesce a lasciarlo prima di aver letto l’ultima pagina.
Se in quello che dico non ho capito qualcosa, non ti preoccupare: verificalo con altri. Io ho davvero problemi di comprensione dei testi. Può darsi comunque che ti sia utile in ogni modo.
I capitoli che raccontano di Siviglia, degli amici, di qualche altro luogo sono seguiti da messaggi tuoi e di una ragazza: è una ragazza vera, lontana? È una “Sintesi” delle ragazze che hai amato o vorresti aver amato? Della stranezza della donna? Si fonde alla fine o in alcuni momenti con Viola? Read the rest of this entry »
DIALOGO PRESOCRATICO NELLA FACEBOOK DEL XXI SECOLO.
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Gerarca nutre un intatto affetto per i suoi amici del Liceo, nonostante molti di loro siano degli invertiti impenitenti.
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.Cardinal Lucrezio Benedetto Paleologo Capuano
Ci sono anche gli invertiti penitenti come me e te, che sono ancora più intimamente segnati dalla corruzione, dall’infame stigma della rinuncia…
Gerarca Zarganenko
ma quando potremo dirci liberi dall’infame marchio, dal peso straziante del nostro bieco vissuto?
Cardinal Lucrezio Benedetto Paleologo Capuano
Ah, non c’è fine all’espiazione, mon frère… Una cosa possiamo e dobbiamo fare: avvertire i compagni ancora sommersi dal flutto del vizio innominabile, addolcire le nostre pene, cui solo la morte darà piena requie, aiutando i poverini a sgravarsi dalla soma sempre crescente delle loro turpitudini…
Gerarca Zarganenko
Oppure sospingerli con veemenza e inganno sulla via del peccato, delle azioni più turpi, della più cieca inconsapevolezza, cosicchè di fronte al Giudizio Finale, noi potremo apparire in finale più mondi, più aperti al vero, in finale, meno peggio?
No, vabbè , me sa de no…
Gerarca Zarganenko
Per quanto… No, no, mejo de no…
Cardinal Lucrezio Benedetto Paleologo Capuano
No, no, no! Meglio allora seguirli nel fango, nello sterco, nell’inferno, da impossibili indegni Bodhisattva…
Ripete Mona vaporizzando nell’aria un’essenza di profumo. Perché non le piacciono i profumi. Edgar è un corvo puzzolente con la diarrea, e deve cagare in testa a un gargoille perché così gli dà la chiave per uscire dal castello. Non sappiamo nemmeno dove siano le cucine! E una bara contiene un ammennicolo per riprodurre i rumori degli animali, un pipistrello, una boccetta vuota, una lozione per i capelli, una bottiglietta di profumo e un vaporizzatore. Mona non vuole puzzare come una puttana, lo ripete continuamente riflessa elettricamente nello schermo, al castello si può parlare con i ratti mentre Edgar ripete spesso che è possibile farlo anche con le armature (oltre che con i gatti), ma i gargoille non si smouvono fin’ora e le bare immobili e mortuarie racchiudono improbabili oggettucoli che si suppone utili alla soluzione del problema posto dal videogioco all’éditor così impegnato, e di cui ora vi sfida a indovinare il titolo…
Con i suoi cinquecento chili di peso, Manuel Uribe è nel Guinness dei primati come l’uomo più grasso del mondo. Ha superato tutti quelli che si pensava fossero i limiti umani di acquisizione di peso. Un’altra frontiera abbattuta.
Sembra che adesso Manuel abbia messo la testa a posto, si sia sposato, abbia perso un paio di centinaia di chili, abbia creato una fondazione contro l’obesità. Ma a noi interessa il vecchio Manuel, quello che, come in La grande abbuffata di Ferreri o in Spaghetti a mezzanotte con Lino Banfi, andava incontro alla morte abbuffandosi e avvinazzandosi.
Il nostro buon Manuel è messicano e ha vissuto negli Stati Uniti. Grazie ad una dieta squilibratissima ha potuto raggiungere questi mirabili risultati. Manuel è un obeso puro, sembra che non abbia problemi ormonali o di altro tipo: è un mangione. In Messico, molti vivono nella sua condizione, anche se in situazioni meno estreme. Lì, infatti, il 20% della popolazione è obesa. Un po’ meno che negli Stati Uniti, dove la percentuale è del 30%. Read the rest of this entry »
Era artista, pittore e scrittore. Ma era soprattutto un giornalista. Un giorno scrisse: “A che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?”. Sì, a cosa serve?
Il 5 gennaio del 1984, 25 anni fa, si trovava nella sua Catania, in via dello Stadio: aveva appena lasciato la redazione del suo giornale, il mensile I sicilianì da lui fondato e diretto, a bordo di una Renault 5. Gli uomini di Santapaola lo ammazzarono come un cane con cinque proiettili alla nuca. La sua colpa essere un uomo libero, onesto, con una precisa concezione di questo mestiere: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. Read the rest of this entry »
Io sono un attore che non recita, ho pochissima esperienza e probabilmente sono anche un cane. Una volta, però, mi sono sentito un professionista. Era il 2003, e con una compagnia che adesso non esiste più avevamo deciso di mettere in scena uno degli ultimi testi (ad allora) di Harold Pinter. Si trattava di Anniversario. Di Pinter, al tempo dell’università, avevo letto Il calapranzi e La serra che, circa vent’anni dopo, avrei ignobilmente plagiato in una parte del romanzetto che la Round Robin pubblicherà a novembre. Successivamente mi ero procurato i due volumi di Tutto il teatro (quelli con la copertina blu della Collezione di Teatro Einaudi) che ho letto e riletto molte volte e insomma tutto questo per dire che a me Pinter piace parecchio. Come dicevo, poi, nel 2003 ho avuto anche il piacere di recitare un suo testo, diretto da una regista vera, in un teatro piccolo ma dignitoso, con una scenografia e delle luci veramente curate, con una locandina che ancora adesso utilizzo per le mie vanterie e l’annuncio al telegiornale della Rai. Come appassionato di teatro, per me Pinter è un punto di riferimento. Con il tempo si è liberato dell’etichetta cucitagli addosso da Martin Esslin nel saggio che ha dato il nome al teatro dell’Assurdo per raggiungere la dimensione non classificabile dei classici. Read the rest of this entry »
blog, commenti, gilda policastro, internet, scritture, siti letterari, web 3.0
La Letteratura, il web e la compulsione a scrivere*
In (p)Recensioni & vanità on Novembre 4, 2009 at 10:59 pmA che cosa somiglia di più, mi chiedo, questo schermo munito di tastiera su cui passo ormai molte ore della mia giornata: al vecchio caro foglio bianco che mi si para davanti quando clicco sull’icona di Word, o a una finestra spalancata sul mondo? A ben vedere, questo attrezzo chiamato personal computer, se non lo si mette in rete ha ben poche differenze rispetto a una normale macchina da scrivere.
Si tratta in pratica di uno strumento “privato”, “personale” per l’appunto, che improvvisamente può diventare di dominio pubblico, con tutte le complicazioni del caso. Read the rest of this entry »