round robin

jam session – 6

In racconti (e ultimi round) on Novembre 16, 2008 at 4:12 pm

di Vita/Calvisi

…Ti racconterò di quando un gioco era un gioco, e dell’epoca prima del telefono, e delle bombette e dei cilindri, e di un calcio d’avvio dato nel cerchio di centrocampo dal presidente d’Argentina, e di fotografie di morti ignoti corrose dal tempo e dal salino…

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… e di una seta di un colore che cambiava come il cielo di marzo in mezzo a tutte le altre cose che non si sapeva dove mettere, e fu ritrovato da Marta molto tempo dopo, diventando a seconda dell’umore un mantello di regina, un sudario, oppure il mare. E si scendeva con un piccolo ascensore oscuro e poi una galleria scavata nella roccia e in fondo al semicerchio dell’uscita, sfrigolante, ecco quel mare. Ecco la faccia all’aria la mattina e il nero del basalto intagliato a strisce dal pelo dell’acqua fino a su, su, verso la montagna, rigogliosa e fumante. E ancora più su la notte che avanza per avvolgere il pallone sul quale vanamente ci inseguiamo e in basso, sopra l’entrata dell’ascensore che porta a quel piccolo mare, la tua tenda e tu, che la apri per un accendino o un cavatappi (la memoria regala già varianti) che è nella mia mano, e io lì che mi imbarazzo, ti guardo e infine chiedo: è tuo?…

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…o almeno così mi dice la memoria, la memoria che regala varianti, l’accendino, la tenda, l’ascensore. Si sono chiuse le porte ed era già il segno di una volontà che ci trascende che dentro l’ascensore ci fossimo soltanto tu e io, nell’affollato pomeriggio, tu e io, nel cuore della city, ed è stato sufficiente uno sguardo, il tuo sguardo d’aria, e la tua voce. A che piano? A me è uscito un accento da struzzo (è indifferente, ho risposto), e tu hai cominciato senza preavviso a sbottonare la camicetta, hai fatto scendere la cerniera della gonna (grigia? celeste? rosa?), e hai liberato i fianchi. Mentre nuotavo nella tua natura non ricordo se scelsi il silenzio o la voce, ma di sicuro la mia mente ripeteva una domanda, perché io?, ed ero incredulo e ancora mi sorprende la stessa sensazione sbigottita facendo l’amore assieme a te, con l’ascensore che sale da allora, dal 70 febbraio 1, e sale e sale, e siamo tornati ad essere ciò che non siamo mai stati, e l’ascensore che vola nello spazio siderale, o forse è la nostra camera da letto, la classe di un asilo, la sacrestia vuota, in questo mondo strano e nella memoria che continua a regalarmi varianti…

…to be cont…nue… contined…conti..con…

  1. bello.

  2. [...] …e l’ascensore che vola nello spazio siderale, o forse è la nostra camera da letto, la clas… [...]

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