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Il rapporto fra la popolazione maggioritaria – gagé/payos – e la minoranza sinta e romaní in Spagna e in Italia

In la gazza andalusa, rred - approfondimenti on Novembre 5, 2008 at 3:37 pm

Propongo questa volta un resoconto provvisorio e sicuramente molto imperfetto sui rapporti fra la minoranza sinti e rom e la maggioranza dei gagé: in Spagna e in Italia. Non sono antropologa né sociologa, anche per questo la mia proposta è un’approssimazione assolutamente non professionale e potrà contenere errori e sarà di sicuro assai incompleta, a partire dalla bibliografia cui faccio riferimento. Ho lasciato da parte, comunque, i dubbi su me stessa e sulla legittimità dell’operazione, e ho raccolto in un ragionamento le informazioni di cui disponevo, che – di questo ero sicura – non andavano disperse. Infatti mi è sembrato, dopo aver letto, da non specialista, diversi saggi, e raccolto in vario modo dati e storie, che fosse “obbligatorio” organizzare questi elementi in una proposta di confronto che mi pare attualmente manchi fra i due paesi, e che qualcuno potrebbe riprendere e approfondire in modo più esauriente, scientifico e professionale.
Anche sotto questo profilo la Spagna e l’Italia, per tanti aspetti, nel bene e nel male, nazioni sorelle, oggi divergono. È utile, credo, interrogarsi su queste divergenze, sui motivi che le hanno determinate: probabilmente non è possibile trovare risposte esaurienti a certe manifestazioni della follia umana, e neppure a quelle di ragionevole mitezza che paiono talvolta germogliare d’improvviso. Ma non importa: quel che forse conta è proprio porsi le domande.

Per la Spagna, ho letto diversi studi del prof. Juan F. Gamella, antropologo che insegna nell’università di Granata. Avevo ascoltato un suo intervento sulla recente migrazione in Spagna dei Romá dell’Europa orientale in un convegno sull’immigrazione in Spagna che si era tenuto un anno e mezzo fa a Conil de la Frontera, dove abito, ed ero rimasta fortemente colpita dal tono rigoroso, ma al tempo stesso sobriamente affettuoso, non “gelidamente scientifico”, che lo animava. A casa, mi ero affrettata a cercare il suo nome in internet, e mi ero accorta che il prof. Gamella aveva messo in rete diversi suoi saggi, rendendoli disponibili a tutti. Qualche altro suo scritto me lo ha mandato dopo che gli ho scritto. Questi saggi offrono, considerati nel loro complesso, un resoconto profondo e appassionante, sebbene in fieri, fatto anche di numeri – ma non solo di numeri – di tanti aspetti della vita della minoranza gitana in Spagna e specificamente in Andalusia; ma soprattutto c’è in queste pagine, non gridato, ma continuamente sotteso, un richiamo alla responsabilità dei payos, dei non gitani, un’attenzione al loro sguardo, ai loro gesti, agli stereotipi di cui sono – siamo – spesso prigionieri.

Per la situazione in Italia, ho fatto riferimento a qualche libro, e soprattutto a un seminario di tre giorni a cui ho partecipato, che si è tenuto a Nonantola, presso Modena. Questo seminario – La strade del mondo – Voci inascoltate di Rom e Sinti – è stato organizzato  dalla Fondazione di Villa Emma. Villa Emma è una bellissima residenza ottocentesca, in cui, attraverso vicende complicate,  si salvarono dalla deportazione nei lager nazisti 73 ragazzi ebrei. La Fondazione, che è nata nel 1994 ispirandosi alla memoria di questa vicenda, ha fra i propri scopi la difesa dei diritti umani e la lotta contro ogni forma di intolleranza e di razzismo.
All’indomani degli assalti ai campi nomadi di Napoli, Roma, Milano, e degli aspri provvedimenti del Ministero dell’Interno, col seguito di irruzioni notturne della polizia, spesso accompagnata da cani in quegli angoli di terra stravolta in cui sinti e rom italiani italiani sono confinati a vivere,  tra i primi che hanno avvertito l’offesa ai diritti umani di una minoranza che vive fra noi da secoli, sono stati molti ebrei delle diverse comunità e organizzazioni. Come gli ebrei della diaspora, anche i sinti e i rom sono una nazione senza terra, e come loro hanno subito pogrom e stermini, e oggi rischiano nuove persecuzioni: pericolo che pare, dopo il “prezzo” di milioni di morti pagato quasi settata anni fa, si sia allontanato, almeno in Europa, dalle comunità ebraiche. Per questo a Milano, il 27 giugno scorso, dopo alcuni giorni dal duro censimento effettuato dalla polizia alle cinque di mattina nel campo nomadi di Rogoredo, è stata indetta una riunione alla Scuola ebraica di via Sally Mayer su quest’episodio e sulla situazione generale di questa minoranza in Italia. Mi trovavo a Milano e ci sono andata: anche parte di quanto è stato detto in quell’occasione è entrato nelle mie pagine.

Cominciare a conoscere quel che è avvenuto in Spagna, nei secoli passati, ma anche nei decenni recenti, in tempi di faticosa democrazia, può servire a smontare stereotipi, del tipo: i gitani spagnoli sono diversi dai nostri, stanno da più tempo in Spagna, sono più buoni, più integrati, tutti musiche e danze flamenche… in Italia sono loro a volersi emarginare… Certo, le due situazioni sono oggi diverse: ma per spiegarsi queste differenze, che non vanno sicuramente a favore dell’Italia, non bisogna tanto interrogare la minoranza sinti e rom, quanto la maggioranza (coloro che non sono sinti e rom) e considerare criticamente l’azione delle istituzioni democratiche negli anni e nei decenni.

Il provvisorio confronto che propongo ha le dimensioni di un libretto: chi vuole può scaricarlo qui: GAGÈ, ROM E SINTI IN SPAGNA E IN ITALIA.

Accludo a queste note una BIBLIOGRAFIA: non comprende solo libri e scritti, ma anche video e documenti che si possono trovare in siti internet, soprattutto italiani.

Maria Laura Bufano

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  3. [...] Per dati più completi su queste minoranze in Spagna e in Italia, rimando a quanto ho pubblicato mesi fa su questo blog. [...]