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Zapatero, un po’ più di cento giorni

In la gazza andalusa on Luglio 16, 2008 at 9:32 am

Sull’Espresso del 3 luglio è uscito un articolo dal titolo Febbre Zapatero, di Emanuele Giusto, che parla di governo socialista spagnolo in affanno e di netto calo della popolarità del presidente. Sull’Unità, in un articolo pubblicato l’8 luglio – Zapatero, un premier senza paura -, Luigi Bonanate sostiene che il governo socialista “va a gonfie vele”.
Difficile condividere rappresentazioni così lineari di quel che sta accadendo nel paese in cui vivo. La situazione ha molte sfumature che a mio parere non consentono una lettura univoca.
È indubbio che il dibattito politico sia incentrato in Spagna, in questo periodo, sull’economia. Rajoy, leader seriosissimo del Pardido Popular, ha continuato a dire per settimane: “Il signor Zapatero deve riconoscere che questa che sta attraversando l’economia spagnola è una crisi”. Zapatero rispondeva: “Abbiamo serie difficoltà soprattutto nel settore immobiliare. La Spagna tuttavia se la passa meglio del resto d’Europa. Il signor Rajoy pone questione nominalistiche.” E ricordava i provvedimenti presi dal suo governo precedente: 2500 euro per la nascita di un figlio (ha interessato fino a ora 390.000 famiglie), aiuti per l’affitto della casa, soprattutto per i giovani ecc. E continua a dichiarare che non saranno tagliati i servizi sociali e gli appoggi per i più deboli (disoccupati ecc.), pur se è previsto il blocco del 70% dell’offerta di impiego pubblico per il 2009. Ieri, 10 luglio, finalmente Zapatero ha parlato di “crisi”, ma non pare che ciò abbia sortito effetti magici per l’economia spagnola.
Nonostante l’impressione un po’ marziana che mi ha fatto questa contesa sulla parola “crisi”, penso che oggi la Spagna sia un paese fortunato. Se provo a immaginare i due scaraventati in talk-show della politica-spettacolo stile italiano di ora, li vedo trasformati in esseri che fanno fatica a restare umani.
Ritornando a Zapatero: molti gli rimproverano il regalo elettorale di uno sconto di 400 euro di imposte spalmato in modo uguale su redditi alti e bassi. Lui difende tale decisione che il suo governo precedente ha potuto permettersi avendo accumulato un superavit (è il contrario del deficit). Quanto alla disoccupazione, dichiara che quando nel 2004 arrivò al governo, era a quasi l’11,5%; e che ora, pur dopo la perdita di moltissimi posti di lavoro nel settore immobiliare, è al 9,5% (anche se c’è la quasi certezza che crescerà). E promette opere pubbliche: case “popolari” (viviendas protegidas), estensione dell’alta velocità, infrastrutture (strade ecc.), molti parchi eolici marini e altri progetti di sviluppo delle energie rinnovabili. Rispetto al nucleare, si propone di lasciar morire le centrali atomiche presenti in Spagna nelle date previste quando furono costruite, senza più riattivarle.
Le cose più visibili che in questi giorni sta facendo il governo socialista riguardano i diritti civili e la laicità dello stato. L’aborto in Spagna non è stato mai oggetto di libera scelta della donna: lo autorizza il medico, se la prosecuzione di gravidanza comporta rischi per la salute della madre, se il feto è malformato, se la gravidanza è frutto di violenza. Nella parte finale della scorsa legislatura, si è assistito all’arresto di medici e all’ “inquisizione” di donne che avevano abortito non “secondo le regole”: cartelle cliniche sequestrate, nomi resi pubblici, medici in manette… Ora si pensa a un decreto che tuteli la riservatezza di chi abortisce, e poi a una legge che riconosca alla donna il diritto a decidere. Altra questione all’ordine del giorno è la difesa del diritto di morire con dignità. A tal proposito qualche mese fa, prima delle ultime elezioni politiche, a Madrid (feudo della destra) sono stati assolti il dott. Luis Montes e i suoi collaboratori, accusati con denuncia anonima di aver provocato la morte di 400 persone. In quasi tutte las Comunidades della Spagna i pazienti possono già sottoscrivere “dichiarazioni di volontà anticipate”. Ma ora il governo socialista intende unificare le norme, in modo da garantire a tutti quelli che le desiderino cure palliative e morte dignitosa, con certezze giuridiche per i medici.
Infine, si prevede la rimozione del crocifisso negli edifici pubblici. Queste decisioni, analogamente a quanto avvenne dopo la vittoria socialista del 2004 per i diritti dei gay, vengono prese all’inizio della legislatura, forse con l’intento di evitare guerre di religione in tempo di elezioni.
Il 13 luglio i giornali hanno pubblicato i risultati di un’inchiesta sulla valutazione che gli spagnoli danno dell’operato del governo socialista a distanza di circa cento giorni dalle ultime elezioni. Il 60% ritiene che i provvedimenti di Zapatero in materia di economia siano insoddisfacenti. Invece, rispetto a un allargamento della legge dell’aborto, c’è il 64% dei consensi e così pure per le misure che garantiscano una morte dignitosa. Lo scrittore Javier Cercas sostiene invece che la crisi fa pur schifo, ma talvolta riduce il nostro livello generale di idiozia. Per leggere tutto il suo articolo, clicca qui.
Su quel che gli spagnoli pensano della politica dell’immigrazione di Zapatero dirò nei prossimi articoli.
Sempre a proposito della laicità, nonostante i continui attacchi del Partido Popular e dei vescovi contro la Educación para la Ciudadanía – una specie di educazione civica inserita per legge come nuova materia in tutti i gradi e tipi di scuola, con il fine di insegnare il rispetto dei diritti umani e delle diversità (sessuale, di provenienza, di religione, ecc.) – le famiglie che hanno fatto obiezione di coscienza – peraltro non autorizzata dalla legge – sono state in Spagna solo una cinquantina. Suggerisco di guardare un bel corto legato a questo tema, dal titolo Vestido nuevo, che ha ottenuto ben dieci premi in rassegne nazionali: per farlo, clicca qui.
L’opposizione accusa: “Il presidente si occupa di sciocchezze, gli spagnoli vorrebbero che si occupasse della crisi”. Ma Zapatero va avanti.
Penultimo problema: nuove spinte indipendentiste di quelli che governano i paesi baschi e, in modo diverso, della Catalogna. Zapatero si dice sicuro che i problemi si risolveranno senza azioni di forza da parte dello stato centrale. Vedremo.

Maria Laura Bufano