Sopravvivere con i cani di Vero Almont
Commedia agrodolce con Alfredo Tati; storia di un bambino costretto a vivere nell’Italia di fine ‘900, con un padre playboy e una madre depressa. Dopo un’ora di film succede l’inaspettato, la pellicola si rompe, come non accadeva più da decenni, e quando il film riprende il protagonista è un vecchietto arzillo che canta nei locali notturni, canzoni di Fred Buscaglione, mentre in casa tiene il teschio del padre dentro al frigorifero e porta in tasca una ciocca bionda dei capelli della madre. Una sera conosce una ragazza anoressica in un bar e la storia cambia piega; il regista decide di seguire le vicende di una vedova che sopravvive alla solitudine cucinando biscotti per i senza tetto e dando da mangiare ai gatti scorticati del quartiere. Un giorno viene violentata da un uomo che è il sosia di Richard Gere, sconvolta dal fatto si chiude in un mutismo assurdo, continua a vivere ma perde l’uso della parola. Dopo una lunga serie di vere interviste a persone che passeggiano per le strade di Roma il sabato pomeriggio, quindi dopo aver assunto la forma di un documentario, il film si conclude con il vecchio protagonista che mostra alla ragazza anoressica le proprie natiche davanti alle vetrine dei negozi mentre i titoli di coda scorrono sulle note di una tarantella. Vero Almont, alla sua seconda prova come regista, ci lascia l’amaro in bocca, anche se in alcune sequenze passa dal ridicolo all’angoscioso con una velocità incredibile, la pellicola sembra non decollare mai, gli attori sono perfetti ma la storia sembra inventata per distrarre il pubblico, è come se il regista volesse costringere lo spettatore a vedere il film. Anche l’escamotage della pellicola che si rompe sul serio è cosa già vista, la rissa in sala di proiezione, le urla e il film che riprende senza la scritta Sessanta anni dopo, sono elementi poco efficaci, troppo teatrali.
Nella speranza che Vero Almont torni in forma come quando girò il primo film: Sopravvivere con i lupi, dove ci mostrava donne licantropo sbranare bambini indifesi, possiamo consolarci visionando i cortometraggi del maestro, girati in un liceo con telecamera a spalla.
precensione di Antonello Qualapis